Ho smesso di parlare con mio marito dopo la sua figuraccia al mio compleanno, e per la prima volta lui ha avuto davvero paura

Ho smesso di parlare con mia moglie dopo quello che ha fatto al mio compleanno e, per la prima volta in vita mia, mi sono davvero spaventato

Allora, alziamo i calici per la festeggiata! Cinquantacinque anni come si dice, “donna doro, nuova primavera, anche se nel nostro caso sembra più un passato di verdure, ma comunque fa sempre bene! la voce di Riccardo rimbombava in tutta la sala del ristorante, superando anche la musica di sottofondo.

Gli invitati, seduti lungo il tavolo imbandito, rimasero pietrificati. Qualcuno rise nervosamente per spezzare la tensione, qualcun altro abbassò gli occhi sul piatto di insalata, fingendo di cercare una oliva. Francesca, seduta capotavola nel suo nuovo abito blu notte scelto con tanta cura, sentì il sangue defluire dal volto. Il sorriso stampato sulle labbra dallinizio della serata ora era solo una smorfia dolorosa.

Riccardo, compiaciuto della sua battuta, buttò giù un bicchierino di grappa e si lasciò cadere di peso sulla sedia accanto a me, stringendomi il collo con la mano pesante e sudata.

Ma che avete tutti? La Fra ha senso dellumorismo, capisce la battuta, vero amore? mi diede una pacca sulla schiena come si fa tra amici allosteria. E poi è pure parsimoniosa, lei. Guarda qui labito quanti anni ha ormai? Tre? E sembra ancora nuovo!

Era una bugia. Labito era nuovissimo e laveva comprato con i soldi messi da parte traducendo documenti la sera tardi. Replicare in quel momento, davanti ad amici, colleghi e parenti, avrebbe voluto dire rovinare la serata. Così ho tolto lentamente il braccio di Riccardo dalla mia spalla e ho bevuto un sorso dacqua. Una morsa di gelo mi ha preso lo stomaco. Di solito avrei scherzato, magari gli avrei risposto: limportante è che tu non faccia la muffa, ma quella sera qualcosa dentro di me si è spento.

La serata è andata avanti quasi per inerzia. Riccardo beveva, diventava più sguaiato, faceva locchiolino alle giovani colleghe di Francesca, parlava a voce alta di politica e di come “le donne hanno rovinato il Paese”. Ho ringraziato per i regali, accolto i brindisi, controllato che a tavola non mancasse mai il secondo piatto, ma tutto in modo meccanico, come un automa. Nella mia testa sentivo solo silenzio. Quel silenzio che inghiottiva le battute ubriache di Riccardo.

Tornati a casa, Riccardo, tolte a fatica le scarpe, è corso in camera da letto.

Bella serata, eh ha bofonchiato slacciandosi la camicia però Giulio, il tuo capo, non mi è andato giù. Quello mi scrutava come un avvoltoio, sarà invidioso perché io almeno ho una moglie paziente Senti, Fra, portami un po dacqua, mi sto seccando!

Mi sono guardato allo specchio nellingresso: occhi stanchi, mascara sbavato. Ho tolto le scarpe con calma, le ho riposte con cura sulla scarpiera. In cucina ho preso un bicchiere dacqua solo per me, lho bevuto adagio guardando dalla finestra le luci di Viale Trastevere nel buio della notte. Poi sono andato in salotto, ho preso una coperta, un cuscino e ho preparato il divano.

Francesca, dove sei? Dammi lacqua! Riccardo urlava dalla camera.

Ho spento la luce del corridoio, mi sono sdraiato sul divano e mi sono coperto con la coperta fino al naso. La notte è scesa, ma il sonno no. Nessun pensiero di vendetta o scenate, solo una chiarezza cristallina: questa era lultima volta. Il limite era stato superato. Il bilancio, azzerato.

La mattina è iniziata senza il solito rumore del macinacaffè. Io mi svegliavo sempre mezzora prima di Riccardo per preparargli la colazione, stirargli la camicia, mettere insieme il pranzo dasporto per lufficio. Quel giorno Riccardo si è svegliato con la sveglia e col silenzio. Nessun odore duova strapazzate o caffè fumante.

Ha arrancato fino in cucina grattandosi la pancia. Io ero già seduto al tavolo, vestito, e leggevo qualcosa sul tablet. Davanti a me solo una tazza vuota.

La colazione? sbadigliò Riccardo aprendo il frigo. Pensavo ci fossero i pancake, era rimasta la ricotta.

Non ho alzato lo sguardo. Ho sfogliato la pagina, bevuto un sorso di tè ormai freddo e sono andato avanti.

