Ho dato il mio cognome ai figli della mia compagna. Ora sono obbligato a mantenerli mentre lei vive felice con il loro padre biologico. Vi racconto come, da “simpatico amico”, sono diventato il bancomat ufficiale di due bambini che mi scrivono solo quando hanno bisogno di soldi per andare al cinema, ma mi ignorano a Natale. Tutto è iniziato tre anni fa. Ho conosciuto Marianna – una donna straordinaria, divorziata, con due figli di 8 e 10 anni. Mi sono innamorato perdutamente. Totalmente accecato. Lei mi ripeteva sempre: “I bambini ti adorano!” E io, da vero ingenuo, ci credevo. Certo che mi volevano bene: li portavo ogni sabato e domenica nei parchi di divertimento. Un giorno, in una di quelle conversazioni che sembrano innocue ma poi ti cambiano la vita, Marianna mi dice: — È un vero peccato che i bambini non abbiano il cognome del padre. Lui non li ha mai riconosciuti ufficialmente. E io, nel mio “momento di massimo splendore” (sì, ironico), rispondo: — Posso adottarli, se vuoi. Ormai sono come figli miei. Sapete quel momento nei film in cui il tempo si ferma e una voce fuori campo dice: “Fu allora che capii che sarebbe finita male”? Ecco, io nessuna voce l’ho sentita. Ma ci sarebbe dovuta essere. Marianna scoppiò in lacrime di gioia. I bambini mi abbracciarono. Mi sentivo un eroe. Uno stupido, ma un eroe. Abbiamo fatto tutto – avvocati, notai, giudici. I bambini sono diventati ufficialmente Matteo Rossi e Camilla Rossi – con il MIO cognome. Io ero felice. Marianna era felice. Abbiamo fatto pure una piccola “cerimonia di famiglia” con la torta. Sei mesi dopo. SEI. Marianna mi dice: — Dobbiamo parlare… Non so come dirtelo, ma… Marco è tornato. — Quale Marco? — chiedo, anche se sapevo già la risposta. — Il padre biologico dei bambini. È cambiato. È cresciuto. Vuole tornare con la sua famiglia. Sono rimasto di sasso. Letteralmente. — E tu cosa vuoi fare? — Voglio dargli una possibilità. Per i bambini, capisci? Certo che capivo. L’ho capito come se qualcuno mi avesse indicato l’uscita con un cartello al neon. — Marianna, io li ho ADOTTATI. Ormai sono legalmente miei figli. — Sì, sì… poi sistemiamo tutto. Ora la cosa importante è che i bambini abbiano un papà. “Poi sistemiamo tutto.” Come se si trattasse di una bolletta della luce. Vado dal mio avvocato. Si è quasi strozzato con il caffè. — Hai firmato un’adozione completa? — Sì. — Allora sei il loro padre. Con tutte le responsabilità – mantenimento, scuola, sanità. Tutto. — Ma io non sto più con la loro madre… — Non importa. Sei il padre. Funziona così la legge. Ed eccomi oggi – pago il mantenimento a Marianna, che vive felicemente con Marco nel MIO appartamento. Perché “i bambini hanno bisogno di stabilità e non dovrebbero cambiare casa”. Il MIO appartamento. Pagato da me. Ma me ne sono dovuto andare, perché “era troppo traumatico per i bambini”. La cosa più assurda? Marco – il padre fantasma che per anni non ha dato un centesimo – ora li porta al parco, a giocare a calcio, ed è l’eroe di famiglia. E io ricevo ogni mese l’email dell’avvocato: “Bonifico effettuato: €XXX” Con una faccina triste. Non aiuta. Il mese scorso Matteo mi scrive: — Ciao, mi mandi altri soldi? Vorrei delle scarpe nuove. — Marco non può comprarti le scarpe? — Lui dice che tu sei il mio papà legale. Lui è solo papà di cuore. Papà di cuore. Comodo. Io sono il papà col conto corrente. L’adozione è praticamente impossibile da annullare. Il giudice mi vedrebbe solo come uno che “rinnega i figli”. I miei amici ormai non mi compattono più. — Ma quando hai pensato che fosse un’idea geniale? — Ero innamorato. — Essere innamorati non significa spegnere il cervello. Aveva ragione. Oggi, quando vedo qualcuno che si mette assieme a una donna con figli, mi verrebbe da urlare: “NON FIRMARE! Fai lo zio, fai il fidanzato, quel che vuoi – MA NON FIRMARE!” Mia mamma mi ha solo detto: “L’amore ti ha rincitrullito” e mi ha abbracciato, e mi ha fatto ancora più male. Ieri ancora: “Spesa extra: materiali per la scuola – €XXX” Extra. Come se la scuola non ci fosse ogni anno. Intanto Marianna pubblica foto della “sua famiglia felice”. I bambini – col MIO cognome – accanto all’uomo che li aveva abbandonati. La ciliegina? Camilla (dieci anni, sì, ha Instagram…) sulla bio scrive: “Figlia di Marianna e Marco ❤️” Il mio nome? Nemmeno l’ombra. Io sono lo sponsor anonimo della loro vita. Eccolo qui il mio presente – solo, con €500 in meno ogni mese, con due “figli” che mi scrivono solo per chiedere soldi, e la certezza di aver fatto la più grande stupidaggine della mia vita per amore. L’unica cosa positiva è che, quando mi chiedono se ho figli, almeno ho una storia da raccontare a cena. Tutti ridono. Io piango – ma solo dentro. E voi? Avete mai firmato qualcosa “per amore” che vi è costato caro… o sono l’unico genio ad aver regalato cognome e conto in promozione pacchetto famiglia?

