Ho annullato il matrimonio.

Ho annullato il matrimonio. Sì, proprio così. A due settimane dal giorno che avevamo pianificato con tanta cura, tra scelte di menù, inviti e prove del coro, tutto era pronto nei minimi dettagli: la sala ricevimenti a Napoli era prenotata, lorchestra aveva già provato il repertorio, il fotografo aveva stilato un programma minuto per minuto, il vestito bianco, semplice e perfetto, era appeso nellarmadio. Avevamo anche trovato un appartamento luminoso e accogliente in via dei Mille, dove avremmo dovuto trasferirci subito dopo le nozze per cominciare la nostra nuova vita.

Perché ho deciso di cancellare tutto? Perché il futuro sposo, allimprovviso, ha deciso di alzare la mano contro di me.

Non fraintendetemi: siamo persone religiose, cattoliche, rispettavamo le norme di modestia e non ci toccavamo mai prima del matrimonio. I nostri incontri erano corretti, rispettosi e nella cornice delle tradizioni. Credevo davvero di aver trovato un uomo capace di costruire una famiglia basata su dignità, dolcezza e sostegno reciproco.

Eppure, in una giornata apparentemente ordinaria, sopra il carico di stress accumulato per i preparativi, lui, come spezzato da una frusta, ha alzato la voce. Allinizio è stato solo un grido, acuto e forte, totalmente diverso dal suo tono misurato. Poi, un attimo dopo, è arrivato lo schiaffo secco, vero, che mi ha fatto oscureggiare gli occhi.

Sì, avete sentito bene. Quel laureato di una prestigiosa università privata, quel modello da seguire, serio studioso, intellettuale, uomo di cui tutti parlano, ha preso e picchiato la sposa a due settimane dal matrimonio. Un vero esempio di perfezione, che dire

Il suo vero volto è emerso. Probabilmente era sempre lì, celato dietro una maschera di rispettabilità, pietà e rispetto. Nel momento di rabbia ha mostrato chi era davvero, e non era un uomo capace di proteggere e custodire.

Devo ammettere, in parte mi rallegra che sia successo. Per quanto tragico, credo di essermi salvato. È meglio scoprire il mostro prima del matrimonio che vivere con lui per tutta la vita, temendo ogni suo movimento, ogni suo respiro.

Ma raccontarvi cosa sta attraversando la mia famiglia dopo lannullamento? Non lo inizierò nemmeno. È un turbine di emozioni, accuse, domande, discussioni continue con parenti, vicini e amici. Posso dire solo una cosa: è incredibilmente difficile.

Sono distrutto. Ho bisogno di una terapia. A volte mi sembra che lunico rimedio sarebbe una buona dose di medicina che mi faccia addormentare per sempre, così da non sentire più questo dolore infinito.

Perché, invece di trovare supporto, mi sento come un disonore per la famiglia, come se fossi stato io a distruggere tutto, come se avessi dovuto sopportare, come se fosse tutta colpa mia, capite?

La mia anima è a pezzi, frantumata in mille schegge. Vivo in una nebbia interiore, come se tutto intorno a me non fosse più reale. È una ferita profonda, al centro del mio io. A volte mi sorprendo a pensare di voler sparire, dissolvermi nellaria, cancellarmi da questo mondo privo di compassione e comprensione.

Eppure ho deciso di scrivere questa confessione per una ragione. Contiene un messaggio importante. Se anche solo un minuto prima del matrimonio senti che la persona che hai scelto come marito non sa controllarsi in una crisi, se lo vedi incline a scoppi di rabbia, se cè anche il più piccolo rischio che alzi la mano su di te, fermati e annulla tutto. Basta fermarsi. Metti il freno.

Non importa quanti soldi centinaia di euro spesi per il ristorante, il vestito, le fiori. Non importa quanti saranno delusi, scioccati o amareggiati parenti, vicini o amici.

Mi sembra più sensato fermare la vita per un attimo, piuttosto che diventare, in futuro, una donna (o un uomo) battuta dal primo giorno di matrimonio fino alla fine della vita.

E su di me? Non chiedo pietà. Sarò solo grato se pregate perché possa guarire, perché un giorno mi senta di nuovo intero, perché riesca a costruire una famiglia vera, quella che tutte le donne e gli uomini sognano: una famiglia dove lamore è dolcezza, non paura; dove la mano serve a sostenere, non a colpire.

Forse un giorno crederò di nuovo nellamore.

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