Felici sorridono sempre
Paola fissava la finestra di casa sua a Firenze, dove cadeva una pioggia destate leggera, mentre il sole timidamente faceva capolino. Attendeva la sua piccola Annetta che stava tornando dal lavoro; da poco era tornata a casa stessa per preparare la cena, e il suo sguardo si perdeva nel velo dacqua.
«Quando la mia bambina sarà cresciuta e avrà un fidanzato, forse capirò se Dario, quel ragazzo più grande di lei, è davvero buono per lei», pensava Paola. «Ma non mi piace affatto. È un po sfuggente, non mi guarda negli occhi. Come potrei dirlo ad Annetta? È la sua prima vera cotta; se interrompo la loro storia diventerò la sua nemica numero uno. Ho provato a farle capire che Dario non è quello giusto, ma lei non ha ascoltato una parola. Ah, se solo sapessi come fare.»
Paola aveva cresciuto Annetta da sola; non si era mai sposata. Era stato così per tutta la vita. Quando era al terzo anno di università a Bologna, aveva una storia con Vincenzo, compagno di studi. Vincenzo non era mai riuscito a laurearsi: fu espulso alla fine del terzo semestre. Paola, nonostante il dolore, era felice di aver scoperto che era incinta e volle dirglielo.
«Non ho capito nulla», sbottò Vincenzo, «come faccio a sapere che è mio? Non voglio figli, non mi servono.» rispose bruscamente e sparì.
Paola rimase sconvolta, senza nemmeno il tempo di spiegare che non aveva mai avuto nessun altro. Vincenzo non le aveva più dato alcun segno; luniversità non lo cercava più, girava in giro con altre ragazze e poi fu espulso.
«Figlia, è successo qualcosa», chiese la madre di Paola, Anna, quando la vide piangere nella sua stanza.
«È successo, mamma: Vincenzo mi ha lasciata e io sono incinta», rispose Annetta.
«Cosa? Ti ho avvertita più volte di pensare con la testa, ma Ora devi capire. Sei al terzo anno, devi finire gli studi, non crescere bambini. Ti rovinerà la vita e io non ti aiuterò; non contare su di me», disse Anna, severa e inflessibile, chiedendo ad Annetta di andare al pronto soccorso a parlare con un dottore. Lo sguardo freddo di Anna colpì Paola più di ogni parola: non cera più alcun aiuto da aspettare.
Il giorno seguente Paola si recò al consultorio di una clinica a Roma; la fila era quasi inesistente. Una giovane donna con la pancia in evidenza sedeva accanto a una bambina di sei anni. Non appena la porta si aprì e unaltra paziente uscì, la madre della bambina si alzò, tenendo la pancia:
«Resta qui un attimo, tesoro, torno subito.»
La donna entrò nella stanza, lasciando Annetta accanto a Paola. Nellattesa, la bambina curiosa osservava i poster alle pareti, poi si rivolse a Paola, nota per le lentiggini sul naso e le gambe che si agitavano.
I loro occhi si incontrarono e la piccola sorrise.
«Zia, perché sei così triste? Sei malata?»
«No, non è nulla», rispose Paola, cercando di non spiegare troppo al piccolo cuore.
«Hai dei bambini?»
«No»
«Peccato, la mia mamma dice che i bambini sono felicità. Io sono la sua felicità», rise la bimba. «Anche quando faccio i capricci, la mamma mi rimprovera ma poi dice che sono il suo tesoro. Mi ha insegnato a non piangere mai. Ieri Michele mi ha tirato i riccioli e ho pianto; la mamma ha detto di sorridere. Ho sorriso e Michele mi ha dato una caramella. Ora siamo di nuovo amici.»
Il sorriso di Paola si aprì: lonestà e la spensieratezza di quel ragazzino scaldarono il suo cuore. In quel momento la sua mente cambiò.
«Che ci faccio qui? Se Vincenzo mi ha lasciata e anche la mamma è contro, non rinuncerò a questo bambino»
Allora uscirono dalla stanza madre e figlia, stringendosi le mani e scambiandosi un sorriso che emanava calore e forza. Paola, sopraffatta, corse fuori dalla clinica e, quasi per caso, i suoi passi la portarono da Caterina, la madre del padre di Annetta. Dopo il divorzio di Paola dal marito, Anna non aveva più rapporti con la suocera, ma Paola la visitava regolarmente: Caterina adorava la nipote.
