Il contadino cavalcava accanto alla sua fidanzata… e rimase di sasso nel vedere la sua ex moglie incinta portare la legna nel cortile…

Il contadino cavalcava con la sua fidanzata e si bloccò vedendo la sua ex moglie incinta che trasportava legna

Riccardo cavalcava tranquillo accanto alla sua nuova promessa quando la vide: la sua ex moglie, Maria, che portava una fascina di legna, il ventre enorme di sette mesi. In quellattimo, mentre la guardava e faceva i calcoli mentali, si sentì gelare il sangue: quel bambino era suo, e lui non ne aveva alcuna idea. Cera stato un tempo in cui i divorzi erano scandali pubblici nei paesini dellUmbria. Quando separarsi era una vergogna che toccava entrambe le famiglie, quando le donne divorziate venivano guardate di traverso in piazza e gli uomini con diffidenza nella bottega.

Ma esistevano le eccezioni: separazioni causate non da tradimenti o violenza, ma dalla semplice incompatibilità, dal desiderio di vite differenti. Riccardo e Maria erano stati proprio questo. Si erano sposati giovani: lui ventisei, lei ventitré. Si erano amati, o almeno così credevano. I primi anni erano stati sereni, lavoravano assieme nel piccolo podere che Maria aveva ereditato dal padre: dieci ettari di terra fertile, alberi di mele, campi per il grano, una casa modesta ma accogliente.

Maria amava quel podere. Si svegliava allalba, lavorava la terra, conosceva ogni sasso, ogni pianta. Per lei era tutto ciò che importava: terra da coltivare, un tetto sopra la testa, il pane caldo in tavola. Riccardo però voleva altro. Sognava di espandersi, comprare nuovi terreni, aprire agriturismi, assumere dipendenti, costruire uneredità che durasse nel tempo. Maria non ci stava. Abbiamo abbastanza, Riccardo. Perché serve di più? Voglio creare qualcosa di grande, che resti oltre me.

La terra che abbiamo basta a generazioni intere, basta curarla, rispondeva lei. Riccardo non ascoltava, Maria non cedeva. Le discussioni divennero frequenti; mai violente, ma dolorose. Si tiravano ognuno dalla propria parte, finché un giorno, dopo otto anni di matrimonio, si sedettero al tavolo: Non possiamo andare avanti così, disse Riccardo, con voce stanca. Lo so, rispose Maria con le lacrime, io amo questa vita, tu ne cerchi unaltra. Nessuno cambierà.

Allora? Maria prese fiato: Separiamoci, civilmente, senza rancori, perché almeno il rispetto ci è rimasto. Così fecero. Il divorzio fu pacato. Riccardo lasciò il podere a Maria, prese la sua parte dei risparmi e andarono ognuno per la propria strada. Maria rimase a lavorare la terra con la stessa passione. Riccardo si trasferì a Perugia, investì in attività, acquistò immobili, assunse collaboratori, realizzando tutto ciò che aveva sempre voluto. Tre settimane dopo la separazione conobbe Antonella: figlia di imprenditore, elegante, ricca, colta, soprattutto condivideva il suo progetto di grandezza.

Si fidanzarono sei mesi dopo. Riccardo credeva di aver trovato la compagna ideale, qualcuno che lo capiva, che sognava in grande. Non sapeva che Maria, tre settimane dopo il divorzio, aveva scoperto di essere incinta. Non sapeva che lei aveva cercato di dirglielo. Non sapeva che, la mattina in cui Maria si era presentata alla sua porta, Antonella le aveva risposto freddamente: Riccardo non vuole vederti. Ora sta costruendo la sua nuova vita. Maria, ferita e orgogliosa, decise che se bastavano tre settimane per essere sostituita, allora avrebbe cresciuto il bambino da sola.

Non tornò mai. Per otto mesi lavorò la terra, il ventre sempre più grande. In paese la guardavano con compassione, a volte con giudizio, ma lei manteneva la testa alta. Non era sola: Giuseppe, il vicino vedovo di cinquanta anni, uomo gentile, laiutava nei lavori più pesanti. La levatrice, Signora Carmela, la visitava con regolarità. Il bambino cresceva sano, così anche lei. Poi, in una mattina di primavera, con laria che profumava di fiori, Riccardo cavalcava vicino al podere.

