Ho dato il mio cognome ai figli di lei. Ora sono costretto a mantenerli, mentre lei vive felice con il loro vero padre.
Vi racconto come da “il tipo simpatico” sono finito a essere il bancomat ufficiale di due bambini che si ricordano di me solo quando vogliono soldi per andare al cinema, ma a Natale nemmeno un messaggio.
Tutto è iniziato tre anni fa. Ho conosciuto Francesca una donna splendida, divorziata, con due figli di 8 e 10 anni. Mi sono innamorato follemente. Perso completamente. Lei mi ripeteva sempre:
I bambini ti adorano!
E io, da vero ingenuo, ci credevo. Ovviamente mi volevano bene: li portavo a Gardaland e in giro ogni sabato e domenica.
Un giorno, durante quelle chiacchiere in cui si dicono scemenze di cui poi ci si pente, Francesca mi fa:
Mi dispiace così tanto che i bambini non abbiano mai avuto il cognome del loro papà. Lui non li ha mai riconosciuti.
E io, nella mia massima brillantezza (che in realtà era solo stupidità), rispondo:
Beh… potrei adottarli io. Sono già come figli miei, in fondo.
Sapete quei momenti nei film in cui il tempo si ferma e una voce fuori campo dice: Ecco il momento in cui tutto va a rotoli?
A me quella voce non è venuta. Avrei tanto voluto sentirla.
Francesca è scoppiata in lacrime di gioia. I bambini mi hanno abbracciato. Mi sono sentito un eroe. Uno stupido eroe, ma pur sempre eroe.
Abbiamo attraversato tutto: avvocati, uffici, giudici. I bambini sono diventati ufficialmente Matteo Bianchi e Alessia Bianchi COL MIO COGNOME.
Ero felice. Francesca era felice. Abbiamo pure fatto una piccola “cerimonia di famiglia” con la torta.
Sei mesi dopo. SEI.
Francesca mi dice:
Dobbiamo parlarne… Non so come dirtelo, ma… Giovanni è tornato.
Quale Giovanni? domando, anche se avevo già capito.
Il padre vero dei bambini. È cambiato. È maturato. Vuole riprendersi la famiglia.
Sono rimasto di sasso. Davvero.
E tu cosa fai?
Gli do una possibilità. Per il bene dei bimbi, capisci?
Certo che capivo. Lho capito come se mi avessero mostrato luscita in stazione Termini con un cartello gigantesco.
Francesca, io li ho ADOTTATI. Sono figli miei, per la legge.
Eh sì poi vedremo come sistemare questa cosa. Ora il più importante è che i bimbi abbiano il loro papà.
Poi vedremo.
Come se si parlasse di una bolletta del gas.
Vado dal mio avvocato. Quasi gli va di traverso il caffè.
Hai firmato unadozione piena?
Sì.
Allora legalmente sei tu il padre. Mantenimento, scuola, sanità. Tutto.
Ma non sto più con la madre…
Non importa. Sei il padre. Così dice la legge.
E quindi eccomi qui passo il mantenimento a Francesca, che ora vive allegramente con Giovanni nel MIO appartamento. Perché i bambini hanno bisogno di stabilità e non è giusto che debbano cambiare casa.
Il MIO appartamento. Pagato da me. Ma io sono dovuto andar via, perché sarebbe stato troppo traumatico per i bambini.
Il paradosso?
Giovanni il padre fantasma che per anni non ha dato nemmeno un centesimo ora li porta al parco, allo stadio, ed è leroe della famiglia.
Io ogni mese ricevo una mail dallavvocato:
Mantenimento versato: XXX
Con una triste faccina. Non consola.
Mese scorso Matteo mi scrive:
Ciao, puoi mandarmi altri soldi? Vorrei delle scarpe nuove.
Giovanni non te le può comprare?
Ha detto che sei tu il mio papà per la legge. Lui è solo il papà di cuore.
Papà di cuore.
Comodo, no? Io sono papà del conto in banca.
Ladozione quasi non si può revocare. Il tribunale mi vedrebbe come quello cattivo che vuole abbandonare i bambini.
Gli amici ormai mi prendono in giro:
Ma in che momento hai pensato fosse una buona idea?
Ero innamorato.
Lamore non dovrebbe azzerare completamente il cervello.
Avevano ragione.
Ora, quando vedo qualcuno con figli non suoi, mi viene il desiderio di urlare:
NON FIRMATE! SIATE ZII, FIDANZATI, TUTTO MA NON FIRMATE!
Mia madre ha commentato solo:
Guarda che lamore ti ha fatto fare uno sbaglio
e mi ha abbracciato così forte che mi ha fatto ancora più male.
Ieri ancora:
Spesa extra: materiali scolastici XXX
Spesa extra. Come se la scuola non iniziasse tutti gli anni.
Intanto Francesca posta foto della sua famiglia felice.
I bambini col MIO cognome accanto al papà che li aveva lasciati.
Il clou?
Alessia (che ha 10 anni, sì, e già Instagram…) ha scritto nella bio:
Figlia di Francesca e Giovanni
Il mio nome? Invisibile.
Io sono lo sponsor anonimo della loro vita.
Eccomi qui solo, con 500 in meno ogni mese, con due figli che mi scrivono solo per i bonifici e la chiara consapevolezza di aver fatto il più grande errore della mia vita per amore.
Lunica parte positiva è che quando mi chiedono se ho figli, posso dire sì e raccontare questa storia a cena. Tutti ridono.
Io invece, piango solo dentro.
E voi? Avete mai firmato qualcosa per amore e poi vi siete pentiti o sono solo io il genio che ha regalato cognome e conto corrente in conveniente promozione?






