Il Brutto Anatroccolo: Una Storia di Trasformazione e Speranza

Uscendo dallospedale di Roma, Ginevra si trovò di fronte a un uomo che la bloccò la porta.
Scusi, disse lui, trattenendo lo sguardo su di lei per un attimo.
Un attimo dopo il suo sguardo divenne sprezzante e compiacente; si voltò e, come se non lavesse mai vista, sparì nella folla.

Quante volte aveva sentito quegli sguardi? Le ragazze snelle e slanciate attiravano occhiate diverse. Quando gli uomini vedevano una bellezza snella, i loro occhi si facevano attaccati e famelici. Ginevra ne era stanca; non era colpa sua nascesse così.

Da piccola tutti ammiravano le sue guance paffute, le sue gambe paffutelle e il suo sederino rotondo. A scuola, durante lappello in educazione fisica, era sempre la prima della fila delle bambine.

La prendevano in giro chiamandola Porcellina o Ciccia come nei cartoni animati. I soprannomi più offensivi non li ricorderò, perché i bambini sono notoriamente crudeli. Gli insegnanti accadevano a vedere le prese in giro, ma non intervenivano.

Ginevra provò diverse diete, ma il desiderio di mangiare era costante e abbandonava il piano. I chili persi tornavano subito. Era piacevole, ma la rotondità rovinava la prima impressione.

Sognava di diventare maestra, ma rinunciò al sogno per paura che i bambini le riservassero ancora insulti. Terminata la scuola, entrò nella facoltà di medicina. Quando le persone soffrono, non importa laspetto di chi le cura. Nella sua classe non cerano ragazzi, le ragazze erano assortite nei loro amori e nei matrimoni.

Ginevra rimaneva sempre sola. In lezione le compagne le chiedevano di sedersi in prima fila, nascondendosi dietro la sua larga schiena per non attirare lattenzione dei professori.

Guardava con desiderio gli abiti eleganti nelle vetrine, ma non avrebbe mai potuto indossarli. Si vestiva con maglie larghe e gonne ampie per nascondere i difetti. Studiava bene, gli iniezioni le faceva con destrezza e senza dolore. I pazienti più anziani la adoravano per questo.

Una volta andò a pattinare con le ragazze. I ragazzi la prendevano in giro: Guarda, corre verso il macello, ridevano. Il loro scherno le faceva venire voglia di piangere.

Mia, sua madre, cercava di presentarne a conoscenti. Ginevra provò qualche appuntamento. Un ragazzo, vedendola, fingeva di non averla notata e si allontanava con fare teatrale. Un altro, appena incontrata, la prese a manette. Lei lo respinse, e luomo cadde con la schiena in una pozzanghera. Che ti credi di fare?, urlò, Ti ho reso felice, ma a chi serve ora? Le lacrime le strozzavano il respiro. Da quel giorno non accettò più inviti, preferì stare da sola.

Sul suo profilo Facebook mise una foto di Fiona da Shrek. Quando un uomo le chiese comera nella vita reale, rispose: Come nella foto, solo che non sono verde. Lui rise, credendo fosse uno scherzo, e le propose di incontrarsi. Ginevra terminò subito la conversazione.

Un giorno, nel corridoio del reparto, gli sbucò un bambino di sei anni.
Dove corri? Qui ci sono pazienti, non si può fare rumore, gli disse afferrandogli la mano.
Volevo scivolare sul linoleum, confessò il ragazzo.
Con chi sei?
Con papà, verso la nonna. Dove è il bagno? domandò.
Andiamo, lo portò al fondo del corridoio. Ti sei perso?

Il bimbo le lanciò uno sguardo compiaciuto, ma lei non lo ritenne offensivo. Improvvisamente sentì il rumore dellacqua che scendeva; il piccolo uscì da dietro di lei.

Ora andiamo, mi mostri dove è la stanza della tua nonna? gli chiese.
Il bambino sospirò e nuotò accanto a lei, fermandosi davanti a una porta. Mise le dita sul labbro, facendo finta di pensare.

Credo sia qui, indicò la porta della quarta stanza.
Credo? Non hai guardato il numero? O non sai contare? dubitò Ginevra, perché era una stanza maschile.
So tutto, non sono piccolo. Conosco anche le lettere. È la porta della quinta, mostrò il bambino indicando il numero cinque.
Che birbantello, finse di arrabbiarsi.

