I nostri nipoti sono adorabili, ma siamo troppo stanchi per occuparcene ancora.
Dicono tutti che i figli sono una benedizione. Vale lo stesso per i nipoti, certo che sì. Ma solo se non ti ritrovi a dover gestire una squadra di calcio e se hai abbastanza soldi per mantenerli! Io e mio marito abbiamo una sola figlia, Lucia. Quando aveva appena 19 anni, ci annuncia tutta fiera che aspetta un bambino. Anzi, due: sono gemelli! E poco dopo si sposa. A quel punto, nel mio immaginario, tutto doveva sistemarsi per il meglio.
Ma ovviamente, la vita aveva altri piani. Una giovane mamma con due neonati che nemmeno sanno allacciarsi le scarpe ci piomba in casa. Il marito? Anche lui fresco di patente, guadagnava poco più di uno stipendio simbolico. E così, chi doveva mantenere tutta questa allegra compagnia? Trenitalia? No, io e mio marito, ovviamente. Ci siamo trovati a raccattare lavoretti extra, alzandoci allalba e tornando a casa che la luna era già alta.
I giovani sono rimasti a vivere con noi per un po. Cera solo una regola: sveglia alle sei per lavorare, mentre io giravo per casa come uno zombie, in notti passate a correre dietro ai gemelli. Poi la mattina, caffè stretto e via, anche se le occhiaie urlavano pietà. Logico che la salute ha cominciato a presentare il conto.
Così passano tre anni, i ragazzi si ambientano, i bimbi cominciano a camminare e noi tiriamo il fiato. Ma ecco il colpo di scena: Mamma, sono di nuovo incinta!, mi dice Lucia, come se mi avesse portato un fiore. Io, diplomatica come un treno ad alta velocità, le suggerisco subito che forse sarebbe meglio fermarsi qui, con due Ma niente, Lucia irremovibile: vuole il terzo. Nasce anche lui, e tutto ricomincia. Più lavoriamo, più cresce la lista della spesa. Anche se il genero ormai guadagnava ben mille euro al mese, come poteva bastare per cinque?
Morale: mio marito finisce in ospedale con un infarto, io giro con pillole per il cuore in borsa come fossero mentine. Capivo che così non si poteva andare avanti allinfinito. Decido di essere chiara: Ora tocca a voi, o vi inventate qualcosa oppure, la diplomazia ormai in soffitta. E lì, Lucia mi lascia senza parole: Mamma, aspetto il quarto.
Ragazzi, sono rimasta senza fiato come dopo una salita a piedi a Positano. Cosa si erano messi in testa? Che noi saremmo stati la banca di famiglia a tempo indeterminato? Non ce la facciamo più. Non so proprio come uscirne, e temo già le lingue lunghe del paese. Ma noi, onestamente, abbiamo già dato. Anche troppo.






