Mi ricordo ancora come se fosse ieri il giorno in cui mia figlia, con gli occhi pieni di lacrime, mi si è gettata al collo singhiozzando: Mamma, non voglio più andare dalla nonna! Ti prego, mamma, ti prego, non voglio più tornarci mai!. Quelle sue parole mi hanno ferito più di qualsiasi altra cosa abbia mai sentito.
Erano passati appena tre giorni da quando avevamo lasciato le bambine dai suoceri, nelle campagne fuori Firenze, nella loro casa di famiglia. La più piccola, Bianca, aveva solo quattro anni; la maggiore, Agnese, compiva già sei anni. Nonno Giuseppe era stato così insistente nel voler ospitare le nipotine per qualche giorno, e inizialmente non avevo capito il motivo di tanta insistenza. Solo col tempo ho compreso.
Io, Lucia, non sono mai riuscita ad andare daccordo con i genitori di mio marito, Marco. La suocera, in particolare, non ha mai perso occasione per farmi sentire inferiore rispetto al suo unico figlio. Col tempo avevo imparato a sopportare la sua indole, ma non ho mai gradito latmosfera di quella casa. I battibecchi erano allordine del giorno, e persino Marco era spesso di cattivo umore dopo una visita dai suoi. Ormai li andavamo a trovare raramente, solo per dovere, come a Natale o per qualche ricorrenza importante.
Non potevamo però mancare alla festa per il settantesimo compleanno di Giuseppe, e siccome le bambine non vedevano i nonni da molto tempo, non potemmo rifiutare il loro invito di restare qualche giorno in campagna. La festa proseguì serena, e nessuna parola sgradevole venne rivolta a me, cosa che mi sorprese persino. Fu solo allora che il nonno convinse le bambine a rimanere alcuni giorni promettendo loro di portarle a fare un giro con la motoslitta nei boschi vicini. Come potevano resistere a una simile avventura? Bianca e Agnese mi pregarono di restare, e alla fine cedetti, anche se sapevo che i nonni non avevano mai fatto un regalo o comprato una caramella per le bimbe. In fondo, dovevo imbiancare la camera quella settimana e lopportunità mi sembrava comoda.
Se avessi potuto immaginare cosa sarebbe successo!
Quando sono andata a riprenderle, le ho trovate abbracciate una allaltra, in lacrime. Inizialmente non vollero raccontare nulla, ma dopo qualche ora la verità venne fuori.
Durante il loro soggiorno, nonno Giuseppe le aveva effettivamente portate a divertirsi sulla neve, ma la nonna, Silvana, non aveva perso occasione di parlare male della loro mamma davanti a loro. Quando Agnese provò a difendermi, la nonna la afferrò per un braccio come si farebbe con un cane, e la trascinò verso il pollaio, lasciandola fuori nella fredda mattina invernale, ancora in vestaglia. Anche Bianca venne buttata fuori in cortile, la porta sbattuta alle loro spalle.
In quel momento il nonno era in garage ma, sentendo le urla, corse fuori allarmato e rimase scioccato da ciò che vide. Per la prima volta nella sua vita, perse la pazienza con sua moglie. Giuseppe, ancora sotto shock, chiese di non raccontare nulla ai genitori, temendo che non avrebbe più rivisto le sue nipotine, alle quali voleva davvero bene.
Ripensandoci ora, dopo tanti anni, mi si stringe ancora il cuore per quelle bambine, e mi chiedo se ho sbagliato a fidarmi delle promesse di una famiglia che non mi aveva mai veramente accettata. Mai più, giurai allora, avrei lasciato le mie figlie in quella casa, per nessun motivo al mondo.




