«Non ne posso più di portare tutti sulla schiena! Non ho più neanche un centesimoandate a nutrirvi come vi pare!» urla Ginevra, bloccando le carte.
Ginevra spinge la porta dellappartamento e sente subito le voci provenire dalla cucina. Suo marito, Luca, discute con la madre, Valentina Bianchi. La donna è arrivata stamattina e si è sistemata al tavolo, come al solito.
«Allora, che succede con la TV?» chiede Luca.
«È una reliquia», si lamenta la suocera. «Limmagine è sporca, il suono va e viene. Doveva essere sostituita da tempo.»
Ginevra toglie le scarpe e entra in cucina. Valentina è seduta al tavolo con una tazza di tè; Luca giocherella col suo cellulare.
«Ah, Ginevra è qui», dice Luca con un sorriso. «Stavamo proprio parlando della TV di mamma.»
«Che cosa non va?», domanda Ginevra, stanca.
«È rotta, dobbiamo comprarne una nuova», risponde Valentina Bianchi.
Luca posa il telefono e guarda la moglie.
«Sei sempre tu a pagare queste cose. Compra una TV a mamma. Non vogliamo toccare i nostri soldi.»
Ginevra si blocca, togliendo la giacca. Lui lo dice con la stessa naturalezza con cui si compra il pane.
«Nemmeno io ne ho voglia. E tu?», chiede Ginevra.
«Hai un buon lavoro, guadagni bene», replica Luca. «Io invece faccio lo stipendio più scarso.»
Ginevra aggrotta le sopracciglia, osservando Luca come a verificare se fosse serio. Lui, sicuro, mantiene la sua aria di certezza.
«Luca, non sono una banca», dice lentamente Ginevra.
«Dai, è solo una TV», la interrompe lui.
Ginevra si siede al tavolo e ricorda gli ultimi mesi. Chi ha pagato laffitto? Ginevra. Chi ha fatto la spesa? Ginevra. Le bollette? Sempre Ginevra. I farmaci di Valentina, che si lamenta continuamente per la pressione e le articolazioni? Ginevra. E il mutuo che la suocera aveva stipulato per i lavori? Dopo tre mesi la madre smise di pagare e fu Ginevra a coprire anche quello.
«Ti ricordi qualcosa?», chiede Luca.
«Mi ricordo chi ha tenuto le spese di questa famiglia negli ultimi due anni», risponde Ginevra.
Valentina interviene:
«Ginevra, sei la capo di casa; è tuo dovere. Non è difficile comprare una TV per la mamma di Luca? È una spesa per la famiglia.»
«Per la famiglia?» ribatte Ginevra. «E dove è la famiglia quando bisogna aprire il portafoglio?»
«Non è che non facciamo nulla», protesta Luca. «Io lavoro e mamma aiuta in casa.»
«Aiuta?», domanda Ginevra, sorpresa. «Valentina viene solo a prendere il tè e a parlare dei suoi mali.»
La suocera si offende.
«Parlo solo per dare consigli su come gestire una famiglia», replica.
«Consigli su come devo sostenere tutti?», ribatte Ginevra.
«E chi altro lo farebbe?», chiede Luca, sinceramente perplesso. «Tu hai un lavoro stabile e un buon reddito.»
Ginevra lo osserva attentamente. Lui crede davvero che fosse normale che sua moglie sostenesse lintera famiglia.
«E tu, cosa fai con i soldi?», interroga Ginevra.
«Li metto da parte», risponde Luca. «Nel caso.»
«Nel caso di cosa?»
«Di una crisi, di un licenziamento. Serve una scorta di sicurezza.»
«E dove è la mia scorta?»
«Hai un lavoro sicuro, non ti licenzieranno.»
Ginevra, con calma, dice: «Forse è ora che tu e tua madre decidiate da soli cosa comprare e con quale denaro.»
Luca sorride beffardo. «Perché parlare così? Tu gestisci bene i soldi. E cerchiamo già di non gravarti con spese inutili.»
«Non gravarmi?», il sangue le pompa al volto. «Luca, credi davvero di non gravarmi?»
«Non ti chiediamo di comprare qualcosa ogni giorno», difende la suocera. «Solo quando è davvero necessario.»
«Una TV è davvero necessaria?»
«Certo! Come si vive senza TV? Notizie, programmi, serie.»
«Puoi guardare tutto online.»
«Io non capisco internet», interrompe Valentina. «Mi serve una TV decente.»
Ginevra capisce che il dialogo gira a vuoto. Entrambi credono che la moglie debba provvedere a tutto, mentre stringono i propri spiccioli.
«Va bene», dice. «Dimmi quanto costa la TV che volete.»
«Puoi trovarne una buona a quattrocento euro», dice Luca, sorridendo. «Grande, con connessione internet.»
«Quattrocento euro», ripete Ginevra.
«Sì, non è molto.»
