«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» esclamò il marito tornando a casa dallamante. Ma appena diede un morso, impallidì: allinterno lo attendeva una sorpresa inaspettata dalla moglie.
Anna infilò con cura la teglia nel forno caldo, si spolverò la farina dalle mani e diede unocchiata al grande orologio della cucina. Oggi doveva essere tutto perfetto. I panzerotti dovevano gonfiarsi, dorarsi e avere proprio quellaspetto che piaceva tanto a Marco.
Un tempo, la vita di Anna era scivolata via tranquilla e un po malinconica. Era abituata alla solitudine, quasi rassegnata al pensiero che sarebbe rimasta così per sempre. Poi, un giorno, durante un colloquio di lavoro, entrò un uomo alto dagli occhi sicuri. Cera in lui una calma forza che la colpì allimprovviso, facendole tremare il cuore.
Da quel momento iniziò per Anna tutta unaltra vita: amore, matrimonio, e la sensazione di aver finalmente trovato il proprio posto. Era felice e, senza accorgersene, si era completamente persa in quelluomo.
Due anni dopo, però, Marco preparò la valigia e disse che sarebbe partito per una trasferta di un mese. Quel mese diventò un anno. Telefonate rare e fredde, messaggi sbrigativi. Anna attese, cercò scuse, volle credere fino allultimo. Fino al giorno in cui, per caso, un conoscente le disse di averlo visto a Milano: non era solo. Passeggiava tranquillamente tra i negozi insieme a unaltra donna, e non era mai partito.
Solo allora Anna capì di essere stata ingannata. Avrebbe potuto fare una scenata, chiamare, domandare spiegazioni. Ma non lo fece. Decise di aspettare. La vendetta ama il silenzio.
Un anno dopo squillò il telefono. Era Marco. Spiegò che la trasferta era finita, che sarebbe tornato a casa. Alla fine, quasi distrattamente, chiese:
Prepara i tuoi panzerotti con le patate, quelli fatti come solo tu sai fare. Mi mancano proprio.
«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» disse entrando, con il tono di chi torna da poco lontano. Ma già dopo il primo boccone, Marco sbiancò: dentro cera qualcosa che non si aspettava affatto.
Marco rientrò tranquillo, sicuro di sé. Si sedette sullo sgabello della cucina, la gamba accavallata, e osservò Anna come se non fosse mai mancato da casa. Lei lo accolse col solito calore, senza dare a vedere che sapeva tutto.
Vedo che hai sfornato i tuoi panzerotti, disse lui indicando la pila dorata sul tavolo.
Sorrideva come se nulla fosse accaduto; niente bugie, nessun abbandono, nessunaltra donna. Prese subito il primo panzerotto, ne diede un grande morso ed ecco: il volto gli si fece di gesso, negli occhi la paura. Una simile vendetta non lavrebbe mai immaginata.
Quella mattina, Anna aveva scaldato il forno, impastato con la solita cura, preparato il ripieno con calma. Ma in uno solo dei panzerotti, al posto del purè di patate, aveva nascosto minuscoli frammenti di vetro.
Appena li ebbe in bocca, Marco sentì subito che qualcosa non andava. Tentò di non inghiottire, sputò in fretta, ma era già tardi. La bocca si riempì di sangue, lingua e gengive tagliate, un bruciore acuto e insopportabile.
Si aggrappò al tavolo, tossendo, senza capire cosa fosse successo.
«Hai davvero preparato i miei panzerotti preferiti!» ripeté a fatica, mentre il volto gli si faceva sempre più bianco.
Anna lo fissò, impassibile.
Questa è la mia vendetta per i tuoi tradimenti e per tutte le tue menzogne, disse piano. La prossima volta che penserai di ingannare qualcuno, ricorda questo dolore.
Marco tentò di parlare, ma dalla bocca uscì solo un rantolo. Tese la mano verso il telefono, ma Anna si era già girata. Prese la sua valigia, già pronta, indossò il cappotto e si avviò verso la porta.
Non chiamò nessuna ambulanza. Non aggiunse altre parole. Anna se ne andò per sempre, lasciando Marco sulla cucina, con la bocca in fiamme e un ricordo impossibile da dimenticare.