Era con Antonella, entrambi su cavalli di razza. Stava mostrando i campi che pensava di acquistare. Ed eccola: Maria, diretta al casale con la legna fra le braccia, il pancione evidente. Riccardo tirò le redini; il cavallo si fermò di colpo. Antonella lo guardò perplessa: Che succede? Riccardo non rispose. Fissava Maria, che ancora non lo aveva notato, impegnata a camminare senza inciampare. Riccardo, facendo i conti mentali, si sentì il mondo fermarsi: otto mesi dal divorzio, pancia di sette, forse otto.

Quel figlio era suo. Senza dire nulla, scese da cavallo. Le gambe gli tremavano. Antonella lo seguì confusa: Riccardo, stai bene? Sei pallido. Ma lui già camminava veloce verso Maria.

Lei lo vide a metà strada; si fermò, sorpresa. Poi il volto divenne complesso: paura, rabbia, vergogna. Riccardo si mise davanti a lei, guardò la pancia, poi il suo viso. Maria. Lei alzò il mento, fiera. Riccardo. Sei incinta, osservatore come sempre. Quanti mesi? Quasi otto. Riccardo rifaceva i calcoli. È mio. Non era una domanda, ma una certezza. Maria non rispose, ma gli occhi parlavano. Perché non me lo hai detto?

La voce si spezzò. Ci ho provato. Quando? Non sei mai venuta. Sì, sono venuta tre settimane dopo il divorzio. Ho bussato. Mi ha risposto la tua promessa, mi ha detto che eri impegnato con la nuova vita. Maria si voltò. Antonella era a qualche passo, sufficiente per sentire. Aveva lo sguardo colpevole. È vero, disse Antonella, stavi costruendo il futuro, non dovevi essere trascinato indietro. Non era tua decisione. Lei era incinta di mio figlio.

Non lo sapevo. Sapevo solo che quando venne sembrava disperata, pensai volesse solo riprenderti. Maria lasciò cadere la legna, le mani strette a pugno. Non venni per riprenderti, venni a dirti che ero incinta, affinché sapessi. Ma vedendo che mi avevi già sostituito in tre settimane, decisi che non serviva dirlo. Dovevi saperlo comunque. È mio figlio. Tuo figlio. Maria rise con amarezza. Non è mio figlio. Sono io che lho portato in grembo otto mesi.

Sono io che lavoro ogni giorno pensando al suo futuro. Sono io che la notte sento i suoi calci. Tu tu eri impegnato nella tua nuova vita perché non sapevi. E potevi sapere se non ti fossi mosso così in fretta. Tre settimane, Riccardo. Antonella intervenne fredda: Non sono un rimpiazzo, sono miglioramento. Maria la guardò sprezzante: Bella miglioria, menzognera e manipolatrice. Riccardo alzò le mani: Basta. Guardò Maria davvero, per la prima volta in mesi. Più magra tranne la pancia, il viso affaticato, mani con nuovi calli, vestiti semplici, rattoppati.

Si sentì colpevole come mai. Maria, lasciami aiutare, ti prego, con soldi, con lavoro, con qualunque cosa tu abbia bisogno. Non voglio nulla da te. Sì che vuoi: porti legna con otto mesi di gravidanza, non è sicuro. Ho aiuto. Giuseppe mi aiuta nei lavori pesanti e questa legna la porto senza problemi. Ma non dovresti doverlo fare. È la mia casa, la mia terra, mio figlio. Maria chiuse gli occhi, sospirando. Era nostro, ora è mio. Ho scelto di tenerlo e lo crescerò da sola.

Non puoi. Posso, e lo farò. Si chinò con fatica per raccogliere la legna. Riccardo si avvicinò. Non mi toccare. Lintensità nella sua voce lo bloccò. Maria sistemò la legna fra le braccia. Poi lo fissò piena di dolore e determinazione. Riccardo, tu sei andato avanti, hai trovato la tua nuova vita, la tua promessa elegante, il futuro grande. È giusto, era ciò che volevi. Ma io io sono andata avanti con la mia terra, la mia vita semplice e questo bambino.

Non voglio che tu torni per senso di colpa o dovere. Non è colpa, è responsabilità, è mio figlio. Lo era. Ma quando mi hai chiuso la porta, senza sapere, quando ti sei fidanzato così in fretta, quando hai costruito una vita dove io non avevo posto, hai perso il diritto di dire la tua su questa parte della mia esistenza. Detto questo, tornò in casa. Riccardo rimase lì, devastato, confuso, schiacciato dalla colpa. Antonella si avvicinò: Andiamo via. Non cè più da fare qui.