«Luca, sai quanto spendo per la nostra famiglia ogni mese?»
«Molto, probabilmente.»
«Circa ottocento euro al mese: affitto, spesa, bollette, i farmaci di tua madre, il suo mutuo.»
Luca alza le spalle. «È la famiglia, è normale.»
«E tu?»
«A volte compro latte, pane.»
«Luca, spendi al massimo sessanta euro al mese per la famiglia, e non tutti i mesi», calcola Ginevra. «E non lo metti nemmeno in un conto comune.»
«A chi serve il tuo risparmio?»
«Al tuo, al mio, al nostro futuro.»
«Allora perché il denaro è nella tua cassaforte e non in un conto condiviso?»
Luca resta in silenzio. Valentina si calma.
«Ginevra, stai sbagliando», dice infine. «Mio figlio provvede per la famiglia.»
«Con cosa?», chiede Ginevra, stupita. «Lultima volta che Luca ha comprato la spesa è stato sei mesi fa, e solo perché ero malata e gli ho chiesto di andare al supermercato.»
«Ma lavora!»
«E io lavoro. Solo che il mio stipendio finisce tutti i mesi a pagare gli altri, mentre il suo rimane per sé.»
«È così che funziona», replica Luca, incerto. «La donna gestisce la casa.»
«Gestire la casa non vuol dire portare tutti sulle spalle», ribatte Ginevra.
«E cosa proponi?», domanda Valentina.
«Che ognuno si provveda da solo», risponde Ginevra.
«Come dovrebbe funzionare?», implora la suocera. «E la famiglia?»
«La famiglia è quando tutti contribuiscono equamente, non quando uno paga per tutti.»
Luca la guarda sconcertato. «Ginevra, è strano pensare così. Siamo marito e moglie, abbiamo un bilancio comune.»
«Bilancio comune?», ride Ginevra. «Io metto soldi, tu li tieni per te.»
«Non per me, li sto risparmiando.»
«Per te, perché quando serve spendi su cose tue, non su quelle comuni.»
«Come lo sai?»
«Lo sento. Ora tua madre ha bisogno di una TV. Hai quattrocento euro messi da parte. La compri per lei?»
Luca esita. «Beh è il mio risparmio.»
«Esattamente, è il tuo.»
Valentina tenta di ribaltare la situazione:
«Ginevra, non dovresti parlare così a tuo marito. Luomo deve sentirsi capofamiglia.»
«E il capofamiglia deve supportare la famiglia, non vivere alle spalle della moglie.»
«Luca non vive alle mie spalle!», protesta la suocera.
«Sì, lo fa. Negli ultimi due anni ho pagato affitto, bollette, farmaci, il mutuo di tua madre. Luca ha risparmiato per i suoi bisogni personali.»
«È solo temporaneo», cerca di giustificarsi Luca. «Cè una crisi, i tempi sono duri.»
«Siamo in crisi da tre anni. E ogni mese sposti più spese su di me.»
«Non le sposto, chiedo aiuto.»
«Aiuto? Hai pagato laffitto negli ultimi sei mesi?»
«No, ma»
«Hai fatto la spesa?»
«A volte.»
«Un litro di latte al mese non è spesa di famiglia.»
«Ok, non lho fatto. Ma lavoro e porto soldi a casa.»
«Li porti a casa e li nascondi nel tuo conto.»
«Non li nascondo, li risparmo per il futuro.»
«Per il tuo futuro.»
Valentina interrompe: «Che ti è preso, Ginevra? Non ti lamentavi prima.»
« Credevo fosse temporaneo, che Luca avrebbe iniziato a contribuire.»
«E ora?»
«Ora capisco di essere usata come una mucca da latte.»
«Come osi!», esplode Luca.
«Cosè? Un regalo? La TV è una necessità!»
«Se tua madre ha bisogno, la compri con la sua pensione, o con i tuoi risparmi.»
«Ma la sua pensione è poca!»
«E il mio stipendio è di gomma, si allunga allinfinito?»
«Puoi permettertela, ma non voglio.»
Il silenzio cala. Luca e Valentina si scambiano sguardi.
«Cosa intendi per non voglio?», domanda Luca a bassa voce.
«Che sono stanca di sostenere da sola la famiglia.»
«Ma siamo una famiglia, dobbiamo aiutarci.»
«Aiutarci, non far sì che uno faccia tutto.»
Ginevra si alza dal tavolo, consapevole di essere vista come una macchina di soldi.
«Dove vai?», chiede Luca.
«A sistemare le cose.»
Senza parole, apre lapp bancaria sul cellulare, bloccando la carta condivisa. Poi trasferisce tutti i suoi risparmi in un conto nuovo, aperto un mese prima, dove né Luca né Valentina possono accedere.
«Che fai?», chiede Luca, preoccupato.
«Gestisco la finanza», risponde bruscamente Ginevra.
