Ho sempre creduto che la mia vita fosse una danza perfetta, come se camminassi sulle acque tranquille dellArno. Tutto sembrava ordinato: una professione solida, una villetta di proprietà a Prato, un matrimonio che respirava la calma dei suoi undici anni, e vicini che mi salutavano come vecchi amici alla bottega o alledicola. Nessuno nemmeno lei avrebbe potuto sospettare che abitassi due vite sovrapposte, come due case nello stesso vicolo.
Da anni ormai inciampavo in incontri proibiti, giustificandoli a me stesso con la leggerezza di chi crede sia solo una deviazione, una passeggiata notturna di cui allalba nessuno porta i segni. Rientravo, cenavo col sorriso e mi convincevo che nessuno si era ferito. Mai un dubbio, mai una trafittura di colpa: soltanto quella finta pace di chi si sente regista di unopera dove nessuno esce di scena senza il suo consenso.
Lavinia, mia moglie, era invece una donna in punta di piedi: la sua vita scandita dagli orari dei tragitti tra la panetteria e il bar, i saluti cortesi al signor Bernardi il fioraio, la lista della spesa sempre uguale. Il nostro vicino, il signor Lami, era un contorno rassicurante: ci scambiavamo gli attrezzi da giardino, buttavamo via la spazzatura nello stesso momento, a volte sorridevamo con un cenno. Mai immaginato che potesse essere più di questo, che potesse varcare soglie dove non era stato invitato.
Io partivo per lavoro, varcavo stazioni e autostrade con la convinzione che il mio nido restasse immutato, sospeso fuori dal tempo finché non tornavo.
Tutto si sgretolò il giorno in cui nei nostri quartieri iniziarono delle strane rapine. Il comitato di zona ci invitò a rivedere le registrazioni delle telecamere. Inevitabilmente, la mia curiosità prese il sopravvento e mi immersi nei filmati di casa, aspettandomi forse un gatto randagio, un dettaglio insignificante. Scorrevano immagini avanti e indietro, come se stessi cercando qualcosa senza sapere cosa.
Poi, tra i pixel sgranati e i riflessi della luce, vidi un dettaglio che aveva il sapore di un sogno sghembo.
Lavinia entrava dalla porta del garage in orari in cui io ero lontano, dissolto tra il traffico sulla FI-PI-LI. Poco dopo, il signor Lami compariva dietro di lei. Non una volta, non due: episodi che si rincorrevano nei giorni, negli stessi orari, con una costanza che tagliava il fiato come un vento di tramontana.
Continuai a guardare, le immagini si accavallavano come tessere di un mosaico assurdo.
Mentre io mi illudevo di essere burattinaio della situazione, anche lei intrecciava unesistenza parallela. Il colpo che sentii non era simile a nessun altro dolore: non quello cupo e sordo di quando persi mio padre, ma una ferita diversa. Più tagliente. Più umiliante.
Era la vergogna.
Lumiliazione pura.
Mi sembrava che la mia dignità fossi rimasta incastrata tra quei file, tra un fotogramma e laltro.
La costrinsi a guardare quelle date, quei minuti eterni. Non negò nulla. Con voce liquida mi disse che era tutto cominciato quando ero distante, quando il silenzio tra noi era più denso del vino vecchio, quando la solitudine aveva bussato al suo cuore come la bora sulle persiane. Non chiese subito scusa. Solo di non giudicarla.
E fu lì, proprio in quell’istante, che il sogno si accartocciò su se stesso in una spirale ironica: non avevo alcun diritto morale per giudicare.
Avevo ingannato anchio.
Avevo mentito dietro alle persiane.
Questo, però, non alleggeriva il peso. Anzi, sembrava raddoppiarlo.
Il tradimento in sé paradossalmente era secondario. La lama era accorgersi che, mentre pensavo di giocare in solitaria, eravamo in due a recitare la stessa farsa, sotto lo stesso tetto, con eguale sfacciataggine.
Mi credevo furbo perché sapevo nascondermi.
E invece ero solo cieco.
Mi feriva lorgoglio.
Mi feriva limmagine riflessa nello specchio.
Mi feriva essere lultimo a capire cosa vibrava nel cuore della mia casa.
Non so quale sarà il destino di questo matrimonio. Non scrivo per chiedere perdono o per addossare colpe. So solo che esistono dolori che non assomigliano a nessun altro.
Dovrei perdonare? Lei non immagina che anchio le sono stato infedele.