Riccardo però non si mosse, perché sapeva che molto restava da fare. Quella notte non dormì affatto. Sdraiato nel letto grande, fissava le travi del soffitto, la mente girava. Era padre. Già ora, di fatto, un figlio in arrivo. La madre non voleva nulla da lui. Antonella dormiva tranquilla accanto a sé, come se nulla fosse accaduto. Riccardo la guardò. La amava davvero? O era solo riempire il vuoto lasciato da Maria? Nessuna risposta, e questo lo impauriva.

Il mattino dopo cercò consiglio. Suo padre, Roberto Gentili, il patriarca, uomo di sessantacinque anni, ricco, influente, autoritario. Viveva nella villa di famiglia fuori Spoleto, venti stanze, ettari di terra a perdita docchio. Quando Riccardo parlò del bambino, Roberto lo ascoltò in silenzio, poi disse: Quel bambino porta sangue Gentili. È mio nipote, deve essere cresciuto come Gentili. Maria non vuole il mio aiuto, papà. Me lha detto chiaro. Non devi chiederle permesso, devi informarla dei tuoi diritti.

Ma lei è orgogliosa, vive in quel piccolo podere. Che futuro può offrire a tuo figlio? Vita da contadino, con la schiena curva? Ma Maria è brava persona, è una buona madre. Non dubito della sua bontà, ma la bontà non paga studi, non apre porte, non garantisce nulla. Riccardo si sentì sempre più a disagio. Cosa suggerisci quindi? Offrile denaro generosamente per il bimbo, ma chiari che sarà cresciuto come un Gentili, con tutto ciò che questo significa. Lei non lo accetterà mai.

Allora farai ragionare. Riccardo uscì da lì che stava peggio. Nei giorni seguenti cercò Maria più volte; lei lo respingeva ogni volta. Un giorno la trovò al mercato di paese. Maria, ascolta soltanto Non cè nulla da ascoltare. Cè tutto invece. Sarò padre. Ho dei diritti. Maria girò gli occhi infuocati. Diritti? Diritti sul mio corpo che ha portato questo bambino? Sulle mie notti insonni? Sul mio coraggio, la mia paura, la mia gioia? Sul bambino. Sono suo padre.

Dal punto di vista biologico sì, ma basta così. Perché quando dovevo dirtelo, non ceri. Né quando dovevo decidere sola. Né quando tutto il paese mi giudicava. Non cero perché non sapevo. E di chi è la colpa, urlò. La gente iniziava a guardare. Non importa, concluse Maria, io sto bene. Ho la mia terra, aiuto, la levatrice mi controlla, il bambino sta bene, io pure. Non voglio la tua colpa e i tuoi soldi. Voglio far parte della sua vita.

Allora avresti dovuto pensarci prima di metterti con unaltra tre settimane dopo il divorzio. E se ne andò, lasciando Riccardo in mezzo alla piazza, osservato. Tornato a casa, Antonella lo aspettava: Sei stato da lei di nuovo? Sì. Riccardo, devi decidere: o costruisci con me il futuro che abbiamo sognato o inseguì il passato. Non è una scelta tra voi, è per mio figlio. E i nostri figli, quelli che avremmo avuto insieme? Ora non contano. Come non contano? Non puoi avere entrambe.

Antonella uscì lasciandolo solo coi suoi pensieri. Riccardo si chiese cosa volesse davvero: la vita che aveva costruito o quella che aveva lasciato. Non aveva risposte, ma sentiva che doveva trovarla presto. Due settimane passarono tra continue tensioni. Riccardo cercava Maria, lei lo evitava, Antonella minacciava di lasciarlo. Poi qualcosa cambiò. In piazza sentì due anziane chiacchierare: Hai visto Maria? Devessere vicina al parto. Povera, lavora la terra sola, incinta. Meno male che Giuseppe la aiuta. Giuseppe è bravo uomo. Peccato che il suo ex non lo sia.

Si dice che lui nemmeno sapesse del bambino fino a poco fa. E come fai a non sapere che la tua ex è incinta? Era troppo impegnato con la nuova promessa ricca. Le donne risero, Riccardo si sentì arrossire di rabbia e vergogna. Ma ciò che lo turbò di più fu la voce della seconda: Pensi che Giuseppe e Maria? Non lo so, ma lui la aiuta, è vedovo, gentile, sarebbe perfetto per lei e il bambino. Serve un uomo che ci sia davvero. Riccardo uscì di slancio con il cuore che picchiava.

