« Ho trovato una bambina abbandonata sul molo di Portofino dopo una tempesta, senza memoria del suo passato, e l’ho cresciuta come mia figlia. Quindici anni dopo, una misteriosa nave è approdata con una donna che diceva di essere sua madre. »

Il vento salato accarezzava i capelli di Fiammetta mentre lei, strizzando gli occhi contro il sole, dava un altro colpo di pennello sulla tela.

L’azzurro si fondeva nel viola, creando quella sfumatura unica del mare al tramontocosì vicina eppure impossibile da afferrare, come cercare di tenere la luce tra le mani.

Aveva vent’anni, ma il mare rimaneva un enigmaun richiamo che la ispirava e la tormentava.

Ludovica si avvicinò alle sue spalle, silenziosa come un’ombra, e appoggiò il mento sulla spalla della figlia, respirando l’odore familiare della pittura mischiato a quello del sale. Sapeva di albicocche mature e di focolare domestico.

È troppo scuro, disse con dolcezza, senza rimprovero, solo un’affettuosa preoccupazione. Il mare oggi è calmo.

Fiammetta sorrise senza distogliere lo sguardo dalla tela.

Non sto dipingendo il mare. Sto dipingendo il suono che aveva nei miei sogni.

Ludovica le accarezzò i capelli. Quindici anni erano passati da quel giorno in cui lei e Marcello avevano trovato una bambina sulla spiaggiabagnata, spaventata, con occhi come il riflesso di un temporale. Una bambina che non ricordava il suo nome, né il passato, né come fosse finita lì, rigettata dalle onde come un pezzo di legno.

L’avevano chiamata Fiammetta. Quel nome si era radicato, diventato parte di lei.

Avevano aspettato. Una settimana, un mese, un anno. Annunci sui giornali, avvisato i carabinieri, chiesto a tutti. Ma nessuno cercava una bambina dai capelli dorati e dagli occhi di tempesta.

Era come se il mare l’avesse dimenticata lì.

Tu padre è tornato con il pesce, disse Ludovica indicando la casa. Dice che le triglie sono saltate da sole nelle reti.

Marcello era già alla griglia, la sua risata allegra risuonava nel cortile. Amava Fiammettanon solo come una figlia, ma come un dono che il mare gli aveva restituito dopo avergli rubato un sogno d’infanzia.

La loro vita scorreva tranquilla, come un ruscello tra le rocce. L’estate era giardinaggio, cene in terrazza al suono delle cicale. L’inverno, rammendare le reti, scaldarsi al caminetto, ascoltare Fiammetta leggere ad alta voce, portandoli in mondi lontani.

C’erano anche litigiper i fiori dimenticati, per un giovane dottore dell’ospedale, per futuri immaginati diversamente. Marcello voleva che restasse vicina, Ludovica metteva da parte soldi di nascosto per l’Accademia di Belle Arti. Sapeva che il talento di Fiammetta non poteva rimanere confinato in un paesino.

Ma ogni tensione si scioglieva quando si riunivano a tavola.

Fiammetta posò il pennello e si voltò verso la madre.

Mamma ti sei mai pentita?

Ludovica la guardò a lungo. Nei suoi occhi c’era ancora la paura dei primi giorni e un amore infinito.

Neanche un secondo, tesoro mio. Neanche uno.

La strinse forte, respirando l’odore della pittura e del sale. In quel momento, le sembrò che tutto il loro mondola casa, il giardino, quella figliafosse fragile come un dipinto. E si sentì pronta a proteggerlo da qualunque tempesta.

L’idea del concorso «Talenti della nostra costa» era venuta a Marcello. Aveva battuto un dito sull’annuncio del giornale:

Ecco, Fiammetta. Questa è la tua occasione. Mostra loro cosa sai fare.

All’inizio, Fiammetta aveva rifiutato. Esporre i propri sentimenti era come spogliarsi davanti a tutti. Ma Ludovica l’aveva guardata con speranza negli occhi.