Il bambino rise di gusto.
Come ti chiami?
Luca, rispose subito, mentre la porta della quinta si apriva e comparve un uomo alto e gentile.

Luomo fissò Luca: Luca, dove sei stato così a lungo? Poi notò Ginevra. Un solo sguardo valutò il suo aspetto e perse subito linteresse.

Giocava? chiese luomo.
Quanti sguardi indifferenti e sprezzanti aveva visto Ginevra.

Non giocava. Non arrabbiatevi con lui, disse, poi se ne andò.

Il giorno dopo Luca tornò con il papà a trovare la nonna. Luomo passò accanto a Ginevra senza nemmeno guardarla. Lei gli rivolse la lingua. Luca si girò, rise e alzò il pollice. Ginevra gli sorrise e gli fece un cenno.

Dopo unora tranquilla entrò nella stanza cinque.
Buongiorno, signora Giovanna Ricci, oggi è un bel giorno. È venuto il nipote? chiese.
Lha visto? Che bel ragazzino! Vorrei sapere che diventerà.
È ancora presto per pensare al futuro, ma avrà bisogno di nonne come noi, rispose allegramente.
Che Dio ti benedica, la sua anima soffre. Senza la madre sospirò Giovanna.

Suo padre? incappò Ginevra.
È viva, ma è fuggita e ha abbandonato il figlio.
Abbandonato? rimase sorpresa.
Luca non è mio nipote di sangue, ma lo amiamo come tale. Mio figlio si è sposato con una bella donna; dopo il matrimonio la donna ha ammesso di avere un figlio. È stato un tradimento. Mio marito ha avuto un infarto, e ora sono qui in ospedale.

Due anni fa la madre di Luca ha accettato unofferta allestero, lavorando come modella. Il bambino era un ostacolo. Le donne che frequentano mio figlio sono belle e egoiste; Luca non le accetta.

Ginevra rimase colpita dal racconto di Giovanna. Quando entrò per somministrare liniezione, si mise a piangere.

Signora Ricci, non si preoccupi, ricordi? le disse fermamente.
Non mi preoccupo. Ecco, guardi. le porse un foglio con un disegno.

Il foglio mostrava un bambino che teneva per mano mamma e papà. Era chiaramente Luca e i suoi genitori.

Luca cerca una mamma. Mi sembra di averla disegnata, Ginevra. disse Giovanna.
No, ha disegnato sua madre, ribatté Ginevra.
Non la ricorda più. Era snella, ma qui la ha dipinta più grande del papà. È lei, guardi, insistette Giovanna, singhiozzando.

Ginevra pensò: Anche un bambino capisce quanto io sia grande. Non sarò mai allaltezza di un uomo bello come il padre di Luca.

Da quel momento, ogni volta che Ginevra andava a somministrare le iniezioni a Giovanna, scambiavano qualche frase. Quando Luca tornò in ospedale, si avvicinò subito a lei.
Buongiorno. Ha le mani brave? chiese.
Non lo so, rispose incerta.
La nonna dice che è in buone mani. increspò le sopracciglia. Sarà dimessa presto? E io compirò sei anni la prossima settimana.

Allora ti invito al mio compleanno, disse Ginevra.
Grazie, ma devo chiedere al papà, rispose.

Luca corse a prendere il padre. Ginevra non lo vide partire, ma il giorno dopo il padre e lui la aspettarono allentrata.

Papà, hai promesso, tirò Luca per la manica.
Lo ricordo, rispose il padre, guardandola. Ti invito al compleanno di mio figlio. Sarà sabato, alle 13:00, in via del Corso, numero 12.

I miei dati li avete, disse Ginevra, arrossendo. Non ho impegni per il weekend.

Pensò: Una settimana intera per dimagrire ancora.

Tornata a casa, raccontò a sua madre Marta:
Devi andare, i bambini capiscono più di molti adulti. Forse troverai lamore con il papà di Luca.

Ma lui non guarda nemmeno verso di me, confessò Ginevra.
Non esagerare, forse è interessato anche al tuo cuore, non solo alla sua.

Sabato, Ginevra si mise i capelli, scelse un vestito, tinteggiò le ciglia. Si guardò allo specchio, ma il riflesso non le piaceva. Non importa quanti trucchi metto, non sarò più magra.

Il regalo laveva già comprato la settimana scorsa, pensando al compleanno di Luca.

Premette il campanello, il cuore le batteva forte.