Giuseppe e Maria? Impossibile o forse no. Quella sera andò al podere; vide Giuseppe aggiustare la recinzione, Maria seduta sul portico a guardarlo, sorridente. Sembrava una scena famigliare. Scese da cavallo e si avvicinò. Maria si irrigidì. Che vuoi? Giuseppe si raddrizzò, lo guardò sospettoso. Devo parlarti. Non ho nulla da dirti. Invece sì. Guardò Giuseppe. Puoi lasciarci soli? Giuseppe guardò Maria. Va bene, posso gestirlo. Raccolse gli attrezzi e se ne andò, lanciando uno sguardo di avvertimento a Riccardo.

Si sedette sugli scalini accanto a Maria. Tu e Giuseppe cè qualcosa? Maria lo guardò incredula. Mi chiedi se sto con Giuseppe? Sì. Lei rise amaramente. No, è solo un grande amico e vicino buono, niente altro. La gente dice La gente dice un sacco di cose, la maggior parte sono bugie. Silenzio. Maria, ascoltami Solo una volta, e dopo me ne vado. Lei sospirò, poi annuì. Riccardo prese fiato. Ho sbagliato tutto. Quando ci siamo lasciati pensavo di inseguire il sogno giusto, ma non mi accorgevo di lasciar perdere ciò che davvero contava.

Valentina lei non è una cattiva persona, ma non è quella giusta per me. Lho capito solo ora. Mi sono affrettato, ho riempito il vuoto che lasciavi con la prima persona disponibile, ma non era la cosa giusta. Maria guardava le mani. Ora so che sarò padre: il mio bambino è lì, vedi, e ho perso otto mesi della sua vita perché sono stato cieco, orgoglioso, ambizioso. Cominciò a piangere. Non posso tornare indietro, ma voglio esserci ancora, sempre. Voglio conoscere mio figlio. Non per senso di colpa, ma davvero.

Maria aveva le lacrime. E Antonella? Voglio rompere il fidanzamento. Non per scaricarla, ma perché non la amo – e lei merita altro. Pensavi che ti avrei riaccolto così? No, non lo pretendo. Voglio solo poter essere padre, secondo te, con le tue regole. Maria chiuse gli occhi, lacrime silenziose. Mi hai ferita, tanto. Lo so e mi dispiace. Quando ho bussato alla porta e lei mi ha detto che non volevi vedermi, mi si è spezzato il cuore. Non sapevo che fossi venuta, te lo giuro.

Conta poco, il risultato non cambia: sono rimasta sola. Non devi restare sola ora. Maria lo fissò negli occhi. Non so se posso fidarmi ancora. Allora lasciami guadagnare la fiducia, poco a poco. Lei annuì con fiato tremante. Ho bisogno di pensarci. Prenditi tutto il tempo che vuoi. Riccardo si alzò, ma prima di andarsene si inginocchiò, mise la mano sul ventre di Maria sentendo il piccolo calciare. Suo figlio, sua figlia, lì, reale, e pianse. Mi dispiace, sussurrò. Da ora ci sarò, te lo prometto.

Guardò Maria unultima volta, poi se ne andò lasciandola sola con i suoi pensieri e una decisione impossibile. Tu, nei suoi panni, gli daresti una seconda chance? Una settimana dopo, Riccardo ricevette una lettera. Era di Maria. Con mani che tremavano la aprì.

Riccardo, ho pensato a lungo a ciò che hai detto. Decido di darti una possibilità, non come coppia, almeno non ora, ma come padre. Puoi venire a trovarmi una volta la settimana, parlare del bambino, prepararti, imparare, però alle mie condizioni. Uno: niente scene o regali. Solo tu, nientaltro. Due: non portare soldi o doni costosi. Non voglio pietà. Tre: rispetti ogni decisione sul parto e la crescita. Quattro: se infrangi una regola, finisce tutto. Accetti?

Riccardo rilesse la lettera. Era una piccola possibilità, ma vera. Quel pomeriggio stesso andò al podere. Maria stava annaffiando le rose. Si voltò. Accetto, disse su cavallo. Accetto ogni regola, te lo giuro. Maria annuì. Allora venite il sabato pomeriggio per due ore. Lo fece. Ogni sabato, Riccardo arrivava da solo, senza Antonella, senza doni: solo lui. Allinizio era imbarazzante, lunghe pause silenziose. Ma pian piano si riconnettevano. Parlavano del bambino, di nomi, di progetti. Riccardo le raccontava la settimana, lei descriveva il crescere della pancia, e qualcosa cambiava.