Francesca! Ti parlo! Riccardo si è girato verso di me con un pezzo di salame in mano Sei diventata sorda?

Sono sceso dalla sedia, ho preso la borsa, controllato le chiavi, sono andato verso la porta.

Ehi! Dove vai? E la mia camicia blu? Non è stirata!

La porta si è chiusa. Riccardo è rimasto in cucina mutande, salame in mano, senza capire niente.

Ma chi se ne frega ha borbottato, tagliando il salame a fette sarà il solito ciclo, o sè offesa per la battuta. Tanto per stasera passa. Alle donne piace fare tragedie.

La sera, quando è tornato, la casa era buia. Io non cero. Strano, pensava. Di solito tornavo prima. Mi ha chiamato il telefono squillava a vuoto. Si è scaldato la pasta avanzata, ha guardato una serie tv e si è messo a letto, deciso a sgridarmi appena mi fossi fatta vedere.

Sono tornato mentre dormiva. Non mi ha sentito sistemarmi sul divano del salotto. Il mattino dopo, tutto come il giorno prima: niente colazione, niente buongiorno, niente pranzo pronto. Io mi preparavo in silenzio e uscivo.

Al terzo giorno Riccardo ha perso la pazienza.

Basta con questo giochino! ha ringhiato, trovandomi nel corridoio mentre mi mettevo le scarpe Ok, ho esagerato, capita! Ci siamo rilassati, abbiamo bevuto. Che sei, la regina dInghilterra? Ti chiedo scusa, va bene? Vabbè, ma almeno dimmi dovè che hai messo i miei calzini neri! Non cè più una coppia nel cassetto!

Lho guardato con calma, con lo stesso sguardo che si riserva a una macchia dumidità sulla parete. Sgradevole, ma non da morire. Mi sono voltato, ho preso lombrello e sono uscita.

Nel giro di una settimana la casa ha iniziato a cambiare. Gli abiti di Riccardo, che magicamente trovava lavati e stirati, si accumulavano in una sedia. In frigo cerano solo uova, latte, verdura; niente involtini, niente minestre, niente spezzatino. I suoi piatti restavano sporchi nel lavandino, diventando una crosta unica.

Riccardo ha provato a incaponirsi: Non li lavo, vedrai che poi lo fa lei! Ma io lavavo ogni sera la mia tazza e la mia forchetta, mangiavo, le lavavo di nuovo e le riponevo. I suoi piatti restavano lì.

Sabato ha deciso di cambiare strategia. Ha comprato una torta e un mazzo di crisantemi.

Dai Fra, smettila ha messo la torta sul tavolo dove io stavo lavorando col portatile Facciamoci una tazza di tè, sei a casa, lo vedo.

Mi sono limitato ad alzare gli occhi dallo schermo. Lo sguardo era vuoto. Ho chiuso il computer, mi sono alzato ed ho lasciato la cucina. Dopo un minuto ho sentito lo scroscio della doccia.

Riccardo, furibondo, ha buttato i fiori nel cestino.

Fai come ti pare! Pensi che senza di te non combino nulla? Ho vissuto solo per anni, quando tu mica eri nata! Manipolatrice!

Ha ordinato una pizza, si è aperto una birra e si è messo a vedere la partita a volume insopportabile. Io sono uscita dalla doccia in pigiama, sono passata davanti a lui senza degnarlo di uno sguardo, ho messo i tappi alle orecchie e mi sono sdraiata sul divano, girata verso il muro.

Così è passato un mese. Riccardo è passato dalla rabbia ai tentativi di provocare una lite, dai regali ai silenzi, fino a ignorare del tutto la mia presenza. Ma ignorare chi non ti vede più è strano: come giocare a tennis con un muro, la palla torna sempre indietro, ma al muro non gliene importa nulla.

Ha iniziato ad accorgersi di come la vita andava in pezzi: doveva stirarsi le camicie da solo, il cibo dasporto costava caro e gli dava acidità. La casa si riempiva di polvere, visto che io pulivo solo le mie zone e lui non toccava né scopa né straccio.

Ma il vero colpo è arrivato di martedì. Riccardo è rientrato prima dal lavoro, furioso per una ramanzina del capo. Aveva bisogno di sfogarsi, ma urlare nel vuoto era ridicolo. Ha aperto il sito della banca per pagare la rata della macchina un SUV nuovo a cui teneva come alla vita.

Sul sito è apparso: Fondi insufficienti.

