Ho dato una lezione a mio marito, a mia suocera e alla cognata: la storia di Livia, tra una famiglia…

Dove si è mai visto il mio risotto, Agnese? Dico, dove sta la cena?!

Agnese nemmeno si gira verso il marito. Rannicchiata sul bordo del divano, ninna una fasciotta che emette piccoli sospiri e vagiti come spifferi daria tra vecchie persiane.

Falco, calma, sussurra lei soffiando piano. Si è appena addormentata! Ho passato il giorno intero a fare la fila allASL, poi in farmacia, e poi…

E a me che importa dove sei stata! irrompe Falco nellingresso senza nemmeno slacciarsi il giubbotto. Io sgobbo, mantengo sia te sia la bambina!

Torno a casa e voglio un piatto fumante di pasta sul tavolo, non la tua bocca storta e questo fiato di pianto perpetuo.

Che hai fatto tutto il giorno?

Ho curato tua figlia, risponde Agnese sollevando gli occhi. Le si è riempita ancora la faccia di macchie.

I medici non capiscono nulla, sto cercandole le creme da sola.

Le hai mai chiesto, una volta, come sta?

Che devo chiederle? Se strilla vuol dire che ci sta! Tu sei madre, cavolo, sii madre.

Il tuo dovere è farmi vivere comodo. Per che altro mi sono sposato?

Per mangiare surgelati e non chiudere occhio la notte?

Ti sei sposato perché ti faceva comodo, taglia corto Agnese. Io ho detto sì perché tutti intorno facevano: è ora, è ora.

E questa è la tua ora.

Il volto di Falco si increspa, va verso la carrozzina nellangolo e dà un calcio alla ruota.

La carrozzina ruzzola, sbatte contro la vecchia cassettiera.

La piccola tra le braccia di Agnese grida, scatena un nuovo attacco di pianto.

Falla tacere! ringhia Falco. Se no non rispondo di me.

Un anno fa, la vita di Agnese era unaltra.

Era la ragazza che si vedeva voltare dietro la gente capi impeccabili, mente tagliente, ogni weekend pianificato.

Falco le sembrava un principe: belloccio, deciso, ostinato.

Litigavano spesso, ma si riconciliavano in pubblico con altrettanto fragore.

Falco le portò lanello, Agnese tentennò. Ma i genitori furono fermi.

Agnese, quanto vuoi ancora aspettare? la madre faceva scivolare i suoi arancini sul piatto Hai ventisette anni.

Falco è uno affidabile, di buona famiglia. State prendendo casa. E i figli, li hai pensati?

Mamma, io voglio lavorare, mi hanno dato il mio primo progetto vero.

Il lavoro vola via, borbotta il padre senza staccare gli occhi dalla Gazzetta. Una donna senza famiglia è come unoliva senza nocciolo. Si raggrinzisce e muore.

Falco ti vuole bene, e il carattere si limerà.

Così Agnese cedette. Si sentì spinta da quella debolezza che, più tardi, le tornerà in mente ogni notte bianca.

Un matrimonio da favola, casa col mutuo, e la gravidanza un fulmine sotto il cielo di giugno.

Successe tutto troppo in fretta. Non fece in tempo a sentirsi sposa che già era receptacolo di nuova vita.

Sognava un maschio. Li vedeva a camminare allo stadio, pensava: sarà riflessivo e tranquillo come me.

Ma allecografia: È femmina. Dentro, uno strappo profondo.

Il parto una notte fiesolana dincubi. Complicazioni, flebo, corridoi muffiti e odore di disinfettante e rassegnazione.

Rimandata a casa, Agnese si sentiva un vaso rotto, goffamente riattaccato con lo scotch.

Guardava la minuscola nella culla e sentiva solo una rabbia profonda e opaca.

Perché urla sempre? domandava a sua madre accorsa dalla Sicilia per dare una mano.

Coliche, tesoro, portaci pazienza. Abbiamo avuto tutti pazienza. Anche tu sopporta. Vuole mangiare.

