I Felici Sorridono Sempre

Paola scrutava il vetro della cucina, dove una pioggia leggera destate tamburellava sul marciapiede di Napoli; il sole, timido, faceva capolino ma lacqua continuava a scorrere, quasi a volerla nascondere. Appena tornata dal lavoro, si era fermata a preparare la cena, e la mente le correva verso la figlia, Giulia, ancora in ufficio.

Quando la mia piccola sarà grande, avrà il suo ragazzo, ma quel Dario non mi piace affatto, è più grande di lei, strano, non mi guarda negli occhi pensava Paola. Come le dirò a Giulia? È la sua prima vera storia damore; se la rotturo diventerò la sua nemica numero uno. Ho provato a suggerirle che Dario non è quello giusto, ma lei non ha fatto caso alle mie parole. Ah, se solo sapessi come farlo al meglio.

Paola aveva cresciuto Giulia da sola; non si era mai sposata, una scelta che la vita le aveva imposto. Alluniversità, al terzo anno, aveva frequentato Alessandro, studente come lei, ma lui fu espulso a fine anno. Paola, che sospettava una gravidanza, decise di dirglielo.

Non ho più idee, sbottò lui, come potrei sapere se è mio? Non voglio figli, non mi servono rispose bruscamente, poi sparì.

Paola rimase attonita, senza nemmeno riuscire a spiegargli che non aveva nessun altro. Alessandro non laveva più cercata, si era lanciato tra le altre ragazze e infine fu cacciato dal campus.

Figlia, ti è successo qualcosa chiese la madre, Anna, entrando nella stanza dove Giulia piangeva sul letto.

È successo, mamma, Alessandro mi ha lasciata e io sono incinta scoppiettò la giovane.

Cosa? Ti ho avvertita più volte di usare la testa! Sei al terzo anno, devi finire gli studi, non crescere un bambino! Non ti aiuterò, non contare su di me la voce di Anna era di pietra, fredda, severa. Vai in ospedale, parla con il medico, sei adulta, devi rispondere delle tue scelte.

Il sguardo di Anna colpì Paola più di qualsiasi parola; capì che non avrebbe trovato aiuto da chi doveva proteggerla.

Il giorno dopo, Paola si diresse al pronto soccorso di un ospedale del centro, dove la fila era quasi inesistente. Accanto a lei cera una giovane donna con il pancione e, poco distante, la sua bimba di sei anni. Quando la porta si aprì e una nuova paziente uscì, la madre della bambina si alzò, stringendo il ventre:

Aspetta un attimo, tesoro, torno subito.

La donna entrò in ambulatorio; la bambina rimase accanto a Paola. Il piccolo reparto era noioso per i bambini, così la piccola guardò i cartelloni colorati e poi si rivolse a Paola, osservandola con curiosità. I loro occhi si incrociarono e la bimba sorrise.

Zia, perché sei così triste? Sei malata?

No, non è così Paola non poté spiegare il suo tormento.

Hai figli?

No

Che pena, mia mamma dice che i bambini sono la felicità. Io sono la sua felicità ridacchiò la bambina. A volte mi comporto da birichina, ma la mamma mi rimprovera e poi mi dice che sono il suo tesoro. Mi ha insegnato a non piangere e a sorridere sempre. Ieri Marco mi ha tirato i capelli, ho pianto, ma mamma mi ha detto di sorridere. Ho sorriso, e mi ha offerto una caramella. Ora siamo di nuovo amici.

Paola sentì il cuore sciogliersi; linnocenza di quel piccolo sguardo aprì una luce dentro di lei.

Che ci faccio qui? Che Dario mi abbia lasciata, che mia madre sia contro ma non rinuncerò a questo bambino

In quel momento la madre della bambina uscì dallambulatorio, si scambiarono un sorriso e si strinsero la mano. La tenerezza di quel gesto fu così forte che Paola si alzò di scatto, uscendo dallospedale come una freccia. Le sue gambe la portarono dritta da Caterina, la madre di suo marito, la nonna di Giulia. Nonostante il divorzio dal padre di Giulia, Paola manteneva i contatti con la suocera, che la amava come una figlia.

