Il destino delle donne: incontriamo le persone sbagliate, sposiamo chi non dovremmo – La storia di Vera, tra sacrifici, sogni di città e il valore della famiglia tutta al femminile nell’Italia di ieri

Milano, 1983

La strada della vita non è mai semplice, e sfuggire al destino è impossibile. Ognuno ha la sua sorte, la sua verità. Sono cresciuto in una famiglia dominata dalle donne. Certo, non è proprio corretto chiamarlo “regno”, perché stavamo in una vecchia cascina nel cuore della pianura padana, con orto, stalla, pozzo, e una quantità infinita di lavoro.

Nonna Fausta viveva in paese da tanti anni, vedova precoce. Sua figlia, mia mamma, Lucia, era pure rimasta sola: mio padre ci aveva lasciato quando mia sorella, Giovanna, aveva appena due anni. Così, in casa nostra si respirava unaria di donne forti, abituate a cavarsela. Fin da piccolo, infatti, aiutavo nellorto, portavo la legna, e Giulia imparava a mungere la mucca e preparare piatti semplici con mia madre.

Fausta aveva superato i cinquantanni quando una sera tornò stanca dalla cascina e sospirò:

Lucia, figlia, sono esausta…

Cosa cè mamma? chiese subito Lucia, mentre la nipote si avvicinava curiosa.

Basta, non ne posso più di spaccarmi la schiena. E poi, non abbiamo diritto anche noi a un po di vita diversa? diceva, poggiando le mani segnate sul grembo.

E cosa vorresti fare, mamma? replicò Lucia.

Vendiamo tutto, ce ne andiamo in città. Ho accantonato qualche risparmio, possiamo comprarci un appartamento a Milano.

Nonna, sì, dai, andiamo in città! Voglio vedere il Duomo, le strade piene di gente, saltellava entusiasta Giovanna.

E così facemmo. Avevamo uno zio, Carlo, il fratello di Fausta, che viveva proprio a Milano. Ci ospitarono da loro.

Vi sistemo una stanza provvisoria si preoccupava sua moglie, appena trovate casa, vi sistemate.

Erano accoglienti, ma sapevamo che non potevamo approfittare troppo. Lucia e Carlo iniziarono a cercare un appartamento, girando le agenzie. Alla fine ne trovarono uno in periferia; certo, cera da ristrutturare, ma era nostro.

Il risparmio messo da parte se nè andato tutto nel comprare la casa. Per il resto sistemeremo col tempo, ragionava Fausta.

Mamma, ho trovato lavoro in panificio. Domani inizio. Dobbiamo iscrivere Giovanna a scuola, propose Lucia. Cera una scuola vicino casa, comoda per mamma quando andava al lavoro.

Vabè, ci penso io rispose Fausta. Ci andrò io con Giovanna, tu ora sei impegnata al lavoro.

Giovanna entrò direttamente in prima media, la scuola era davvero a due passi, e non vedeva lora di iniziare.

Quando Lucia rientrò dal suo primo turno al panificio, la madre le diede la notizia:

Mi hanno assunta per le pulizie nella scuola di Giovanna, così posso sorvegliarla.

Mamma, stai a casa, hai la pensione.

Macché, sono ancora in forze, e poi arrotondiamo. Starò anche vicina a Giovanna.

Col tempo, Fausta prese il ritmo in scuola, Lucia trovò stabilità al lavoro, e Giovanna si inserì in classe. Ma dopo le medie, decise di aiutare in casa. Percorrendo le strade di Milano vide uninsegna: Cercasi lavapiatti. Non ci pensò due volte e bussò alla porta del ristorante.

Giovanna si diede da fare, dava una mano tra cucina e sala: pelava patate, mescolava minestroni, sostituiva la cuoca se necessario. Piano piano fece amicizia con ragazze della sua età e insieme iniziarono ad andare a ballare al Circolo.

Mamma, vado a ballare, torno dopo.

Attenta coi ragazzi, non ti fidare troppo le urlava dietro la nonna. Pensa sempre col cervello!

Sì, sì nonna, non preoccuparti, rispondeva Giovanna.

Fu proprio durante una serata di balli che conobbe Antonio, detto Nino. La invitò a ballare, e poi le restò vicino tutta la serata.

Alla fine la accompagnò a casa:

Ti accompagno, non si sa mai in città. Sei davvero simpatica, disse con tono sicuro, e lei non riuscì a rifiutare.

Cominciarono a vedersi spesso. Un giorno, Nino annunciò:

Gio, parto per la leva militare. Mi aspetti? Ti scriverò, scrivimi anche tu.

Certo, ti aspetto e ti scrivo, promise Giovanna.

Lo accompagnò alla stazione. Si scrivevano puntualmente e lui le promise che sarebbe tornato in licenza. Finalmente quel momento arrivò.

Quando lo rivide, gli chiese scherzando:

Allora Nino, mi hai già trovata una rivale?

