I Custodi

Signora, mi faccia passare!

Qualcuno spinge Chiara nella schiena e lei, senza volerlo, fa ancora un passo avanti, aggrappandosi saldamente al maniglione della carrozzina per non scivolare sul marciapiede bagnato. Il cappotto aperto, ancora una volta, le gioca un brutto scherzo: le falde che svolazzano non lasciano capire agli altri perché si muova così lentamente e proprio in mezzo al passaggio.

Mi scusi davvero!

Una ragazza, di corsa e tutta presa dalla sua fretta, sorpassa Chiara, inciampando quasi sulla carrozzina di Matteo. Lui siede immobile, le mani poggiate sulle ginocchia, e non cerca di aiutare la mamma: con un tempo così, si ostacolerebbe a vicenda, spingendo a fatica le ruote sul pavé delle vie di Firenze.

Chiara sospira, fa un cenno di saluto alla ragazza e, mentre sistema il cappellino a Matteo, riprende faticosamente il cammino.

Andiamo avanti? Cè ancora tempo, ma come al solito, pochissimo.

Mamma, come facciamo a trovare il tempo per qualcosa che non sia solo la visita dal pediatra? chiede Matteo allungando lo sguardo verso la fine del marciapiede, poi si convince e si aggrappa finalmente al cerchio della ruota.

Matteo, resta fermo, per favore, ci penso io. È solo questo tratto, appena svoltiamo è pulito, vedi? Oltre la strada non cè più neve. Passato lincrocio torni a guidare!

Va bene!

Aspetta, ma che cosa volevi chiedere? Per cosa ti serve tempo?

Matteo esita:

Davide mi ha detto che in via Malaspina hanno aperto un negozio di modellini. Vende il colore che mi serve.

Matteo, non ci possiamo arrivare oggi. È troppo lontano con questa pioggia. E danno di nuovo tempo brutto per la sera. E poi scendere la carrozzina di nuovo… Chiara si interrompe quando vede che il figlio abbassa lo sguardo. Ovviamente dirà di sì ai suoi ragionamenti, ma rimarrà comunque deluso. Senti, potrei andarci io? Scrivimi che colore ti serve e lo prendo, tu resta con nonna Vera.

Con la nonna? Ma stamattina ha detto che deve occuparsi delle sue piante. Le vuole cambiare vaso.

E invece oggi vuole la rivincita! Ti ha detto che lultima volta lhai battuta tre volte a scacchi! Esige la rivincita. Dice che nessuno laveva mai messa così in difficoltà, ed è in imbarazzo! E poi, ti voleva iniziare al poker!

Ma il poker è un gioco di carte, mamma!

Oh, tesoro, non è solo un gioco! È una vera filosofia!

E tu lo sai giocare?

Poco. Me lo ha insegnato nonna Vera, ma io non ho la testa matematica che hai tu, e perdo spesso. Bisogna saper contare bene e anticipare le mosse.

Un po come a scacchi?

Quasi!

Allora resto con la nonna. Però…

Lo so, tu vorresti andarci tu stesso, a quel negozio. Appena arriva la primavera, ci andiamo insieme, passeggiamo anche al parco, ci sono le tue anatre preferite… Eh? Che ne pensi?

Va bene

Perfetto! Dimmi che colore ti serve?

Rosso! Ma non quello dei miei ussari, un altro…

Matteo si scalda subito, spiega dettagli e movimenti delle mani, mollando le ruote. Chiara riprende fiato, annuisce silenziosa e continua la sua marcia. Nientaltro che un pellegrinaggio perché non riesce a definirlo diversamente.

La sua vita si divide tra un prima e un dopo di due anni fa.

Quella mattina aveva appena ricevuto la mensilità extra e, contenta, già pensava a come sorprendere marito e figlio. Poi la porta dellufficio si apre ed entra Laura, pallida.

Chiara, provano a chiamarti…

Le mani si fanno di ghiaccio, la vista si annebbia.

Cosa?!

Matteo… Chiara, cerca di stare calma! È vivo! Lo stanno portando al Meyer.

