Caro diario,
oggi ho avuto una di quelle discussioni che si accendono subito e si spengono come fuochi dartificio sul lago di Como. La mia suocera, la signora Maria Rossi, mi ha detto con tono decisivo: «No, Giulia, la bambina è nata per te, occupati del piccolo Andrea da sola». Ha aggiunto che a quelletà il bimbo è già sveglio e calmo, che le basta dargli da mangiare e accendere la televisione, poi aspetterà e camminerà da solo. Io, rossa come un pomodoro, ho appeso la cornetta senza alzare nemmeno la voce. Se fosse stato un altro a chiedere, avrei accettato il rifiuto, ma con Maria mi sento sempre più tradita dalla sua salute, che sembra sfuggirmi a caso.
Lestate intera lho passata nella sua casa di campagna a Firenze. Lì, tra gli orti, Maria non sentiva nemmeno il dolore alla schiena né la pressione alta. Forse il profumo dei pomodori le dava una medicina invisibile. Inoltre, ha saputo trasformare il suo piccolo business familiare. Un giorno mi ha proposto: «Giulia, comprerete ancora patate per linverno, vero? Perché non comprate le mie, con uno sconto, così ci aiutiamo a vicenda». Ha iniziato a vendere patate, mele, ciliegie e persino melanzane, che noi non amiamo ma che lei offriva al volere di Marco e mio.
Maria ha anche chiesto, un anno fa, una vacanza a Rimini per il suo compleanno. Io le ho risposto: «Capisco che Rimini sia costoso, soprattutto con un bambino, ma potremmo andare a una località più modesta, tipo Cervia, e risparmiare». Così ho tirato su i lacci, regalandole un cappotto usurato, una maglietta di Natale con i bottoni mancanti e rinviando il viaggio da Firenze a Siena. Tutto per farle felice, soprattutto perché Marco insisteva.
Il viaggio a Rimini è stato un sogno: una settimana di sole, mare e alti livelli di pressione mai più sentiti. Marco le trasferiva ogni mese un terzo del suo stipendio, e di tanto in tanto le portava spesa e qualche soldo extra. Quando le è scoppiata una lamentela: «Ho le pulci sul divano, devo chiamare lo disinfestatore, cambiare il divano Marco, mi aiuti?». Marco non è mai rimasto a guardare, ma la risposta di Maria è rimasta fredda.
Maria non offriva il suo aiuto gratuitamente. Se prendeva Andrea per una passeggiata, alla fine mi fatturava il panino mangiato al parco e il giocattolo comprato in negozio, un prezzo che noi non avremmo mai pagato. «Ho solo una pensione», mi diceva, «è più economico di una bambinaia». Lì dentro, il mio cuore ha iniziato a sentire il sapore amaro di una transazione.
Due anni fa abbiamo comprato un appartamento alla periferia di Torino, dove gli sviluppatori promettevano scuole e parchi. Ancora oggi cè solo un buco dritto, invaso dallerba, dove dovrebbero sorgere le aule. La scuola più vicina è a mezzora di bus, con due cambi, una fatica per Andrea, ma a piedi la casa di mia madre è a cinque minuti.
Ho pensato di chiedere a Maria di occuparsi di Andrea, ma il suo rifiuto mi ha colpito come un pugno. Non cerano scuole più vicine, non potevamo traslocare, i conti andavano a vuoto. Allora ho ricordato le parole di Maria: «È più economico di una bambinaia». Ho così deciso di tagliare la quota della sua pensione e usarla per pagare una tata.
Marco ha alzato le sopracciglia, poi il muso. «Non posso smettere di aiutarla, mi ha cresciuto, vive con una sola pensione!». Gli ho risposto che Maria non è in fame, che vende verdure e guadagna poco, ma che a volte le chiediamo più di quello che può dare. «Quanti soldi guadagna? Poca roba!», ha ribattuto. Ho sospirato, sapendo che cera del vero, ma che non risolveva il nostro problema.
Ho proposto di pagare una tata, ma Marco ha insistito: «Non posso lasciare il lavoro, non possiamo permettercelo». Alla fine ho chiesto aiuto in un gruppo WhatsApp di genitori e ho incontrato Anna, la mamma di un compagno di classe di Andrea, che vive vicino alla scuola. È in congedo con il suo secondo figlio e ha accettato di prendersi cura dei due ragazzi dopo le lezioni, preparare loro il pranzo e sorvegliarli, per una cifra modesta.
Dopo un mese, Anna è puntuale. Andrea torna a casa sazio e felice, gioca con il compagno e guarda i cartoni. Il bilancio familiare si è persino equilibrato: scoprire che Maria, con le sue vendite, ci costava di più di una tata è stato un colpo di genio. Maria, allinizio, era ancora amareggiata e cercava di suscitare pietà, ma poi ha smesso di insistere sul nipote. Il suo interesse è diminuito.
Il tempo ha messo ordine. Forse ci siamo messi sul piatto, ma lho fatto per amore. Abbiamo imparato a dire «no» e a investire dove davvero conta: nella sicurezza e nella felicità di Andrea. Dopo tutto, lo abbiamo messo al mondo per noi, non per farci carico di un genitore che non può più farlo.
Con affetto,
Giulia.






