Vittorio, hai tirato fuori il servizio buono? Quello con il bordo dorato, non i piatti di tutti i giorni! E controlla anche i tovaglioli, per favore li ho stirati e inamidati apposta, devono stare in piedi come in trattoria! Lucia si muove trafelata in cucina, sistemando una ciocca ribelle che le cade sulla fronte. Dal forno arriva già il profumo dellanatra ripiena di mele, sul fornello sobbollono le verdure per il contorno caldo e il frigo è stracolmo di insalate che ha tagliato fino a notte fonda.
Vittorio, suo marito, obbedisce e sale sulla scala per raggiungere larmadio a muro.
Ma Lu, tutta questa formalità per chi? Sono parenti! Vengono solo mamma, Pasquale e zia Luisa! Gli va bene anche il piatto di plastica, basta che il vino sia fresco, brontola, mentre prende la scatola con la porcellana di Capodimonte.
Basta lamentele. Oggi è il nostro anniversario, quindici anni di matrimonio: nozze di cristallo. Voglio che sia tutto perfetto. E poi lo sai comè tuo fratello. Se metto il piatto normale, dirà che siamo caduti in disgrazia. Se cè una crepa, che sono trascurata. Lasciamogli per una volta zero motivi per le sue battute da bar.
Vittorio sospira e scende dalla scala. Nel suo profondo sa che la moglie ha ragione. Suo fratello maggiore, Pasquale, è complicato per essere gentili. In realtà, Lucia lo definisce con le amiche: lo scostumato per eccellenza, convinto che la maleducazione sia sinonimo di schiettezza e virilità paesana.
Per favore, oggi cerca di ignorarlo, chiede mentre lucida i piatti con un canovaccio. Ha passato tempi duri: licenziato, la moglie se nè andata. È nervoso come un cane.
Vittorio, è nervoso da quarantanni! Se la moglie lo ha lasciato, ha solo avuto istinto di sopravvivenza. Io sopporto finché la mia educazione regge. Però ti avverto: se ricomincia con le battute sul mio aspetto o sulla tua busta paga, non rispondo delle mie azioni.
Il campanello suona puntuale alle cinque. Si presenta per prima la suocera, Antonina, donna pacata e adorante dei figli, specialmente del maggiore, lo scapestrato. Subito dopo ecco zia Luisa con il marito. Come sempre, Pasquale arriva con quaranta minuti di ritardo, giusto quando tutti sono già seduti e osservano con tristezza gli antipasti ormai freddi.
Irrompe nel corridoio con fracasso, lodore di fumo economico addosso e unaria gelida che si lascia dietro.
Eccomi qua! Non mi aspettavate più, eh? ride sguaiatamente tanto che la piccola casa trema. Che pensavi, Vitto, che il regalo lavessi tirato indietro? Prendi!
Consegna al fratello un pacchetto avvolto nella Gazzetta dello Sport.
Cosè? chiede interdetto Vittorio.
Roba utile! Un set di cacciaviti dal supermercato a un euro. Ti conosco: sei negato con le mani e i martelli spariscono sempre con te.
Lucia, al suo ingresso, abbozza un sorriso tirato.
Ciao Pasquale, accomodati e lavati le mani. Ti aspettavamo.
Pasquale si cala su di lei con uno sguardo invadente, quasi la spogliasse a parole.
Uè Lucia, come sei tirata oggi! Vestito nuovo? Brilla più duna caramella. O cerchi di distrarre dalle rughe? Scherzo! Sei ancora un bel pezzo di donna, bella in carne.
Vittorio tossisce, cerca di distendere la situazione:
Pasquale, vieni: la cena si raffredda.
A tavola Pasquale si mette subito in mostra. Si versa una grappa piena fino allorlo senza aspettare il brindisi e, infilzando unacciuga con la forchetta, comincia:
Auguri, ragazzi! Quindici anni, mica pochi. Come fate a non essere ancora a strangolarvi? Io con la mia Serena ci ho resistito cinque e già pensavo di appendermi! Le donne sono sanguisughe, grattano e grattano. Ma Vitto’, te è andata bene, la tua almeno sa cucinare. Anche se… assaggia e storce il naso. Un po salato, eh Lucia? Ti sarai innamorata di nuovo, o le mani ti tremano per letà?
Antonina, seduta accanto, si affretta a intervenire con un sorriso:
Ma che dici, Pasqualino, Lucia cucina divinamente! Prova questa insalata di lingua, è delicata.
Lingua? ride sguaiato Pasquale. Ci sta: Lucia ha una lingua lunga, le fa bene! Anzi, mamma, lasciami dire: la critica fa crescere. Io sono diretto, per quello mi rispettano tutti.
Lucia, mentre serve i piatti caldi, sente il fastidio crescere. Getta uno sguardo al marito: Vittorio si rifugia nella tovaglia, evita ogni scontro, terrorizzato che il fratello rovini la serata.
