I pavimenti non si lavano da soli: la storia di Olga, due gemelli in arrivo e una suocera troppo presente

Il pavimento non si laverà mica da solo

Giulia, mentre Matteo è al lavoro, devi occuparti tu della casa osserva la signora Rosaria. Il pavimento non si lava mica da solo. E chi pensi che preparerà la cena? Che aspetti, cosa fai seduta lì?

Giulia si passa una mano sul pancione enorme. Sette mesi, gemelli, e ogni mattina la fatica anche solo di sedersi a letto. La schiena fa così male che vorrebbe sdraiarsi e non muoversi più fino al parto.

Signora Rosaria, lo vede anche lei che pancia ho. Mi sposto per casa tenendomi ai muri, e lei pensa alla cena.

La suocera fa un gesto, come se Giulia stesse lamentandosi per un raffreddore leggero.

Ma dai, Giulia, sei incinta non ammalata. Quando aspettavo Matteo, fino allultimo giorno cucinavo, lavavo e zappavo nellorto. Tu invece stai sdraiata tutto il giorno, come una signora dei salotti. Fai solo finta, Giulia. Vuoi che tutti ti stiano dietro e ti compatiscano.

Se ne va lasciandosi dietro una tazza sporca e quel sapore amaro che Giulia non riesce a mandar giù.

La sera, Matteo rientra verso le nove, esausto, con delle occhiaie profonde. Giulia aspetta che abbia finito di cenare e poi gli si siede accanto.

Matteo, dobbiamo parlare di tua madre. Viene ogni giorno e mi tratta come una scolaretta. Faccio fatica anche solo a camminare, e lei pretende che io lavi il pavimento e prepari il minestrone. Parlale, ti prego.

Matteo si strofina il naso e sospira. Ma Giulia capisce che il marito vorrebbe evitare.

Va bene, Giuli. Le parlerò. Promesso.

I giorni passano, ma non cambia nulla. La signora Rosaria si presenta sempre, scruta tra le mensole in cerca di polvere, sospira rumorosamente davanti a un piatto sporco nel lavello.

Dopo due mesi Giulia partorisce. Due maschietti, entrambi sani e robusti, con i pugnetti rosa e la voce squillante. Marco e Paolo. Quando glieli appoggiano sul petto, tutto il resto scompare. Giulia li stringe a sé, due creaturine urlanti, e piange di gioia incontenibile, sentendosi il cuore strapparsi. Matteo entra in stanza, prende con delicatezza Marco in braccio, come fosse di cristallo, e le sue labbra tremano.

Giuli, sono i nostri figli

Una settimana in ospedale passa in una bolla calda e morbida, solo loro quattro. Poi Giulia torna a casa. Matteo porta uno dei piccoli, lei laltro. Spinge la porta della cameretta che avevano insieme dipinto di verde salvia, dove avevano montato le culle e sistemato i body minuscoli, e si blocca.

Su una culla cè una vestaglia viola, con le iniziali ricamate. Accanto al fasciatoio, una valigia aperta. Laltra culla è stata spostata. Al suo posto, una poltrona pieghevole, dove la signora Rosaria siede in vestaglia, sfogliando una rivista.

Ma siete arrivati! dice la suocera, con unespressione tranquilla. Intanto mi sono sistemata qui, così vi aiuto con i piccoli.

Giulia resta sulla soglia, stringendo Marco, incapace di credere a ciò che vede. Valigia. Vestaglia. Le sue cose sparse tra i vestiti dei bambini. La suocera ha occupato la cameretta con tale naturalezza da sembrare ne abbia pieno diritto.

Giulia si gira lentamente verso Matteo, che nel corridoio regge Paolo ed evita di guardarla.

Matteo, cosè questa storia?
Giuli, mamma ha detto che ci aiuta i primi tempi, lui la guarda e subito distoglie lo sguardo verso lattaccapanni. Sono in due. Tu da sola, io al lavoro sul serio, sarebbe dura.

Giulia si sistema Marco in braccio, scuote la testa.

Ce la faccio da sola, Matteo. Ne abbiamo parlato. Voglio cavarmela io.

La signora Rosaria si materializza alle sue spalle, silenziosa.

Giulia cara, non fare la testarda. Hai due neonati, stai appena in piedi dopo il parto. Vai a riposarti, sdraiati pure, ai piccoli penso io. Tutto andrà bene.

Giulia vorrebbe ribattere, ma la stanchezza la sommerge. Il parto, il viaggio a casa con i neonati annuisce, affida Marco alla suocera e si rifugia in camera, promettendo a se stessa che sarà solo per qualche giorno.

I primi tre giorni vanno davvero bene. Rosaria si alza la notte, lascia dormire Giulia, prepara la colazione e mette lavatrici senza dire una parola. Giulia quasi si convince di essersi sbagliata, che listinto materno della suocera per i nipoti funzioni davvero e tutto si sistemerà. Ma quando Matteo torna al lavoro, basta un giorno perché latmosfera in casa cambi completamente.