Riccardo ha strabuzzato gli occhi. Comè possibile? Lo stipendio è stato accreditato ieri. Ha controllato i movimenti: di solito versava la sua parte sul conto comune per le bollette, la spesa, il mutuo; il resto lo spendeva per benzina e i suoi sfizi. Francesca arrotondava sempre le cifre che mancavano per coprire tutto casa, cibo, detersivi.

Adesso sul conto comune cerano esattamente i suoi soldi. Non un centesimo in più. E non bastavano a pagare la rata mensile, perché quel mese aveva speso di più per sistemare il paraurti e aveva fatto serata fuori con i soliti amici, pensando tanto Fra copre il resto.

È corso in salotto, io leggevo sul divano.

Ma che cavolo succede?! ha sbraitato, mostrandomi il telefono Perché non ci sono i soldi? Il mutuo scade domani!

Ho abbassato il libro.

E i tuoi soldi, Fra? Perché non hai versato la quota?

Sono rimasto in silenzio.

Ma parli o no? Domani mi arriva la mora, lo vuoi capire o no?

Ho sospirato, ho preso dalla scrivania il foglio che avevo preparato e glielho allungato.

Era la richiesta di separazione.

Riccardo lha letta. Le parole gli ballavano davanti agli occhi: non convivenza, rapporto coniugale interrotto.

Sei seria? la voce gli è diventata strozzata Per una battuta? Per un brindisi? Ma sei fuori, Fra? Butti via ventanni per una stupidaggine?

Ho preso un blocco e una penna, ho scritto in fretta e gli ho mostrato.

*Non è per la battuta. È perché non mi rispetti. Da troppo tempo. Lappartamento è mio, lho ereditato da mia nonna. Lauto è stata comprata insieme, ma il leasing è a tuo nome. Chiedo la divisione dei beni. Puoi tenerti la macchina, ma metà delle quote già pagate mi spettano. Vado da mamma alla casa in campagna fino alla fine della causa. Hai una settimana per trovare casa.*

Riccardo ha letto e ha sentito crollare il pavimento. Lappartamento: sì, questa trilocale nel centro di Roma lavevo ereditata ancora prima di conoscerlo. Lui era domiciliato lì, ma non aveva titolo di proprietà.

Ma dove vado? Da tua madre? Sei impazzita? Dove vuoi che vada? Con quello che guadagno cho il mutuo e devo ancora aiutare con il mantenimento di Lorenzo, il figlio del primo matrimonio. Non ce la faccio a pagare un affitto!

Lho guardato senza rabbia né trionfo. Solo stanchezza. Ho scritto ancora.

*Sei un uomo adulto, ce la farai. Dopotutto al compleanno hai detto che sono ormai decrepita. Trovatene una giovane, piena denergia. Io voglio solo un po di pace.*

Ma era una battuta! ha urlato quasi piangendo Una battuta! Lo fanno tutti! Fra, perdona il cretino vuoi che mi inginocchio?

Lha fatto davvero, inginocchiato sul tappeto, provando ad afferrarmi la mano. Mi sono scostata, ho preso la valigia e sono andata in camera a mettere in ordine i vestiti.

Lì Riccardo ha avuto veramente paura. Una paura che tagliava il fiato. E non perché stesse perdendo la moglie, ma perché stava perdendo tutto ciò su cui si era adagiato per anni. Chi avrebbe cucinato? Chi gli avrebbe ricordato i controlli dal dottore? Chi lo avrebbe ascoltato svuotarsi contro il direttore? Chi avrebbe tamponato i buchi nei conti con la propria pazienza?

Ha pensato agli amici: chissà chi di loro sarebbe disposto a ospitarlo. Nessuno. Sua madre? Una stanza piccola e cinque gatti in periferia, e un carattere impossibile.

E allora ha tentato lultima carta.

Francesca, non andare, ti prego. Parliamo, andiamo da uno psicologo… Cambio vita, smetto di bere, giuro! Mi faccio aiutare!

Non mi sono nemmeno voltata. La valigia si è chiusa con un suono secco, come uno sparo.

Rimani almeno stanotte, Fra. Domani parliamo, ti prego. Siamo una famiglia.

Mi sono girata, gli ho rivolto uno sguardo nuovo, vivo. Ma era solo compassione. Quella che si ha per un piccione ferito.

Ho digitato un messaggio sul telefono, glielho mostrato:

*Le persone che si vogliono bene non si umiliano in pubblico. Tu lo hai fatto per dieci anni, Riccardo. Pensavo fosse solo il carattere. Alla fine ho capito: è solo trascuratezza. Pensavi che non me ne sarei mai andata. Ti sei sbagliato.*

Lho superato, ho preso la valigia, ho indossato il cappotto allingresso.