Luca tenta di vedere lo schermo, ma lei lo gira via. Dopo cinque minuti, tutti i fondi sono nel suo conto personale.
«Che succede?», insiste Luca, allarmato.
«Quel che doveva accadere da tempo», dice Ginevra.
Nel frattempo Valentina si alza, furiosa.
«Che hai fatto? Ci resteremo senza soldi!»
«Rimarrete con i soldi che guadagnate da soli», risponde Ginevra.
«Cosa vuoi dire, da soli? E la nostra famiglia? Il bilancio comune?», urla la suocera.
«Non abbiamo mai avuto un bilancio comune. Era solo il mio, da cui tutti attingevano.»
«Sei pazza! Siamo una famiglia!»
Ginevra, con voce ferma: «Da oggi viviamo separati. Non devo più pagare i tuoi capricci.»
«Capricci? Sono spese necessarie!»
«Una TV da quattrocento euro è una spesa necessaria?»
«Per mamma sì!»
«Allora che la compri con la sua pensione, o tu con i tuoi risparmi.»
Valentina corre da Luca: «Perché non intervieni? Metti a posto tua moglie!»
Luca balbetta, evitando lo sguardo di Ginevra. Sa che ha ragione, ma non vuole ammetterlo.
«Ginevra, pensi davvero che debba sostenere tutta la tua famiglia?»
«Sì, noi due siamo una coppia, una partnership. Non un caso in cui uno sostiene tutti gli altri.»
«Il mio stipendio è più piccolo!»
«Il tuo stipendio è più piccolo, ma i tuoi risparmi sono più grandi perché li spendi solo per te.»
Luca rimane muto. Valentina cambia tattica.
«Ginevra, parliamo con calma. Sei sempre stata una donna gentile, sempre pronta ad aiutare.»
«Ho aiutato finché non ho capito di essere sfruttata.»
«Non sei sfruttata, sei apprezzata!»
«Apprezzata per cosa? Per pagare tutte le bollette?»
«Per sostenere la famiglia.»
«Io non sostengo una famiglia. Sostengo due adulti che possono guadagnare da soli.»
Il mattino dopo Ginevra va in banca e apre un conto separato a suo nome. Stampa gli estratti degli ultimi due anni, che mostrano come tutti i pagamenti affitto, spesa, bollette, farmaci, mutuo della suocera fossero a suo carico.
Torna a casa, prende una valigia grande e inizia a impacchettare le cose di Luca: camicie, pantaloni, calzini, tutto ordinatamente.
«Che fai?», chiede Luca, rientrato dal lavoro.
«Impacchettare le tue cose.»
«Perché?»
«Perché non abiti più qui.»
«Come così? Questo è il mio appartamento anche!»
«Lappartamento è intestato a me. Decido chi vi abita.»
«Ma noi siamo marito e moglie!»
«Per ora sì. Non per molto.»
Ginevra spinge la valigia nel corridoio e porge le chiavi.
«Le chiavi.»
«Quali chiavi?»
«Quelle dellappartamento, tutte le copie.»
«Sei seria?»
«Assolutamente.»
Luca, riluttante, le porge le chiavi, controllando di avere sia il set principale che quello di riserva.
«Tua madre ha le chiavi?»
«Sì, a volte entra.»
«Chiamala, falla tornare le chiavi.»
«Perché?»
«Perché Valentina non ha più il diritto di entrare nel mio appartamento.»
Unora dopo Valentina arriva. La valigia nel corridoio le fa capire la gravità della situazione.
«Che significa tutto questo?», domanda, dura.
«Significa che tuo figlio se ne va.»
«Dove? Qui è casa sua!»
«Qui è casa mia. E non voglio più sostenere chi vive a spese altrui.»
«Come osi!», esplode la suocera.
«Oseo. Restituisci le chiavi.»
«Quali chiavi?»
«Quelle dellappartamento. So che ne hai una copia.»
«Non le restituisco!»
«Allora chiamerò la polizia.»
Valentina alza la voce, lamentandosi che Ginevra sta distruggendo la famiglia, che non si deve trattare così i parenti, che lha sempre considerata una brava nuora.
«La brava nuora è sparita», dice Ginevra, calma, e chiama la polizia.
«Buongiorno, abbiamo bisogno di aiuto. Una ex famiglia rifiuta di restituire le chiavi del mio appartamento e vuole restare qui.»
Mezzora dopo arrivano due agenti. Verificano la documentazione dellappartamento.
«Signora», dicono a Valentina, «restituisca le chiavi e lasci lappartamento.»
«Ma mio figlio vive qui!»
«Il suo figlio non è proprietario, non ha diritto di disporne.»
Con i testimoni presenti, Valentina getta le chiavi a terra, furiosa.
«Ne pentirete», urla mentre se ne va. «Finirete sole!Ginevra chiuse la porta, sentendo per la prima volta il silenzio del suo cuore libero.



