Ero ancora o ragazza quando conobbi quel mascalzone. Si mostrava sempre gentile, pieno di attenzioni e parole dolci, quasi fosse luomo ideale che ogni giovane sogna di incontrare sotto i cieli di un paese come San Gimignano. Poi, però, ottenuto ciò che voleva, sparì nel nulla, lasciandomi sola con il cuore a pezzi. La nostra separazione mi gettò nella disperazione, anche se allora nu mai mi sarei immaginata la portata reală a ceea ce era accaduto tra noi.
Il destino volle che, poco dopo, scoprissi di aspettare un bambino. Allinizio ebbi paura di confidarmi con mia madre, ma col passare dei giorni, mentre la mia pancia cresceva e la verità diveniva impossibile da nascondere, trovai il coraggio di raccontarle tutto. Lei avvisò subito mio padre. Da lui ricevetti soltanto accuse aspre e rabbia, mentre mia madre, sopraffatta dallorgoglio ferito, mi disse parole terribili: Vorrei non averti mai messa al mondo.
Soverchiati dal timore che la voce si spargesse per tutto il paese, e che la nostra famiglia venisse travolta dalla vergogna, i miei genitori mi obbligarono a interrompere la gravidanza, anche se sapevamo benissimo quali rischi corressi. Accettai trascinata dal loro volere, ma nei giorni che seguirono versai lacrime amare di pentimento, sentendomi colpevole di aver tradito la mia creatura. Ancora oggi, dopo tutti questi anni, chiedo il perdono di Dio per quellatto. Da allora, per me, la vita si fermò. Mi sarei augurata la fine, non solo morale ma anche fisica, ma i miei rimasero indifferenti. Lunica loro ansia era salvare la rispettabilità del cognome.
Dopo due anni vissuti come una prigioniera tra quelle mura soffocanti, trovai la forza di fuggire. Portai a termine gli studi a Firenze e, con determinazione, mi costruì una carriera che mai avrei sognato da ragazza. Alla fine raggiunsi tutto quello che avevo sempre desiderato, tranne ciò a cui più tenevo: una famiglia mia. Era lunica cosa che nessuna ricchezza, nessun euro, avrebbe mai potuto darmi. Avevo perduto per sempre la possibilità di essere madre. Ogni volta che incontravo un uomo e la relazione diventava seria, bastava che sapesse della mia infertilità perché svanisse nel nulla, come nebbia dautunno sui colli toscani.
I miei genitori portano tutta la responsabilità di questa perdita, perché sono stati loro a strapparmi la più pura delle felicità: la maternità. Non ho mai più voluto rivederli, né parlare con loro. Quando mio padre fu colpito da un infarto e mia madre, supplicando, mi chiese di prendermi cura di lui, rifiutai. Il loro tradimento resta incancellabile; sulla loro coscienza pesano le mie sofferenze. Eppure, ogni mese, per non aggiungere altre colpe alle mie, spedisco loro dei soldi, anche se non potrò mai perdonarli veramente. Una cosa però lho giurata tra me e me: mai infliggerò a mia figlia una simile ferita. Un genitore deve saper abbracciare il proprio figlio nei suoi momenti più bui, non voltargli le spalle pensando alle chiacchiere del paese. I miei non hanno mai davvero compreso ciò che mi hanno portato via la felicità più autentica di tutte.






