Ma perché il telefono non squilla per tutta la sera? Forse cè qualche problema di linea? O si saranno confusi con le date? Impossibile che si siano scordati, Marco, non può essere! È una data importante, quarantanni non sono un compleanno qualunque riflettevo tra me e me, rigirando il calice di Chianti tra le mani, lo sguardo fisso sullo schermo nero dello smartphone poggiato sulla tovaglia candida.
Marco, mio marito, abbassò gli occhi nel piatto dove la faraona al forno si raffreddava lentamente. Masticava piano, quasi sperasse che il silenzio prolungasse il momento di dovermi rispondere. Nella sala brillavano le candele, un sottofondo di musica classica riempiva la stanza e nellaria si sentivano profumi di agrumi e pino il mio compleanno cadeva a dicembre, proprio a ridosso delle feste. La tavola traboccava di antipasti che avevo preparato nei due giorni precedenti, sperando che, come ogni anno, i parenti di Marco venissero almeno a trovarci, o almeno che chiamassero.
Dai, Lucia, lo sai comè mamma disse infine Marco, posando la forchetta con aria colpevole. Più di una volta le è partito la pressione, magari si è persa dietro allorto nella casa al lago… cioè, in inverno niente orto… magari si sarà solo scordata, capita… letà. E Anna, sai pure comè: in banca lavora sempre fino a tardi, chi sa nel pieno delle scadenze…
Il periodo delle scadenze di Anna dura dodici mesi, quando si tratta di me gli risposi con un sorriso amaro. Ma quando serve qualcuno che tenga i bambini, o prestarle qualche euro fino a stipendio, guarda un po, trova sempre il tempo di chiamarmi.
Mi alzai e mi avvicinai alla finestra. Fuori, grosse falde di neve giravano lente sopra i tetti di Torino. Compivo quarantanni. Una soglia, un bilancio di metà vita. Ed il conteggio di quella giornata lasciava lamaro: per la famiglia di Marco ero stata la salvatrice quindici anni, cuoca, autista e confidente gratuitamente ma bastava una data importante a farmi scoprire che per loro non esistevo nemmeno nel calendario.
Dai, non te la prendere Marco mi abbracciò le spalle. Ci sono io, no? E poi… il regalo ti è piaciuto?
Il regalo era splendido un buono per una giornata alle terme di Salsomaggiore, quello che desideravo da tempo. Marco mi adorava, sì, era vero. Ma era uomo remissivo, incapace di mettersi davvero tra me e linvadenza di sua madre, la signora Carla, o la sfrontatezza di sua sorella Anna. Preferiva sempre mettersi in disparte, come uno struzzo, sperando che i dissapori sparissero col tempo.
Non mi offendo, Marco dissi tranquilla, guardandomi riflessa nel vetro già buio. Prendo solo atto.
La necessità di tirare le somme mi rimbalzava nella mente da tempo. Ricordai quando, un anno prima, ero stata io a organizzare il sessantacinquesimo di Carla. Una settimana di ferie non pagate, la ricerca di una trattoria sui colli, la contrattazione sul menù, la preparazione di una torta enorme a due piani per risparmiare sul budget (che mi era pesato sulla coscienza per giorni), mezze notti perse a montare un video commovente con le sue vecchie foto.
In cambio? Grazie, però la crema potevi metterne di più, e un docciaschiuma di supermarket, acquistato chiaramente in offerta dato che il prezzo stava ancora lì appiccicato.
E Anna? Sempre pronta a darmi per scontata: Luci, passa tu a prendere le bambine dallasilo che io devo andare dalla parrucchiera, Luci, mi aiuti con la tesina che tu hai sempre avuto la testa sulle spalle, Luci, mi presti il tuo vestito blu per la cena aziendale? E io, sempre pronta, lo facevo, convinta che così si costruiscono rapporti; che il bene torna, in qualche modo.
Il telefono non squillò quella notte. E nemmeno quella dopo. Nessun messaggio su WhatsApp, nemmeno unicona di fiori o di torta ripetuta da caricare sui gruppi, come facevano a ogni ricorrenza religiosa.
Passò una settimana di silenzi. Aspettavo ero curiosa di vedere quanto ci avrebbero messo a ricordarsi di me. Ci impiegarono sette giorni esatti.
Lo schermo, finalmente, lampeggiò: Anna.
Ehi, auguroni, festeggiata! trillò la voce di mia cognata, allegra e spensierata come sempre. Neppure una nota dimbarazzo. Senti, ti volevo chiedere un favore. Io e Franco volevamo andare un paio di giorni a Firenze a staccare un po. Non potresti tenere tu Ulisse per il weekend? Sa, così risparmiamo lalbergo per cani che ci spennano letteralmente…
Restai immobile al centro della cucina, accarezzando limpasto lievitante.
Ciao, Anna scandii lentamente. Non hai nulla da aggiungere su quello che è successo la scorsa settimana?
Cosa? Ah, sì! Il tuo compleanno! Accidenti, mi è volato via, che testa! Ma non te la prenderai, spero. Siamo di famiglia, no? Tantissimi auguri! Così, a scoppio ritardato… Allora, va bene per Ulisse? Venerdì sera lo porto io da voi.
