Il cameriere si avvicina e propone di portare via il gattino, ma un gigante di due metri prende il piccolo pelosetto piangente e lo fa accomodare sulla sedia accanto: «Una ciotola per il mio amico felino! E la carne migliore del ristorante!».

Il cameriere accorse e propose di portare via il gattino. Ma un omone di quasi due metri afferrò il piccolo felino piangente e lo posò con delicatezza sulla sedia accanto: Un piatto per il mio amico felino! E la migliore carne che avete!

Mettiamoci qualcosa di audace, quasi come giovani ninfe, e andiamo in quel ristorante costosissimo. Per farci vedere e osservare un po gli uomini
Così, con sicurezza, dichiarò una delle tre amiche direttrice di un prestigioso e costoso liceo privato. Il suo ruolo la obbligava a parlare sempre con competenza, e le parole giuste le venivano naturali.

Queste ninfe avevano trentacinque anni. Unetà che, secondo loro, consentiva di indossare gonne corte e camicette scollate che sottolineavano anziché nascondere i pregi. Profondo décolleté, trucco impeccabile tutto il necessario per una serata da protagoniste.

Scelsero il ristorante in base al loro stile: chic, esclusivo e esageratamente elitario. Del resto, non avevano problemi a permetterselo. Prenotarono il tavolo migliore, si sistemarono comode e iniziarono subito a captare gli sguardi ammirati degli uomini e quelli poco felici delle loro compagne.

Le conversazioni, come sempre, ruotavano attorno a ciò che davvero conta: gli uomini. Si confidavano sogni, aspettative e pretese. Ciascuna aspettava il suo ideale: alto, in forma, elegante e soprattutto benestante. Che le portasse in palmo di mano, esaudisse i desideri, non desse fastidio con chiacchiere inutili né li costringesse a occuparsi dei problemi domestici. Se poi possedeva pure un titolo nobiliare, sarebbe stato perfetto.

Ma non certo come quei tre lì
Le amiche si scambiarono occhiate e indicarono discretamente il tavolo di tre uomini allegri, un po in carne e con la chioma diradata. Davanti a loro scorrevano birre, patatine e montagne di bistecche; i discorsi erano tutti su calcio e pesca, il loro riso schietto e rumoroso, senza pretese.

Orribile.
Una volgarità.
Per carità.
La sentenza fu unanime: trasandati, rozzi, nessun tratto di nobiltà, decisamente inadatti alle loro ambizioni. E lì la serata cambiò improvvisamente tono.

Entrò nel locale Lui arrivato su una fiammante Ferrari rossa ultimo modello.
Il Conte Filippo Visconti di Rovigo! annunciò in pompa magna il maître allingresso.
Le amiche divennero immediatamente allerta, fiutando la preda come levrieri da caccia.

Alto, atletico, con una elegante brizzolatura e un abito perfetto che valeva sicuramente una fortuna. Gemelli di diamante, camicia candida il quadro della raffinatezza.

Ah
Che meraviglia
Uhm
Le scollature si sporgono ancora di più, gli sguardi diventano sempre più provocanti.

Ecco che uomo, sussurrò una.
Conte, bello e milionario, confermò la seconda. Io, tra laltro, sogno da sempre di andare alle Maldive
La terza taceva, ma parlava con gli occhi.

In meno di dieci minuti, le signore furono invitate al tavolo del Conte. Arrivarono con orgoglio, con un pizzico di disprezzo per gli altri ospiti e soprattutto per il trio delle birre.

Il Conte era brillante, garbato, narrava storie antico lignaggio, ville storiche e collezioni darte. Tra le amiche cresceva la tensione: era chiaro che solo una avrebbe avuto linvito per il prosieguo della serata.

Per un momento, le prelibatezze distolsero lattenzione: aragoste, vassoi di frutti di mare, vini dannata. Le signore mangiavano e lanciavano al Conte sguardi languidi, sognando ormai ben altro della cena. Le guance rosate, sembravano più belle che mai.

Il Conte regalava altrettanta eleganza battute, racconti mondani. Ormai alle amiche non importava nemmeno dove sarebbero andate dopo.

Nel giardino del ristorante, lodore delle pietanze arrivava fin fuori. Da lì emerse un piccolo gatto grigio, magro e affamato. Entrò rapido e si sedette proprio ai piedi del Conte, sperando in un po di attenzione.

Invano.

Il volto del Conte si contrasse in unespressione disgustata. Senza alcun indugio, scacciò il gattino con una pedata. Il piccolo volò per alcuni metri e sbatté contro la gamba del tavolo dei tre amici. Si fece silenzio di tomba.

Detesto questi animali sporchi e plebei, proclamò ad alta voce il Conte. Nel mio palazzo solo levrieri di razza e cavalli da pura sangue.
Il cameriere provò subito a placare:
Ci occuperemo subito, mi scusi

Si diresse al tavolo delle birre, ma uno degli uomini imponente, rosso in volto e con il pugno stretto si era già alzato. Gli amici cercavano di trattenerlo.

Senza dire una parola, raccolse il gattino e lo mise sulla sedia.
Un piatto per il mio piccolo amico peloso! tuonò. La carne più pregiata che avete. Ora.
Il cameriere impallidì e corse verso la cucina. Nel locale scoppiò un applauso.

Una delle ninfe si alzò in silenzio, si avvicinò al gigante e dichiarò:
Spostati. E ordina un whisky per la signora.
Il Conte rimase senza parole.

Dopo un attimo, anche le altre due amiche si unirono, regalando al Conte uno sguardo colmo di disprezzo.

Alla fine, non tutti uscirono insieme dal locale. In compagnia cerano solo un uomo, una donna e un gattino grigio.

Il tempo passò. Ora la prima delle amiche è sposata con quel gigante proprietario di una grossa società di investimenti. Le altre due hanno sposato i suoi amici, stimati avvocati. I matrimoni si sono svolti lo stesso giorno.

La vita delle ex ninfe è ormai diversa: pannolini, cucina, pulizie. Quasi tutte hanno avuto una figlia nello stesso periodo.

Per tornare di tanto in tanto nel ristorante del cuore, nel weekend mandano i mariti a vedere la partita o a pescare, chiamano la baby-sitter e si ritrovano ancora per chiacchierare tra donne. Di uomini, naturalmente.

Il Conte Filippo Visconti di Rovigo, invece, lanno dopo fu arrestato. La notizia fece il giro di tutta Milano era un truffatore seriale che derubava ignare signore di buona fede.

Gli uomini veri, per fortuna, non centrano nulla.

Parlo di quei tre con la pancia, con le stempiature, senza sfarzo né pretese, ma con un cuore davvero nobile.

È così.

Perché alla fine, la vera nobiltà non si trova nelle etichette, ma nellanimo.

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Il cameriere si avvicina e propone di portare via il gattino, ma un gigante di due metri prende il piccolo pelosetto piangente e lo fa accomodare sulla sedia accanto: «Una ciotola per il mio amico felino! E la carne migliore del ristorante!».