Vieni, nipote. Se tua madre è contraria, ti accoglierò nella mia casa. Potrai vivere qui, ti aiuterò a tutto. Non portare il peso del peccato, sarò la tua roccia disse Caterina, accarezzandole la testa.

Paola si ritrovò in mezzo a ricordi e urlò:

Avevi ragione, nonna. Giulia è la mia gioia, la mia vita, tutto. Non so come avrei fatto senza di lei.

Il chiavistello della porta emise un tintinnio; Giulia entrò, guardò la stanza e si fermò, il volto colmo di lacrime.

Figlia, cosa succede? Siediti e parlami la madre la avvolse in un abbraccio e la fece sedere al tavolo della cucina.

Dario?

Sì rispose Giulia, scoppiando in un pianto ancora più forte, unondata di isteria.

Paola non sapeva cosa fare, porse un bicchiere dacqua, la figlia lo bevve, e la madre le accarezzò la spalla. Un altro pianto le salì in gola. Il tempo sembrava sospeso, ma lentamente le lacrime di Giulia si placarono, gli occhi gonfi di rosso.

Giulia raccontò che Dario era sposato, la moglie viveva a Firenze, e che lui era a Napoli per lavoro, affittando un appartamento. Aveva scoperto la verità quando la moglie di Dario, arrivata inaspettata, aveva preso il suo cellulare e letto i messaggi.

Mamma, è sposato disse Giulia singhiozzando.

Non te ne eri accorta? Non ti aveva mostrato nulla?

No, mamma Ha una moglie e due figli a Firenze. È qui solo per lavoro, ma quando lo vedevo a casa sua non cera nessuna donna. La sua moglie è venuta un giorno, ha trovato il nostro messaggio e ha scritto il mio numero.

Paola sentì forse una strana liberazione, come se il destino avesse svelato la verità. Era convinta che, alla fine, Giulia avrebbe incontrato un vero amore.

E allora? Ti ha chiamata?

Sì, mi ha chiesto di incontrarci al bar. Non ha detto nulla alla moglie; lho incontrata lì. La moglie è una donna gentile, non ha fatto scenate, mi ha chiesto solo di lasciar stare suo marito perché hanno due figli. È stato come un fulmine a ciel sereno! esclamò Giulia, ormai asciutta.

Figlia, non colpevolizzarti, è un uomo bugiardo. Se avessi saputo era sposato, non avresti accettato, vero?

Certo, mamma. Gli ho detto che non lo incontrerò più, lo ho inserito nella lista nera rispose decisa Giulia.

Brava, tesoro.

Paola, pur sapendo che non era il primo né lultimo traditore nella sua vita, sentiva il dolore per la figlia.

E Dario? Hai parlato con lui?

Lho chiamato, gli ho detto che lo ho lasciato e che non lo rivedrò più, lho bloccato rispose Giulia.

Capisco il tuo dolore, ma hai fatto la cosa giusta.

Giulia cominciò di nuovo a piangere, ma questa volta la voce della madre la rassicurò.

Mamma, devo dirti unaltra cosa sono incinta mormorò tra i singhiozzi.

Quanto è avanzata la gravidanza? chiese Anna, cercando di mantenere la calma.

Due mesi, circa sussurrò Giulia, abbassando lo sguardo.

Quelle parole trafissero il cuore di Paola come frecce. Il cerchio si chiudeva, la storia si ripeteva: una madre che lotta per la figlia. Paola vide nella figlia la propria possibilità di redenzione.

Niente, tesoro, andrà tutto bene. Partorirai, ti aiuterò. Questo bambino è nostro, lo cresceremo insieme, ti sosterrò in ogni cosa promise Caterina.

Mamma, sei la migliore, lo sapevo rispose Giulia.

Non ti preoccupare, ce la faremo concluse Paola.

Passò il tempo e Paola accolse Giulia con il neonato avvolto in una copertina beige con un fiocco azzurro. Entrarono in casa, dove la stanza era piena di palloncini e fiori, la nonna aveva preparato tutto per il piccolo. Cera la culla, il passeggino e i sonagli. Paola e Giulia si scambiarono un sorriso, perché quella luce di felicità aveva finalmente invaso le loro vite. E i felici, come dice il detto, sorridono sempre.

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