Il Compagno Col Pelo

Il nuovo compagno a quattro zampe

Giacomo non era tanto odiato al lavoro quanto evitato. Un uomo di buona logica, autista esperto e dipendente puntuale, ma assolutamente antisociale. Nessuno voleva fargli da collega, e lui lo accettava con un sorriso. Alla fine, lunico che lo tollerava fu il capo, che gli fece locchiolino e lo lasciò fare da solo. Gli altri camionisti lo soprannominarono Il Cupo così lo chiamavano perfino a gran voce, dimenticandosi talvolta del vero nome.

Quel giorno la tratta era una di quelle noiose e prevedibili: da Bologna a Torino, carico di mattoni e nessuna sorpresa in vista. Guida bene e tieni gli occhi sulla strada, si ripeteva il mantra.

Mentre avanzava lungo la corsia di emergenza, un movimento tra lerba lo fece fermare. Una figura strisciante si trascinava verso il marciapiede. Giacomo, quasi per curiosità, parcheggiò il suo trattore e si avvicinò.

Un grosso gatto striato sbuffava furioso, avendo laria di aver perso lultimo dei suoi nove vite. Una zampa era ferita, il corpo sporco di sangue, gli occhi pieni di una tenerezza ribelle.

Che sfortuna, piccolo felino? chiese Giacomo, chinandosi sopra lanimale.

Il gatto ringhiò, quasi a dire che non voleva aiuti e che ognuno dovrebbe occuparsi dei propri affari. Giacomo, ricordando il suo vecchio gatto di famiglia, Micio, che da bambino condivideva il fuoco del camino con la nonna, capì il dolore del felino.

Non sono un chirurgo veterinario, ma ti garantisco che non lo lascerò qui a marcire. Nessuna abitazione vicina, quindi ti porto in clinica disse, sollevando delicatamente il gatto e collocandolo sul letto del suo camion.

Svoltò verso un piccolo borgo piemontese, trovò la clinica veterinaria San Michele e, una volta dentro, il veterinario, il dottor Marchetti, lo salutò senza far attendere gli altri clienti.

Fortunatamente sei arrivato, signor Giacomo disse il dottore, mentre disinfettava la ferita. Mettiamogli un po di garza, una stecca leggera e poi potrà continuare il suo viaggio.

Ma io ho una consegna da fare protestò il camionista. Non ho tempo per prendersi cura!

Non cè un rifugio per animali in zona. Il gatto è in salute, non è un cucciolo, quindi non possiamo cederlo a chiunque spiegò il veterinario.

Gli occhi verdi del felino scrutavano Giacomo, quasi a chiedergli di non abbandonarlo. Il camionista, sentendo crescere un senso di colpa, accettò.

Nel corridoio della clinica, due signore chiacchieravano animatamente:

Livia è tornata di corsa da me, scappando dal marito diceva la prima.

Che sfortuna! Il marito è un vero tiranno, lo dicono in paese rispose laltra con compassione.

Giacomo non si intromise, pensando ai propri problemi amorosi: la fidanzata lo aveva lasciato dopo una lite su chi avesse il diritto di tenere il cane. Una storia finita più in fretta di un parcheggio a Napoli, pensò.

Il veterinario gli consegnò il gatto, ormai più calmo, e gli suggerì di farsi un giro di tre settimane prima di rimuovere la stecca.

Grazie disse Giacomo, prendendo il felino e uscendo dalla clinica.

Mentre riprendeva la strada, notò lungo il ciglio due figure. Una donna agitata agitava le braccia, mentre una bambina timida la stringeva al petto.

Non accetto passeggeri! brontolò Giacomo, fedele al suo principio.

Miao! rispose il gatto dal retro del camion.

Ti è venuto il sonno? chiese Giacomo, incuriosito. Che cosa vuoi?

Miao! insistette il felino, facendo vibrare la coda.

Forse ha fame? intuì Giacomo. A me ha salvato la vita, ora lo ricambio.