Ho dato il mio cognome ai figli di lei. Ora sono costretto a mantenerli, mentre lei vive felice con il loro vero padre.

Vi racconto come da “il tipo simpatico” sono finito a essere il bancomat ufficiale di due bambini che si ricordano di me solo quando vogliono soldi per andare al cinema, ma a Natale nemmeno un messaggio.

Tutto è iniziato tre anni fa. Ho conosciuto Francesca una donna splendida, divorziata, con due figli di 8 e 10 anni. Mi sono innamorato follemente. Perso completamente. Lei mi ripeteva sempre:
I bambini ti adorano!
E io, da vero ingenuo, ci credevo. Ovviamente mi volevano bene: li portavo a Gardaland e in giro ogni sabato e domenica.

Un giorno, durante quelle chiacchiere in cui si dicono scemenze di cui poi ci si pente, Francesca mi fa:
Mi dispiace così tanto che i bambini non abbiano mai avuto il cognome del loro papà. Lui non li ha mai riconosciuti.

E io, nella mia massima brillantezza (che in realtà era solo stupidità), rispondo:
Beh… potrei adottarli io. Sono già come figli miei, in fondo.

Sapete quei momenti nei film in cui il tempo si ferma e una voce fuori campo dice: Ecco il momento in cui tutto va a rotoli?
A me quella voce non è venuta. Avrei tanto voluto sentirla.

Francesca è scoppiata in lacrime di gioia. I bambini mi hanno abbracciato. Mi sono sentito un eroe. Uno stupido eroe, ma pur sempre eroe.

Abbiamo attraversato tutto: avvocati, uffici, giudici. I bambini sono diventati ufficialmente Matteo Bianchi e Alessia Bianchi COL MIO COGNOME.
Ero felice. Francesca era felice. Abbiamo pure fatto una piccola “cerimonia di famiglia” con la torta.

Sei mesi dopo. SEI.

Francesca mi dice:
Dobbiamo parlarne… Non so come dirtelo, ma… Giovanni è tornato.

Quale Giovanni? domando, anche se avevo già capito.
Il padre vero dei bambini. È cambiato. È maturato. Vuole riprendersi la famiglia.

Sono rimasto di sasso. Davvero.

E tu cosa fai?
Gli do una possibilità. Per il bene dei bimbi, capisci?

Certo che capivo. Lho capito come se mi avessero mostrato luscita in stazione Termini con un cartello gigantesco.

Francesca, io li ho ADOTTATI. Sono figli miei, per la legge.
Eh sì poi vedremo come sistemare questa cosa. Ora il più importante è che i bimbi abbiano il loro papà.

Poi vedremo.
Come se si parlasse di una bolletta del gas.

Vado dal mio avvocato. Quasi gli va di traverso il caffè.
Hai firmato unadozione piena?
Sì.
Allora legalmente sei tu il padre. Mantenimento, scuola, sanità. Tutto.
Ma non sto più con la madre…
Non importa. Sei il padre. Così dice la legge.

