Ho cominciato a infastidire mio marito…? Otto anni perfetti, ma al nono Massimo non sopporta più…

Sono diventato insopportabile per mio marito..?
Per otto anni tutto è filato alla perfezione, ma al nono anno Marco ha cominciato a trovare fastidioso tutto, soprattutto me, Giulia.
Mio marito tornava tardi a casa, mangiava svogliatamente, bofonchiava qualcosa di incomprensibile, poi attaccava il portatile e giocava tutta notte a sparatutto. Se mi guardava, lo faceva con lespressione di uno a cui fanno male tutti i denti dalla testa ai piedi. Sempre più spesso mi diceva, con tono secco, che avrebbe dormito da sua madre.
Una sera non ho resistito e ho chiamato mia suocera:
Signora Agata, Marco è lì da voi?
Al che lei, con una voce zuccherina, ha risposto:
Una brava moglie, Giulietta cara, sa sempre dove si trova suo marito.
Mi sono talmente demoralizzata che ho comprato un libro intitolato Come tenersi il marito, giustificandomi alla cassiera che era per una mia amica. La tipa mi ha guardato con una compassione quasi sprezzante.
Poi ho capito che qualcosa non tornava: ma quanti mariti bisogna perdere e riprendere, prima di poterne scrivere un libro intero? E dove si trovano tutti quegli altri mariti se i primi li hai già tenuti stretti?
Centocinquanta pagine di consigli preziosi: il marito deve amare lintimità di casa, bisogna curare la biancheria sexy, interessarsi sinceramente al suo lavoro Ho pure imparato finalmente a fare limpasto della pizza, che già era unimpresa, ma Marco non sentiva nessun richiamo al tepore domestico. Forse dovevo impastare la pizza in lingerie. O magari portare la lingerie direttamente dalla suocera, dove, secondo leggenda, viveva mio marito.
Il tentativo di condividere i suoi interessi è stato un disastro: ho superato al primo tentativo un livello del videogioco in cui lui rimaneva bloccato da una settimana. Inutile dirlo, il calore tra noi non migliorò.
Un giorno sono partita per comprare degli stivali invernali ma ne sono tornata con un cucciolo grassottello, sborsando gli stessi soldi che avevo per le scarpe. Guardando quella palla pelosa ho capito che avevo sempre sognato un cane. Non uno di quei cosini da borsetta, ma un cane vero, di quelli che sembrano quasi umani.
La signora che me lha venduto, presentandosi come allevatrice, ha detto:
Lei ne capisce di cani, signorina? No? Ecco, questo è un golden retriever.
Alla mia domanda del perché fosse così poco dorato, mi ha risposto con sufficienza:
Crescendo diventa dorato, è una razza molto di moda, i genitori sono campioni, guardi che magnifico esemplare! Ho tutti i documenti e praticamente glielo sto regalando.
Mi ha detto il prezzo.
Io non avevo tutti quei euro con me, ma la generosa allevatrice ha accettato quello che avevo.
Almeno qualcuno doveva essere contentissimo del mio ritorno. Gli stivali non ti guardano negli occhi, non scodinzolano e non ti portano le ciabatte tra i denti.
Quella sera, proprio mentre Marco aveva attraccato al porto familiare, mi ha chiesto:
Che cosè questo?!
Un golden retriever di razza, ho risposto. E lho pagato poco, guarda ho anche i documenti.
Nei documenti il cucciolo risultava essere un bulldog americano. Il telefono della allevatrice risultava quello di una ditta edile, che rispondeva sgarbatamente alle domande su retriever e bulldog.
Ma hai gli occhi? Dimmi, dove lo vedi tu qui il retriever col bulldog? Quanto hai speso? Quanto?! No, ma una senza cervello così non lho mai vista!
Al cucciolo non piacque il tono di Marco e abbozzò un ringhio duro. Ma invece di un ruggito minaccioso, fece una bella pozzanghera.
Santo cielo, con chi sono sposato! esclamò Marco rivolto al soffitto e tornò al computer. E aveva laria di sparare non ai mostri del computer, ma a me. Con gusto.