Respira… è solo una sera. Per Vittorio. Per la mamma pensa.
Pasquale, il lavoro come va? Hai fatto il colloquio la scorsa settimana, vero?
Pasquale alza le mani mentre si serve la seconda grappa.
Meglio non parlarne! In giro solo cretini. Vado là, il responsabile avrà venticinque anni: mi chiede linformatica. Gli ho detto: Senti, io lavoravo che tu facevi ancora pipì a letto. E lui: Non ci serve. Amen! Magari apro qualcosa io. Basta mettere da parte qualche soldino… Ah, a proposito, Vitto. Cinquecento euro me li presti fino al mese prossimo? Ho i tubi scassati, idraulico vuole essere pagato subito…
Lucia si irrigidisce con linsalatiera in mano.
Pasquale, non hai ancora restituito i mille euro dellaltro prestito per la macchina.
Pasquale arrossisce, ma parte subito al contrattacco:
Ah, sei diventata la ragioniera adesso! Guarda Vitto, come ti tiene sotto controllo! Io chiedo a mio fratello, non a te. O sei così succube che non puoi nemmeno aiutare un fratello?
Vittorio lancia uno sguardo afflitto prima alla moglie, poi al fratello.
Pasquale, davvero in questo periodo anche noi siamo stretti. Abbiamo appena saldato il mutuo, questa cena è già uno sforzo
Sì, si vede che siete in difficoltà! interrompe Pasquale, sventolando la forchetta verso lanatra. Guardali qua: anatra, gamberi, insalata di polpo. Borghesi! Ma al povero fratello, neanche un pezzo di pane! Sei proprio tirchia, Lucia. Tutto per la casa, più nulla per chi ha bisogno. Tipico!
Pasqualino, dai, rilassati interviene Antonina, riempiendogli il piatto di torta salata. Mangia, Lucia ha cucinato con amore.
Lamore Con il capo invece? Ti dà la promozione per cosa? Dicono che sei diventata vice caporeparto… Perché resti al lavoro fino a tardi? Eh? Occhi belli o altro?
La tensione a tavola si fa densa. Anche zia Luisa, di solito un fiume di parole, si blocca. Vittorio si rabbuia, le orecchie rosse di rabbia.
Pasquale, cosa stai dicendo?! sussurra.
Dico quello che tutti pensano ma nessuno ha il coraggio di dirlo! urla Pasquale ormai ubriaco. Tu, Vitto, lavori per due soldi, tua moglie invece fa carriera. Pensi che stia con te per amore? No! Si accontenta per comodità! Sei uno zerbino!
Basta, la voce di Lucia è ferma come vetro, ma le mani le tremano. Appoggia il piatto delicatamente.
Oh, la comandante parla! ride il cognato. La verità brucia? Io mi sono sempre chiesto coshai trovato in lei, Vitto. Né bella, né simpatica: una rompiscatole! Era meglio la mia Serena: stronza sì, ma bona! Tu sei una topina grigia che si crede regina solo perché ha il marito ai suoi piedi.
Lucia guarda dritta suo marito. Aspetta che agisca, che dica qualcosa, che la difenda, che sbatta i pugni. Ma Vittorio, schiacciato dal timore di sempre, resta immobile e stringe la forchetta.
Allora tocca a me… pensa Lucia.
Si alza lenta, sistema il vestito. E con un tono freddo da gelo, dice:
Alzati e vai via.
Pasquale sghignazza:
Che? Hai preso troppo caldo in cucina, Lucia?
Ho detto, fuori. Adesso.
Anche Vittorio vive qui! sbraita Pasquale. Vitto, senti? Tua moglie mi caccia! Tuo fratello! Dille qualcosa!
Vittorio la guarda, vede la fierezza e la decisione nel suo volto pallido. Dentro capisce: se tace, stasera questo matrimonio va in pezzi.
Pasquale, vai a casa, sussurra.
Pasquale rimane a bocca aperta, completamente spiazzato. Credeva a pianti, urla; non a questa alleanza.
Vi siete messi daccordo? Mamma, guarda come mi trattano! Tutto per una battuta!
Non era una battuta, Pasquale, Lucia scavalca il tavolo e indica la porta. Hai insultato me, umiliato tuo fratello in casa sua, a questa tavola. Mangi il mio cibo, bevi il nostro vino e ci copri di fango. Ho sopportato quindici anni, adesso basta: fuori.
Ma andateci voi! urla Pasquale, rovesciando il bicchiere. Una macchia di Lambrusco si allarga sulla tovaglia bianca come una ferita. Godetevi la vostra fettina di vita, radical chic! Non metto più piede qui!
Me lo auguro, ribatte Lucia. E i soldi scordali. Né ora, né mai. Trova un lavoro, imprenditore!
Pasquale è viola per la rabbia. Prende la bottiglia lasciata a metà (Almeno questa non la butto! si legge nei suoi occhi), la infila sotto al braccio e sbattendo i piedi va verso lingresso.