E quindi eccomi qui passo il mantenimento a Francesca, che ora vive allegramente con Giovanni nel MIO appartamento. Perché i bambini hanno bisogno di stabilità e non è giusto che debbano cambiare casa.

Il MIO appartamento. Pagato da me. Ma io sono dovuto andar via, perché sarebbe stato troppo traumatico per i bambini.

Il paradosso?
Giovanni il padre fantasma che per anni non ha dato nemmeno un centesimo ora li porta al parco, allo stadio, ed è leroe della famiglia.
Io ogni mese ricevo una mail dallavvocato:
Mantenimento versato: XXX
Con una triste faccina. Non consola.

Mese scorso Matteo mi scrive:
Ciao, puoi mandarmi altri soldi? Vorrei delle scarpe nuove.
Giovanni non te le può comprare?
Ha detto che sei tu il mio papà per la legge. Lui è solo il papà di cuore.

Papà di cuore.
Comodo, no? Io sono papà del conto in banca.

Ladozione quasi non si può revocare. Il tribunale mi vedrebbe come quello cattivo che vuole abbandonare i bambini.

Gli amici ormai mi prendono in giro:
Ma in che momento hai pensato fosse una buona idea?
Ero innamorato.
Lamore non dovrebbe azzerare completamente il cervello.

Avevano ragione.

Ora, quando vedo qualcuno con figli non suoi, mi viene il desiderio di urlare:
NON FIRMATE! SIATE ZII, FIDANZATI, TUTTO MA NON FIRMATE!

Mia madre ha commentato solo:
Guarda che lamore ti ha fatto fare uno sbaglio
e mi ha abbracciato così forte che mi ha fatto ancora più male.

Ieri ancora:
Spesa extra: materiali scolastici XXX
Spesa extra. Come se la scuola non iniziasse tutti gli anni.

Intanto Francesca posta foto della sua famiglia felice.
I bambini col MIO cognome accanto al papà che li aveva lasciati.

Il clou?
Alessia (che ha 10 anni, sì, e già Instagram…) ha scritto nella bio:
Figlia di Francesca e Giovanni

Il mio nome? Invisibile.
Io sono lo sponsor anonimo della loro vita.

Eccomi qui solo, con 500 in meno ogni mese, con due figli che mi scrivono solo per i bonifici e la chiara consapevolezza di aver fatto il più grande errore della mia vita per amore.

Lunica parte positiva è che quando mi chiedono se ho figli, posso dire sì e raccontare questa storia a cena. Tutti ridono.
Io invece, piango solo dentro.

E voi? Avete mai firmato qualcosa per amore e poi vi siete pentiti o sono solo io il genio che ha regalato cognome e conto corrente in conveniente promozione?

