Avevo due bambini. I miei figli hanno padri diversi. La prima, una bambina, si chiamava Fiorella e oggi avrebbe sedici anni. Il padre di Fiorella si occupava sempre di lei, le mandava soldi in euro per le sue spese, e manteneva un rapporto costante con la figlia. Sebbene il mio primo marito si fosse risposato e avesse avuto altri due figli dalla seconda moglie, non si dimenticava mai di Fiorella.
Il mio secondo figlio, invece, non è stato così fortunato. Ricordo ancora bene: due anni fa il mio secondo marito si ammalò allimprovviso e tre giorni più tardi morì in ospedale. Ancora oggi mi sembra impossibile che sia successo. Spesso mi immagino la porta che si apre e lui che entra, con il suo sorriso e il suo saluto caloroso. Allora le lacrime non si fermano, e passo la giornata a piangere.
Durante quel periodo, sono stata molto vicina alla madre del mio secondo marito, Antonietta. Per lei era duro quanto per medopotutto, era lunico figlio che aveva. Ci siamo sostenute a vicenda, affrontando insieme il dolore e la solitudine. Ci chiamavamo spesso, ci vedevamo quando potevamo, parlando sempre di lui, senza mai dimenticarlo.
Per un periodo, avevamo pensato persino di vivere insieme, ma poi Antonietta cambiò idea. Sono passati ormai sette anni. La nostra relazione è sempre stata sincera e amichevole, quasi una vera amicizia tra donne di famiglia.
Ricordo un episodio particolare: quando rimasi incinta di mio figlio, Antonietta accennò ad un test di paternità, senza un motivo preciso. Aveva visto un programma in televisione dove si raccontava di un uomo che aveva cresciuto un figlio non suo per anni, e solo dopo aveva scoperto la verità. Le dissi subito che era una sciocchezza.
Se un uomo dubita che sia il suo figlio, allora non avrà mai davvero cura di lui e sarà solo un padre della Domenica!
Antonietta mi rispose che era certa che fosse veramente suo nipote. Mi aspettavo che mi chiedesse il test dopo la nascita, ma poi non ne parlò più.
Quellestate, Antonietta si ammalò gravemente, la sua salute peggiorò in fretta. Decisi che doveva trasferirsi più vicino a me. Mi rivolsi allagenzia immobiliare per cercarle un appartamento, volevo acquistarle una casa.
Poi Antonietta fu ricoverata in ospedale e, per portare avanti le pratiche con lagenzia, avevo bisogno del certificato di morte di suo marito. Antonietta era troppo debole, così andai io stessa nel suo appartamento. Cercando il documento, mi imbattei in una cartella dimenticata.
Dentro trovai un foglio che mi colpì come un fulmine: era il risultato di un test di paternità. Scoprii che quando mio figlio aveva appena due mesi, Antonietta aveva richiesto quel test per essere certa che fosse suo nipote.
Mi sentii profondamente ferita. Scoprire che Antonietta non si era fidata di me mi sconvolse. Non riuscivo a tacere, le raccontai tutto quello che avevo trovato. Ora Antonietta si scusa, ammette il suo errore e dice di essersi pentita. Ma io non riesco a dimenticare: mi sembra di essere stata tradita perché lei ha preferito il silenzio per così tanti anni.
Adesso, sento che non ho più voglia di aiutarla. Ma nello stesso tempo, so che non ha nessun altro che possa prendersi cura di lei.
Non voglio privare mio figlio della sua nonna e continuerò ad assisterla. Ma quella complicità e quella fiducia che c’erano tra noi, non potranno mai tornare…