Il conducente che ha investito suo figlio Chiara lo vede per la prima volta solo in tribunale. Lui non la guarda negli occhi, ma a lei non importa. Sa che è venuto in ospedale, che ha provato a parlarle, ma allora per Chiara tutto ciò era irrilevante.

Le sue scuse avrebbero riaperto le porte della rianimazione? Restituito la salute a Matteo? Riavvolto il tempo per strappare via quellistante che ha cambiato per sempre la loro vita?

Perché correvate così?

È lunica domanda che pone Chiara al guidatore.

Mia madre stava morendo… Non mi aveva detto nulla, lo ha tenuto nascosto… Mi ha chiamato solo laltro giorno per salutarmi… Era lultima volta. Sono colpevole…

Lo so…

Ma non si sente più leggera. In quegli attimi, pensa solo a Matteo. Sì, la famosa porta con la scritta rossa Rianimazione ormai è alle spalle, ma non per questo la situazione pesa meno. Deve stare lì accanto a Matteo, non ascoltare quel signore.

È riuscito ad arrivare in tempo? chiede già in uscita, voltandosi.

No…

Non si parlano più. In tribunale andrà suo marito, lei resta in ospedale. Ha cose più importanti da fare.

È complicato… Il primario sfoglia documenti, evitando lo sguardo di Chiara.

Cosa può dire a una madre che vuole solo sentire che tutto andrà bene?

Che non sarà così…

Chiara lo capisce subito. Il medico ripete qualcosa sulla riabilitazione, sui nuovi trattamenti, ma nella sua mente martella solo un pensiero Matteo non camminerà più… Mai… E nessun specialista potrà aiutare. Impossibile, purtroppo… Dolorosamente irreversibile…

Non pensa a se stessa, al marito, ai piccoli conflitti nati tra loro. Sempre pronti luno per laltra e ora allimprovviso distanti: lei, che accetta la realtà, e lui, incapace di farsene una ragione.

Ma dai, non capisci?! Dobbiamo tentare tutto! quasi grida suo marito.

Non cè più possibilità… Capisci?

Sciocchezze! Se questi dottori non sono capaci ne troviamo altri!

Va bene. Cerchiamo.

Io lavoro! Quando dovrei occuparmi anche di questo?!

Ma ti ascolti? È tuo figlio!

Anche tuo!

E così Chiara cerca. Medici, cliniche, ogni possibile soluzione che possa rimettere Matteo in piedi. Ma alle volte i miracoli si perdono. Forse il destino, impegnato a consultare una lunga lista di bisognosi, scivola, si distrae, lascia indietro un piccolo miracolo… E quello destinato a Matteo si smarrisce chissà dove. E Chiara capisce, deve imparare a vivere così.

Dire “era difficile” è poco…

Il lavoro lasciato per stare vicina al figlio, i silenzi col marito diventati poi urla e Matteo che ascolta tutto. Un peso che la spingeva a voler fuggire, sparire. Si controllava, ma lo sguardo delluomo che fino a ieri aveva creduto il migliore le era insopportabile.

Se fossi andata a prenderlo a scuola come le altre madri, non sarebbe successo!

Quelle parole, gelide come un blocco di ghiaccio, non le perdonerà mai. Lui subito si pente, si scusa, ma la ferita resta. E quelle schegge di ghiaccio invadono la casa, fino al cuore.

Vai via…

Poi una seconda ferita, ancora più profonda, quando lui raccoglie le sue cose e se ne va, sbattendo la porta tanto forte da svegliare Matteo.

Mamma, che succede?

Dormi, amore. Il peggio è passato…

Per sempre?

Per sempre. Ora siamo solo noi due. Non ci disturberà più.

Le è pesato?

No. Anzi, tutto si è complicato. Vede la fatica del figlio ad accettare la nuova realtà, e cerca di sostenerlo.

È in quel periodo che per caso compra la prima scatola di soldatini.

Guarda, Matteo!

Cosè?

Soldatini. Ma vanno dipinti.

Perché?

Per sembrare veri.

Perché vestiti così strani? Matteo esamina il cavaliere che Chiara estrae dalla confezione.