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Ho dato il mio cognome ai figli della mia compagna. Ora sono obbligato a mantenerli mentre lei vive felice con il loro padre biologico. Vi racconto come, da “simpatico amico”, sono diventato il bancomat ufficiale di due bambini che mi scrivono solo quando hanno bisogno di soldi per andare al cinema, ma mi ignorano a Natale. Tutto è iniziato tre anni fa. Ho conosciuto Marianna – una donna straordinaria, divorziata, con due figli di 8 e 10 anni. Mi sono innamorato perdutamente. Totalmente accecato. Lei mi ripeteva sempre: “I bambini ti adorano!” E io, da vero ingenuo, ci credevo. Certo che mi volevano bene: li portavo ogni sabato e domenica nei parchi di divertimento. Un giorno, in una di quelle conversazioni che sembrano innocue ma poi ti cambiano la vita, Marianna mi dice: — È un vero peccato che i bambini non abbiano il cognome del padre. Lui non li ha mai riconosciuti ufficialmente. E io, nel mio “momento di massimo splendore” (sì, ironico), rispondo: — Posso adottarli, se vuoi. Ormai sono come figli miei. Sapete quel momento nei film in cui il tempo si ferma e una voce fuori campo dice: “Fu allora che capii che sarebbe finita male”? Ecco, io nessuna voce l’ho sentita. Ma ci sarebbe dovuta essere. Marianna scoppiò in lacrime di gioia. I bambini mi abbracciarono. Mi sentivo un eroe. Uno stupido, ma un eroe. Abbiamo fatto tutto – avvocati, notai, giudici. I bambini sono diventati ufficialmente Matteo Rossi e Camilla Rossi – con il MIO cognome. Io ero felice. Marianna era felice. Abbiamo fatto pure una piccola “cerimonia di famiglia” con la torta. Sei mesi dopo. SEI. Marianna mi dice: — Dobbiamo parlare… Non so come dirtelo, ma… Marco è tornato. — Quale Marco? — chiedo, anche se sapevo già la risposta. — Il padre biologico dei bambini. È cambiato. È cresciuto. Vuole tornare con la sua famiglia. Sono rimasto di sasso. Letteralmente. — E tu cosa vuoi fare? — Voglio dargli una possibilità. Per i bambini, capisci? Certo che capivo. L’ho capito come se qualcuno mi avesse indicato l’uscita con un cartello al neon. — Marianna, io li ho ADOTTATI. Ormai sono legalmente miei figli. — Sì, sì… poi sistemiamo tutto. Ora la cosa importante è che i bambini abbiano un papà. “Poi sistemiamo tutto.” Come se si trattasse di una bolletta della luce. Vado dal mio avvocato. Si è quasi strozzato con il caffè. — Hai firmato un’adozione completa? — Sì. — Allora sei il loro padre. Con tutte le responsabilità – mantenimento, scuola, sanità. Tutto. — Ma io non sto più con la loro madre… — Non importa. Sei il padre. Funziona così la legge. Ed eccomi oggi – pago il mantenimento a Marianna, che vive felicemente con Marco nel MIO appartamento. Perché “i bambini hanno bisogno di stabilità e non dovrebbero cambiare casa”. Il MIO appartamento. Pagato da me. Ma me ne sono dovuto andare, perché “era troppo traumatico per i bambini”. La cosa più assurda? Marco – il padre fantasma che per anni non ha dato un centesimo – ora li porta al parco, a giocare a calcio, ed è l’eroe di famiglia. E io ricevo ogni mese l’email dell’avvocato: “Bonifico effettuato: €XXX” Con una faccina triste. Non aiuta. Il mese scorso Matteo mi scrive: — Ciao, mi mandi altri soldi? Vorrei delle scarpe nuove. — Marco non può comprarti le scarpe? — Lui dice che tu sei il mio papà legale. Lui è solo papà di cuore. Papà di cuore. Comodo. Io sono il papà col conto corrente. L’adozione è praticamente impossibile da annullare. Il giudice mi vedrebbe solo come uno che “rinnega i figli”. I miei amici ormai non mi compattono più. — Ma quando hai pensato che fosse un’idea geniale? — Ero innamorato. — Essere innamorati non significa spegnere il cervello. Aveva ragione. Oggi, quando vedo qualcuno che si mette assieme a una donna con figli, mi verrebbe da urlare: “NON FIRMARE! Fai lo zio, fai il fidanzato, quel che vuoi – MA NON FIRMARE!” Mia mamma mi ha solo detto: “L’amore ti ha rincitrullito” e mi ha abbracciato, e mi ha fatto ancora più male. Ieri ancora: “Spesa extra: materiali per la scuola – €XXX” Extra. Come se la scuola non ci fosse ogni anno. Intanto Marianna pubblica foto della “sua famiglia felice”. I bambini – col MIO cognome – accanto all’uomo che li aveva abbandonati. La ciliegina? Camilla (dieci anni, sì, ha Instagram…) sulla bio scrive: “Figlia di Marianna e Marco ❤️” Il mio nome? Nemmeno l’ombra. Io sono lo sponsor anonimo della loro vita. Eccolo qui il mio presente – solo, con €500 in meno ogni mese, con due “figli” che mi scrivono solo per chiedere soldi, e la certezza di aver fatto la più grande stupidaggine della mia vita per amore. L’unica cosa positiva è che, quando mi chiedono se ho figli, almeno ho una storia da raccontare a cena. Tutti ridono. Io piango – ma solo dentro. E voi? Avete mai firmato qualcosa “per amore” che vi è costato caro… o sono l’unico genio ad aver regalato cognome e conto in promozione pacchetto famiglia?