Alla quinta visita, però, successe qualcosa. Maria era tesa. Che succede?, chiese Riccardo. Lei esitò, sospirò. Tuo padre è venuto a trovarmi. Riccardo si irrigidì. Quando? Tre giorni fa. Cosa voleva? Mi ha fatto unofferta. Che tipo di offerta? Maria lo guardò sconvolta. Mezzo milione di euro. In cambio della rinuncia scritta alla custodia dopo la nascita. Riccardo sentì il sangue ribollire. Cosa? Ha detto che il bambino Gentili deve essere cresciuto col cognome, con istruzione, con futuro, non in una casa di campagna.

Mi offre soldi per rifarmi una vita, comprare meglio, stare serena, ma il bambino resterebbe con voi. Riccardo si alzò di scatto. Cosa hai risposto? Gli ho detto di andarsene: mio figlio non si vende. Meno male. Ma mi sono chiesta Sono tanti soldi. Potrei sistemare il futuro, comprare nuova terra, vivere serena Ma perderesti tuo figlio. Lo so, per questo ho rifiutato. Ma lui non ha torto: io non posso offrirgli la vita che potrebbe avere con voi. Non posso pagare scuole care, viaggi, opportunità. Riccardo si inginocchiò davanti a lei.

Maria, ascolta, mio padre sbaglia. Non sono i soldi a fare i genitori, ma lamore, la presenza. E tu hai entrambe. Ma Niente ma. Questo bambino ha bisogno di sua madre, e tu sei la migliore tra tutte. Davvero ci credi? Con tutto il cuore. Maria scoppiò in lacrime. Riccardo labbracciò, sicuro di ciò che doveva fare. Quella notte affrontò suo padre. Lo trovò nello studio, bicchiere di grappa in mano. Papà, parliamo dellofferta che hai fatto, vero? Come hai potuto cercare di comprare suo figlio?

Protetto lerede Gentili, quella donna non può dargli ciò che serve. Quella donna è sua madre, ed è migliore della metà di questa famiglia. Roberto si alzò. Stai lasciando che i sentimenti offuschino il giudizio. I Gentili crescono nel privilegio, nellistruzione, e con il cuore vuoto, come mi hai cresciuto tu. Si bloccò. Dici che mi hai preparato per la grandezza, ma mi hai insegnato che soldi e potere valgono più delle persone. E per questo ho perso Maria; seguivo la tua strada, e ora rischiavo di perdere anche mio figlio.

Stai esagerando. Sto solo dicendo, se provi a tornare da Maria, offrirle soldi, manipolare, io lascio nome, famiglia, e non vedrai mai tuo nipote. Roberto sbiancò. Non lo faresti. Provami. Alla fine si arrese. Va bene, prometto che non la disturberò più. Promettimi. Te lo prometto.

Le settimane successive furono piene di tensione. Riccardo continuava ogni sabato le sue visite a Maria. Qualcosa di bello stava tornando: non era ancora amore, ma rispetto, sostegno, quasi amicizia. Maria iniziava a fidarsi di nuovo, poco a poco. E Riccardo capiva di non aver mai smesso di amarla. Poi due problemi: Antonella. Non aveva avuto il coraggio di chiudere a voce. Lei era arrivata un pomeriggio, proprio mentre Riccardo era lì. Maria aprì e si trovò davanti la donna che mesi prima le aveva chiuso la porta.

Cosa vuoi? Parlare col mio promesso. Non è più tuo. Antonella entrò decisa. Dovè Riccardo? Uscì dalla cucina. Antonella, che fai qui? Vengo a vedere se è vero che passi ogni sabato qui con lei e il bambino. È anche mio figlio. E io? Dove mi metti? Riccardo prese fiato. Antonella non dovevamo fidanzarci. Ho sbagliato. Ti meriti chi ti ami davvero. Non mi ami? Non come meriti. Antonella rise amaramente. È per lei, vero? Ancora la ami. Il suo silenzio fu sufficiente.

Antonella tirò lanello, glielo lanciò ai piedi. Che tu sia felice con la tua vita da contadino, la tua ex e il suo bastardo. Non chiamarlo così. Maria rispose. O cosa? Antonella si voltò: Cosa fai tu? Sei patetica, ti aggrappi a uno che non ti vuole, usi il bambino per tenerlo. Maria si alzò faticosamente ma dignitosa. Non mi aggrappo a nessuno. Riccardo viene qui perché lo vuole, non uso il bambino: è una benedizione, sempre. Ci credi davvero? Vedremo quando finiranno i soldi.