Rosaria smette di aiutare e comincia a comandare. Giulia prende Paolo per allattarlo e subito la suocera le si piazza accanto, scuotendo la testa: così non va, reggigli meglio la testa, non stritolarlo, fallo respirare. Giulia fascia Marco e Rosaria lo fa da capo: Hai visto come lo hai messo tutto storto?. Giulia si siede un secondo a riposare e subito dalla cucina si sente: Giulia, i piatti non si lavano da soli, basta poltrire.

Tutto il giorno, senza tregua. Giulia non fa in tempo a finire una cosa, che arriva una nuova critica. I bambini la suocera li prende ormai di continuo, dammi qua che tu non fai mai le cose giuste, tanto che Giulia inizia ad aver paura di toccare i suoi stessi figli con Rosaria nei paraggi.

Dopo una settimana così, la stanchezza è tale che la sera le gambe tremano e le idee si aggrovigliano per la mancanza di sonno e la tensione continua. Aspetta che Rosaria si addormenti in cameretta, poi chiude la porta della camera matrimoniale e si siede accanto a Matteo.

Matteo, così non vado avanti, Giulia parla a voce bassa per non farsi sentire dalla suocera, il che la fa ancora più arrabbiare dentro. Tua madre non aiuta, mi logora. Non posso allattare senza che mi sia addosso a dirmi cosa fare. Non posso sedermi cinque minuti senza che mi urli di lavare il pavimento. In casa mia sono una domestica che non fa mai niente giusto.

Matteo resta a fissare il soffitto in silenzio.

O va via lei, Giulia inghiotte il nodo in gola e dice finalmente quello che pensava da giorni, o porto via i bambini e me ne vado io.

Matteo si solleva su un gomito e guarda Giulia, come se avesse detto una cosa impensabile.

Giuli, aspetta. Mia madre vuole solo aiutare, è fatta così. Magari potreste parlarvi, trovare un accordo. È la nonna, ci tiene ai nipoti.

Giulia si copre la faccia con le mani, stringe forte gli occhi perché già sente bruciare le lacrime e sa che stavolta, se inizia a piangere, non smetterà più fino allalba. Tutta questa rabbia si accumulava da mesi, da quando era incinta e sentiva sempre stai facendo finta e alla mia età facevo ben di peggio, ora la pressione esplode.

Matteo, sono una settimana che non riesco neppure ad allattare in pace, dice Giulia togliendosi le mani dal viso e già in lacrime. Prendo Paolo in braccio e lei subito me lo porta via. Fasci Marco e lei lo fa di nuovo. Nella mia casa ho paura di avvicinarmi ai miei figli, capisci? Li ho portati io al mondo, Matteo, e lei mi tratta come una balia in prova.

La porta della camera si apre, si affaccia Rosaria in vestaglia viola, braccia conserte e labbra strette.

Ho sentito tutto, tanto le pareti sono di carta, la suocera guarda Giulia scuotendo la testa. Ti dovresti vergognare, Giulia. Ho lasciato la mia casa per aiutare coi miei nipoti, dormo in una poltrona a sessantadue anni, e tu qui che fai scenate, metti tuo marito contro sua madre. Sei proprio ingrata.

E in quel momento qualcosa cambia. Giulia vede Matteo guardare sua madre, poi lei, distrutta con la maglietta macchiata di latte e le labbra tremanti, e sul suo viso si muove qualcosa. Finalmente vede quello che Giulia cercava di fargli capire da settimane.

Mamma, Matteo seduto sul letto prepara le valigie. Domani mattina ti riporto a casa.

Rosaria si irrigidisce in piedi sulla soglia, il viso sconvolto come se Matteo avesse parlato una lingua straniera.

Matteo, parli seriamente? Buttare fuori tua madre per quella lì?
Mamma, parlo sul serio. Questa è casa nostra, questi sono i nostri figli, mia moglie, ci arrangiamo da soli. Ci aiuterai quando lo chiederemo. Ma vivi a casa tua.

Rosaria arrabbiata fa la valigia, sbattendo le ante e chiudendo i cassetti, esce due volte a prendersi un bicchiere dacqua e si lamenta del figlio ingrato e della nuora che glielo ha portato via. Giulia resta in camera, allatta Marco, ascoltando attraverso la parete, ma ora piange di sollievo.

La mattina dopo Matteo carica la valigia in macchina, accompagna la madre a casa e in due ore è di ritorno. Silenzioso entra nella cameretta, prende Paolo, che si sta svegliando e brontola, e se lo mette sulla spalla.

Ce la facciamo, Giuli dice, cullando il figlio. Ce la facciamo insieme.

E così è stato. In pochi giorni Giulia ha trovato il suo ritmo, senza nessuno che le spiava ogni gesto e la correggesse ogni secondo. Dava da mangiare ai bambini quando volevano, li fasciava come le era più comodo e la casa tornava a sembrarle davvero sua, non un territorio preso in prestito. Matteo si alzava la notte quando toccava a lui senza lamenti, e nei weekend portava la carrozzina dei gemelli al parco per due ore, così Giulia poteva godersi il silenzio. La pace in casa loro è tornata poco a poco, non in un solo giorno, ma ogni mattina che Giulia si alza e va dai suoi bambini senza paura o rimproveri si sente sempre più forte.

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