Ho aperto un salone di bellezza, dove in dieci anni ho ascoltato così tanti segreti che potrei sconvolgere mezza città, ma un giorno si è presentata la moglie del mio amante, che mi ha detto che “D

Mi ricordo ancora quegli anni in cui aprii il mio salone di bellezza, lì, nel cuore di Firenze, quasi ventanni fa. In un decennio ho raccolto così tanti segreti da poter sconvolgere mezza città, e una volta mi ritrovai davanti la moglie del mio amante, che mi disse di fidarsi di me “come di uno psicologo” e mi pregò di renderla bella abbastanza che lui non la lasciasse per unaltra.
Adriana non ha mai sognato teatri, cinema o milioni di followers. Sognava il suo angolo, il suo posto, la sua poltrona davanti al grande specchio, dove la gente si liberava della maschera del “va tutto bene” e, per unora, diventava davvero viva con paure, speranze un po sciocche e confessioni imbarazzanti.
A diciannove anni si era diplomata parrucchiera; a trenta aveva aperto il suo piccolo salone. Ormai quarantenne, conosceva il suo quartiere meglio del maresciallo dei carabinieri, del parroco e anche del medico di base messi assieme.
Coprir qualche capello bianco, sistemare una frangetta, arricciare le ciocche erano solo pretesti. Lofferta principale di Adriana era la sua discrezione. Sapeva ascoltare senza mai tradire. Il suo era un piccolo confessionale silenzioso.
Il suo salone aveva un nome buffo: Ciocca su ciocca. Tre poltrone, un bollitore, una macchina del caffè comprata a rate e una collezione di tazze economiche ma pulite.
Lavorava in turni con due ragazze: Lucia e Marta. Ma era sempre Adriana ad avere la fila prenotata due settimane prima.
Vengo solo da lei, Adriana, dicevano le clienti. Lei capisce.
Adriana ascoltava storie di mariti che bevevano troppo, amanti che lavoravano in ufficio, figli ribelli e risparmi segreti messi da parte per le emergenze.
Sapeva chi comandava davvero nel bar Margherita (la moglie, non il marito), chi faceva una liposuzione di nascosto dalla famiglia, chi risparmiava per fuggire da un despota.
Avrebbe potuto rovinare decine di famiglie con un solo post. Ma restava sempre muta. Il segreto, per lei, era una valuta preziosa, non da sprecare.
Lui.
Andrea venne quasi per caso. Prima portò la figlia, adolescente coi capelli verdi sulle punte, poi si sedette anche lui solo per pareggiare le tempie.
Aveva quarantadue anni, non era un Adone da pubblicità, ma curato, tranquillo, con quegli occhi rari, dove non trovi né furbizia né menzogne grigi, sinceri.
Chiedeva ad Adriana non tanto per cortesia:
Come ha fondato il salone? Non le è mai pesato chiedere prestiti?
Lei rispondeva. E si scopriva a parlare più del solito. Di solito erano gli altri a confidarsi con lei, ma ora era diverso.
La storia tra loro iniziò in modo sciocco, quasi comico. Un turno serale buio, la corrente mancava, Andrea arrivò solo per prendere il cappello della figlia, aiutò con il generatore, poi un tè caldo nel salone freddo.
Il primo bacio accadde tra un armadietto delle tinte e il lavandino. Adriana sapeva che era sposato e lui non lo nascondeva.
Ho una famiglia normale, disse con sincerità. Nessun fuoco. Mia moglie è brava. È solo che è come se fossimo su frequenze diverse. Con te cè una pace giusta.
Non voglio distruggerti la vita, rispose Adriana.
E davvero non voleva. Si vedevano irregolarmente. A volte una volta a settimana, altre una al mese. Lui non prometteva mai che avrebbe lasciato la moglie; lei non glielo chiedeva. Erano entrambi adulti, più di quaranta, nessuno era adolescente.
Era uno strano compromesso fra non posso stare senza di te e non posso avere diritto su di te.
Lei.
Un martedì piovoso entrò nel salone una donna. Adriana ne aveva viste a centinaia: statura media, quarantatré anni, cappotto buono ma demodé, una borsa né costosa né povera. Un viso affaticato ma delicato.
Non ho prenotazione, ma forse riesce a infilarmi? chiese piano. Ne ho davvero bisogno. Stasera vedo mio marito, vorrei essere almeno presentabile.
Cera una cliente in ritardo, si apriva uno spiraglio nellagenda.
Si accomodi, disse Adriana. Come si chiama?
Silvia, rispose la donna, sedendosi.
Adriana le mise il mantello, alzò lo sguardo, e dentro le si fece il gelo. Sul dito anulare di Silvia brillava una fede con una striscia opaca. La stessa di Andrea. Lo stesso gesto nervoso di sistemarla.
Adriana colse un tratto familiare: la linea delle labbra, la forma degli occhi.
Capì subito: era la moglie.
Confessione che si chiudeva su se stessa.
Mi hanno consigliato proprio lei, parlava Silvia mentre Adriana le lavava i capelli. Dicono che non solo taglia bene, ma sa ascoltare con pazienza.
Faccio del mio meglio, rispose Adriana, rauca.
Sa, Silvia abbassava la voce quasi temendo le sue parole, ho quarantatré anni, ho sempre amato un solo uomo. Siamo dalluniversità insieme. Abbiamo superato il mutuo, il suo licenziamento, le malattie dei figli. Pensavo di avere una famiglia forte.
Adriana le massaggiava le tempie cercando di non tremare.
Poi poi lui sembra scomparso. È a casa, ma con la testa altrove. Sempre sul cellulare. Sorride a sé stesso. Capisco che cè qualcuna. Unaltra donna.
Lacqua gorgogliava come a voler coprire le parole.