Sono ussari. Non soldati moderni.

Che vuol dire?

Vieni, ti spiego!

Si siedono insieme, sfogliano libri, decidono come colorare le figure. Chiara osserva il figlio che poco a poco si riaffaccia alla vita. Lidea si rivela geniale.

In un anno Matteo ha un esercito e la sera, con Chiara, mette in piedi battaglie, a discutere accanitamente delle gesta dei dragoni e dei fanti.

Mamma! Ora sei Napoleone, quindi comportati bene!

Non comandare! Hai già il tuo esercito!

Ma così riscrivi la storia! protesta Matteo, osservando le mosse di mamma.

Se solo si potesse, amore… sussurra Chiara, cedendo allennesima richiesta di spostare più avanti larmata di Charnier.

Il padre sparisce dalla vita di Matteo, specie dopo che nella nuova famiglia nasce un bambino. Chiara riceve la notizia dalla ex suocera, che cerca di addolcire la comunicazione.

Chiara, perdonami… per tutto…

Ma signora, di che parla? Se non ci foste state voi io non ce lavrei mai fatta!

Se ne vanno…

Come? Chiara quasi lascia cadere la moka.

Allestero. È tutto pronto: documenti, casa… Io non servo più…

Come sarebbe? Chiara si inginocchia davanti alla donna che non lha mai abbandonata.

Così. Non servo più. Non sarò daiuto… La nuova nuora ha sua madre, molto presente. Il nipotino lho potuto vedere una volta. E basta! Saranno autonomi… Avevo una famiglia e ora non ho più nulla…

Vuole offendermi? Per lei siamo forse estranei ora? Matteo non è sempre suo nipote?

Chiara, non cacciarmi! Ti prego! Lo so che come madre ogni cosa pesa, ma…

Chissà… Chiara stringe le mani della donna. Forse è proprio come deve andare. Non abbiamo bisogno di chi non ci ha mai voluti davvero. Quella donna cera già prima che…

Sì, già da prima…

Appunto! Il destino allora non è tutto male. Dei traditori bisogna sbarazzarsi per tempo. Ed è stato lui a tradire me, non lei. Niente cambia tra noi: Matteo ha bisogno della nonna, io del suo aiuto. Saremo felici se resterà. Non si perde una famiglia senza volerlo davvero. E io non la voglio perdere, la nostra famiglia! E lei?

Vera non risponde.

Abbraccia la ex nuora, si decide finalmente. Tra le persone non esiste bene più grande della verità. Nessuno può amare se porta un sasso nel cuore, perché teme sempre che anche chi ama ne tenga uno lì, pronto a tirarlo indietro.

Da quel giorno Chiara sa che ha Matteo e Vera. Poi più nessuno. Anche Laura, la più cara amica che lha sostenuta per un po, smette col tempo di cercarla: Non riesco a vedere Matteo così.

Chiara la capisce. Laura finalmente si è rifatta la vita. Nella sua nuova esistenza non cè spazio per il dolore degli altri.

Chiara vede le foto su Facebook dellamica felice e ne gioisce, le augura ogni bene. Hanno condiviso quasi dieci anni, emozioni, confidenze. Ma quando, tempo dopo, Laura ricompare con un come va?, Chiara semplicemente non risponde più, per risparmiarle un peso superfluo.

E problemi, ce ne sono a bizzeffe.

Molti Chiara li risolve da sola o con Vera; altri no.

Vera cè sempre. Grazie a lei Chiara torna al lavoro, lasciando Matteo in buone mani. Vera cucina, mette a posto, la aiuta nel gestire la casa, accompagna col figlio a passeggio.

Far scendere la carrozzina dal quarto piano di un vecchio palazzo di Firenze senza ascensore né scivolo è impossibile da sola. Se ora Chiara ancora ce la fa suo figlio è più leggero della sua età e statura sa che arriverà il giorno in cui uscire sarà impossibile.

Chiara si attiva, fa mille richieste per ottenere il permesso di mettere una rampa, ma è come cercare la luna in un pozzo. Riceve solo dinieghi e capisce che bisogna cambiare qualcosa.