Fermò il camion, mise il gatto sullerba e il felino, immediatamente, alzò la coda, confermando il sospetto. Improvvisamente, la donna e la bambina si avvicinarono di corsa.

Per favore, prendici! Siamo a trentatré chilometri da qui! implorò la madre, con gli occhi pieni di lacrime.

Non sono un taxi, sono un autotrasportatore! rispose Giacomo. Se volete, prendete il bus!

Abbiamo perso il nostro unico autobus! protestò la donna. Se ci porti, ti faremo una preghiera per il Signore!

Il gatto, ormai rianimato, si avvicinò alla bambina, strofinandosi contro la sua gamba. La piccola, bionda e riccia, lo accarezzò timidamente.

Che ne dite se vi porto con me? Potete tenere il gatto e io vi porto dove volete! propose Giacomo, tirando una mano verso la donna.

Lavoro in una clinica veterinaria, amo gli animali! esclamò la madre, chiamandosi Fiorenza. Non sappiamo ancora dove sistemarci, ma la zia a Vercelli ci accoglierà!

Che succede? sbuffò Giacomo, osservando la bambina che accarezzava il gatto.

La piccola si chiama Verena, è spaventata ma il gatto la calma spiegò Fiorenza, asciugandosi le lacrime.

Giacomo, ricordando la conversazione al pronto soccorso, intuì che Fiorenza era la stessa donna che aveva chiesto aiuto al dottor Marchetti giorni prima. Decise di non insistere e accettò di accompagnarle.

Il viaggio continuò con il gatto a bordo, Verena seduta sul sedile posteriore, Fiorenza sul lato opposto. Il felino sembrava divertirsi, miagolando di tanto in tanto.

Ti pagherò, non preoccuparti! continuava a dire Fiorenza, ma Giacomo, un po irritato, rispose:

Ti porto, basta. Il gatto ti piace, allora sei una brava persona. Dì grazie al felino!

Grazie, gatto! esclamò la madre. Come ti chiami?

Gatto è il suo nome, io sono Giacomo rispose il camionista, senza pensarci troppo.

Che gentile! esclamò Fiorenza. Come ti chiami?

Giacomo, e tu?

Fiorenza, la bambina si chiama Verena disse, indicando la figlia.

La zia accoglierà il gatto? chiese Giacomo, sperando di non doverlo più sistemare.

Speriamo sospirò Fiorenza. Ma il marito è uscito, non ha un cellulare.

Giacomo tirò fuori il suo vecchio cellulare, lo porse a Fiorenza.

Chiama tua zia, spiegale tutto le suggerì.

Fiorenza mormorò qualcosa a voce bassa, tra marito, scappati e gatto. La piccola Verena singhiozzò, ma il felino le fece un piccolo ruggito di conforto.

Portiamola al destino finale disse Giacomo, mentre la famiglia scendeva dal camion in una piccola trattoria di campagna, dove la zia di Fiorenza li aspettava con un sorriso.

Verena non voleva lasciarlo, lo stringeva forte, lo baciava sul muso. Poi, allimprovviso, corse verso Giacomo e lo abbracciò con entrambe le braccia.

Verena, non si può! esclamò Fiorenza, ridendo tra le lacrime.

Il papà manca, quindi si aggrappa a tutto, anche al gatto commentò la zia, con un pizzico di ironia.

Il cuore di Giacomo cominciò a battere più forte. Pensò a quei sogni di una famiglia felice, con moglie, figli e una vita tranquilla, ma si trovò a riflettere su come una piccola bimba con i riccioli potesse sconvolgere così tanto la sua vita solitaria.

Zio, ci verrai a trovare? chiese Verena, guardandolo con occhi grandi come piatti di lasagne. Porta il gatto?

Farò il possibile rispose Giacomo, incapace di rifiutare.

Verena, dopo un sospiro, corse verso la casa, mentre Giacomo tornò al camion, pensando al gatto, al viaggio e alle strade infinite.

Da dove nascono questi uomini, che sfruttano i più deboli? si chiese, guardando il felino, che gli rispose con un miagolio sarcastico.