Ma va, ti avevo promesso che tornavo. Ma le sue parole sembravano fredde, lui quasi non la guardava negli occhi, era distante.

Passò in fretta la sua licenza e Nino tornò in caserma. Dopo un po le lettere divennero sempre più rade, scarne, poi sparirono. Quando il tempo della congeda arrivò, Giovanna lo attese, ma di lui nessuna notizia. Non andava nemmeno più a ballare sulla stessa pista dove di solito si incontravano.

Una sera, tornando a casa con le amiche, Giulia chiese:

Ma cosè successo a Nino? Sarebbe già dovuto tornare dalla leva…

Unamica le rispose con una smorfia:

Sei proprio ingenua, Giò! Nino è tornato con una moglie. Lha sposata in Sicilia durante la leva e ora si è sistemato.

Davvero? Non ci credo, lho aspettato per niente?

Tu sì, lui no.

Ma dopo qualche tempo, sulla passeggiata del parco, Giovanna si ritrovò davanti Nino.

Ciao, Gio, le corse incontro.

Ma lei proseguì, non si fermò. Lui la fermò per un braccio.

Aspetta, scusami… Ho fatto una sciocchezza. Continuo a pensarti, la notte ti sogno. Con mia moglie non è lo stesso, ma aspetta un bambino. Mi manchi, Gio.

Giovanna gli diede unocchiata profonda:

E da me cosa vuoi? Che diventi la tua amante mentre vivi con unaltra? No, Nino. Non sono una seconda scelta. Sei stato tu a scegliere. Ora pensa a tua moglie e a tuo figlio. Buona fortuna, disse con voce ferma e lo lasciò indietro.

Al lavoro, il direttore iniziò a notarla:

Gio, hai talento in cucina. Perché non vai a fare un corso da cuoca? Ti vedo proprio portata.

Davvero? Sì, mi piacerebbe molto, rispose.

Così, un giorno dautunno, elegante e un po emozionata, Giovanna attendeva il regionale per Bologna. Era la sua prima volta fuori da sola. Alla stazione, un gruppetto di amici salutava un ragazzo che tornava dalla naja. Tra di loro, uno si avvicinò:

Ciao, ci presentiamo? Sono Giuseppe, appena tornato dallesercito. Tu come ti chiami?

Giovanna, rispose automatica.

Aspetti anche tu il treno? fece lui. Lei annuì.

Il treno arrivò, Giuseppe corse via, ma poco dopo la raggiunse nella carrozza.

Trovata! Ho girato mezzo treno. Non posso perderti di vista! Scambiamoci gli indirizzi, che dici? Ah, dove vai di bello?

Un corso da cuoca.

Parlarono di tutto per tutto il viaggio. Si scambiarono lindirizzo, ma lei non ci sperava più di tanto; aveva già vissuto la delusione di aspettare qualcuno senza risultato. Però Giuseppe le era simpatico, le sembrava onesto, senza troppi fronzoli.

La nonna Fausta ha ragione: incontriamo le persone sbagliate, e ci leghiamo dove non dovremmo, pensava Giovanna. Ma non avrebbe scommesso un soldo sulla sorte.

Quasi un anno si scrissero. Poi, finalmente, Giuseppe tornò definitivo e la raggiunse a casa. Era il suo giorno libero: gioia reciproca. Per la prima volta, Giovanna sentì che lui era affidabile, concreto.

Col tempo, mi sono sposato con Giovanna. Lei era diventata una bravissima cuoca, lavorava in un buon ristorante. Io, invece, ero in fabbrica. Era ordinatissima, la casa era sempre in ordine, ogni cosa al suo posto, i vestiti sempre puliti e stirati, e la tavola imbandita. I nostri due figli gemelli andavano allasilo, sempre in ordine e profumati.

Solo cera una lotta continua tra noi: io sono il classico distratto. Se lasciavo una cosa, lì restava. Allinizio mi rimproverava, poi cambiò strategia.

Divenne dolce e furba, mi conquistava con pazienza. Così cominciai a lasciare tutta la roba sporca fuori in lavanderia, gli attrezzi in garage, e anche il cortile lo tenevo a posto. Perfino il garage risplendeva. Lei era felice.

Alla fine, ho trovato la persona giusta, pensava adesso Giovanna. Altro che le teorie della nonna!

Abbiamo vissuto felici una vita intera, eppure, un giorno, tornando dal lavoro, non sono più entrato in casa: un malore mi ha portato via lì, per strada, una cosa inaspettata. Colpa del cuore. La mia Giovanna ha sofferto molto.

Adesso la mia Giovanna vive sola, come nonna Fausta e sua madre Lucia hanno fatto prima di lei. I figli e i nipoti vanno a trovarla spesso. Dal destino non si scappa.

Scrivo tutto questo per ricordare a me stesso: nella vita arriveranno incontri sbagliati e delusioni, ma se rimani fedele a ciò che sei, e hai il coraggio di non accontentarti, la persona giusta arriva. Basta riconoscerla e non lasciarla più.

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