Ho trovato il diario di mia madre. Leggendolo, ho capito perché per tutta la vita mi ha trattato in modo diverso rispetto ai miei fratelli.

Ho trovato il diario di mia madre. Leggendolo, ho capito perché per tutta la vita mi ha trattata in modo diverso rispetto ai miei fratelli.

Fin da piccola ho sentito che qualcosa non quadrava. Mi sentivo una tessera fuori posto nel mosaico della nostra famiglia. Mio fratello maggiore, Luca, e la sorella minore, Alessandra, sembravano incastrarsi perfettamente nel cuore di nostra madre, Maria. Per loro c’era sempre una parola dolce, una pazienza infinita, una cura costante.

A me, invece, è stato riservato un freddo distacco che ha ferito il mio animo fin da bambina. Non ho mai saputo il perché, così ho cercato di dare a quel vuoto mille spiegazioni.

Forse non avevo soddisfatto le sue aspettative? Forse avevo sbagliato qualcosa? Domande che mi hanno accompagnato per tutta la vita, fino al giorno in cui ho scoperto qualcosa che ha stravolto per sempre il mio modo di vedere la famiglia.

Mia madre è morta qualche mese fa, a Roma. Solo adesso ho trovato la forza di sistemare le sue cose. Luca e Alessandra si sono occupati dei documenti e delle pratiche legali; io ho preso su di me la parte più difficile: setacciare gli oggetti personali che nessuno osava toccare.

Il guardaroba era colmo di vecchi vestiti ancora impregnati del profumo che Maria usava. Con il cuore in gola accarezzavo i tessuti, ricordando le fredde serate dellinfanzia quando desideravo la sua vicinanza, ma ricevevo solo uno sguardo distante e un silenzioso: Adesso non ho tempo.

Nel fondo di un cassetto ho scoperto qualcosa che non avrei mai immaginato: un vecchio taccuino impolverato, legato con un nastro. Lho aperto con trepidazione, sentendo il battito del cuore accelerare. Sulla prima pagina cera solo il nome della madre, Maria, e lanno 1978, lanno della mia nascita.

Le prime pagine raccoglievano sogni giovanili e annotazioni banali della vita quotidiana. Le leggevo con un misto di tristezza e curiosità. Quando sono arrivata ai fogli dautunno, ho sentito il mondo capovolgersi sotto i miei piedi.

Oggi ho detto a Gianni di essere incinta. È rimasto in silenzio per un attimo, poi ha sputato: Non posso, Maria. Hai capito che ho una famiglia. Non ti ho mai promesso nulla. È scappato, lasciandomi sola sulla panchina del parco. Ho creduto di morire dal dolore. Come potrò dirlo a mio marito? Come potrò dirlo ai miei figli?

Continuavo a leggere, sempre più devastata. Ogni voce mi svelava una verità che, inconsciamente, avevo temuto per tutta la vita. Il padre che conoscevo non era il mio vero padre biologico. Luomo che Maria amava senza corrispondenza laveva abbandonata, lasciandola sola. Il suo matrimonio, sebbene fosse sopravvissuto, era già segnato dalla mia nascita.

Ho dato alla luce una bambina. Quando la guardo, vedo il suo volto. Non so se riuscirò mai ad amarla come gli altri figli. È la prova vivente della mia debolezza, del mio vergogna. Ogni sguardo su di lei è una pugnalata.

Ho letto quella frase più volte, senza riuscire a trattenere le lacrime. Solo ora ho compreso perché Maria mi fosse sempre sembrata diversa. Ero il promemoria inconscio del suo più grande errore di vita, dellamore non corrisposto che non laveva mai potuta superare. Non era capace di separare il dolore dal bambino che aveva partorito.

Sono rimasta lì, nella sua stanza, con il taccuino sulle ginocchia, piangendo per il destino nostro e suo. Sentivo rabbia, rassegnazione, tristezza, ma soprattutto unenorme perdita: tutti quegli anni in cui, invece di amore, avevo ricevuto solo indifferenza. Eppure, per la prima volta, ho provato compassione per lei. Quanto deve aver sofferto a tenere quel segreto per così tanto tempo?

Nei giorni seguenti ho iniziato a guardare la mia vita con occhi nuovi. Avevo sempre temuto il rifiuto, non credevo di meritare affetto ora capivo il perché. La mia stessa madre portava dentro di sé un rancore che ha trasferito su di me, anche senza rendersene conto. Questa scoperta mi ha costretto a riflettere su chi fossi davvero la figlia non voluta o la donna capace, nonostante tutto, di amare?

Ho deciso di parlare con i miei fratelli. Ho raccontato loro del diario. Sono rimasti sconvolti. Luca mi ha stretto forte, Alessandra ha pianto a lungo. Hanno ammesso di aver sempre avvertito che venivo trattata diversamente, senza però riuscire a dare un nome a quel sentimento. Il loro amore per me non è mutato, anzi, sembra essere diventato più forte.

Oggi, sebbene le ferite siano ancora fresche, non mi tormenta più la domanda perché?. So che Maria non è mai riuscita a superare il suo trauma. Lho perdonata, perché comprendo quanto sia difficile portare un segreto che sanguina ancora. Ho deciso di non lasciare che il passato definisca il resto della mia vita. Ho iniziato una terapia, cerco di ricostruire il mio valore, di imparare ad amarmi, qualcosa che non ho mai provato prima.

Perché, anche se sono nata da un errore altrui, la mia vita ha lo stesso valore di quella di chiunque altro. Ho il diritto di essere felice, di accettarmi e di amare, proprio come una madre avrebbe dovuto fare con me.

Forse, ora che conosco la verità, potrò davvero vivere senza paura, senza vergogna, in armonia con me stessa.

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