I preparativi per le feste sono sempre frenetici e pieni di piccoli fastidi, anche se spesso sono fastidi piacevoli: si aspettano gli ospiti, si riuniscono i parenti, la casa si riempie di voci e allegria. Tutti insieme si festeggia con spensieratezza. Scrivo oggi nel mio diario questa storia che riguarda il mio compleanno, importante per me, che desideravo trascorrere insieme ai miei cari.
Da più di una settimana mi preparavo per il mio sessantesimo compleanno. Sono passati solo pochi giorni dal mio compleanno, eppure avevo già messo tanta energia e passione nei preparativi. Aspettavo con ansia che arrivassero i miei parenti. A causa della pandemia, ho dovuto rinunciare al ristorante e organizzare tutto a casa.
Abito con mia figlia, Chiara, che ha trentun anni ed è ancora single. Mio figlio, invece, è sposato ed è papà di una bambina. Anche lui ha festeggiato da poco i quarantanni. Sognavo di celebrare lanniversario circondata dai miei figli e dalla mia nipotina. Sono andata al mercato, ho pensato a ogni dettaglio del menù, ho preparato antipasti, tre tipi di insalate, involtini di verza, carne e una torta tradizionale. Ho invitato tutti per sabato, il giorno che pensavo fosse perfetto e che avrei reso libero a tutti.
E invece nessuno si è presentato quel sabato. Mio figlio non rispondeva più al telefono. Non riuscivo a capire il motivo. Il mio cuore era gonfio di tristezza. La giornata, che doveva essere speciale, era rovinata e le lacrime bagnavano i miei occhi. Ho guardato a lungo quelle pietanze preparate con amore, che ho dovuto riporre senza che nessuno le assaggiasse. Continuavo a chiedermi: «Come hanno potuto farmi questo proprio loro, i miei figli?» Chiara ha provato a consolarmi. Ma non riuscivo a darmi pace, così la domenica sono andata direttamente a casa di mio figlio per capire cosa fosse accaduto.
Ho cresciuto i miei due figli da sola, perché mio marito era partito per lavorare allestero e non è mai più tornato. Grazie allaiuto dei miei genitori, sono riuscita a comprare un trilocale dove abbiamo sempre vissuto insieme. Quando mio figlio si è sposato, a trentanni, gli ho permesso di trasferirsi con la moglie in una delle stanze, mentre Chiara occupava laltra e io la terza. Non era la soluzione più comoda per nessuno, ma volevo aiutarli a cominciare la loro vita insieme.
Abbiamo vissuto così per otto anni. La mia nipotina è cresciuta praticamente tra le mie braccia. Poi è venuta a mancare la suocera di mio figlio. Lei non aveva rapporti con me, né mai si era interessata ai suoi nipoti. Eppure, mi ha lasciato una monocamera in eredità. Lappartamento aveva bisogno di essere completamente ristrutturato. Quando ho finito i lavori, ho deciso di regalarlo a mio figlio e alla sua famiglia. Da allora ci vedevamo con meno frequenza, ma le feste le trascorrevamo ancora insieme.
Eppure, proprio nellanno del mio sessantesimo, per la prima volta, mio figlio non è venuto. Non riuscivo a darmi ragione. Alle dieci di domenica mattina ero già davanti al portone di casa loro, agitata e piena di pensieri su cosa fosse successo. Ho portato con me tante delle leccornie che avevo preparato il giorno prima. Mi ha aperto mia nuora, visibilmente infastidita di essere stata svegliata. Dalla porta, senza farmi entrare, mi ha chiesto cosero venuta a fare.
Mio figlio dormiva ancora profondamente. Quando si è svegliato, mi ha invitato per un tè. Ho chiesto il motivo della loro assenza alla cena danniversario, per la quale li avevo avvisati da giorni, insistendo anche sul perché non avesse mai risposto alle mie chiamate. Lì mio figlio taceva, mentre a parlare era soprattutto mia nuora. Ho così scoperto che lei era arrabbiata perché, dopo tanti anni, vivevano in una monocamera e io, secondo lei, stavo comoda in un trilocale. Diceva che erano così stretti da non poter pensare a un secondo figlio. Il ringraziamento, dunque, per tutto ciò che avevo fatto era questo: non bastava mai.
Mi sono resa conto che nella vita bisogna imparare a pensare prima a sé stessi e solo dopo agli altri, anche se sono i tuoi figli. Altrimenti, a volte, anche il più semplice gesto di gratitudine manca.



