«Ho dovuto mettere un frigorifero separato in casa, perché mia mamma mi prendeva le provviste» – racconta Anna. «La situazione è assurda, ma non c’è altra soluzione. Non ho nulla contro la vendita dell’appartamento e la divisione dei soldi, ma lei si oppone». Anna ha appena compiuto 24 anni: laureata, con lavoro, ma non ancora sposata. La sua vita nella casa di famiglia non è affatto semplice: Anna possiede metà dell’appartamento, ereditato insieme alla madre quando aveva 14 anni, dopo la morte del padre. Dieci anni fa la famiglia ha affrontato grosse difficoltà, restando senza chi portava il pane a casa. La madre di Anna aveva lasciato il lavoro quando lei era bambina, convinta che il marito guadagnasse abbastanza. Dopo la sua morte, lei si lamentava: «Chi mi dà lavoro a quarant’anni? Al massimo da bidella…» Anna racconta: «Ricevevo la pensione di reversibilità. Ma mia mamma non rinunciava ai saloni di bellezza o a comprare vestiti nuovi, anche se non arrivavamo a fine mese. All’inizio ci aiutava mio zio, ma poi si è stancato.» Lo zio disse ad Alessandra (mia mamma) che doveva trovarsi un lavoro. Lui aveva già due figli e non poteva mantenere tutti. Dopo circa un anno, Alessandra portò a casa un uomo: si chiamava Dario. Disse che avrebbe vissuto con noi e pensava di risolvere il problema dei soldi trovando un nuovo marito. Dario guadagnava bene, ma non ha mai avuto un buon rapporto con la figlia della sua compagna. Dario diceva: «Tu pensi solo a mangiare. Faresti meglio a lavare o pulire, altro che studiare! Vuoi andare all’università? Ma non sarebbe meglio lavorare? Pensi che ti manterrò io per sempre?» Anna non poteva ribattere: anche se percepiva la pensione, i soldi li gestiva la madre, che non voleva difenderla dal patrigno per paura di perdere il sostegno economico. «Come faremmo senza di lui?» chiedeva la mamma ad Anna. «Non lo provocare e fai quello che ti dice: lui mantiene la famiglia.» Anna è riuscita comunque a iscriversi all’università e a trovare lavoro, ma per tutta la famiglia lei rimaneva la bocca in più da sfamare. Dario contava ogni centesimo speso per mantenerla. «Sei mesi dopo aver iniziato a lavorare, sono riuscita a comprarmi un frigorifero» – spiega Anna – «e l’ho messo nella mia stanza, dato che il patrigno aveva chiuso a chiave quello in cucina.» «Hai un lavoro? Allora mantieniti!» diceva Dario. Alessandra stava zitta, anche quando Dario mostrava ad Anna le bollette e pretendeva che pagasse tutto ciò che aveva speso per lei negli anni. Poi Dario è stato licenziato. Lui e Alessandra hanno iniziato a svuotare il frigorifero di Anna, che si è ritrovata a coprire tutte le spese di casa. All’inizio lo faceva, ma quando Dario è rimasto senza lavoro per quasi un anno, Anna si è stancata e ha messo un lucchetto sul frigorifero. Naturalmente la mamma era contraria, sostenendo che «Per anni Dario ci ha mantenuto!» Anna ha detto: «Se vuoi, aiutami tu. Non sono la prima a dover condividere tutto qui dentro.» Trova un lavoro. Di recente Dario se n’è andato dall’appartamento. Alessandra ne ha abbastanza di un uomo che non porta soldi a casa. Ma Anna tiene ancora il lucchetto al frigorifero e pensa che anche la mamma dovrebbe lavorare. Secondo voi, ha ragione?

Guarda, ti racconto cosa mi è successo ultimamente, perché ancora mi viene da ridere e piangere allo stesso czasie. Mi sono dovuta comprare un frigorifero solo per me e sistemarlo in camera, così mia mamma non mi portasse via la spesa che faccio col sudore della fronte.

Arianna, proprio io, ho appena compiuto 24 anni. Ho finito luniversità, mi sono trovata un lavoro decente, ma ancora sono single e vivo a casa. Non è proprio quel tipo di vita indipendente che sognavo. Sono proprietaria della metà dellappartamento, ti rendi conto? Prima la casa era di papà, poi, quando se nè andato, labbiamo ereditata io e mamma Ariella in parti uguali. Avevo 14 anni.

Sono passati dieci anni, e ti dico che sono stati belli tosti. Senza papà, siamo rimaste da sole, e ti lascio immaginare. Mamma aveva lasciato il lavoro quando ero piccola; non ha voluto prendere il congedo maternità perché papà guadagnava bene, quindi bastava e avanzava. Lei si è dedicata totalmente alla casa. Dopo la scomparsa di papà, invece, Ariella non faceva altro che piangere: “Chi mi prende ora a lavorare a quarantanni? Al massimo posso fare la bidella!”.

Ti giuro, ricevevo la pensione di reversibilità per minorenni, ma mamma non sapeva resistere allidea di andare dai parrucchieri o a comprarsi qualcosa di nuovo, anche se i soldi erano pochi. Allinizio ci dava una mano mio zio Fabio, ma dopo un po si è stufato pure lui.

Lui le ha detto chiaramente: Ariella, devi cercarti qualcosa! Ho pure io due figli e non ce la faccio proprio. Basta!. Un annetto dopo, mamma si è presentata con un uomo, si chiamava Domenico. Ariella lo voleva sistemato lì con noi, risolvendo così il problema dei soldi sposandolo. Domenico lavorava e, a detta di mamma, guadagnava bene, ma sai che i rapporti non erano il massimo tra lui e me.