Quando vedrai che crescere figli in una casa piccola non è facile. Tornerai a chiedere aiuto. Non lo farò, perché non chiedo, faccio. Antonella guardò Riccardo unultima volta. Te ne pentirai. Ho già rimpianti, ma non questo. Antonella se ne andò sbattendo la porta. Riccardo e Maria restarono nel silenzio. Mi dispiace, Riccardo disse. Non dovevi passarci. Non è colpa tua. Lei è ferita. Non doveva prendersela con te e col bambino, però.

Maria si risiedette. Hai davvero chiuso con lei? Sì, avrei dovuto farlo da settimane. E ora? Ora voglio concentrarmi su di te, sul bambino, essere papà e amico. Maria lo guardò fissa. Solo amico? Se è così che vuoi, solo amico. Ma se un giorno un giorno volessi altro, io ci sarò. Maria non rispose, ma qualcosa di gentile brillò negli occhi. Ma la quiete non durò. Suo padre aveva un piano e lo stava attuando. Una settimana dopo Maria ricevette la visita di un avvocato.

Signora Maria Rossi, ho una lettera per lei. Maria la aprì tremando. Era di Roberto Gentili, ma stavolta non era unofferta: era una minaccia legale. Gentili stavano considerando di chiedere in tribunale laffidamento esclusivo, citando condizioni inadeguate e mancanza di risorse. Maria si sentì svenire. Si può fare? Ho una casa, il podere, da mangiare. Non ha risorse paragonabili ai Gentili. E in tribunale può pesare. Cosa posso fare? Assumere un avvocato, raccogliere prove, documentare tutto. Non ho soldi per un legale.

Mi spiace, le opzioni sono poche. Luomo se ne andò, Maria si lasciò andare in lacrime. Giuseppe, che aveva ascoltato, le si avvicinò: Non è giusto. Devi dire a Riccardo. Non posso. Lui sarà dalla parte del padre. Non ne sono sicuro. Lho visto, non è con lui. Se invece lo fosse, lo scoprirai. Devi almeno dargli la possibilità di scegliere. Maria annuì con fiato tremante. Va bene, glielo dirò. Quella sera, nel sabato della visita, Maria gli consegnò la lettera.

Riccardo la lesse, il volto si fece di pietra. Mio padre ha fatto questo. Sì. Si alzò di scatto: Vado da lui ora. Riccardo, aspetta. Era già via. Andò a cavallo fino alla villa del padre. Entrò senza bussare, gettando la lettera sulla scrivania. Che diavolo è questo? Roberto non si scompose. Protezione per mio nipote. Minaccia contro la madre di mio figlio! Realtà: lei non può dargli ciò che serve. Noi sì, e in tribunale conta. Riccardo sentì la rabbia esplodere.

È finita. Non sono più tuo figlio. Roberto sgranò gli occhi. Rinuncio a tutto: cognome, eredità, famiglia. Non voglio nulla che tolga Maria suo figlio. Stai esagerando. Sto solo facendo il padre, come tu non hai mai fatto. Roberto si alzò: Attento a cosa dici. Attento tu: se insisti, il nipote non lo vedrai mai. Padre e figlio si fissarono, Roberto vide nei suoi occhi la decisione assoluta. Infine si arrese. Va bene, ritiro la causa.

La parola? Sì, solo una condizione. Non sei in posizione per condizioni. Sentila almeno. Se Maria accetta di sposarti, crescete il bambino insieme senza interferenze, allora io non mi intrometto. Se invece rifiuta, rispetto la sua scelta, ma il bambino Gentili deve avere il padre presente: allora custodia condivisa e tutto regolare, con avvocati, accordi. Non è perfetto, ma possibile. Ne parlerò. Roberto annuì, Riccardo uscì con la missione di chiedere a Maria una cosa che non pensava più di chiedere: sposarlo.

Non per convenienza, ma per protezione, per evitare che le venisse portato via il figlio. Maria accetterà? Riccardo tornò al podere col cuore pesante. La trovò sul portico, le mani sul ventre, guardando il tramonto.