Ma non si attacca! Mi fa male tutto, mamma!

Allora insisti male. Devi provarci. Ora sei madre: voglio non esiste più, esiste solo devo.

Falco nel frattempo era scomparso dal radar. Le prime settimane faceva ancora il premuroso, poi ha smesso.

Lo irritava lodore del latte, i pannolini in giro, e più di tutto che Agnese non fosse più la sua geisha personale.

***

Mia madre ha chiamato, Falco sta in cucina, osserva Agnese che cerca di girare un brodino con una mano, con laltra tiene la neonata che sgambetta. Dice che Ornella è di nuovo in lacrime.

Ornella, sorella di lui, di tre anni più grande. Sposata da cinque, niente figli.

Ogni volta che spunta una foto della nipote o una storia su WhatsApp di Agnese, si scatena il melodramma.

Che devo fare, scusarmi perché sono diventata madre? Agnese lascia cadere il cucchiaio.

Dovresti essere più umile! Così dice mamma ti vanti troppo ai suoi occhi.

E lei sostiene che sei una pessima casalinga. Hai polvere sul battiscopa, Agnese.

Tua madre non mette piede qui da settimane, come fa a sapere del battiscopa?

Lei lo sente! Falco batte la mano sul tavolo. E cha ragione. Guardati! Vestaglia sporca, occhi iniettati.

Mi sembri uscita da una contrada dellAspromonte.

Se mi aiutassi anche solo una notte…

Io LAVORO! urla. Riesci a capirlo col tuo cervello?

Porto a casa gli euro.

Tu pensa alla casa e alla bambina.

E sabato si va in campagna dai tuoi. Vogliono aria pulita per la piccola. I miei verranno.

Non ci voglio andare. Fa freddo, non cè acqua calda, tua madre bisbiglia con la mia alle mie spalle.

Non mi interessa cosa vuoi. I genitori hanno deciso. Prepara i sacchi per le otto e non ti azzardare a fiatare.

***

In campagna andò peggio.

I genitori di Agnese, impazziti per i panni da nonni, si strappavano la bimba dalle mani.

Non la tieni bene! urlava la madre dallaia. Sostieni la testa! È mai possibile fasciare così? Fammi vedere.

Lasciatemi stare, mormorava Agnese rifugiandosi tra gli ulivi.

Falco, in campagna, ignorava moglie e figlia. Sedeva col suocero a parlare degli alberi di limoni e rabboccava olio sul fuoco se la suocera, Rosalba, punzecchiava Agnese.

Oh, Agnese, cosa sono queste macchie sulle guance? Ancora allergie? Non la segui abbastanza. Forse mangi male tu.

Se Ornella mia avesse una figlia, la tratterebbe come una regina. Lei sì che è precisa…

Ma allora che la faccia, sta figlia! sbotta Agnese.

Rosalba si porta una mano al petto in stile tragedia greca.

Falco! Hai sentito? Sta deridendo la sfortuna di tua sorella!

Falco si avventa su Agnese, la stringe forte al braccio.

Chiedi scusa a mia madre. Ora.

Lasciami, mi fai male!

Chiedi scusa, ho detto! Non sai più stare al tuo posto?

I genitori di Agnese sono lì, immobili. Ma il padre, invece di difenderla, bofonchia:

Agnese, rispetta la madre di tuo marito. Falco ha ragione, sii educata.

In quel preciso istante Agnese capì: è sola.

Per lei non cè nessuno. Un marito che la sogna serva, parenti attenti solo al decoro, una suocera che rode di invidia e rode il matrimonio.

***

Il punto di rottura venne una settimana dopo il ritorno in città.

La bimba piangeva per il pancino, Agnese non dormiva da due notti.

Quando la piccina crollò sfinita, Agnese si lasciò cadere sul pavimento della cucina, chiuse gli occhi su quella linoleum scrostato.

La porta sbatté: Falco rientrava di malumore.

Perché hai lasciato i sacchetti dellimmondizia in corridoio? fu il suo saluto.

