Hai preparato i soldi? – chiese una donna sui 45 anni che aprì la porta con la sua chiave.

Insieme al mio fidanzato avevamo affittato una stanza da una vecchia signora in una periferia di Firenze. Erano ormai otto mesi che condividevamo la sua casa.
Dividevamo con lei il frigorifero, ma i suoi ripiani erano sempre vuoti. Lunica costante era una pentola di fiocchi davena cotti nellacqua. Il sapone che usava era solo quello per il bucato, lolio semplicemente il più economico e dallodore forte che potessi trovare. Le scarpe nellingresso erano tutte rattoppate. Lappartamento urlava miseria.
La padrona di casa non si intrometteva mai nelle nostre cose, dalla mattina alla sera la vedevamo tornare avanti e indietro a raccogliere lattine o ad attaccare volantini nei quartieri vicini. Ogni domenica si concedeva un banchetto raccattando la frutta ormai guasta al mercato rionale.
Mi faceva una pena indescrivibile, al punto da commuovermi alle lacrime. Quando riceveva una visita, mi prendeva un senso di rabbia per lingiustizia della sua sorte.
Hai preparato i soldi? domandò una donna sui quarantacinque, che entrò con una copia delle chiavi.
Si, figlia mia. Prendi, sono qui, rispose la nostra padrona di casa porgendole alcune banconote.
È troppo poco. Domani porto la bambina.
Di chi sono questi vestiti? Hai degli ospiti?
Affitto una stanza, qualcosa dovrò pur mangiare ti do tutta la mia pensione, iniziò a giustificarsi lanziana.
Allora vado a vedere che tipo di inquilini hai. Dicono che porti dentro dei truffatori, la donna si diresse con passo deciso verso la nostra camera.
Vediamo un po chi abbiamo qui.
Unirruzione simile, nel luogo dove avevo sempre pagato tutto con onestà, mi lasciò senza parole:
Signora, per favore, chiuda la porta dallaltra parte!
E chi sei tu per dirmi cosa devo fare? Questa è casa mia! Ora mi paghi direttamente: qui cè il mio numero, qui lIBAN. Senza togliersi le scarpe, lasciò due fogli sul tavolo. E non osare portare ritardo, ti butto fuori! Quando hai pagato lultimo affitto?
Figlia, lasciala stare. Ho saldato larretrato della luce, se no mi staccavano il contatore. E come faccio senza la corrente? quasi piangeva la padrona di casa.
Non prendere più soldi dagli inquilini, devono darmeli direttamente. Ora devo andare. Domani ti porto la piccola, come detto.
La donna uscì, e la nostra cara padrona si sedette in corridoio a piangere. Le andai vicino e la abbracciai, cercando di calmarla:
Su, non piangere, andrà tutto bene.
Portami un po di tè.
Non avevo mai visto un vero tè da parte sua: metteva in infusione foglie di lampone e ribes, raccolte e appese in mazzetti in cucina.
Prese la tazza e cominciò a raccontare:
Ho cresciuto mia figlia da sola: mio marito se nè andato e non è mai più tornato. Ho messo anima e cuore nelleducarla. Ma è cresciuta arrogante, sempre alla ricerca di uomini. Ha trovato un marito a trentacinque anni e mi ha dato una nipotina. Ma lui è avaro e tirchio: così ho iniziato ad aiutarli.
Quellaiuto spontaneo si è trasformato in obbligo. Lei si prende tutta la mia pensione, e se non gliela do non posso vedere la bambina. Pensavo che affittando una stanza almeno avrei potuto comprarmi da mangiare, ma vuole anche questi soldi. Cosa ho mai cresciuto?
Scoppiò in lacrime, lasciando la tazza intatta. La pena che provavo per lei era immensa.
Ora vuole trasferirmi in periferia vorrebbe vendere la casa e comprarmi una camera malandata fuori città, oppure lasciarmi per strada. Lo dice ormai senza mezzi termini. Se mi rifiuto, torna a minacciarmi con la nipote. E io sarei capace di vendere tutto, basta poter vedere la mia piccola.
Quando il mio ragazzo tornò dalluniversità studia giurisprudenza, quarto anno gli chiesi se potesse fare qualcosa per aiutare la signora.
Così andammo a parlare coi vicini, che avevano sentito le urla della figlia quando reclamava i soldi. Li coinvolgemmo come testimoni e li portammo davanti al giudice. Poi insieme scrivemmo la richiesta al tribunale perché la nonna potesse vedere legalmente la nipotina.
Le consigliammo anche di richiedere una certificazione dallo psichiatra, non si sa mai cosa avrebbe dichiarato la figlia.
Vincemmo la causa: ora la nostra padrona di casa vede la nipotina in modo regolare, due volte al mese per tre ore ciascuna. Della sua pensione nessuno si può più appropriare: non ha più nulla da temere. Finalmente si concede ogni tanto della carne, e frutta vera appare spesso sulla sua tavola. La aiutiamo anche con piccoli lavori di manutenzione: ridipingere un muro o cambiare la tappezzeria vecchia ormai da trentanni.
In segno di gratitudine non vuole più niente da noi per laffitto, ma glielo diamo comunque, quasi a forza.
Ma come si può trattare così la propria madre? Togliere anche quella piccola pensione senza curarsi di cosa mangia la donna che ti ha messo al mondo? Uningratitudine che fa male al cuore.
Abbiate cura dei vostri genitori. Se oggi esistete è solo grazie a loro.

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