Allora? Ha ritirato la causa. Maria fece un sospiro di sollievo. Grazie al cielo. Ma cè una condizione. Maria si irrigidì. Quale? Riccardo si sedette accanto, prese le sue mani. Che ci sposiamo, che cresciamo il bambino insieme con aiuti, ma senza interferenze. Maria lo fissò: Cosa? Lo so, è tanto da chiedere, ma io lo voglio davvero, perché ti amo. Ho sbagliato a lasciarti andare.

Riccardo, non devi amarmi per forza, ma dammi una possibilità di dimostrarti che sono cambiato, che ora vedo ciò che conta. Sono disposto a costruire una vita semplice qui, insieme. Le lacrime scesero sulle guance di Maria. Rinunceresti davvero a tutto? Sì, tutto, se serve. Maria chiuse gli occhi. Ho bisogno di pensare. Prenditi tutto il tempo che vuoi. Ma non ne ebbero tanto, perché due giorni dopo Maria andò in travaglio. Era notte, era sola; Giuseppe era in paese.

Le contrazioni iniziarono improvvise e potenti. Con mani tremanti scrisse un biglietto lasciato sulla porta per Giuseppe. Poi camminò fino al paese, da signora Carmela, la levatrice. Ogni passo era fatica, ogni dolore la fermava. Alla fine bussò con urgenza. Carmela capì subito: Vieni, figlia. La portò dentro, la mise a letto. Il bimbo arriva presto, molto presto. Avvertiamo qualcuno? Maria pensò a Riccardo, annuì: Mandate qualcuno da Riccardo Gentili, ditegli che è giunto il momento. Il figlio di Carmela cavalcò subito.

Unora dopo Riccardo entrò trafelato. Dovè? Come sta? Carmela lo fermò: È in travaglio, va bene, ma devi essere calmo. Voglio vederla. Vieni, ma tranquillo. Entrò. Maria era stravolta ma sorrise. Sei arrivato. Ovviamente. Si chinò al suo fianco. Come ti senti? Fa molto male, ma sono pronta. Le teneva la mano: ore e ore, aiutava, sosteneva, la incoraggiava. Sei fortissima. Non mi ci sento. Lo sei, sempre lo sei stata. Quando lalba arrivò, Carmela disse: Ci siamo. Spingi, Maria, spingi!

Lei gridò, spinse con tutta la sua forza. Poi un pianto, forte, sano. È maschio! Carmela esclamò. Sano, bellissimo, lo pulì e lo diede tra le braccia di Maria. Guardò il suo bambino e pianse di gioia: Benvenuto, amore mio. Riccardo aveva le lacrime agli occhi. È perfetto. Vuoi tenerlo? Riccardo annuì, senza parole; Maria glielo diede e Riccardo lo strinse per la prima volta: piccolo, fragile, assolutamente meraviglioso. Ciao piccolo. Sono papà, ti amerò per sempre.

Il bambino aprì gli occhi, e Riccardo sentì che lo guardava. Capì che tutta la vita portava lì, a quella famiglia.

I primi giorni furono intensi. Maria si riprendeva; Riccardo cera sempre, aiutava, imparava a cambiare pannolini, cullava il bambino, lo portava in giro finché dormiva. Maria lo guardava e si scioglieva; il marito che aveva amato stava diventando padre. Una sera, mentre Riccardo ninnava il neonato, Maria parlò della proposta di matrimonio. Lui si irrigidì, speranzoso e timoroso. Hai pensato? Ho pensato molto. Non voglio sposarmi per protezione, né per dovere, nemmeno solo per il bambino. Il cuore di Riccardo vacillò.

Capisco. Ma lei continuò. Voglio sposarmi per amore. Queste settimane, vedendoti col bambino, aiutare senza lamentele, ho ricordato perché mi sono innamorata di te. Riccardo mise il piccolo nella culla, si avvicinò a Maria. Cosa vuoi dire? Voglio riprovarci, davvero, ma con onestà, comunicazione, impegno profondo. Si baciarono dolcemente. Ti prometto che stavolta sarà diverso. Sarà difficile. Lo so. Dovrai rinunciare a tanto. Lho già fatto, non me ne pento.

Maria sorrise. Allora sì, mi sposerò ancora con te. Si baciarono di nuovo, promettendo un nuovo futuro. Le nozze furono semplici, nella piccola chiesa di paese, solo amici veri, Giuseppe, Carmela, qualche vicino. Roberto Gentili venne, umile, si scusò con Maria. Sono stato sciocco, cercavo di controllare ciò che non potevo e ho rischiato di perdere tutto. Mi perdoni? Maria ci pensò, poi annuì. Sì, ma nessuna interferenza. Solo rispetto. Accetto. Roberto prese in braccio il nipote, e pianse per ciò che aveva quasi perso.