Chiara, perché non compriamo una casa fuori città? Magari in campagna, Matteo respirerebbe meglio. Vera cerca di confortarla dopo lennesima delusione.

Mamma Vera, e le terapie? E la scuola? Matteo è bravo con linformatica, dove trovo insegnanti in un paesino? E dove possiamo permetterci una casa, internet non cè: per metterlo ci vorrebbero troppi soldi. No. In città abbiamo più possibilità! Non posso ridurle per mio comodo.

Non ti capisco, ma va bene. Se la pensi così, ti appoggio. Bisogna riflettere.

Bisogna… risponde Chiara, ma non trova soluzione.

Cambiare casa?

Nei nuovi condomini cè ascensore e rampa, ma gli appartamenti sono irraggiungibili: anche accendendo un mutuo, tra spese e terapie di Matteo, non ci arriverebbe.

Due agenti immobiliari consultati scuotono la testa: trovare un appartamento al piano terra con una differenza di prezzo accettabile è quasi impossibile. La piccola doppia di Chiara non interessa nessuno.

Signora, è che queste case non vanno più! Cosa possiamo fare?

Chiara ringrazia, ma dentro si ribella.

Perché? Perché non può organizzare la vita di suo figlio come ritiene giusto? Perché deve essere in balia degli umori del destino, che a volte piange, a volte ride, e mai si placa concedendole un solo giorno di calma e respiro?

Ma forse il destino non è poi tanto crudele. Dimentica ogni tanto, ma non cattivo. E alla fine, nella sua cesta, trova ancora un biglietto fortunato e, canticchiando, lo lascia volare verso qualcuno che ne ha bisogno.

Ed è proprio così che, il giorno in cui una passante sbadata la spinge sul marciapiede, nella loro piccola famiglia entra lIngegnerino.

Signora, serve una mano?

La voce alle sue spalle, mentre combatte col pantano di foglie e acqua di fronte al semaforo, è anziana ma vivace.

No, grazie! Ce la faccio!

Chiara sorride a un omino dagli occhi chiari che, però, non la ascolta. Gira attorno alla carrozzina, porge la mano a Matteo, la stringe forte:

Sono nonno Gianni. Perché non aiuti mamma? Guarda come è sfinita!

Ho provato, ma si arrabbia.

Chiaro! Allora, figlia mia! Lascia fare a me!

La solleva delicatamente dalla maniglia, le mette in mano un sacchetto di arance, ordina sorridendo:

Tieni stretto! Le adoro! Se ti comporti ti offro una spicchio! Andiamo!

Con una sorprendente agilità, supera il gradino fangoso e attraversa la strada, raccontando allegramente qualcosa a Matteo. Chiara li segue stupita dallenergia di quelluomo.

Dove vi porto? Io non ho fretta! chiede Gianni, parcheggiando la carrozzina sul marciapiede opposto.

Ma si figuri! Finiamo noi!

Sei bella, ma davvero testarda! Gianni estrae unarancia, la sbuccia e la divide con Chiara e Matteo. Posso farmi una passeggiata in compagnia oppure no?

Ma certo… Chiara non sa bene che pensare, ma nonno Gianni le ispira simpatia.

Con lui la visita pediatrica fila liscia.

Il giorno dopo, verso pranzo, qualcuno bussa alla porta di Chiara.

Buongiorno! Ricevete ospiti?

Chiara guarda stupita il nuovo conoscente ma ci pensa Matteo:

Nonno Gianni! Sei venuto per me? Evviva! Mamma, dai! Saluta!

Dopo pochi giorni Chiara non ci capisce più nulla: quelluomo riesce a sistemare quasi ogni cosa.

Chiara, ho parlato coi tuoi vicini, i Cecconi nel palazzo accanto. Hanno un appartamento al piano terra proprio come il tuo. Sono disposti a uno scambio casa. Stasera vengono a vedere la tua. Consiglio: chiedi anche una piccola differenza per il restauro. La tua è fatta meglio. Lascia fare a me, ti aiuterò col lavoro. Ma un po di euro per tinte e colla ci vogliono.

E se non va bene per loro?

