Nel sogno, un cameriere dalle gambe lunghe si avvicina fluttuando sopra il pavimento di marmo lucido e propone di portare via il micetto che piange con voce di tromba stonata. Ma un uomo altissimo quanto un campanile, con baffi da gondoliere e mani forti, afferra il piccolo felino grigio, lo consola e lo accomoda su una sedia accanto alla sua:
Portate il piatto più grasso al mio amico gattino! E la carne migliore, subito!
Nellaria profumata di rosmarino, tre donne vibrano come corde di mandolino:
Indossiamo qualcosa di sfacciato, da ninfe romane sul Tevere, e andiamo in quel ristorante carissimo dove brillano i lampadari e i conti si pagano in euro pesanti
Così ha deciso invece con tono sicuro la direttrice di una lussuosa scuola privata del centro di Firenze, la più astuta tra le amiche. Parla come avesse sempre in tasca proverbi latini, il dovere la rende affilata.
I trentacinque anni di queste ninfe sembravano letà perfetta per le gonne che bruciavano sulla pelle e le camicette cucite in modo magico per esaltare ogni curva. Scollature profonde come le grotte di Capri, rossetto brillante e uno sguardo da battaglia.
La trattoria che scelsero era tanto elegante da sembrare una sala da ballo. Non erano stranieri a quei conti: avevano prenotato un tavolo dangolo, si accomodarono sulle poltroncine di velluto e si posarono addosso gli sguardi desiderosi degli uomini e quelli pungenti delle loro compagne.
Come sotto un cielo di Carnevale, la conversazione ruotava intorno allargomento sacro: gli uomini. Sognavano principi, disegnavano desideri, stabilivano pretese. Nei loro pensieri, il compagno ideale doveva essere alto come un pino, bello come la luna, ricco quanto un vescovo, pronto a esaudire ogni capriccio e mai a parlare di lavatrici o pentole. Nobile, possibilmente, per completare lidillio.
Ma non come quei tre là
Le amiche guardarono la tavolata di uomini, un trio fiorentino di tondi, pelati e chiassosi, circondati da boccali di birra Moretti, montagnole di chip di patate, bistecche sanguinose e discorsi su calcio e pesca alle anguille.
Terribile.
Che volgarità.
Che schifo.
La sentenza fu unanime: grezzi, trascurati, privi di qualsiasi contegno. Latmosfera vibrò e si fece surreale.
Entrò lui, luomo su una Ferrari scarlatta, nuova come una ciliegia appena colta dal ramo.
Il conte Ludovico Bellanti di San Gimignano! gridò il cameriere svegliando le sedie.
Le tre donne si misero in postura da caccia, fiutando profumo di nobiltà.
Alto, atletico, capelli spruzzati di argento, nel vestito sartoriale che profumava di lire scomparse, gemelli tempestati di diamanti e camicia bianca candida.
Oh…
Che meraviglia…
Uhm…
Gli scolli si piegarono ancora di più, gli occhi si fecero profondi come il Tirreno.
Questo sì che è un uomo, sussurrò una.
Conte, bello e milionario, rispose laltra. Io ho sempre sognato la Sardegna… sin da piccola.
La terza taceva, ma lo sguardo cantava una romanza.
Non passarono neanche dieci attimi e le signore furono invitate al tavolo del conte. Camminarono proprio come dive di Cinecittà, deridendo con unalzata di sopracciglio tutti i comuni mortali, soprattutto la squadra di birrai.
Il conte affabulò storie di palazzi antichi, raccolte di quadri, stemmi di famiglia e giardini daranci. Tra le amiche scoccavano lampi di tensione: solo una avrebbe ricevuto linvito a proseguire la notte.
Le prelibatezze del sogno apparvero: astici giganti, torri di frutti di mare e vino rosso del 1955. Le signore mangiavano senza pensare alla realtà, guardando il conte con occhi che scintillavano come stelle filanti.
Il conte sembrava danzare con le parole, aneddoti di salotti, barzellette inventate, e le amiche non pensavano più a dove sarebbero finite.
Nel giardino che si affacciava sullArno, il profumo della cucina raggiunse le piante. Dal buio emerse un piccolo gatto grigio, magro e affamato, con occhi verdi come basilico fresco. Si infilò tra gambe e sedie, si fermò ai piedi del conte sperando in un gesto gentile.
Ma il conte contrasse il volto come se avesse visto il diavolo. Senza esitazione diede un calcio al gattino, spedendolo oltre il sogno, che andò a sbattere contro il tavolo dei tre amici rotondi. Nel ristorante calò un silenzio teso.
Detesto questi animali senza radici, esclamò il conte. Nel mio castello solo levrieri e stalloni!
Il cameriere tentò di sistemare il disastro:
Provvederemo subito, mi scusi…
Si avvicinò al tavolo dei chiassosi, ma uno degli uomini, gigantesco come il Duomo di Milano, si alzò. Aveva il volto rosso vino e mani come pale di pane. Ignorando tutti, sollevò il gattino e lo mise su una sedia.
Portate subito il piatto più pregiato per il mio piccolo amico peloso! tuonò. E la carne più tenera che avete!
Il cameriere impallidì e corse in cucina. Un applauso esplose tra i tavoli.
Una delle ninfe si avvicinò silenziosa allomone:
Spostati. E ordina un whisky per una signora.
Il conte rimase paralizzato.
Poi le altre due amiche si unirono, lasciando il conte con uno sguardo che lo congelò come una bottiglia di prosecco abbandonata.
Alla fine, la compagnia che uscì dal ristorante era composta da tre: un uomo, una donna e un piccolo gatto grigio.
Col passare del tempo, la prima delle amiche sposò proprio il gigante, titolare di una grossa società di investimenti. Le altre si unirono ai suoi amici, avvocati noti in centro a Genova. Tre matrimoni celebrati nello stesso giorno.
Le ex ninfe ora vivono una nuova vita: tra pannolini, zuppe di lenticchie e pavimenti da lavare. In tutte le case nacquero figlie quasi contemporaneamente.
E per tornare di tanto in tanto in trattoria, nel weekend mandano i mariti al calcio o alla pesca sulle rive, chiamano una babysitter e si ritrovano, per il piacere di parlare di cuori, uomini e sogni fiabeschi.
Un anno dopo, il conte Ludovico Bellanti di San Gimignano fu arrestato, protagonista di uno scandalo degno dei rotocalchi. Un truffatore di qualità, maestro nellingannare le donne troppo sognatrici.
Questa sorte, fortunatamente, non sfiorò mai i veri uomini.
Quelli di pancia tonda e capelli radi, senza oro addosso né Ferrari nel garage, ma con un cuore che brilla come il sole sul Mediterraneo.
Così va il mondo almeno nei sogni.