Prova. Solo per noi.

E Fiammetta aveva ceduto.

Non uscì dal suo studio per una settimana. Poi, nel cuore della notte, l’ispirazione arrivò.

Non avrebbe dipinto ciò che vedeva. Avrebbe dipinto ciò che sentiva.

Due paia di mani. I palmi callosi di Marcello che tenevano una conchiglia. E le mani morbide di Ludovica, a proteggerla.

Il quadro si intitolava «Il Rifugio».

Vinse il primo premio. All’unanimità.

Il giornale locale pubblicò una foto: Fiammetta, timida ma raggiante, accanto alla sua opera. Il giornalista lodava il suo talento e accennava alla sua storiaquella della bambina trovata sulla spiaggia, adottata da un pescatore e sua moglie.

Tutto il paese festeggiò.

Ma poche settimane dopo, Fiammetta iniziò a notare cose strane. Un’auto lussuosa che passava lentamente davanti a casa. Quella sensazione di essere osservata mentre dipingeva sulla scogliera. Poi, una sera, trovò Ludovica sul porticopallida, tremante, con una busta senza mittente tra le mani.

È per te, sussurrò.

Fiammetta aprì la busta. Dentro, un foglio profumato di gelsomino, con una scrittura elegante:

«Ciao. Il tuo nome è Fiammetta, ma alla nascita tuo padre e io ti avevamo chiamata Alessia. Mi chiamo Isabella. Sono tua madre.»

Rilesse la frase. Ancora e ancora. Le lettere si sfocavano. Il petto le si strinse.

Alzò gli occhi verso Ludovica e vi trovò lo stesso terrore.

La lettera raccontava una storia assurda: uno yacht, una tempesta, un colpo alla testa. Fiammetta era stata ritrovata due giorni dopo. Trauma, coma, amnesia. La memoria era tornata a pezzi. Le ricerche erano durate annifinché un assistente non suggerì di controllare gli archivi dei giornali locali.

Così avevano trovato l’articolo sul concorso.

«Non voglio sconvolgere la tua vita. Voglio solo vederti. Sapere che sei viva. Che sei felice. Ti aspetterò tra tre giorni, a mezzogiorno, sul tuo molo. Se non verrai, me ne andrò. Per sempre.»

Quando Marcello rientrò, trovò due donne pallide e una lettera spiegazzata.

La lesse, la gettò a terra.

Nessuno va da nessuna parte! gridò. Quindici anni! E adesso che è famosa, si ricorda? Vuole reclamare un’eredità?

Marcello, calmati, disse Ludovica, anche se il cuore le batteva forte.

Ci andrò, disse Fiammetta con voce ferma. Devo andarci.

Il giorno stabilito, si recarono tutti e tre al molo. Una lancia si avvicinò allo yacht. Ne scese una donnaalta, elegante, in tailleur bianco. I suoi occhi, così simili a quelli di Fiammetta, erano pieni di lacrime.

Alessia, sussurrò.

Fiammetta rimase immobile. Sentì la mano di Marcello sulla spalla. Quella di Ludovica sulla schiena.

Buongiorno, riuscì a dire. Mi chiamo Fiammetta.

La conversazione fu esitante. Isabella mostrò foto: un padre sorridente, lei incinta, una bambina tra le braccia. Alessia. Un intero mondo sconosciuto minacciava di crollare.

Non ti chiedo di venire con me, disse Isabella. Ma tu sei tutto ciò che mi resta. Voglio starti vicino. Aiutarti negli studi. Mostrarti il mondo che ti è mancato.

Marcello serrò i pugni.

Non ha bisogno dei tuoi soldi! Ha una casa! Ha noi!

Pap

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« Ho trovato una bambina abbandonata sul molo di Portofino dopo una tempesta, senza memoria del suo passato, e l’ho cresciuta come mia figlia. Quindici anni dopo, una misteriosa nave è approdata con una donna che diceva di essere sua madre. »