Ginevra è qui! gridò Luca, abbracciandola con tutto il suo piccolo braccio.

Le accarezzò la testolina e le porse il pacco. Gli occhi di Luca scintillarono al vedere la scatola colorata.

Al centro della stanza cera una tavola imbandita. Seduto accanto a Luca cera Giovanni, il marito di Giovanna, con una bella bionda al suo fianco. Dallaltra parte era il nonno di Luca, il signor Pietro.

Permettetemi di presentarvi la mia salvatrice, Ginevra, e il mio marito, Mario Bianchi, annunciò la bionda, mentre la signora Giovanna la presentava come amica di famiglia.

La bionda alzò un sopracciglio, ma Ginevra non si lasciò intimorire. Giovanni mise uninsalata nel piatto di Ginevra e, per sbaglio, rovesciò un calice di vino sul suo vestito. Il vino si sparse sulle ginocchia della bionda; il tavolo traballò e la sedia cadde rumorosamente.

Le scuse di Giovanni non bastarono; la bionda si alzò di corsa, pronta a tornare a casa. Anche Ginevra voleva andarsene.

Non è colpa sua, ma iniziò Giovanni.
Non ho nulla da rimproverare, rispose Ginevra. È ora che io vada anche io.

La mamma ha preparato una torta speciale, non la offra a nessuno, e poi la porto a casa. disse Giovanni, alzandosi.

Nel silenzio dellauto, Ginevra parlò:
Non ti ho chiesto di accompagnarmi. Avrei potuto tornare da sola.

Mia mamma non mi perdonerebbe se non ti accompagnassi. Tu appari spesso nei miei percorsi, forse un giorno mi sposerò.

Non ti voglio, come non ti voglio io. Non mi sposerò con te. disse, la voce tremante. Non temere, cercherò di non comparire più nei tuoi occhi.

Lauto si fermò davanti a casa. Ginevra provò ad aprire la porta chiusa a chiave.

Apri subito, gridò.

Giovanni si piegò, la baciò. Ginevra lo respinse con forza.
Che cosa? Ti sono stancate le belle bionde? Hai preferito le donne più rotonde? Hai deciso di divertirtI con me per cambiare? Ah, grazie per lattenzione. i suoi occhi brillavano di rabbia, il viso ardente.

Allora Giovanni, confuso, chiese scusa: Non volevo offenderti.

Ginevra uscì dallauto, il cuore in tumulto.

A fine agosto il tempo si raffreddò, pioveva e il vento scuoteva le foglie. Tre settimane dopo il compleanno di Luca, Ginevra non aveva più visto Giovanni.

Rientrata dal lavoro, si tolse gli stivali bagnati.

È arrivato un giovane uomo, disse la madre al varco.
Un giovane elegante?

Ginevra chiamò subito Giovanni.
È venuto Luca è malato, potete venire? Ho bisogno di iniezioni disse.

Ginevra corse in farmacia, comprò garze, siringhe e alcol. Luca, felice di vederla, aveva la fronte un po sudata per la febbre.

Ricordi le mie mani sicure? Allora non temere, le disse, notando la paura negli occhi di Luca.

Il bambino chiuse gli occhi con forza, ma poi sorrise, dicendo che era un po doloroso.

Giovanni osservava Ginevra, incuriosito dal suo aspetto. Nessuno laveva mai guardata così. Si arrossò, ma il suo cuore batteva come un uccellino.

Andiamo a prendere un caffè, propose.
Lo fai per il figlio? Non è giusto. Se speri, io non potrò amarti; sono troppo pesante. rispose Ginevra.

Non sei pesante, sei accogliente, dolce, genuina. I bambini non mentono, e a Luca piaci. A me anche. Credo che possiamo costruire una famiglia forte.

E se torna la mamma di Luca?
Non tornerà. Ha firmato il divorzio, è sposata altrove. Il bambino è mio. Vuoi uscire con me?

Sì, rispose brevemente Ginevra.

Per ognuno esiste la sua metà, la persona che lo completa, anche se a volte sembra impossibile riconoscerla. Lamore, quando è vero, riesce a vedere nel cigno brutto il cigno bianco e a scoprire lanima delicata di una donna rotonda. Solo così si comprende che la bellezza non sta nel corpo, ma nella capacità di amare e di essere amati. La vita insegna che chi accetta sé stesso, con tutti i propri difetti, attira chi lo ama per quello che è davvero.

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