Sono già daccordo. Basta che parli. Ho parlato con il capofamiglia. Parola duomo.

Come fa a sapere tutto questo?

Ho chiesto agli amici del bar. Lo conoscono da quarantanni. Non si sbagliano.

Comè che le riesce tutto?

Bisogna parlare con la gente! scuote la testa Gianni. E non mi hai nemmeno chiesto come ho trovato casa tua al primo incontro?

In effetti! Come hai fatto?!

Ho domandato. Dovè che sta la signora con gli occhi grandi e il ragazzino che non ce la fa a camminare?

Nonno Gianni! Io vorrei! Ma non posso!

Basta volerlo! Vedrai… Ti insegnerò anche a volare!

Veramente?

In estate ti porto a vedere, è presto adesso.

Almeno un indizio!

No! Non fare la lagna! Non sei mica una bimba!

Non lo farò!

Bravo! Via! Lascia parlare me e mamma. Se va tutto bene, destate potrai girare da solo per strada.

Evviva!

Che grido! Ho le orecchie che fischiano! ride Gianni, guardando Matteo alle prese con la carrozzina. Hai le braccia forti, Chiara, ma serve altro. Ho trovato un ottimo fisioterapista, era medico militare. Tecniche nuovissime, ha studiato anche in Tibet. Bisogna portare Matteo da lui.

Ma è tutto inutile, Gianni. Ci hanno già detto tutto di quello che ci attende.

E ti arrendi? lo sguardo saggio si affila No, Chiara! Fino a che non arriva il punto, non ci si ferma mai. Tutto può ancora accadere. Guarda me, ne sono la prova!

Racconterai?

Certo! Di quando navigavo, di quando ho rischiato di annegare tre volte, di quando ho imparato a volare. Parlerò del mio deltaplano e degli amici piloti… Ma unaltra volta.

Perché?

Perché oggi non ho tempo. Lillo, il saldatore di via dei Gelsi, oggi è libero. Mi aiuta con lo scivolo.

Gianni, serve il permesso! Non si può senza!

Guarda qui! Gianni estrae un foglio bianco. Ecco il permesso, tutte firme raccolte. I vicini sono brave persone. E chi si era dimenticato, lo abbiamo ricordato!

Chi sarebbe noi?

Credi che potrei fare tutto da solo? No, no. Cè lamministratore, cè Vera, ci sono le altre signore. Avete un giardino fiorito qua dentro, mi sono quasi perso!

Che seduttore sei, Gianni!

Oh, non manco di charme, Chiara! Da buon marinaio, è dobbligo! Fossi più giovane, sposerei te! Sei rara come un diamante!

Va bene, va bene! Chiara ride.

E invece no! Da oggi non vi mollo più! Ormai siete miei, te, Matteo, Vera. Non sarò giovane, ma farò il possibile! Vi terrò docchio! Come si lascia una donna con un ragazzo, senza aiuto? Non si fa!

Gianni mantiene la parola. E poco dopo Chiara e Matteo traslocano nel nuovo appartamento. Lei passeggia tra stanze vuote, commossa davanti alle nuove soglie allargate da Gianni e i vicini, perché la carrozzina passi.

Lo scivolo nel palazzo allinizio le fa quasi chiedere scusa agli altri.

Scusatemi per il disagio. Capite, è necessario…

Ma nessuno si lamenta, anzi:

Chiara! Ma figurati! Che Dio accompagni il tuo ragazzo!

Chiara, abituata agli sguardi ostili quando cammina per strada col figlio, chiede a Gianni:

Come mai sono tanto gentili? Non ci cacciano gli occhi addosso? Di solito sembriamo un fastidio…

Paura, Chiara. Temono la sfortuna.

Cosa?

Non capisci? Si proteggono dal male. E reagiscono male, ma non tutti…

Non tutti davvero. Tu e i vicini, per esempio…

Forse ricordano di essere umani…? sorride Gianni.

Lui sa che è merito dei suoi giri per le case, delle sue domande:

Tutti bene in famiglia? Tutti in salute? Bene, che fortuna! Conosci Chiara e Matteo? Questa madre è una leonessa! Una persona speciale! Sono fortunato a conoscerti!