Ulisse era un grosso labrador che, la scorsa volta, mi aveva distrutto un paio di scarpe nuove e scrostato la tappezzeria dellingresso.
No, Anna dissi serena.
Come, no?
No, non posso tenere Ulisse.
Seguì un silenzio di pietra.
Ma che vuol dire non puoi? Vuoi che perdiamo lalbergo e i soldi già spesi per i biglietti? Hai sempre tenuto il cane, non lo capisco.
Appunto, ho sempre fatto. Ora non faccio. Ho altri programmi. Esistono le pensioni per animali.
Ma te la sei presa per il compleanno? la voce di Anna degenerò nel sarcastico. Quarantenne e ti offendi per una cartolina. Ma fammi il piacere, Lucia. Ora chiamo mamma e racconto tutto.
Fa pure risposi io, chiudendo la chiamata.
Mi tremavano le mani, sì, ma sentivo una leggerezza nuova. Per la prima volta avevo detto no. Il mondo era ancora lì, il soffitto non era crollato. Solo il mio impasto continuava piano a crescere sotto il canovaccio.
Quella sera, Marco rientrò dal lavoro con laria abbattuta. La madre e la sorella avevano sicuramente fatto partire la macchina delle lamentele.
Lucia, mamma dice che Anna non parte più, piange e si dispera. Non possiamo tenere il cane, davvero?
Lo fissai dritto negli occhi.
Marco, si sono scordati del mio compleanno. Non un giorno qualunque: il mio quarantanni. Neanche una scusa, niente. Anna ha telefonato solo perché doveva scaricare il cane gratis. Non pensi sia un gioco a senso unico?
Lo penso sospirò lui, sedendosi. Però, sono la mia famiglia
E io cosa sono? Dora in poi basta. Non sarò più comoda per nessuno, Marco. Da oggi, si cambia.
Non presi Ulisse. Anna fu costretta a pagare una pensione canina, e per le settimane seguenti fui fantasma: nessuna parola, solo pettegolezzi alle spalle.
Ma il tempo passa, e ci si avvicinava al grande evento dellanno: il settantesimo di Carla.
Un evento in grande stile. Mamma Carla, sempre esigente e amante del mostrarsi, voleva tutta la parentela e anche i vicini alla casa di campagna che Marco aveva rimesso a nuovo, mattone per mattone.
Di solito, a due settimane dallevento, Carla mi telefonava con il menù già scritto e la lista della spesa in mano: io, la nuora tuttodfare con lauto, dovevo comprare e cucinare tutto, mentre lei e Anna si preparavano per ospiti e fotografie.
La chiamata arrivò a metà gennaio.
Lucina, cara! Tutto bene? Niente malanni? Senti, manca poco al mio compleanno. Bisogna organizzarsi. Ho buttato giù la lista: tre vasetti di caviale, uno di quelli buoni, eh, niente offerte. Salmone mezzo chilo, carne dieci chili Dobbiamo fare cinque antipasti…
Ascoltavo mentre giravo il caffè con una mano, il telefono incollato allorecchio. La penna era ferma sul tavolo.
Signora Carla la interruppi dolcemente mentre parlava di maionese. Scusi, ma chi preparerà tutto questo?
Chi, Lucia? Noi! Cioè… io do le direttive, tu cucini, lo sai che ho le vene gonfie, Anna apparecchierà quando arriva.
Mi dispiace, signora Carla, mantenni un tono cortese. Ho già impegni per queste date. Partecipo volentieri come ospite, sarò puntuale per il brindisi, ma non in cucina.
Silenzio gelido.
Impegni?! Cosa hai di più importante del compleanno della madre di tuo marito? Ma sei matta, Lucia? Chi cucina? Io, che sto male di gambe? O Anna, che rovina la manicure?
Potete ordinare da un catering, oppure chiedere a un ristorante. Ormai si usa, portano tutto pronto e caldo.
Ma scherzi? Sai mica quanto costano! Ho la pensione che non basta neanche per lacquisto della carne! E poi, fatto in casa è meglio. Lucia, basta fare le bizze. Ti aspetto venerdì sera con la spesa. Mando la lista a Marco su WhatsApp.
Chiuse bruscamente.
Quando Marco rientrò, era tutto pallido.
Lucia, mamma ha mandato la lista da duecento euro. Vuole che partiamo venerdì con tutto. Che facciamo?
Vai pure tu, se vuoi dissi sfogliando un giornale. Compra quello che chiede. Ma io non cucinerò nulla e non parto prima. Glielho detto.
È una disfatta! Gli ospiti a digiuno… io non so cucinare! Anna dice che nemmeno sotto tortura si rovina le mani…
Il sabato mattina mi alzai tardi, mi feci il bagno con calma e misi il vestito che più mi piaceva: lungo, blu notte, elegante. Ordinai un taxi. Passai dal fioraio, scelsi un bouquet modesto di crisantemi e un piccolo pensiero in cartoleria.
Quando arrivai alla villa, le auto dei parenti erano già ovunque. Da una finestra, si udivano urla: non erano canti di festa.
