Hai portato via mio padre – Mamma, ci sono! Puoi crederci? Finalmente!

Mamma, sono finalmente entrata! Immagina, ce lho fatta!

Lucia teneva il telefono tra spalla e orecchio, tentando di domare la serratura ribelle. La chiave girava dura, come volesse mettere alla prova la nuova padrona.

Figlia mia, grazie al cielo! Ma lappartamento comè? Tutto a posto? La voce di mamma Rosa aveva insieme ansia e felicità.
Perfetto! Luminoso, spazioso. Il balcone guarda ad est, proprio come sognavo. Papà è lì?
Eccomi qui! risuonò la voce profonda di Giorgio. Abbiamo messo il vivavoce. Allora, luccellino è uscito dal suo nido?
Papà, ho venticinque anni, che uccellino?
Per me sarai sempre la mia uccellina. Hai controllato le serrature? Le finestre non fanno corrente? I termosifoni
Giorgio, lasciala ambientarsi! lo interruppe Rosa. Lucia, attenta. È una palazzina nuova, non si sa mai chi ci abita vicino.

Lucia rise, finalmente domata la serratura e aperta la porta.

Mamma, non è una vecchia casa di ringhiera degli anni 70. La palazzina è signorile, la gente anche. Andrà tutto bene.

Le settimane successive si fusero in una maratona infinita tra negozi di bricolage, grandi magazzini di mobili e il suo nuovo appartamento. Lucia si addormentava con i cataloghi di carte da parati tra le mani, si svegliava pensando quale colore di stucco si sposasse meglio con le piastrelle del bagno.

Di sabato era in soggiorno, circondata da campioni di stoffa per le tende, quando il telefono vibrò di nuovo.

Allora, come procede? chiese Giorgio.
Lentamente, ma si va avanti. Oggi scelgo le tende. Sono indecisa tra avorio e latte caldo. Che dici, papà?
Mi pare che siano lo stesso colore, solo il nome cambia fra i negozi.
Tu non capisci niente di sfumature!
Ma capisco di elettricità. Le prese sono ben installate?

La ristrutturazione divorava tempo, euro e nervi, ma ogni piccolo dettaglio trasformava quelle pareti nude in una casa vera. Lucia scelse da sola la carta da parati beige per la camera da letto, cercò il falegname per il parquet, trovò da sé il modo di disporre i mobili per far sembrare la cucina più grande.

Quando lultimo operaio si portò via la spazzatura, Lucia si sedette sul pavimento del soggiorno, avvolta dalla luce delle nuove tende, nellaria mista odore di fresco e un po di vernice. La sua prima vera casa…

Il primo incontro con la vicina avvenne tre giorni dopo il trasloco. Lucia stava armeggiando con le chiavi, quando, di fronte a lei, si aprì una porta.

Oh, la nuova! Una donna sui trentanni spuntò fuori sorridendo. Capelli corti, rossetto vivace, occhi curiosi. Io sono Alessia, abito lì davanti. Ora siamo vicine.
Lucia, piacere.
Se ti serve zucchero, sale o solo fare due chiacchiere, passa tranquilla. Allinizio da sole qui sembra tutto un po strano, lo ricordo.

Alessia fu una compagnia piacevole. Bevevano tè nella cucina di Lucia, parlavano delle bizze dellamministratore e delle stranezze della palazzina. Alessia condivideva tutto: quale Wi-Fi fosse il migliore, il nome dellidraulico economico, dove comprare le verdure più fresche.

Senti, ho una ricetta di torta di mele da paura! Alessia scorreva lo smartphone. Ti mando. Si fa in mezzora, sembra che tu abbia passato la giornata in cucina.
Oh, sì! Non ho ancora provato il forno.

I giorni divennero settimane, e Lucia si accorse di quanto fosse bello avere una vicina così espansiva. Si incrociavano sulle scale, a volte prendevano un caffè insieme, si scambiavano libri.

Quel sabato arrivò Giorgio, pronto ad aiutare con la mensola che non voleva stare su.

Hai preso questi tasselli per il cartongesso, ma qui è cemento armato! osservò Giorgio guardando i materiali. Va bene, ne ho di buoni in macchina.

Unora dopo la mensola era perfetta. Giorgio raccolse gli attrezzi, osservò il lavoro compiuto e annuì soddisfatto.

Così resisterà ventanni.
Papà, sei il migliore! esclamò Lucia, abbracciandolo.

Scesero insieme parlando del lavoro e delle piccole cose. Giorgio si informava, Lucia si lamentava del nuovo capo che sbagliava le scadenze e perdeva pratiche.

Davanti al portone incontrarono Alessia con le borse della spesa.

Ciao! Lucia salutò. Conosci il mio papà, Giorgio. Papà, lei è Alessia, la vicina di cui ti parlavo.
Piacere sorrise Giorgio con il suo modo rassicurante.

Alessia si irrigidì un attimo, guardando Giorgio e poi Lucia. Il suo sorriso divenne teso, quasi posticcio.

Piacere disse in fretta e svanì nellandrone.