Chiara non sa di questi discorsi, ma ha già mille ragioni per essere grata a quelluomo piovuto dal nulla e rimasto senza chiedere permesso.

E la ragione più grande è il medico che Gianni le presenta, che, con cautela, accenna a una possibilità:

Senti, Chiara, è una possibilità microscopica. Ma se la perdiamo non tornerà. Bisogna tentare.

Dove?

A Milano. Lì lavora un mio compagno di università. Un chirurgo fuori dal comune! Gli ho già parlato, ti riceve lui.

Solo guardare?

Sì, Chiara. Prima di affrontare unoperazione simile serve preparazione seria.

Temo di non poter permettere tutto…

A quello non pensare! interviene Vera, incurante dello sguardo di Gianni. Ho preso la decisione!

Che decisione, mamma Vera?

Vendo la mia casa. E ho già sentito mio figlio. Parteciperà. Non protestare! Ora non cè spazio per lorgoglio! Bisogna tentare tutto per Matteo! Sì, mio figlio ha sbagliato, ma resta il padre di Matteo! Magari se ne era dimenticato. Ma ora glielho ricordato! E tu, Chiara, sei sempre stata saggia. Lo capirai: altra scelta non cè. Bisogna unirsi. Chissà che così ce la faremo…

Chiara annuisce. Non vuole discutere. È ovvio, Vera ha ragione. Matteo viene prima di tutto. Il resto ferite, lacrime, orgoglio non conta.

Passano sei mesi e Matteo si opera. Non tutto è tornato come prima, ma quello scivolo costruito da Gianni non serve più. Chiara trova nella città chi ha bisogno proprio di quello scivolo.

E suo figlio?

Ora cammina. Con le stampelle, ma è solo linizio.

Pensa che… la mamma della bambina in carrozzina guarda Mathieu sorridere a sua figlia …che il medico possa aiutarla anche lei?

Le lascio i recapiti. Sa, ora so che le possibilità non si buttano. Mai!

Come ha resistito? Tanti problemi, tanta… sofferenza…

Non è merito mio. Sa, ormai sono sicura: gli angeli esistono. E sono tanti. I miei custodi.

Sul serio?

Certo! E hanno anche un capobranco. Forte. Intransigente. Ma di una bontà unica. Dice che tutti sono buoni, basta ricordarlo ogni tanto.

E come si chiama?

Gianni. Gianni Tardelli. Il mio angelo personale. Mio e di Matteo, vero?

Matteo si volta, socchiude gli occhi al sole, si alza lentamente e fa locchiolino alla bambina che cinguetta come una rondine.

Sì, mamma! Posso passeggiare con Sofia? Restiamo qui vicino!

Chiara prende per mano la mamma della bambina, che si irrigidisce, e sorride:

Certo… Va bene anche per noi?

Ma sì! Gelato per tutti!

E così anche unaltra casa si riempie di silenzio.

E lì trova spazio una piccola speranza.

Non bisogna aver paura.

Basta lasciarla crescere, e lei trasforma la vita di chi la accoglie. E magari non sempre le attese coincidono con la realtà, ma, per cominciare, basta sentir di nuovo una risata in casa, e il dolore, imbronciato, si siede da parte e poi svanisce in sordina, sbattendo la porta. Ma nessuno la sentirà. Perché ora si ascolta ben altro suono.

Quel suono, lieve, appena percettibile, diventerà più vivido, avrà il tintinnio di un campanello di vetro, e la speranza farà un passo dopo laltro, e poi danzerà, seguendo i movimenti della piccola Sofia, per cui Matteo pregherà la sorte.

Che ti costa? Ti prego! Un altro biglietto… Anche a me hai aiutato!

E il destino, rimuginando, accetterà di nuovo la richiesta di quel ragazzino ostinato.

Perché?

Nessuna spiegazione. Un altro aeroplanino di carta vola in cielo, la sorte riprende il suo camminare frusciando con la nuova gonna, e già riflette a chi regalare un pizzico di felicità…

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

18 − 6 =

I Custodi