Riccardo e Maria si sposarono sotto il sole di primavera, senza sfarzo, solo con amore. Tornarono alla loro casa, il podere tanto amato. Riccardo sentì finalmente che aveva trovato la sua vita: non a Perugia, non negli affari, ma lì, con la moglie e il figlio, sulla terra che lavoravano insieme. Vita semplice e piena del vero. E tu, avresti percorso la stessa strada?

Sei mesi dopo, Riccardo si svegliò la luce filtrava dalla finestra. Accanto a sé, Maria dormiva con i capelli sciolti sul cuscino e un sorriso lieve. Nella culla accanto, il figlio, chiamato Michele come il nonno di Maria, dormiva tranquillo. Riccardo si alzò, uscì sul portico. La terra era splendida: alberi fioriti, i campi pronti, galline che coccodavano, una semplicità perfetta. Aveva venduto quasi tutti gli affari, gestendo solo qualche attività da lontano; ma ora contava solo la famiglia, la terra, la vita vera.

Giuseppe arrivò, camminando sul sentiero. Buongiorno, Riccardo. Buongiorno, Giuseppe. Un caffè? Sempre. Sedettero in silenzio, osservando il podere. Sai, disse Giuseppe, Quando ti vidi la prima volta con Maria incinta, pensavo fossi uno sciocco. Riccardo sorrise. Avevi ragione. Ma hai dimostrato che si può cambiare. Non è da tutti quelli come te. Non era la posizione, era una prigione. Qui cè la libertà. Giuseppe annuì. Sono contento che tu la veda così.

Maria uscì col piccolo Michele. Buongiorno, amore. Riccardo la baciò. Prese in braccio il figlio. Buongiorno, bellezza. Dormito bene? Come un sasso. Michele si è svegliato una sola volta. Cresce in fretta. Già sei mesi, presto camminerà. Riccardo guardò suo figlio, sua moglie, la terra che era diventata casa, sentì una gratitudine profonda. Aveva rischiato di perdere tutto per orgoglio e ambizione. Ora aveva una seconda opportunità e non lavrebbe mai sprecata.

A cosa pensi? Maria chiese. A quanto ti amo. A quanto amo questa vita. Alla gratitudine che ho per averti ritrovato. Anche io ti amo. E sai cosa penso? Doveva andare così. Ci siamo separati per capire davvero cosa volevamo. Io lo sapevo, ma ci ho messo tempo ad ammetterlo. Ma lhai ammesso, e conta. Si sedettero, famiglia unita. Michele giocava con le dita del padre, rideva, felice. Riccardo sapeva di aver trovato il suo scopo. Non creare imperi, non accumulare soldi, non fare colpo.

Era questo: momenti semplici, con la famiglia, sulla terra. Era svegliarsi ogni giorno accanto a chi amava; vedere il figlio crescere forte; lavorare coi calli sulle mani, sentire la terra sotto i piedi. Non cerano ricchezze, ma una pace perfetta. Anni dopo, quando Michele aveva cinque anni e la sorellina Lucia due, Riccardo sedeva col figlio sulle ginocchia e raccontava:

Sai, figlio mio, quasi perdevo tua madre e te, perché ero uno sciocco che pensava di sapere cosa voleva. E cosa volevi, papà? Pensavo di voler sempre di più: più terra, più soldi, più potere. Ma quello che serviva era meno, meno complicazioni, meno ambizione inutile, più di ciò che avevo di fronte. Come mamma. Proprio così. Come mamma, te, tua sorella, questa terra. E ora sei felice? Riccardo guardò Maria col piccolo Lucia, i campi in fiore, la casa costruita con amore e lavoro.

Sono più che felice. Sono completo. Ed era vero. Aveva imparato la lezione più importante: la vera ricchezza non si misura in euro o ettari, ma in risate, abbracci, momenti condivisi, il risveglio accanto a chi ami, vedere i figli crescere sani, lavorare la terra, vivere una vita che abbia significato. Riccardo aveva trovato tutto questo nella semplicità che aveva rischiato di abbandonare. E mai lavrebbe più lasciata, perché ora sapeva che ciò che conta davvero non si compra, si costruisce, ogni giorno, con amore, impegno e grata riconoscenza per le seconde possibilità.

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