Vitto, ti pentirai! Hai tradito tuo fratello per una donna! Zerbino!
La porta sbatte tanto forte che tremano i calici nel mobile.
Silenzio, spesso come panna. Si sente solo il ticchettio dellorologio e il respiro pesante di Antonina che si tampona la bocca con un fazzoletto, occhi lucidi.
Lucia… sussurra con voce tremante, non dovevi essere così dura. Lui non lo fa apposta… è solo… irruento. Aveva bevuto…
Lucia si rivolge alla suocera, la calma comincia a vacillare, le mani di nuovo tremano, ma la voce resta ferma.
Antonina, risponde gentile e decisa, irruento è uno che ride forte. Uno che insulta chi lo ospita è una carogna. Non permetto più che questa casa sia la discarica delle sue parole. Se vuoi difenderlo, fallo pure. Ma non qui. Non a casa mia.
Antonina soffoca un singhiozzo restando zitta. Zia Luisa, pratica, batte forte la forchetta sul piatto:
Ma lanatra è buonissima, Lucia! Si scioglie che è una meraviglia! E poi hai fatto bene: qualcuno doveva metterlo a posto. Ai vostri tempi mi calpestò tutte le scarpe al matrimonio e neppure si scusò. Vitto, versa un bicchiere di vino che ne ho bisogno!
Laria si sgrava, finalmente. Vittorio, come svegliato da un sogno, afferra la bottiglia. Le mani tremano, ma negli occhi brilla un orgoglio nuovo, uno sguardo di riconoscenza che Lucia non vedeva da anni.
Scusami, le sussurra, riempiendole il bicchiere di spremuta. Avrei dovuto farlo io.
Va bene, Lucia gli prende la mano. Limportante è che siamo insieme. E lui fuori casa.
Il resto della serata scorre serena, inaspettatamente leggera. Senza Pasquale, anche laria sembra fresca. I parenti si lasciano andare ai ricordi, alle risate sincere. Antonina allinizio rigida, dopo due bicchieri di limoncello e una fetta di torta Millefoglie, si scioglie e canta le canzoni che zia Luisa intona al tavolo.
Quando tutti se ne vanno, Lucia e Vittorio restano soli in mezzo ai piatti da lavare. Lucia siede sfinita e guarda la macchia di vino sulla tovaglia:
Chissà se la tovaglia viene pulita… peccato, era il regalo di mamma.
Vittorio la abbraccia da dietro.
Lucia, chi se ne frega della tovaglia! Ne compriamo unaltra, dieci altre. Sei stata incredibile. Io sono stato uno scemo a lasciare che lui ci rovinasse la vita per anni. Ero abituato: da piccoli era sempre lui a comandare, a urlare, a ottenere tutto. Mamma diceva sempre: Lascia stare Pasquale, lui è difficile. Ed io ho lasciato stare…
Lo so, Vitto. Cambiare è dura. Ma siamo una famiglia. Di cristallo: fragile ma bella. E non lascerò che qualcuno la rompa per quattro cacciaviti del discount.
Scoppiano a ridere. Lansia di prima si scioglie.
A proposito di cacciaviti… Vittorio prende il pacchetto dal tavolino: La cosa buffa è che questo set lo ho già. Me lo ha regalato lui a Natale tre anni fa! Avrà fatto il giro ed è tornato qui.
Ecco, ride Lucia, la coerenza è la virtù delle grandi famiglie.
Il mattino dopo il telefono di Vittorio squilla senza sosta: Pasquale. Lui osserva lo schermo, poi guarda Lucia che sorseggia il caffè e legge il giornale. Abbassa il volume e lo lascia lì.
Non rispondi? chiede lei.
No. Che si calmi. Forse non gli risponderò mai più. Ho scoperto che la tranquillità di casa non ha prezzo.
Tua mamma ci rimarrà male, fa notare Lucia.
Se ne farà una ragione. Forse è bene che capisca anche lei che so difendermi. Ci sappiamo difendere, dico bene? Siamo una squadra?
Una squadra, conferma Lucia. Una banda di amanti della quiete e dellanatra al forno con le mele.
Una settimana più tardi Lucia scopre che Pasquale racconta a tutti i parenti di essere stato sbattuto fuori senza motivo dalla nuora impazzita mentre il povero fratello si nascondeva sotto il tavolo. I parenti guardano, commentano, ma curiosamente le visite a Lucia e Vittorio aumentano, e tutti sono molto, molto educati. Sembra che la fama in questa casa non si sopporta la maleducazione sia la migliore delle polizze assicurative.
Quanto alla tovaglia: è venuta perfetta. Lucia ci ha lavorato con il vecchio rimedio della nonna sale e acqua bollente. Proprio come ha fatto con Pasquale: un po di forza, un po di bruciore, e ora finalmente tutto è pulito e piacevole da vedere.





