Figlio daltri
Suo marito è il padre di mio figlio.
Con queste parole una donna sconosciuta si avvicinò a me, mentre pranzavo tranquillo con mia moglie, Caterina, in una pasticceria del centro di Milano. La donna, senza troppi complimenti, si sedette di fronte a noi e attese, impaziente, una reazione alle sue parole.
Quanti anni ha suo figlio? domandò Caterina, imperturbabile, quasi come se una scena del genere facesse parte della sua quotidianità.
Otto, sbuffò la donna, che si chiamava Marina. Non era contenta: si aspettava scandalo, accuse di menzogna, magari anche qualche insulto, non certo quel tono calmo e quel sopracciglio leggermente sollevato.
Benissimo, sorrise appena Caterina, tornando a gustarsi una fetta spettacolare di crostata alle amarene che si trovava solo in quella pasticceria storica. Siamo sposati da appena tre anni, quindi tutto quello che è successo prima non mi riguarda. Una sola domanda, continuò, mostrando un vago interesse: Arturo lo sa?
No, Marina si sciolse sulla sedia, visibilmente contrariata. Ma non importa! Farò causa per il mantenimento! E tuo marito dovrà pagare, è chiaro?
Pagherà, certo che pagherà, acconsentì Caterina senza battere ciglio. Arturo adora i bambini, se lavesse saputo prima avrebbe sicuramente voluto prendersi cura di suo figlio. Come si chiama, già che ci siamo?
Emanuele, rispose, un po distratta, Marina. Poi si rabbuiò. Non ti importa che tuo marito abbia un figlio con unaltra?
Ti ripeto, Caterina mantenne sempre il sorriso, tutto ciò che è avvenuto prima del matrimonio non mi tange. Lo sapevo bene che non sposavo un chierichetto. Arturo ha trentanni, era naturale avesse avuto storie prima di me. Ciò che conta è che adesso ci sono solo io nella sua vita.
Va bene, allora. Ci vediamo in tribunale, preparatevi a sborsare bei soldi, io pretenderò tutto ciò che tocca a mio figlio, per legge, ringhiò Marina prima di andarsene, lasciando nellaria un profumo troppo forte, come se avesse versato mezzo flacone su di sé.
Caterina a stento trattenne una smorfia di disgusto. Beh, provaci pure, disse tra sé, finendo lultimo boccone di crostata. Chissà che effetto ti farà scoprire che, ufficialmente, lo stipendio di Arturo è appena duemila euro? Lazienda è intestata a suo padre E con la madre malata da mantenere pure lei In tasca ti resteranno solo spiccioli.
A pensarci bene, iniziava perfino a provare compassione per il piccolo Emanuele, colpevole solo di essere nato nel mezzo di queste storie. Forse sarebbe stato meglio andare a vedere di persona come vivessero. Magari si poteva concordare una cifra dignitosa da destinare ogni mese al bambino.
Naturalmente solo se Emanuele era davvero figlio di Arturo. Di casi simili Caterina ne conosceva fin troppi
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Il test del DNA fu fatto senza troppe attese. Quando si ha un po di soldi, le questioni si risolvono in fretta. Il risultato era inequivocabile: Emanuele era davvero il figlio di Arturo.
Il bambino però aveva colpito Caterina per unaltra ragione: era incredibilmente silenzioso e schivo. Comè possibile che un ragazzino di otto anni rimanga seduto unora e mezza senza fiatarsi, mentre si sbrigano le carte e si attende il prelievo dei campioni? Niente richieste di cartoni animati, nessuna corsa nei corridoi, nessun capriccio Non faceva nulla di ciò che avrebbero fatto i suoi coetanei.
La cosa le parve molto strana. Anzi, la convinse ancor di più che doveva conoscere quella famiglia più da vicino.
La casa, in un elegante quartiere residenziale, aveva la portineria, una bella disposizione a due camere, un arredo curato.
Caterina notava ogni aspetto senza capire come potesse una donna vivere in simili agi e lamentarsi comunque di mancanza di soldi.
Ludienza è fra una settimana, disse Marina, accogliendo Caterina con aria infastidita nella sua casa, avresti potuto aspettare fino ad allora.
Volevo conoscere meglio Emanuele. Dato che Arturo vuole partecipare attivamente alla sua vita, magari portarlo da noi nei weekend, quando il bambino sarà abituato.
Non se ne parla nemmeno! protestò Marina.
Il giudice deciderà, replicò calma Caterina. Arturo è suo padre, ne ha il diritto. Ma non vedo nemmeno un giocattolo qui dentro.
Non ho soldi da buttare in scemenze, sbottò Marina con disprezzo, faccio fatica a comprargli i vestiti, figurati dei giochi.
Sul serio? Caterina lanciò una occhiata significativa alla borsetta griffata posata in bella vista, ai vestiti firmati sparsi sul divano, ai trucchi costosi ordinati in bagno. Non le bastano i soldi?
Sono giovane anchio, ho diritto a rifarmi una vita, rispose Marina a denti stretti. Il tono di Caterina la irritava notevolmente. E comunque, non sono affari tuoi!
E il bambino con chi resta quando tu sei in giro? insistette Caterina, che cominciava a capire perché Emanuele fosse così introverso e spento.
Non è più un bambino piccolo, può stare da solo. Hai finito con le tue domande invadenti? