Mamma, perché sei sempre così?! la voce di Cettina tremava sul filo. È sempre la stessa cosa!
Cettinella, voglio solo aiutarti! la madre singhiozzava al telefono. Lorenzo è un uomo buono, perché lo turbi?
Non lo turbo! Ho solo chiesto di non lasciare le calze sporche sul pavimento! È una cosa banale!
Ah, tesoro, esageri! Gli uomini sono così, devi abituarti! Anche mio padre…
Mamma, basta parlare del nonno! Non voglio sentire che la donna deve sopportare tutto! Deve, deve! E luomo, che deve fare?!
Cettina strinse il telefono allorecchio, girava per lappartamento a passo di cerchio. Lorenzo era partito per una trasferta la mattina, e lei sperava di trascorrere la giornata in tranquillità, ma la madre, come al solito, trovò il pretesto per chiamare e dare lezioni di vita.
Luomo deve guadagnare, la donna deve tenere la casa, diceva la madre con tono didattico. Io ho passato tutta la vita a pulire per il tuo padre, e siamo ancora qui, sani e salvi.
Mamma, anchio lavoro! Tutto il giorno! E guadagno quanto Lorenzo! Perché dovrei pulire anche per lui, come se fosse un bambino?!
Perché sei moglie. È il nostro ruolo. Cettinella, non fare la scontrosa con la vecchietta. Ti voglio bene.
Cettina espirò, si prese la punta del naso tra le dita.
Lo so, mamma. Sono solo stanca. Molto stanca.
Allora riposati. Metti da parte le pulizie, sdraiati.
Non posso. È un disordine che fa male agli occhi.
Si salutarono, e Cettina lasciò cadere il telefono sul divano. Guardò intorno. Lappartamento richiedeva davvero una pulizia. Prima di partire Lorenzo aveva lasciato un vero caos: vestiti sparsi, una montagna di piatti non lavati in cucina, nella stanza da bagno gli accessori da rasatura sparsi sul lavandino.
Cettina arrotolò le maniche, prese uno straccio. Iniziò dalla cucina, lavando metodicamente piatti, tazze e padelle. Poi spazzò i tavoli, aspirò il tappeto. Verso sera arrivò in camera da letto.
Il letto era disfatto, le lenzuola spiegazzate, i cuscini a terra. Cettina iniziò a staccare le lenzuola per mandarle in lavatrice. Lorenzo dormiva sempre agitato, si girava, spazzava via la coperta. Lei era abituata.
Mentre tirava fuori la lenzuola, qualcosa si impigliò. Cettina si inginocchiò e guardò sotto il letto. In un angolo polveroso cera una scatola di cartone, quella che un tempo conteneva scarpe, incollata con del nastro adesivo.
La tirò fuori, la scrollò della polvere. Era pesante, dentro cera qualcosa che frusciava. Sulla copertina non cerano scritte.
Che cosè? mormorò a sé stessa.
Non ricordava quella scatola. Non laveva mai vista. Lorenzo non aveva mai detto di tenere qualcosa sotto il letto. La curiosità ebbe la meglio.
Ruppe il nastro, aprì il coperchio. Dentro cerano vestiti femminili. Una blusa rosa pallido con colletto di pizzo. Una sciarpa di seta blu con disegni. Guanti di pelle marrone scuro. Un taccuino rilegato in cuoio. Un flacone di profumo antico, con etichetta consumata.
Cettina prese la blusa, la aprì. La taglia non era la sua. Lei vestiva una 44, quella sembrava una 48 o 50. Lo stile non era il suo Cettina preferiva camicie nette e vestiti da ufficio. Quella era un capo daltri tempi, con volant e ricami.
Aprì il flacone. Lodore fu un colpo di pistola: dolce, orientale, pesante. Mai usato profumi così; Cettina prediligeva fragranze floreali leggere.
Il cuore accelerò. Vestiti di unaltra donna, sotto il letto di suo marito.
Sfogliò il taccuino. Sulla prima pagina, con una calligrafia chiaramente femminile, cera scritto: «Diario di Marina».
Marina? Cettina girò le pagine. Le annotazioni erano brevi, frammentarie, datate. Lultima risaliva al 15 marzo. Guardò il calendario. Erano passati otto mesi.
«Oggi non ha chiamato ancora. Prometteva, ma non ha chiamato. Io aspetto, lui tace. Fa male.»
Girò indietro.
«Ci siamo incontrati al bar. Ha parlato del futuro, di come tutto cambierà presto. Credo a lui. Voglio credere.»
Unaltra nota, una settimana prima:
«Mi ha regalato questa sciarpa. Ha detto che il blu mi sta bene. Sono felice.»
Cettina chiuse il taccuino, lo rimise nella scatola. Le mani tremavano. Il pensiero di Lorenzo la travolgeva. Unaltra donna, Marina.
Prese il telefono e compose il numero di Lorenzo. Lignava a lungo. Lorenzo non rispondeva. Chiamò di nuovo, e di nuovo, e di nuovo. Alla quinta suonata rispose.
Pronto? Cett, che succede? la voce era assonnata, irritata.
Chi è Marina?! scoppiò Cettina.
Silenzio, prolungato, denso.
Che? chiese Lorenzo.
Marina! Chi è? Ho trovato una scatola sotto il letto! Con i suoi vestiti! Con il diario!
Unaltra pausa. Poi un sospiro pesante.
Cettina, non posso parlare adesso, disse a bassa voce. Torno domani, ne parleremo.
No! Adesso! Spiegami adesso!
Non al telefono. Domani, chiuse la chiamata.
Cettina fissò lo schermo, incredula. Lui aveva premuto riaggancia. Chiamò di nuovo: numero non disponibile. Lorenzo aveva spento il cellulare.
Crollò sul letto, si coprì il volto con le mani. Lacrime ardenti le inondarono le guance. Lorenzo la tradiva. Tutto quel tempo, mentre vivevano insieme, aveva frequentato una certa Marina, le dava regali, la portava al bar, prometteva un futuro.
Piangeva finché le lacrime non si asciugarono. Poi si alzò, si lavò il viso con acqua fredda, si guardò allo specchio. Un volto pallido, occhi rossi gonfi, capelli in disordine. Uno spettacolo patetico.
Ritornò in camera, prese di nuovo la scatola, passò al setaccio gli oggetti. La blusa, la sciarpa, i guanti, il profumo, il diario. Tutto logoro, consumato dalluso. La blusa era scolorita sulle spalle, i guanti consumati alle dita.
Riaprì il diario, lo lesse di fila. Molte pagine, iniziavano tre anni fa. Prima nota:
«Lho incontrato al parco. Abbiamo parlato di libri. È intelligente, colto. Mi è piaciuto.»
Tre anni fa. Cettina e Lorenzo erano sposati da cinque anni a quel punto. Quindi lui laveva tradita quasi per tutta la loro vita coniugale.
Continuò a leggere. Le note erano dolci, ingenue. Marina amava Lorenzo con tutto il cuore. Scriveva di ogni incontro, di ogni parola, di speranze e sogni. Lui le prometteva presto, dopo, quando avremo tempo.
Le ultime pagine erano cupe.
«Mi chiama sempre meno. Dice di essere occupato, stanco, problemi al lavoro. Lo capisco, ma mi fa male. Voglio stare accanto, ma non mi lascia entrare nella sua vita.»
«Oggi non è venuta allappuntamento. Ho aspettato due ore. Ha scritto che ha dimenticato un impegno urgente. Ha dimenticato di me.»
«Sono stanca di aspettare. Stanca di credere. Forse è ora di lasciarlo. Ma come?»
Poi la penna si fermò. Lultima nota era quella del 15 marzo, quella che Cettina aveva già letto.
Chiuse il diario, lo rimise nella scatola, si sedette sul pavimento, appoggiando la schiena al letto. Che fare? Divorziare? Litigare? Perdonare? Non sapeva. Rimase lì, avvolta dalle ginocchia, a fissare un punto immobile.
La notte trascorse insonne. Si girava, si alzava, percorreva lappartamento, si sdraiava di nuovo. Allalba la testa pulsava, gli occhi si incollavano.
Lorenzo tornò a mezzogiorno. Aprì la porta con le sue chiavi, entrò, scaricò la borsa nel corridoio. Cettina era in cucina, a bere un caffè. La scatola era sul tavolo.
Ciao, disse Lorenzo a bassa voce.
Cettina non rispose. Lo fissò.
Lorenzo si avvicinò, si sedette di fronte a lei, guardò la scatola.
Lhai letta? indicò il diario.
Lho letta.
Tutto?
Tutto.
Lorenzo si passò una mano sul viso, sospirò.
Cettina, non è quello che pensi.
E cosa penso? Che mi abbia tradito per tre anni? Che abbia frequentato una Marina, promettendole un futuro, mentre viveva con me?
No, non è stato un tradimento.
Allora cosè?! alzò la voce. Unamicizia? Un incontro casuale?!
Marina è la mia prima moglie, esalò Lorenzo.
Cettina rimase immobile. La tazza le scivolò dalle mani, il caffè si rovesciò sul tavolo.
Cosa? sussurrò.
La prima moglie. Ci siamo sposati quando avevo ventuno anni; lei aveva diciannove. Abbiamo vissuto insieme un anno, poi divorziamo.
Non mi hai mai detto che eri già sposato! balzò in piedi. Mai! Quando ti chiedevo, dicevi di no!
Perché era doloroso. Molto doloroso, abbassò la testa Lorenzo. Marina era malata. Loncologia. Ci siamo separati perché non voleva che la sprecassi la vita. Ha detto di cercare unaltra, di essere felice, di curarsi da sola.
Cettina non riusciva a parlare. Lorenzo proseguì:
Non volevo divorziare. Giuravo di restare al suo fianco, di attraversare tutto insieme. Ma lei volle il divorzio, lo presentò lei, io non ebbi il tempo di fare nulla. Ci siamo lasciati, io sono andato via, lei è rimasta.
E poi? Cettina si sedette di nuovo.
Ho provato a ricostruire la vita. Lavoravo, uscivo con ragazze, ma nulla era giusto. Dopo qualche anno ti ho incontrata, mi sono innamorato, mi sono sposato, pensavo di dimenticare.
Ma non lho dimenticata, concluse Cettina.
Non lho dimenticata, confermò Lorenzo. Marina è ricontattata tre anni fa. Mi ha scritto per vedersi. Sono andato da lei. La malattia era andata via, i medici davano buone prospettive. Era più anziana, gli occhi pieni di tristezza…
Lorenzo fermò, inghiottì.
Ci siamo riveduti. Solo per un caffè, una passeggiata. Ha raccontato della cura, della paura, della solitudine. Io non le ho detto che ero sposato. Avevo paura di ferirla.
Perciò scriveva nel diario, sperando in un futuro con te, Cettina sorrise amaramente. Pensava che saresti tornato da lei.
Sì, Lorenzo annuò. Non le ho mentito di amore fisico. Non cè stato nulla di corporeo.
Ma emotivamente sei stato con lei, Cettina sentì le lacrime tornare. Lhai amata.
Lho amata. Lho amata. È stata parte della mia vita, della mia storia. Ma ti amo anchio, in modo diverso, ma ti amo, allungò la mano verso di lei, ma Cettina la ritirò.
Cosè successo adesso? Perché il diario si è fermato? chiese.
Lorenzo rimase in silenzio, poi con voce quasi flebile:
È morta. Otto mesi fa. La malattia è tornata. I medici non hanno potuto fare nulla. È stato tutto molto veloce.
Cettina coprì il volto con le mani. Non riusciva a comprendere. Lorenzo aveva sostenuto una ex malata, le aveva dato speranza, mentre viveva con lei, Cettina, nella stessa stanza, dicendo ti amo.
Perché non me lhai detto? chiedeva tra i singhiozzi. Perché hai taciuto?
Perché avevo paura. Paura che mi avresti lasciato, che avresti capito che era sbagliato. Sapevo di ingannare entrambe, ma non potevo lasciarla sola. E non potevo perderti.
Quindi hai scelto linganno, disse Cettina, alzandosi. Ingannare me, ingannare lei. Giocare a doppio gioco.
Non ho giocato! Ho cercato di salvare qualcosa! Lorenzo si alzò di scatto. Marina era destinata a morire, lo sapevo! I medici dicevano un anno al più! Volevo che quellanno lo trascorresse con qualcuno accanto, con speranza!
A spese mie?! gridò Cettina. Le hai dato speranza, a me menzogne! Tre anni di bugie! Mi dicevi che eri in trasferta, che lavoravi tardi, mentre eri con lei!
Non ero sempre con lei! Solo qualche ora alla settimana!
Ma pensavi a lei! Lamavi! E a me ti venivi come opzione di riserva!
Non sono unopzione! Lorenzo la afferrò alle spalle. Sei mia moglie! Ti ho scelto! Il matrimonio è con te! Marina è solo un passato!
Un passato che tenevi in una scatola sotto il letto! sbottò Cettina. Un passato che non hai voluto lasciare andare!
Rimasero lì, il respiro affannoso, gli occhi fissi luno nellaltro.
Non so cosa dire, alla fine ammise Lorenzo. Ho sbagliato. Dovevo dirti tutto subito. Mi sono spaventato. E ora ho perso la tua fiducia. Ti prego, perdonami, se puoi.
Cettina si avvicinò al tavolo, prese la scatola.
Perché la tieni? chiese. Se è morta, a che serve?
È tutto ciò che mi resta di lei, rispose Lorenzo, guardando la scatola. Quando è morta, ho preso quello che potevo dalla sua casa: la blusa che le avevo regalato, la sciarpa, i guanti, il profumo, il diario che voleva che lo leggessi. Non potevo buttarlo via. Lho nascosto sotto il letto, per non farti trovare.
Ma lho trovato, disse Cettina, posando la scatola sul tavolo. E ora non so che farne.
Cosa vorresti fare? chiese piano Lorenzo.
Cettina rimase in silenzio un lungo istante, poi rispose:
Voglio tempo. Pensare. Capire se posso ancora fidarmi di te. Se posso vivere con un uomo che mi ha mentito per tre anni.
Cettina, guardando la scatola ancora chiusa, decise di portarla al cimitero il giorno successivo, dove avrebbe seppellito quel pesante segreto e iniziato, finalmente, a ricostruire la propria vita.






