Ho una figlia di cinque anni e, come succede a tutti i bambini, ha già un armadio pieno di vestiti c…

Ho una figlia di cinque anni e, come succede con tutti i bambini, ormai ha accumulato tanti vestiti che non le stanno più. Abitini quasi nuovi, giacche, scarpe, completini messi solo un paio di volte, perché si cresce così in fretta che la moda non fa in tempo a stancare. Io non sono il tipo che conserva vestiti per ricordo. Così, una domenica mattina, in quella luce morbida e irreale dei sogni, mi sono seduta davanti allarmadio, tirando fuori ogni capo, passando le dita tra le stoffe come se cercassi significati nascosti nei sogni sbagliati. Ho fatto una pila precisa di tutto ciò che era ancora in condizioni perfette. Ho buttato via molto macchie come piccole lune, strappi, indumenti logorati nei punti dove la vita sfrega di più. Non regalo mai quello che neanche io vorrei ricevere, questo è chiaro.

Mi è venuto in mente mia nipote, figlia di mia cognata si chiama Fiorenza, un nome che sembra già sospeso in un altro mondo. Lei sta per compiere quattro anni e indossa sempre abiti molto semplici, spesso gli stessi, non perché stiano in difficoltà, ma perché mia cognata, Donatella, dà poca importanza a queste cose. Non ho detto nulla, come spesso succede nei sogni quando le parole si fermano in bocca. Ho soltanto preparato un sacco bello pieno di vestitini, quasi nuovi, un giacchino che la mia bambina ha indossato solo due volte, qualche paio di scarpe ancora lucide come specchi, completi colorati e leggeri. Niente vestiti vecchi, niente cose da poco. Ho lavato tutto, piegato come se ogni piega fosse una preghiera e ho dato il sacco a Donatella con un sorriso che sapeva di primavera irreale. Le ho detto:
Guarda, alla mia piccola non stanno più, ma penso che sarebbero perfetti per Fiorenza.

Donatella ha sorriso, ha ringraziato, e io mi sono svegliata felice, sicura che tutto fosse come doveva essere. Ma due giorni dopo, nel sogno, gli eventi hanno cominciato a mutare: ho ricevuto un messaggio di mia suocera, che mi domandava perché faccio la generosa con i vestiti, mettendo in imbarazzo la famiglia. Una cugina di mio marito, Alvise, mi ha guardato con occhi strani durante una cena di famiglia, senza quel sorriso dorato di sempre. Nella confusione del sogno, non capivo.

Dopo, quasi per caso, ho sentito da unaltra cognata che Donatella raccontava in giro che lavevo umiliata, portandole gli avanzi, che avevo voluto mostrarle quanto io fossi superiore, che ero arrivata con grandi sacchi solo per esibire le mie ricchezze. Ho provato un misto di rabbia e tristezza, perché nulla era vero: era come vedere la realtà deformarsi in uno specchio dacqua mosso.

Col tempo il sogno si è fatto ancora più strano: durante un pranzo di famiglia, davanti a tutti, Donatella ha detto ad alta voce:
Cè chi pensa che regalando vestiti usati faccia del bene, quando invece umilia.

Sono rimasta di sasso, come se le gambe fossero di marmo. Mio marito, Giuseppe, mi ha lanciato uno sguardo sospeso, mia suocera è rimasta in silenzio, nessuno ha detto nulla. Ho capito allora che tutte le chiacchiere partivano da Donatella e che il sogno era diventato un incubo.

Le ho risposto con voce calma, ma decisa: le ho detto che non le avevo dato vestiti rovinati, che avevo scelto solo il meglio, che avevo buttato via tutto il resto, e che se per lei è una vergogna ricevere vestiti belli per sua figlia, la prossima volta non li darò più. Le ho anche spiegato che non permetterò che mi faccia passare per cattiva, quando il mio unico pensiero era per sua figlia.

Da quel momento, nel sogno, latmosfera in famiglia è cambiata; Donatella mi parla solo per obbligo, come se fossimo due ombre sul Lungarno in una giornata umida di ottobre. Mia suocera finge neutralità, ma limbarazzo si sente come un odore che non va via. Io sono rimasta con lamaro in bocca: in sogno, come nella realtà, a volte si fa una cosa per bene, e ci si ritrova in mezzo a una tempesta che mai si sarebbe immaginata.

Cosa pensate voi di tutto questo, in questo sogno così italiano e così assurdo?

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