Entrai. La scena sfiorava il comico. Carla, in vestaglia e bigodini, arrossata dallo sforzo, correva tra cucina e sala. Anna, imbronciata e in abito da sera coperto da un grembiule, cercava di aprire un barattolo di piselli mentre gridava per un’unghia spezzata. Marco era in giardino, annerito dal carbone, alle prese con una griglia che sfuggiva al controllo.
I parenti sedevano davanti a piatti vuoti e bottiglie dacqua.
Guarda chi si degna! urlò Carla vedendomi. Sembri la regina! Noi qui stremati e tu arriva come nulla fosse! La coscienza, Lucia, dove lhai lasciata?
Buongiorno, signora Carla! dissi con un gran sorriso. Tantissimi auguri! Salute e serenità per tutti i giorni a venire!
Le misi in mano i fiori e la scatoletta.
Cosè questo? bofonchiò Carla senza degnare di uno sguardo il regalo. In cucina, subito! La patate sono crude, e nessuno ha fatto le tartine!
Signora Carla, oggi sono invitata. Sono venuta come ospite. Ve lo avevo detto scandii davanti a tutti.
Ma vergognati! Mi fai fare brutta figura! sbottò lei.
Anna, questa è la festa di tua mamma, tu la puoi aiutare. Io sono solo la nuora, e quando fa comodo, non di sangue. Quindi trattatemi da ospite.
Mi accomodai in salotto.
Salve a tutti salutai i parenti. Bellissima giornata, peccato solo manchi ancora qualche tramezzino. Ma sono certa che la padrona di casa saprà stupirci!
In quel momento arrivò Marco, affumicato e sconsolato.
La griglia è saltata, la carne è bruciata, mi sono distratto un attimo…
Il vuoto si fece denso. Carla si sedette, visibilmente provata.
È tutta colpa sua! puntò il dito verso di me. Questa è una vendetta!
No, signora Carla risposi io, alzandomi. È solo un piccolo specchio di quello che avete fatto a me. Vi siete dimenticati del mio compleanno, ho capito quanto valgo per voi. Vi ho solo restituito la cortesia. Ora, per favore, apra il mio regalo.
Carla aprì la scatoletta. Allinterno trovò un calendario da parete, coi gatti. Ogni compleanno della famiglia era segnato in rosso. Inclusi il mio e quello di Anna.
Perché?
Così, lanno prossimo non rischiate di scordarvi. Lo considero equilibrato: voi a me una saponetta, io a voi un calendario. Pari.
Lo zio Alfredo, fratello di Carla, scoppiò a ridere: Ma ha ragione, Carla! Dici sempre che tua nuora è doro e non ricordasti nemmeno il suo compleanno?
Taci, Alfredo! ruggì lei.
La festa era ormai rovinata. A tavola finirono solo salame tagliato di fretta e piselli in scatola. Il resto? Niente. Gli invitati mangiavano controvoglia e si guardavano lun laltro.
Dopo unoretta mi alzai.
Credo sia meglio tornare a casa dissi a Marco. Non sento aria di festa, qui.
Mi hai messo nei guai, Lucia mormorò lui, accompagnandomi alla porta. Mamma non se lo dimenticherà mai.
Beh, almeno ora sai quanto vale il mio tempo. Prima non lavete mai compreso. Quando ne sarete privi, forse imparerete a rispettarlo. Quando torni, ordiniamo una pizza. Una pizza vera, e finalmente in santa pace.
Me ne andai.
Il putiferio in famiglia durò settimane. Carla concluse che lavevo rovinata agli occhi dei parenti; Anna decise che ero unegoista.
Eppure una cosa cambiò: Marco non provò più a giustificarle. Dopo quel tragico compleanno, vedere sua madre impotente davanti alla cucina, e il marito a terra, fu per lui una svolta. Cominciò a notare la differenza fra il suo mondo e quello opprimente della madre e della sorella.
Un mese dopo il compleanno, tornò a casa con un grande bouquet di rose. Non era una ricorrenza: era un mercoledì qualunque.
Sono per te mi disse, porgendole con unespressione insolita. Sai, questanno per il ponte del Primo Maggio niente campagna da mamma. Ho prenotato una settimana alle terme, solo noi due.
Inspirai il profumo delle rose.
E la semina delle patate?
Le compreremo, rispose deciso e laffetto dei parenti non si compra col proprio sacrificio. Avevi ragione: il rispetto devessere reciproco.
Carla e Anna mi tennero il broncio a lungo. Ma l8 marzo arrivò un messaggio di Anna: Auguri, Lucia, tanta primavera nel cuore!. Con una faccina e un tulipano.
Una piccola vittoria. Non sono diventata la migliore amica di Anna, né Carla mi ha amata più di prima. Ma avevano capito: farsi servire era finita. E la porta della mia disponibilità ora si apriva solo col rispetto e la memoria delle date importanti.
Il calendario con i gatti, mi confessò poi Marco, troneggia in cucina da sua madre. E la data del mio compleanno, ora, è segnata in rosso. Per sicurezza.
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