I parenti dal paesino sono venuti a trovarci in cinque per una settimana nel nostro monolocale. Li ho accolti tutta coperta di bollicine verdi – “tipo varicella”

I parenti dalla campagna sono venuti a trovarci in cinque per una settimana nella nostra monolocale. Li ho accolti tutta piena di puntini verditipo varicella.

Il mio sabato mattina non è iniziato col caffè, ma con una chiamata. Sullo schermo leggo, in grassetto: Zia Graziella (parente).

Annina, preparati! la voce di zia era così squillante e allegra che la sveglia sembrava inutile. Siamo già in viaggio, domani allalba arriviamo da voi! Una sorpresa: un bel giro a Roma e così ci vediamo. Siamo mica estranei!

Mi sono seduto sul letto, tentando di capire quel che avevo appena sentito. La parte che mi terrorizzava era quel siamo.

Ma chi sarebbe siamo, zia Grazia? ho chiesto piano, mentre con una gomitata svegliavo Gianni, mio marito, sotto le coperte.
Ma come chi? Io, zio Paolo, Giovanna col marito e il nostro nipotino. Oh, stai tranquilla: non facciamo i difficili! Serve solo un posto per dormire, tanto staremo in giro tutto il giorno!

Cinque persone. Più io e Gianni. Tutti stipati nel nostro monolocale di appena trentatré metri. Dove lo spazio libero sta solo sul tappetino dellingresso e nel fascio tra divano e televisore.

Ho chiuso la chiamata senza dire altro, fissando mio marito. Nel suo sguardo leggevo puro terrore e quel sogno segreto di scappare in Svizzera. O magari solo a prendere il pane e tornare dopo una settimana.

Semplicità peggio del furto
Mi è subito tornato in mente il loro ultimo soggiorno, tre anni fa. Allora erano solo in tre, ma ancora mi sveglio la notte, sudato. Zio Paolo fumava sul balcone, spargendo la cenere nei miei gerani con la scusa: Sono concime, tranquilla. Zia Grazia mi insegnava a fare il minestrone nella mia cucinetta: E chi taglia così? Togliti, che ti mostro io. Io e Gianni finivamo sul materassino gonfiabile, che a notte fonda era una frittella per terra, mentre gli ospiti si spaparanzavano da re sul nostro divano.

Ora sono in cinque. Giovanna col marito fanno più confusione di un mercato, e il loro figlioletto Luca, sette anni, è un uragano: per lui la parola no è pura sfida.

Dobbiamo dire di no, ha dichiarato Gianni, fissando il soffitto.
E come? ho sospirato. Sono già sul treno. Dico tornate indietro? Ricordi zia Grazia? Inizierà a parlare di legami di sangue, di come mi ha cresciuta, di come noi romani siamo pieni di arie. Poi tutta la campagna sparlerà che ho sbattuto la famiglia fuori di casa e mamma si berrà la camomilla dal nervoso.

Quando la diplomazia non basta
Seduti in cucina, giravamo idee, una peggio dellaltra. Affittare per loro un appartamento? Dopo il meccanico, il conto in banca piange. Lasciarli a casa nostra e rifugiarci dagli amici? Una resa, e nessuno ci ospita una settimana! Non aprire? Ci avrebbero bussato finché non fossero arrivati i vigili del fuoco.

Poi unilluminazione. Serve una scusa imbattibile. Una di quelle che fanno scappare pure i più tenaci.

Varicella, ho sussurrato.
Eh? ha fatto Gianni.
Varicella. Quarantena. Da adulti è tremenda: febbre alta, complicanze, cicatrici.

Gianni era incerto:
E se lhanno già fatta?
Zia Grazia e zio Paolo sicuro no, me lo disse mamma. Su Giovanna non so, ma col bambino non rischierebbero mai.

Mimetica verde
Avevamo quattro ore al loro arrivo. Mi sono lanciato nella preparazione. Ho tirato fuori la vecchia bottiglietta di verde di Genova.

Mettine tanta, comandavo, porgendo la faccia. Fronte, guance, collo, mani. Più mostruosa, meglio è.

Gianni, che rideva sotto i baffi, disegnava puntini verdi giganteschi. Allo specchio sembravo un personaggio da libro per bambini. Ho indossato il vestaglione largo, sciarpa al collo e i capelli tutti scompigliati per completare il quadro.

E io che faccio? chiede Gianni.
Sei un contagiato, ho ribattuto. Un incubatore su due gambe. Peggio ancora.

Abbiamo imparato la parte: mi sono ammalata ieri, febbre a quaranta, il medico è venuto e ci ha messo in quarantena con avviso di nuovo virus mutato.

Non vi fermate nemmeno per un caffè?
Il campanello ha trillato preciso. Dietro la porta sentivo armeggiare buste e voci, con Luca già intento a lamentarsi. Ho assunto la posizione da moribonda, Gianni ha socchiuso la porta bloccando il passaggio.

Gianni! E perché nessuno ci è venuto incontro? zio Paolo provava già a infilarsi dentro.
Fermi! ha gridato Gianni. Guai ad entrare. Qui è successo un casino.

E io sono apparsa, ciabattando e appoggiandomi ai muri, ansimante.

Buongiorno ho gracchiato. Mi dispiace. Ho la varicella, grave. Il medico ha detto: si sparge pure con laria.

Un silenzio di tomba. Cinque paia di occhi fissavano i miei puntini.

Varicella?! Giovanna si è scostata di scatto tirandosi dietro il figlio. A trentanni?!

Immunità ho rantolato. Febbre complicazioni

Sembrava di vederli lottare: voglia di alloggio gratis contro paura di ammalarsi.

Paolo, tu lhai avuta?
Boh non mi ricordo zio Paolo già si ritraeva allascensore.
Nemmeno io! sè agitata Giovanna. Mamma, andiamo in albergo!

E Gianni? zia Grazia mi fissava occhi stretti.
Sono il prossimo, ha sospirato Gianni. Dormiamo insieme ormai.

Tanto è bastato. La prospettiva di stare nella monolocale con due contagiati li ha fatti desistere.

Rimettetevi, ha borbottato zio Paolo spingendo il pulsante dellascensore. I regali ce li portiamo, ci serviranno in hotel.

Lascensore è partito via, portandosi valigie, barattoli e il nostro problema.

Come se non fosse successo nulla
Abbiamo chiuso la porta e Gianni è scivolato giù, ridendo come un matto. Guardando il mio riflesso, sono scoppiato a ridere anchio.

Lalbergo lhan trovato subito. I soldi, si è scoperto, cerano: perché spenderli, però, se si può restare gratis a casa degli altri?

Dopo due giorni mi chiama la mamma:
Anna, ma perché non hai avvisato? Zia Graziella dice che stavi verde e quasi morente!
Sto già benissimo, mamma, ho risposto allegra. Miracoli della medicina.

Non ho mai svelato la verità. Meglio che pensino che sono debole di salute, piuttosto che di cuore.

Il verde è andato via, e io e Gianni abbiamo vissuto un weekend perfetto: pizza da asporto e ogni centimetro del nostro piccolo, ma finalmente libero, nido romano.

Morale della storia? In famiglia, un pizzico di astuzia vale quanto una damigiana di coraggio.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 − two =

I parenti dal paesino sono venuti a trovarci in cinque per una settimana nel nostro monolocale. Li ho accolti tutta coperta di bollicine verdi – “tipo varicella”