«Vieni, piccola. Se la mamma è contro, ti aiuterò io; potrai anche vivere con me. Ce la farai, ti sosterrò in tutto. Non portare colpe sul tuo cuore, poi mi ringrazierai», disse la nonna, accarezzandola affettuosamente la testa.
Paola, persa nei ricordi, sussurrò:
«Mia nonna aveva ragione. Annetta è la mia felicità, la mia vita, il mio tutto. Non riesco a immaginare di vivere senza di lei.»
Il tintinnio della chiave nella serratura annunciò il ritorno della figlia. Annetta entrò, guardò la porta e si fermò, sorpresa. Lacrime le rigavano le guance.
«Che succede?», chiese Paola, abbracciandola e facendola sedere al tavolo della cucina.
«Dario?»
«Sì», rispose Annetta, piangendo ancora più forte, lanciando una nuova ondata di isteria.
Paola non sapeva cosa fare, gli offrì un bicchiere dacqua; la figlia lo bevve, mentre la madre le accarezzava la spalla e la stringeva forte. Anche Paola sentì il desiderio di piangere. Il tempo sembrava fermarsi, ma Annetta si calmò; gli occhi arrossati si gonfiarono.
Scoprì che Dario era sposato e la moglie viveva a Napoli. Quando incontrò Dario, notò subito il suo atteggiamento riservato, la sua reticenza a rispondere. La sua intuizione non lingannò: qualcosa non quadrava.
«Mamma, è sposato», ebbe finalmente voce Annetta tra i singhiozzi.
«E non ti era chiaro? Non ti ha mostrato i segni?»
«No, mamma Ho scoperto che ha una moglie e due figli in unaltra città. È qui in trasferta per lavoro, affitta un appartamento. Sono stata molte volte a trovarlo e non ho mai visto unaltra donna.»
«Come lo sai? Non è stato lui a dirtelo.»
«La moglie è venuta a casa sua senza avvisare, ha trovato il suo cellulare in bagno e ha letto le nostre chat. Ha salvato il mio numero.»
In quel momento Paola non vide tragedia, ma quasi una piccola liberazione: Dario era davvero incostante. Era convinta che Annetta avrebbe incontrato un vero amore.
«E cosa ha fatto la moglie?»
«Mi ha chiesto di incontrarci in un bar. Dario non sapeva nulla. La moglie, molto gentile, ha semplicemente chiesto di lasciarlo in pace per il bene dei suoi due figli. È stato come un fulmine a ciel sereno», raccontò Annetta, ora più calma.
«Non rimproverarti, figlia. Lui è un inganno. Se avessi saputo del matrimonio, non avresti accettato», disse Paola.
«Certo, mamma. Ho detto alla moglie che non parlerò più con Dario, che mi lasci in pace», rispose Annetta con fermezza.
«Bravo, cara.»
Paola sapeva che non era il primo né lultimo traditore nella sua vita, ma il dolore rimaneva per la figlia.
«E Dario?»
«Mi ha chiamato, ma gli ho detto che lo ho lasciato. Lho messo nella lista nera.»
«Capisco quanto sia difficile, ma hai fatto la cosa giusta», disse Paola.
Allimprovviso Annetta ricominciò a piangere.
«Mamma, devo dirti qualcosa io sono incinta»
«A che punto della gravidanza?», chiese Paola cercando di mantenere la calma. Le parole sembravano emergere dal profondo dellanima.
«Circa due mesi», sussurrò Annetta, abbassando lo sguardo.
Quelle parole trafissero il cuore di Paola. Il ciclo della vita si ripeteva. Guardò la figlia ormai adulta, per lei la forza era indispensabile.
«Tranquilla, tesoro. Andrà tutto bene. Partirà, ti aiuterò. Questo è nostro nipote, lo ameremo insieme», le disse la madre, stringendola.
«Mamma, sei la migliore. Lo sapevo che diresti così», rispose Annetta.
«Ce la faremo, piccola.»
Passò il tempo e Paola vide Annetta tornare a casa con il neonato avvolto in una confezione beige con un fiocco azzurro. Il soggiorno era pieno di palloncini e fiori; Caterina aveva preparato tutto per il piccolo nipote e per la sua amata figlia. Cerano culla, passeggino e tanti sonagli. Paola e Annetta si scambiarono sorrisi; la felicità aveva invaso la loro casa.
E così, come dice il proverbio, Chi ha il pane non ha i denti, ma i cuori felici non smettono mai di sorridere.






