Igor, il bagagliaio! Si è aperto il bagagliaio, ferma la macchina! – gridava Marina, ma ormai sapeva…

Carissimo diario,

Giacomo, il bagagliaio! Si è aperto il bagagliaio Ferma la macchina! urlava mia moglie, Alessandra, con una voce che faceva già capire che tutto fosse perduto. Mi sono voltato, ma ormai la situazione era chiara: mentre guidavamo sul raccordo in direzione di Firenze, i pacchi stipati nel bagagliaio volavano fuori spargendosi lungo lasfalto. Chi ci seguiva in auto sicuramente non si era nemmeno accorto del disastro.

Addio regali, addio prelibatezze tipiche: il panettone artigianale, il pecorino stagionato di Pienza, una selezione dei migliori salumi dellUmbria, i torroncini di Benevento. Tutto sistemato sopra agli altri bagagli, per evitare che si schiacciasse. Avevamo risparmiato negli ultimi mesi proprio per queste spese, per portare il meglio alla mamma di Alessandra, Nonna Caterina, che attendeva la nostra visita per Natale nel suo paesino sulle colline senesi.

Il traffico era quello tipico dei giorni di festa, colonne di auto che uscivano dalla città: procedevamo lenti, ma la distanza ravvicinata tra le vetture rendeva difficile fermarsi subito. Tutto ciò che era caduto, era caduto: impossibile ormai recuperare qualcosa.

I nostri figli, Matteo e Benedetta, seduti dietro, iniziarono a piangere, contagiati dalla delusione della madre. Tentai di rassicurarli, accostando con lauto appena potei. Un barlume di speranza ancora ci teneva: forse, chissà, qualche borsa sarà rotolata a bordo strada. Tornammo indietro a piedi, occhi bassi a scrutare tra la neve sporca e ghiacciata. Nulla, tutto inutile. Perderci altro tempo sarebbe stato solo un altro dolore.

Dai, basta pensarci. Compreremo altro, o magari ci arrangiamo con quello che cè. Non ne vale la pena di disperarsi, Ale, cercai di consolare mia moglie quando vidi quanto le pesasse. Meglio andar via, sta nevicando e la strada peggiora, arriva la notte.

Durante tutto il viaggio rimase in silenzio. Cosa avrei dovuto dirle? E rimproverare me stesso per non aver controllato meglio il bagagliaio? Ma la macchina era vecchia, il chiavistello cede facile. Ogni tanto la vedevo asciugarsi gli occhi, cercava di non pensarci, poi le ritornava il dispiacere. Tanto impegno, sacrifici per omaggiare e coccolare la famiglia e ora tutto perduto, pure quella bellissima coperta di lana toscana che avevamo preso come regalo per Nonna Caterina.

Arrivammo da lei che era già passata la mezzanotte. Pensavamo dormisse, delusi anche di averle fatto aspettare. Invece la trovammo accanto alla porta, lucidissima e con le luci accese, insieme alla vicina di casa, Cesira.

Finalmente! Grazie al cielo che state bene! Alessandrina, Giacomino! Mamma che gioia e i bambini? Venite qui dai vostri nonni! esclamava Nonna Caterina, abbracciandoci uno dopo laltro, le lacrime di felicità negli occhi.

Ma mamma, perché tutta questa agitazione? domandai, preoccupato davvero.

Abbiamo pregato tutto il giorno con Cesira. Giuro, non mi prendere in giro! Oggi mi sono assopita dopo pranzo e ho visto la vostra macchina scivolare fuori strada. Mi sono svegliata sudando freddo, agitata come mai in vita mia. Non so spiegarlo. Solo tanta paura. Allora con Cesira abbiamo pregato San Francesco, la Madonna, pure SantAntonio, che vi proteggesse lungo la strada. Ho temuto il peggio, invece eccovi qui, tutti interi!

Aveva ragione lei. Con la sfortuna che ci aveva colpiti, poteva andare molto, molto peggio. Hai ragione, mamma. E se quei regali sono finiti nelle mani di qualcuno che ne aveva più bisogno di noi, allora meglio così. Magari per loro sarà stata una benedizione, rispose serenamente Alessandra, e io annuii.

La notte di Capodanno fu un trionfo di famiglia. Il tavolo imbandito con mille cose semplici e buonissime: le patate dellorto, i pomodori sottolio, lolio nuovo, una crostata di Nonna Caterina profumata come nessunaltra. I piccoli non si staccavano dalla cucina, rubando pizzette appena sfornate. Smontavano in allegria anche le ultime forze: tutti volevano vedere se Babbo Natale avrebbe lasciato i regali sotto lalbero proprio a mezzanotte.

Rideva la nonna, abbracciata a figli, nipoti e pure ai vicini. Questa è la vera felicità: essere insieme! mi ripetevo tra me e me. E aveva davvero ragione.

A pochi chilometri, in un paesino quasi dimenticato, in una casa modesta, attorno a un tavolo sedevano due vecchie sorelle, Speranza e Vera, e il loro vicino di casa, il signor Marco. Vivevano alla giornata, sopravvivevano più che altro; in estate coltivavano lorto, dinverno combattevano la solitudine e il freddo come meglio potevano.

Ma non erano soli: si aiutavano a vicenda. Quel mattino Marco era andato nel bosco a raccogliere legna secca. Trovò una borsa abbandonata nella neve dura, la trascinò con sé, sorpreso del contenuto: formaggi, salumi, panettone, e in fondo una coperta calda duna qualità rara, morbida e bianca come la neve appena caduta.

Non cera anima viva. Era destino che finisse qui, raccontò Marco posando la borsa sul tavolo. Presto la coperta fu stesa davanti alla stufa, la sala profumava di pane caldo e formaggio.

Non pensavo avrei più assaggiato simili bontà in vita mia, sospirò Vera guardando Speranza.

Neanchio credevo a un simile miracolo, rispose lei stringendole la mano.

Dio ce lha mandata. Forse ci voleva premiare per tutte le difficoltà vissute, concluse Marco.

La mia lezione? Non bisogna piangere per ciò che si perde. Forse è la vita o il Signore che ci permettono di evitare un male peggiore o ci offrono il modo di rendere felice qualcuno che nemmeno conosciamo. Conta ciò che abbiamo: stare insieme, e saper accettare ogni cosa con il cuore aperto.

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