Agnese non rispose. Neanche la forza di muovere la lingua.

Ti sto parlando! passa in cucina e la urta con il piede. Alzati e butta quella roba. Ora.

Portala tu, farfuglia Agnese. Non ce la faccio più. Ho la schiena spezzata, vorrei dormire unora. Unora sola, Falco. Per favore.

Ah no? la afferra per il colletto, la spinge su.

La stoffa si lacera.

Guarda questa, la principessa stanca. Altre ne fanno cinque, zappano i campi, e questa si sfalda.

Dal soggiorno parte il pianto della piccola. Falco, digrignando i denti, entra in camera.

Ancora! Ancora questa sirena! afferra la culla e la scrolla. Basta, vuoi dormire o no?!

La piccola sussulta, sbianca dal terrore.

Agnese accorre, prova a spingere via il marito.

Non toccarla! Lascia stare la bambina!

Mi ha rovinato la vita! Falco sfodera un ceffone e Agnese va a sbattere con la nuca contro larmadio.

Un lampo nero negli occhi. Ma il peggio deve ancora venire: Falco torna sulla culla, afferra la piccola, le stringe forte una gambina.

Il suo strillo riempie la casa, Agnese mai laveva sentita gridare così.

In quellistante qualcosa si spaccò dentro Agnese. Addio autocommiserazione, addio stanchezza, addio apatia rimase solo la furia.

Afferra una statuetta di San Gennaro, ridicolo regalo della suocera, e senza esitare si fa avanti.

Solo un altro gesto, sussurra con mano alta e te lo giuro ti fracasso la testa.

Fuori.

Falco resta sbigottito.

Con chi credi di parlare, sei in casa MIA!

La casa labbiamo pagata insieme, scandisce Agnese. Il mutuo coi miei assegni familiari e le tue tredicesime, lanticipo coi soldi dei miei genitori. È metà mia.

Ma ora non mimporta niente. Fuori, prima che chiami i carabinieri e ti denuncio per violenze.

Ho la tua mano impressa sulla faccia, Falco. E la piccola avrà i lividi.

Non ti metteranno in galera, ma ti rovino la vita fino alla pensione.

Agnese esce e chiama le guardie.

***

Il processo fu lungo. Falco mise in mezzo madre e sorella chiamavano, scrivevano, si sprecavano in insulti e minacce. Agnese ormai non tornava indietro: li mise tutti in blocco.

Quando i suoi, con laria da pacieri, si presentarono per fare pace, Agnese manco li fece entrare.

O state con me, o vi scordate il mio indirizzo.

Vostro genero ha alzato le mani sulla vostra nipotina neonata. Se per voi è normale, non cè altro da dirci.

Il padre si strinse nelle spalle, la madre smise di piangere quando vide i lividi sulla gamba della piccola e tacquero.

Entrambi riconobbero che la crudeltà contro una neonata non ha scuse.

Agnese non si limitò a chiedere il divorzio: andò da Falco a lavoro. Tranquilla, composta, con una cartella.

Niente scenate: mostrò al responsabile della sicurezza (vecchio compagno del padre) il video della nanny-cam che lo stesso Falco aveva installato prima della nascita.

Cera tutto, anche la violenza.

Falco venne invitato a dimettersi. Reputazione era tutto in quellufficio. E nessuno voleva uno scandalo così.

Quando Rosalba seppe che il figlio aveva perso il lavoro, finì in ospedale per la pressione. Ornella, temendo che Agnese spargesse il video sui social (dove la cerchia era comune), improvvisamente tacque e smise di lanciare frecciatine.

***

Ora Agnese vive serena. I soldi a volte scarseggiano, ma non si lamenta.

Falco ha rinunciato alla sua quota di casa in cambio degli alimenti, e a lei va bene così.

La famiglia di lui si è eclissata insieme al ricordo della bambina; il padre, mai visto.

Alle nuove conquiste, Falco racconta che non è mai stato sposato.

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