Da quel momento cambiò tutto. La mattina dopo, Lucia incontrò Alessia sulle scale e la salutò, ricevendo solo un cenno freddo. Dopo due giorni tentò di invitarla per il tè ma Alessia, senza nemmeno ascoltare, disse che era impegnata.

Poi iniziarono le lamentele…

Per la prima volta, il vigile urbano suonò alle nove di sera.

È stato segnalato disturbo alla quiete, disse, imbarazzato. Musica ad alto volume, rumori.
Quale musica? Lucia era sbigottita. Stavo leggendo!
I vicini si lamentano…

Le segnalazioni fioccavano. Lamministratore riceveva lettere su rumori assordanti, strepiti interminabili e musica nel cuore della notte. Il vigile passava ormai regolarmente, sempre scusandosi.

Lucia intuiva da dove venisse il vento. Ma non capiva motivi.

Ogni mattina era una lotteria: oggi cosa? Gusci duovo spalmati sulla porta? Fondo di caffè fra la soglia e il pavimento? Un sacchetto di bucce di patate sotto lo zerbino?

Lucia si alzava mezzora prima per ripulire tutto prima del lavoro. Le mani erano screpolate dal detersivo, la gola sempre stretta.

Non può andare avanti così, mormorò una sera, cercando online uno spioncino con videocamera.

Installarlo prese venti minuti. La mini-camera, inserita nello spioncino, registrava tutto sul pianerottolo. Lucia lo collegò al telefono e aspettò.

Non occorse molto.

Alle tre di notte lo schermo si illuminò segnalando movimento. Lucia, incredula, guardò Alessia in vestaglia e ciabatte che spalmeva con cura una sostanza scura sulla sua porta, metodica come chi fa un lavoro abituale.

La notte seguente Lucia non dormì. Seduta in corridoio, aspettava ogni rumore. Poco dopo le due e mezza, sentì qualcosa dietro la porta. Aprì di scatto.

Alessia era lì, nel gesto di poggiare un sacchetto. Dentro, una poltiglia viscosa.

Che ti ho fatto? Chiese Lucia, stupita dalla propria voce tremante. Perché così con me?

Alessia abbassò il sacchetto. Il viso le si stravolse, tramutandosi in una maschera di rancore antico.

Tu? Tu niente. Ma tuo padre…
Cosa centra lui?
Centra eccome! Lui è mio padre anche! gridò ormai, non curandosi dei vicini. Soltanto che te lha fatto da padre, ti ha coccolata… A me ha abbandonato quandero una bambina! Nemmeno un centesimo, mai una telefonata! Mia madre ed io ci siamo arrangiate, mentre lui si rifaceva una famiglia con la tua! Quindi sì, tu mi hai portato via mio padre!

Lucia rimase spalle al muro.

Non è vero…
Domandalo a lui! Chiedi se si ricorda di Marina Zampieri e la figlia Alessia, che ha buttato come spazzatura!

Lucia chiuse la porta, scivolando giù sul pavimento. Un pensiero pulsava in testa: non può essere vero, non può. Mio papà non lha mai fatto.

Il mattino dopo andò dai suoi genitori. Aveva ripetuto la domanda per tutto il tragitto, ma nel vedere Giorgio con calma, seduto a leggere il giornale le parole si bloccarono.

Lucia! Che bella sorpresa! Giorgio chiuse il giornale. La mamma è al mercato, tra poco torna.
Papà, devo domandarti una cosa… Lucia si sedette sul divano, stringendo la tracolla. Conosci una donna di nome Marina Zampieri?

Giorgio rimase pietrificato. Il giornale gli scivolò dalle mani.

Come…?
Sua figlia è Alessia, la mia vicina. Lei dice che sei suo padre.

Un silenzio eterno.

Andiamo da lei, disse Giorgio allimprovviso. Subito. Devo chiarire.

Arrivarono alla palazzina in quaranta minuti, senza parlare. Lucia guardava le case scorrere fuori dal finestrino, cercando di rimettere insieme il suo mondo.

Alessia aprì subito, come se aspettasse. Guardò Lucia e Giorgio con uno sguardo pesante, poi lasciò spazio.

Venuto a pentirti? Dopo trentanni?
Sono venuto a spiegare. Giorgio tirò fuori dalla giacca un foglio. Leggi.

Alessia lo esaminò dubbiosa. Leggendo, il suo volto passò dal livore alla confusione, dalla confusione allo smarrimento.

Questo…?
È il test del DNA, replicò Giorgio fermo. Lho fatto quando Marina mi portò in causa per gli alimenti. Non sono tuo padre. Marina ti ha avuto con un altro uomo.

Il foglio cadde a terra…

Lucia e Giorgio lasciarono lappartamento. Nel loro, Lucia andò dal padre e lo abbracciò, piangendo contro la giacca ruvida.

Scusami se ho dubitato di te, papà.

Giorgio le accarezzò i capelli, come faceva da bambina quando tornava da lui dopo un litigio.

Non hai niente da farti perdonare, tesoro. Sono altri che hanno sbagliato.

Da allora, il rapporto con Alessia non si sistemò più. Ma Lucia non sentiva il bisogno di frequentarla. Dopo tutto quello che aveva passato, non riusciva più a rispettarla.

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