Il figlio del mio ex marito, nato dal suo secondo matrimonio, si è ammalato gravemente e il mio ex m…

Avevo appena spento la luce del soggiorno quando, tra le ombre della sera, il campanello risuonò in modo tanto improvviso da farmi sussultare. Era lui, Roberto, il mio ex marito. Che ci faceva davanti alla mia porta, dopo così tanti anni? Il cuore mi batteva forte, colma di rabbia e sorpresa.

Sono dieci anni che il nostro matrimonio è finito, distrutto dalla sua infedeltà, da quella sua relazione con la donna che ora è sua moglie. Non gli ho mai perdonato il tradimento, né tantomeno ho accettato la sua felicità ostentata con lei. Da allora, ho preferito non sapere nulla della sua nuova vita milanese, né della famiglia che si era ricostruito sulle rovine della nostra.

Ho sempre avuto solidità economica, grazie al mio lavoro come farmacista a Firenze. E qualche settimana fa, dopo la vendita della casa che mi aveva lasciato la nonna nella campagna toscana, il mio conto in banca è arrivato ad una cifra rassicurante, quasi venticinquemila euro. I progetti non mi mancavano una macchina nuova, lezioni di guida ma nulla era ancora deciso.

Roberto aveva saputo della mia improvvisa disponibilità. E così eccolo lì, col volto segnato dalla preoccupazione, implorando aiuto. Mi racconta che suo figlio quello nato dal secondo matrimonio, con Isabella ha un tumore. Le cure sono costose, gli ospedali di Roma non fanno sconti, e loro non hanno un euro a disposizione. Venuto a supplicare proprio me, la donna che aveva abbandonato freddamente, adesso che la vita gli chiedeva il conto.

Pensavo ai suoi occhi che non avevano mai pianto per me. Pensavo a quando aveva preteso la divisione di tutto, persino del divano in salotto, per ricominciare una nuova esistenza altrove. Nemmeno allora si era curato di ciò che sentivo. Ora invece mi chiede soldi, mi parla di disperazione e sentimenti. Che ironia amara.

Provo un disgusto sordo. “Perché non vai in banca a chiedere un prestito?” gli domando, la voce fredda e tagliente. “Perché vieni da me, dopo tutto quello che è successo?”

Roberto si agita, si alza la voce, dice che si inginocchierà se serve, che mi porterà medicali e certificati, che giurerà sulla sua vita. Ma io non ho bisogno di prove. Nulla mi convincerà. Non intendo neppure prendere in considerazione lidea di aiutarli. Anche se promettesse la restituzione di ogni centesimo, la fiducia è morta da tempo.

Lui insiste, vuole parlare ancora. Dice che tornerà più tardi, quando avrò riflettuto. Ma non cè assolutamente niente da pensare.

Mi accuseranno di essere senza cuore, lo so. Forse, un po di senso di colpa mi rimorde in fondo. Ma questa volta scelgo me stessa. I miei soldi sono solo miei, e non intendo dividerli più con nessuno. Che imparino a cavarsela e che paghino il prezzo delle loro scelte. Questa è la mia giustizia, in una sera qualunque a Firenze, con la finestra aperta sulle luci della città e un passato che non torno più a ripetere.

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