Non sono stupida, proseguiva Silvia. Sento tutto. Ma non voglio sfuriate. Niente scene sotto casa. Vorrei che fosse lui a scegliere di restare. E per farlo rise amaramente almeno che non lo respinga con il mio aspetto. Mi faccia bella, la prego. Dicono che lei è quasi una maga.
Adriana rischiò di lasciar cadere la doccia.
Maga, lei. La moglie del suo amante le chiedeva aiuto per tenere proprio quelluomo.
Tra le forbici e la coscienza.
Per quellora Adriana lavorò di automatismo: mani che alzavano ciocche, tagliavano, asciugavano, modellavano.
Dentro, la testa andava in tumulto.
Dire qualcosa? Tacere? Fingere unemicrania e fermare il lavoro? Chiedere Come si chiama suo marito?.
Ha occhi molto profondi, disse Silvia, guardando nello specchio. Anche lei ha sentito tanto, vero?
Adriana, per la prima volta dopo anni, avrebbe voluto la poltrona vuota. Che a sedersi fosse un manichino, non una persona vera. Perché una persona vera le stava dando fiducia. Non alla parrucchiera, non alla donna, ma a qualcuno che non aveva il diritto di tradire questa fiducia.
Terminato il taglio, Silvia si alzò e si guardò allo specchio.
Adriana aveva messo ogni sforzo: morbidi boccoli, volume leggero, qualche schiaritura sembrava ringiovanita di dieci anni.
Dio mio mormorò Silvia. Sono io? Mi piaccio davvero.
Aveva gli occhi pieni di lacrime.
Grazie. Sa, a volte penso che la colpa sia mia, che ho smesso di curarmi, sono diventata brontolona. Gli uomini come bambini Lei, da donna, crede che quando un uomo va via sia sempre colpa della moglie?
Adriana la guardò nello specchio e, per la prima volta, non trovò una risposta pronta.
Credo, rispose piano, che un uomo adulto sia responsabile delle proprie scelte. Non è un bambino. Non va via con unaltra, come se fosse portato. Va. Con le sue gambe.
Silvia annuì e sorrise un po:
Grazie. Lei è davvero una psicologa.
Quella sera Andrea entrò in salone, come sempre, per dodici minuti mentre era in coda.
Entrò nel retro e voleva abbracciare Adriana, ma lei si scostò.
Siediti, disse lei.
Con un tono che fece tremare un po la sua bocca.
È successo qualcosa?
Oggi ho avuto tua moglie, disse, tranquilla. Silvia.
Lui impallidì.
Ha scoperto qualcosa?!
No. È venuta per farsi bella, così tu non andrai da unaltra. E ha detto che si fida di me. Di me, Andrea. Capisci?
Lui si sedette. Abbassò la testa.
Adriana, io
Non serve, lo interruppe. Non ti farò moralismi. Non sei il primo uomo sposato a cercare conforto, e io non sono santa. Sapevo cosa stavo facendo. Ma oggi ho avuto la vostra famiglia in mano, da due lati. Lei coi suoi timori. Tu coi tuoi sentimenti. Non porterò più tutto questo nella mia vita.
Lui tacque.
La lascerai? chiese Adriana. Senza speranza, solo per mettere un punto.
Lui sospirò.
No. Non la lascerò. Sono un codardo. Abbiamo figli, un mutuo, una vita insieme. Lo sai.
Lo so, annuì Adriana. E allora me ne vado io. Non posso tagliarti i capelli, baciarti e poi guardare lei negli occhi quando torna a sistemarsi le punte. Non ce la faccio.
È finita, allora? tentò di sorridere Mi licenzi?
Non licenzio il cliente. Licenzio luomo che non ha retto alle sue scelte.
Lei gli porse il cappotto.
Andrea se ne andò. Senza scene, senza baci finali.
Non tornò più al salone.
Qualche mese dopo, Adriana seppe da una cliente che Andrea aveva cambiato barbiere e ora era più triste ma curato meglio.
Silvia tornò altre due volte. Una prima dellanniversario di matrimonio, unaltra prima di un colloquio (voleva riprendere a lavorare, per non dipendere più da nessuno).
Si sedeva e raccontava di sua madre che imparava a usare lo smartphone, del figlio che voleva giocare a calcio, del marito che era strano, più pensieroso, ma almeno non beveva.
Della relazione extra mai seppe nulla. Forse non saprà mai.
Adriana smise di voler essere artefice del destino.
Un giorno Silvia portò una scatola di pasticcini.
Questi sono per lei, disse. Lei è la sola persona con cui posso essere fragile. Grazie.
Adriana accettò la scatola, e capì che il suo lavoro non era rendere bella così lui non la lascia.
Il suo lavoro era restituire alle persone un pezzetto di dignità. Attraverso una piega, una parola, una frase sincera: Lui risponde delle sue scelte.
E sì, Adriana porta ancora troppi segreti degli altri.
Sempre più spesso pensa che non riesce davvero a fidarsi di nessuno, tanto bene conosce le bugie.
Ma quando lava la testa a un’altra donna che sussurra: Solo lei può sapere questo, risponde:
Ha capelli forti. Resisteranno. Lei pure.
A volte basta, per non crollare sulla poltrona.
Morale:
Ci sono lavori nei quali, insieme ai soldi, ti pagano con pezzetti di vite altrui frammenti sinceri. È facile credersi giudice o salvatore, ma la posizione più onesta è restare testimone senza usare la vulnerabilità degli altri per i propri giochi. E se accetti il ruolo di persona affidabile, devi essere pronto a rinunciare al tuo tornaconto, per non tradire la fiducia che ti è stata donata, non conquistata con titoli.
Voi, al posto di Silvia, preferireste sapere la verità o vivere nel rassicurante ignorare?

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