La mattina dopo, il cucciolo aveva già preso confidenza: durante la notte aveva mirato alle sneakers di Marco e rosicchiato le sue scarpe eleganti.
Qui scoppiò tutto.
Io ero insopportabile in tutto: la faccia, i vestiti, lanima, i pensieri. E pure il fatto che guadagnassi il doppio, per umiliarlo ancora di più. E non avevo figli.
Marco, sei stato tu a non volerne, ho osato dire piano.
Perché che figli vuoi che vengano da una cretina?! Degli imbecilli come lei! Ma ti sei vista? Ma chi ti vuole!
Il cucciolo ascoltava, poi si avvicinò goffamente e tentò di mordere Marco alla caviglia.
Io, per il dolore delle cose dette contro i miei figli mai nati, non riuscivo a parlare; guardavo solo Marco che buttava le sue cose nella valigia.
Trentanni. Fine della storia. La vita è finita.
Non aveva più senso vivere, ma certo, spiegalo al cucciolo Lui, con aria afflitta, masticava il mio calzino, fingeva la povertà e sofferenza del povero cucciolone. A lui importava solo essere nutrito, abbracciato e sentirsi dire che era meraviglioso, e avere la pancia grattata.
Il mio Bacco cresceva a vista docchio, ma, nonostante assomigliasse a un cane dei Baskerville, di difendere non aveva proprio voglia. Il suo istinto era quello della coccola e della leccata, non del morso.
La sera passeggiavo con lui fino a tardi. E una sera mi sono trovata nei guai. A dicembre in cortile hanno scavato delle buche per dei lavori, nevicava e pioveva insieme, tutto era fangoso; in una di queste buche è finito dentro Bacco, che ha cominciato a guaire disperato. Senza pensarci, mi sono buttato anchio, per fortuna senza rompermi niente. La buca era profonda, con le pareti dargilla scivolose, ed era quasi mezzanotte, col telefono rimasto a casa.
Allinizio mi vergognavo a chiedere aiuto, ma dopo vari tentativi disperati mi sono messa a gridare Aiuto! a squarciagola. Alla fine, si sono avvicinati alla buca due ragazzi dallaspetto dark che, alla luce fioca del lampione, facevano un po paura. Però non ci hanno lasciati lì, hanno chiamato i pompieri e sono rimasti ad aspettare, ridacchiando di cose loro nellattesa.
Prima hanno tirato fuori Bacco, che per la felicità ha leccato tutti, compresi i ragazzi dark. Poi hanno tirato fuori anche me, che tremavo dal freddo ma della vergogna proprio non me ne importava.
Il capo dei pompieri ci ha descritto con colori vivaci: il cane figlio di nessuno, Giulia senza cervello, gli incompetenti dellAMSA e i muratori con le mani di pasta frolla. Anche il Governo ha avuto la sua parte di insulti. Bacco, parole nuove per lui, continuava a saltare felice intorno all’uomo, finché non riuscì a leccargli il naso in volo, spaccandolo con la testona.
Alla fine, alluna di notte cerano: un Bacco sporco ma raggiante, una Giulia coperta di fango che tremava, i pompieri e i ragazzi dark tutti leccati dal cane, e un comandante col naso sanguinante.
Signora, almeno provi a educare il suo mostro, ha detto il pompiere ferito.
Ci provo, ma è una sfida tosta.
Proprio come me, ha detto uno dei ragazzi allaltro, e poi è scoppiato a ridere di gusto.
Abito in quel palazzo lì, se volete venire a lavarvi ho proposto con i denti che battevano.
Vai, vai, hanno detto i pompieri al comandante, sembri Hannibal Lecter così.
Forse dovrei scavarmi la fossa da sola? Con questi lavori che non finiscono mai, qui resto zitella tutta la vita, mi ha detto poi la mia amica Daniela.
P.S. I figli di Giulia non sono geni. Sono due bambini simpatici e svegli, Marco e Lisa. In prima elementare dovevano parlare della propria famiglia.
Papà salva il mondo! E la mamma lavora col computer! ha detto Marco tutto fiero.
E la piccola Lisa ha aggiunto sottovoce:
E il nostro cane sa guardare la TV!

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