Guarda, ti racconto cosa mi è successo ultimamente, perché ancora mi viene da ridere e piangere allo stesso czasie. Mi sono dovuta comprare un frigorifero solo per me e sistemarlo in camera, così mia mamma non mi portasse via la spesa che faccio col sudore della fronte.
Arianna, proprio io, ho appena compiuto 24 anni. Ho finito luniversità, mi sono trovata un lavoro decente, ma ancora sono single e vivo a casa. Non è proprio quel tipo di vita indipendente che sognavo. Sono proprietaria della metà dellappartamento, ti rendi conto? Prima la casa era di papà, poi, quando se nè andato, labbiamo ereditata io e mamma Ariella in parti uguali. Avevo 14 anni.
Sono passati dieci anni, e ti dico che sono stati belli tosti. Senza papà, siamo rimaste da sole, e ti lascio immaginare. Mamma aveva lasciato il lavoro quando ero piccola; non ha voluto prendere il congedo maternità perché papà guadagnava bene, quindi bastava e avanzava. Lei si è dedicata totalmente alla casa. Dopo la scomparsa di papà, invece, Ariella non faceva altro che piangere: “Chi mi prende ora a lavorare a quarantanni? Al massimo posso fare la bidella!”.
Ti giuro, ricevevo la pensione di reversibilità per minorenni, ma mamma non sapeva resistere allidea di andare dai parrucchieri o a comprarsi qualcosa di nuovo, anche se i soldi erano pochi. Allinizio ci dava una mano mio zio Fabio, ma dopo un po si è stufato pure lui.
Lui le ha detto chiaramente: Ariella, devi cercarti qualcosa! Ho pure io due figli e non ce la faccio proprio. Basta!. Un annetto dopo, mamma si è presentata con un uomo, si chiamava Domenico. Ariella lo voleva sistemato lì con noi, risolvendo così il problema dei soldi sposandolo. Domenico lavorava e, a detta di mamma, guadagnava bene, ma sai che i rapporti non erano il massimo tra lui e me.
Le sue parole ancora mi rimbombano: Tu sai solo mangiare. Ma perché non stiri o pulisci invece di studiare? Che senso ha andare alluniversità, devi lavorare! O pensi che io ti mantenga per sempre?
Io non potevo dire nulla, anche se ricevevo quei soldi dellassegno di reversibilità, era sempre mamma che li gestiva. Ariella non mi difendeva mai: si accontentava di tenersi Domenico in casa, pur di non rimanere di nuovo senza un sostegno economico.
Mi diceva: Come facciamo senza di lui? Sii buona, non fare tante storie e fai quel che dice. Lui porta i soldi, Arianna.
Per fortuna sono riuscita ad andare alluniversità e ho trovato un lavoro. E per tutto quel tempo io ero “una bocca in più da sfamare” secondo Domenico, che continuava a contare i centesimi che spendeva su di me.
Dopo sei mesi di lavoro, mi sono comprata un frigorifero tutto mio! Lho messo in camera, perché Domenico aveva messo il lucchetto a quello della cucina, giuro.
“Ormai hai lavoro, arrangiati!” mi ha detto.
Ariella taceva anche davanti alle bollette che Domenico mi sbatteva sotto il naso, chiedendomi di ripagare tutto ciò che aveva speso per me negli anni. Ma poi arriva il bello: Domenico viene licenziato. Da quel momento, sia lui che mamma hanno cominciato ad attaccarsi al mio frigorifero. E le bollette? Tutte sulle mie spalle. In un primo periodo ho pagato io, ma mi sono stufata: ho messo il lucchetto al mio frigo. E ovviamente, Ariella si è risentita, sostenendo che Domenico aveva mantenuto tutti per anni.
Ho detto: Mamma, se vuoi aiutarmi, fallo davvero! Non sono la prima a dover condividere tutto in questa casa. Vai a lavorare anche tu!
Per fortuna, Domenico se nè andato da poco. Ariella si è stufata di uno che non porta soldi. Ma io tengo ancora il lucchetto al frigo, perché secondo me anche mamma deve darsi una svegliata e cercarsi un lavoro. Tu che ne pensi? Ho fatto bene, no?






