Insieme al mio ragazzo abbiamo affittato una stanza da una vecchietta simpatica. Viviamo con lei ormai da otto mesi.
Condividiamo il frigorifero e i suoi ripiani sono sempre più tristi del tempo a novembre: vuoti come il portafoglio dopo i saldi. Lunica cosa che compariva era una pentola di fiocchi davena cotti nellacqua, che neanche il gatto avrebbe assaggiato. Il sapone? Solo quello di Marsiglia per lavare i vestiti. Lolio? Di semi, quello che sa di frittura di sagra paesana. Le scarpe nellingresso erano rattoppate più volte. Lappartamento gridava povertà con la stessa veemenza con cui mia nonna chiamava a pranzo.
La nostra padrona di casa non si faceva mai affari nostri; dallalba al tramonto si vedeva girare per la città a raccogliere lattine e ad appendere manifesti. Ogni domenica, poi, faceva festa con un banchetto di frutta quasi marcia presa al mercato. Come faccia a mangiare quelle cose rimane un mistero della fede.
Mi faceva una pena incredibile. E quando una volta venne una signora a trovarla, misi mano ai fazzoletti.
Hai pronte le euro? chiese la donna, una sui 45 anni, che entrò con le sue chiavi.
Sì, Laura, eccole, prendi rispose la nostra nonnina.
Sono pochi. Domani ti porto mia figlia.
Di chi sono questi vestiti? Hai ospiti?
Ho affittato una stanza, devo pur vivere di qualcosa, ti do tutta la pensione cominciò a giustificarsi la signora.
Allora vado a vedere che inquilini hai. Dicono che siano anche dei truffatori! dichiarò la donna spalancando la porta della nostra camera.
E chi abbiamo qui?
Unentrata da carabiniere più che da padrona di casa! Mi alzai in piedi con lo stesso entusiasmo che metto nello stendere i panni dinverno:
Signora, chiuda la porta da quellaltra parte!
E tu chi sei per dirlo a me? Questa casa è MIA! Ora mi paghi, qui cè il mio numero di telefono e il mio IBAN! Entrò con le scarpe nel nostro piccolo regno e appoggiò due fogli sul tavolo. E guai a far tardi con laffitto, se no vi sbatto fuori. Quando hai pagato lultima volta?
Laura, lasciala stare ti prego il debito della luce lho saldato con quei soldi, mi minacciavano di tagliarmela! E come faccio io senza luce? quasi piangeva la nostra padrona.
Non prendere più soldi da loro, i pagamenti li vuoi far gestire a me! E basta. Domani, come detto, porto mia figlia.
La donna se ne andò. La signora si sedette nellandrone e scoppiò in lacrime. Mi avvicinai, le diedi una carezza e cercai di consolarla:
Su, non piangere, vedrai che passa tutto.
Fammi un po di tè, ti prego.
Non avevo mai visto il tè della mia vicina si faceva infusi di foglie di lampone e ribes, appese in mazzetti in cucina.
La nonnina prese la tazza tra le mani, sospirò e iniziò a raccontare:
Ho cresciuto mia figlia da sola; mio marito sparito, è uscito a comprare le sigarette e non è più tornato. Ci ho messo il cuore, lanima, tutto quello che avevo. È diventata arrogante, sempre a caccia di uomini. Si è sposata a trentacinque anni e mi ha fatto una nipotina. Ma il marito è tirchio e pure egoista. Così ho iniziato ad aiutarli con la pensione.
Il problema? Laiuto è diventato un obbligo. Mi prende la pensione e se non gliela do, niente nipotina. Ho pensato di affittare la stanza almeno per arrivare a fine mese, ma ora vuole portarsi via anche quello. Ma dove ho sbagliato?
Si coprì il viso con le mani dimenticando il suo infuso. Mi si strinse il cuore.
E adesso vuole trasferirmi, vendere la casa, mi ha già trovato un monolocale chissà dove, quasi oltre il raccordo. O peggio, lasciarmi in strada. Se dico di no, minaccia di non farmi più vedere la nipote. Ma la venderei la casa solo per stare con lei, la mia gioia.
Quando il mio ragazzo Luca tornò dalluniversità studente di Giurisprudenza al quarto anno gli chiesi come potevamo aiutare la poverina.
Abbiamo parlato con i vicini che avevano sentito le urla per i soldi, raccolto testimonianze e chiamato i testimoni. Poi abbiamo scritto la richiesta al giudice per vedere la nipote.
Abbiamo anche consigliato alla nonna di prendere certificati dallo psicologo con la figlia non si sa mai!
E abbiamo vinto la causa: ora la nonnina può vedere la nipotina legalmente, ogni due settimane per tre ore. La pensione? Nessuno più che gliela tocca; la figlia non ha più scuse per ricatti. Sul suo tavolo ora compaiono carne vera e frutta decente, con gusto da sprecare. Noi poi le diamo una mano con piccoli lavoretti in casa: una mano di pittura, una carta da parati nuova dopo trentanni, quelle cose lì.
Per ringraziarci si rifiuta di prendere i soldi dellaffitto. Glieli lasciamo di nascosto nel vaso o sotto il barattolo di zucchero, ormai è una sfida.
Ma come si può trattare così la propria madre? Prendersi la misera pensione senza preoccuparsi nemmeno se mangia qualcosa, la donna che ti ha messo al mondo? Pura ingratitudine.
Amate i vostri genitori! Se siete qui, è solo grazie a loro!