Gli direi di non alzare il pugno su donne e bambini! aggiunse Giacomo, quasi a parlare con il gatto.

Miag! confermò il felino, facendo capire che anche lui avrebbe difeso la causa con artigli.

Sentiva il gatto come una presenza calmante; era la prima volta che un compagno a quattro zampe lo accompagnava nella solitudine della strada.

Raccontò al gatto della sua infanzia, del servizio militare, delle sue opinioni politiche. Il felino ascoltava, a volte miagolava approvando, altre volte sembrava impugnare una zampa in segno di dissenso.

Allombra di un albero, vide una macchina ferma. Due uomini agitavano le braccia, chiedendo aiuto. Giacomo, nonostante la sua natura riservata, si avvicinò.

Che succede? chiese, aprendo la portiera.

Uno dei due estrasse una pistola. Giacomo, pronto a reagire, afferrò il gatto, che con un balzo feroce afferrò lattaccante al volto. Luomo, spaventato, lasciò cadere larma. Giacomo, con il cuore che batteva a mille, afferrò la pistola e la puntò al ladro:

Mani in alto!

Togliete il gatto! gridò luomo, minacciando di graffiare gli occhi del felino.

Il secondo ladro corse verso di loro, ma Giacomo, con un colpo ben assestato, lo colpì al mento, afferrò il gatto e saltò di nuovo nel camion.

Via! urlò, accelerando.

Chiamò la stazione dei carabinieri, fornì la descrizione dei rapinatori, e in trenta minuti gli uomini furono arrestati. Il capitano dei carabinieri, un certo Rossi, lo ringraziò per il coraggio.

Un vero eroe, signor Giacomo! disse Rossi, guardando il gatto.

Non sono un eroe, solo un autotrasportatore con un gatto scaltro rispose Giacomo.

Il carabiniere, notando il felino, commentò:

Quel felino ti ha salvato la vita. È il tuo compagno?

Sì, è il mio partner di viaggio confermò Giacomo, accarezzando la pancia del gatto.

Il racconto dellautotrasportatore e del suo coraggioso gatto si diffuse su internet; la gente li riconosceva, li salutava e li ringraziava per le loro imprese. Giacomo sentiva che la presenza del felino cambiava qualcosa dentro di lui, come se il ghiaccio del suo cuore si fosse sciolto.

Tre settimane dopo, quando la stecca fu rimossa, Giacomo tornò nella cittadina dove aveva lasciato Fiorenza e Verena. Entrò nella clinica veterinaria, dove Fiorenza lo aspettava allingresso.

Oh, sei proprio tu! esclamò, fissandolo negli occhi. Ho sognato che saresti arrivato!

Sogni e realtà, non è vero? rispose Giacomo, leggermente imbarazzato. Come sta Verena?

Sta bene, la zia ci accoglie, ma ho anche avviato il divorzio mormorò Fiorenza, abbassando lo sguardo.

Allora, mi accompagnerai? chiese Giacomo, con un sorriso timido.

Gli occhi di Fiorenza si spalancarono; aprì la bocca e poi la richiuse. Il gatto, dal nascondiglio del bagagliaio, miagolò con decisione.

Ho una figlia balbettò Fiorenza.

E io ho un gatto! replicò Giacomo, aggiungendo: Len, non so parlare bene di parole romantiche, ma so che questo incontro non è stato casuale. Non rifiutarmi subito, pensa un attimo. Ti proteggerò.

Miao! confermò il felino, facendo un piccolo balzo.

Ci penserò promise Fiorenza.

Un mese dopo si sposarono, Giacomo cambiò lavoro, divenendo autista per una clinica veterinaria itinerante. Il gatto, ormai soprannominato Turbo, vive con loro, veglia su Verena e, di tanto in tanto, si stende sul divano grande a ricordare le strade infinite.

Ma la vita è più dolce quando cè un gatto saggio a tenere docchio le avventure. In Italia, dove le strade si intrecciano come spaghetti, è bello sapere che esistono compagni di viaggio così pelosi e astuti.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

9 + two =

Il Compagno Col Pelo