Le sue parole ancora mi rimbombano: Tu sai solo mangiare. Ma perché non stiri o pulisci invece di studiare? Che senso ha andare alluniversità, devi lavorare! O pensi che io ti mantenga per sempre?

Io non potevo dire nulla, anche se ricevevo quei soldi dellassegno di reversibilità, era sempre mamma che li gestiva. Ariella non mi difendeva mai: si accontentava di tenersi Domenico in casa, pur di non rimanere di nuovo senza un sostegno economico.

Mi diceva: Come facciamo senza di lui? Sii buona, non fare tante storie e fai quel che dice. Lui porta i soldi, Arianna.

Per fortuna sono riuscita ad andare alluniversità e ho trovato un lavoro. E per tutto quel tempo io ero “una bocca in più da sfamare” secondo Domenico, che continuava a contare i centesimi che spendeva su di me.

Dopo sei mesi di lavoro, mi sono comprata un frigorifero tutto mio! Lho messo in camera, perché Domenico aveva messo il lucchetto a quello della cucina, giuro.

“Ormai hai lavoro, arrangiati!” mi ha detto.

Ariella taceva anche davanti alle bollette che Domenico mi sbatteva sotto il naso, chiedendomi di ripagare tutto ciò che aveva speso per me negli anni. Ma poi arriva il bello: Domenico viene licenziato. Da quel momento, sia lui che mamma hanno cominciato ad attaccarsi al mio frigorifero. E le bollette? Tutte sulle mie spalle. In un primo periodo ho pagato io, ma mi sono stufata: ho messo il lucchetto al mio frigo. E ovviamente, Ariella si è risentita, sostenendo che Domenico aveva mantenuto tutti per anni.

Ho detto: Mamma, se vuoi aiutarmi, fallo davvero! Non sono la prima a dover condividere tutto in questa casa. Vai a lavorare anche tu!

Per fortuna, Domenico se nè andato da poco. Ariella si è stufata di uno che non porta soldi. Ma io tengo ancora il lucchetto al frigo, perché secondo me anche mamma deve darsi una svegliata e cercarsi un lavoro. Tu che ne pensi? Ho fatto bene, no?

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«Ho dovuto mettere un frigorifero separato in casa, perché mia mamma mi prendeva le provviste» – racconta Anna. «La situazione è assurda, ma non c’è altra soluzione. Non ho nulla contro la vendita dell’appartamento e la divisione dei soldi, ma lei si oppone». Anna ha appena compiuto 24 anni: laureata, con lavoro, ma non ancora sposata. La sua vita nella casa di famiglia non è affatto semplice: Anna possiede metà dell’appartamento, ereditato insieme alla madre quando aveva 14 anni, dopo la morte del padre. Dieci anni fa la famiglia ha affrontato grosse difficoltà, restando senza chi portava il pane a casa. La madre di Anna aveva lasciato il lavoro quando lei era bambina, convinta che il marito guadagnasse abbastanza. Dopo la sua morte, lei si lamentava: «Chi mi dà lavoro a quarant’anni? Al massimo da bidella…» Anna racconta: «Ricevevo la pensione di reversibilità. Ma mia mamma non rinunciava ai saloni di bellezza o a comprare vestiti nuovi, anche se non arrivavamo a fine mese. All’inizio ci aiutava mio zio, ma poi si è stancato.» Lo zio disse ad Alessandra (mia mamma) che doveva trovarsi un lavoro. Lui aveva già due figli e non poteva mantenere tutti. Dopo circa un anno, Alessandra portò a casa un uomo: si chiamava Dario. Disse che avrebbe vissuto con noi e pensava di risolvere il problema dei soldi trovando un nuovo marito. Dario guadagnava bene, ma non ha mai avuto un buon rapporto con la figlia della sua compagna. Dario diceva: «Tu pensi solo a mangiare. Faresti meglio a lavare o pulire, altro che studiare! Vuoi andare all’università? Ma non sarebbe meglio lavorare? Pensi che ti manterrò io per sempre?» Anna non poteva ribattere: anche se percepiva la pensione, i soldi li gestiva la madre, che non voleva difenderla dal patrigno per paura di perdere il sostegno economico. «Come faremmo senza di lui?» chiedeva la mamma ad Anna. «Non lo provocare e fai quello che ti dice: lui mantiene la famiglia.» Anna è riuscita comunque a iscriversi all’università e a trovare lavoro, ma per tutta la famiglia lei rimaneva la bocca in più da sfamare. Dario contava ogni centesimo speso per mantenerla. «Sei mesi dopo aver iniziato a lavorare, sono riuscita a comprarmi un frigorifero» – spiega Anna – «e l’ho messo nella mia stanza, dato che il patrigno aveva chiuso a chiave quello in cucina.» «Hai un lavoro? Allora mantieniti!» diceva Dario. Alessandra stava zitta, anche quando Dario mostrava ad Anna le bollette e pretendeva che pagasse tutto ciò che aveva speso per lei negli anni. Poi Dario è stato licenziato. Lui e Alessandra hanno iniziato a svuotare il frigorifero di Anna, che si è ritrovata a coprire tutte le spese di casa. All’inizio lo faceva, ma quando Dario è rimasto senza lavoro per quasi un anno, Anna si è stancata e ha messo un lucchetto sul frigorifero. Naturalmente la mamma era contraria, sostenendo che «Per anni Dario ci ha mantenuto!» Anna ha detto: «Se vuoi, aiutami tu. Non sono la prima a dover condividere tutto qui dentro.» Trova un lavoro. Di recente Dario se n’è andato dall’appartamento. Alessandra ne ha abbastanza di un uomo che non porta soldi a casa. Ma Anna tiene ancora il lucchetto al frigorifero e pensa che anche la mamma dovrebbe lavorare. Secondo voi, ha ragione?