Sono cresciuta in una grande famiglia contadina, essendo la seconda tra dieci fratelli. Fin da bambina, ho dovuto assumermi molte responsabilità domestiche: cucinavo, lavavo i vestiti, mi prendevo cura dei fratellini più piccoli, lavoravo nellorto e accudivo gli animali in stalla. Ero spesso esausta per tutto quel lavoro e non di rado mi addormentavo appena poggiata sul cuscino. Raggiunta la maggiore età, i miei genitori hanno iniziato a insistere affinché mi sposassi, vedendomi come una bocca in più da sfamare e pensando che fosse giunto il momento di trovare marito.
Senza tenere conto dei miei desideri, hanno combinato il mio matrimonio con un uomo di ventisette anni chiamato Matteo, che abitava in città assieme alla nonna invalida. Dopo le nozze, mi sono trasferita da loro e mi sono accorta che la mia vita non era cambiata, se non per il fatto che ora dovevo badare alla nonna di Matteo invece che ai miei fratelli. Matteo era colui che provvedeva alle necessità domestiche, ma aveva un carattere duro: mi gridava addosso e spesso mi insultava senza motivo. Dopo sei mesi di convivenza, purtroppo la nonna è venuta a mancare, così siamo rimasti solo io e lui.
Col tempo ho avuto due figli, una femmina e un maschio. Mia figlia mi mostrava sempre tanto amore, mentre mio figlio finì per imitare il comportamento severo e freddo di suo padre nei miei confronti. In mezzo alle difficoltà, ho trovato conforto in una passione scoperta guardando la televisione: creare candele artigianali in casa. Ho deciso di trasformare questa attività in un piccolo lavoro, investendo i miei risparmi per acquistare gli strumenti necessari. Matteo ha subito deriso questa mia iniziativa, ma con il tempo le mie candele hanno riscosso successo e ho iniziato a guadagnare i miei primi euro.
Gli anni sono passati, i figli sono diventati adulti, e mentre mia figlia non smetteva di dimostrarmi affetto, mio figlio restava distante e risentito. La mia impresa di candele andava a gonfie vele e riuscivo persino a mettere da parte qualche risparmio. Il punto di svolta arrivò quando Matteo mi prese in giro per essermi comprata una semplice gonna con i soldi guadagnati da me stessa; fu allora che capii di non poter più andare avanti così.
I miei figli, ormai oltre la trentina, erano sistemati, e io non avevo ancora compiuto cinquantanni. Ho raccolto i miei risparmi, ho affittato un piccolo appartamento ed ho chiesto il divorzio da Matteo. Ho continuato a portare avanti la mia attività di candele, desiderando solo vivere in serenità, lontana da abusi e maltrattamenti. Non cera rancore in questa scelta, soltanto il bisogno di ritrovare me stessa e costruire una vita migliore.
Così ho imparato che non è mai troppo tardi per cambiare strada e scegliere la propria felicità, e che il rispetto e la pace interiore valgono più di qualsiasi sacrificio imposto dagli altri.