Lauto non la lascio! si è difeso urlando E i soldi non te li restituisco!

Mi sono fermata sulla porta, ho infilato il trench e, per la prima volta dopo un mese, gli ho parlato con il mio tono deciso che gli gelava il sangue:

Li ridarai, Riccardo. Per via giudiziaria, e pagherai anche le spese dellavvocato. Per lui ho tenuto da parte il bonus di Natale che volevi usare per lattrezzatura da pesca. Le chiavi lasciale nella cassetta delle lettere entro domenica.

La porta si è chiusa. Il chiavistello ha scattato.

Riccardo è rimasto in piedi nelloscurità del corridoio. Un silenzio che non era solo pesante ma assordante. Poteva sentire il ronzio del frigorifero, il rubinetto che gocciolava da mesi.

Si è seduto in cucina, sulla sedia di Francesca. Sul tavolo era rimasta la carta della separazione. Ha sfiorato il timbro, la firma, la data. Era tutto vero.

Il telefono ha vibrato: Ricordiamo che domani è prevista la rata del leasing auto. Somma dovuta:

Riccardo si è coperto il volto con le mani. Per la prima volta in cinquantanni ha pianto. Non per amore, ma per la pietà di sé e la consapevolezza del disastro irreversibile causato da sé stesso.

I giorni dopo sono passati nel nulla. Ho provato a chiamare Francesca, ma il numero era bloccato. Ho chiamato mia suocera, la signora Ada, sempre stata gentile, ma mi ha gelato: Ti sei fatto il brodo, adesso mangiatelo. Non stressare Francesca, ha già la pressione alta.

Giovedì ho iniziato a fare le valigie. Mi sono accorto che, in fondo, avevo poche cose. Vestiti, la collezione di lenze, la cassetta degli attrezzi, il laptop. Tutto ciò che rendeva accogliente la casa tendaggi, quadri, vasi, coperte, piatti decorati lo aveva portato o scelto sempre Francesca. Senza di lei lappartamento sembrava una scatola di cemento vuota.

Mettendo via i calzini, ho trovato un vecchio album di foto. Una foto di dieci anni fa: eravamo al mare. Francesca rideva, mi abbracciava, io sembravo soddisfatto e orgoglioso. Allora mi amava. Quando è cambiato tutto? Quando ho smesso di vedere in lei una donna e ho iniziato a considerarla una funzione? Porta, lava, stira, zitta.

Che stupido che sono stato ho detto ad alta voce nel vuoto Che vecchio scemo.

Domenica ho portato via lultimo borsone. Ho lasciato le chiavi nella cassetta postale. Uscendo, ho guardato verso le finestre che ora erano solo di Francesca. Erano buie.

Sono salito in auto, acceso il motore. Poca benzina, il conto quasi vuoto. Non avevo altro posto dove andare che da mia madre. Mi sono immaginato di entrare nella cucina piena di fumo, sentirla dire Te lavevo detto che non era roba per te, te lavevo detto….

Ho battuto il pugno sul volante. Almeno fa male, sveglia. Ho pescato il telefono, sfogliato la rubrica: nessuno che potessi chiamare, nessuno che mi avrebbe ascoltato senza giudicare.

Ho ingranato la marcia e sono uscito lentamente dal cortile. Davanti a me cera una vita nuova, vuota, in cui dovevo imparare a cucinare, a stirare, a stare attento a quello che dicevo. Ma la cosa peggiore non era quella. La cosa più terribile era capire che avevo distrutto con le mie mani lunico posto dove venivo amato senza chiedere nulla in cambio.

E Francesca, intanto, sedeva sulla veranda della casa di sua madre, avvolta in una coperta calda, sorseggiando una tisana con la menta. Nellanimo cera vuoto, ma anche pace. Il telefono spento. Davanti a lei lignoto, tribunali e spartizione dei beni, ma almeno era sicura di farcela. Perché il peggio vivere con chi ti fa sentire sola era finito. In giardino cantava un usignolo, profumava di glicine e di libertà. Per la prima volta dopo tanto tempo, nessun odore dalcol mascherava la primavera. Ha fatto un respiro profondo e ha sorriso davvero.

La lezione? Ho imparato che la vera solitudine non è stare senza qualcuno, ma sentirsi invisibili a casa propria. Quando ti rendi conto che nessuno ha il dovere di perdonare le tue cattiverie solo perché ha condiviso con te una fetta di vita, capisci che non puoi dare tutto per scontato. E in quel momento inevitabilmente perdi tutto ciò che, da anni, pensavi fosse tuo diritto.

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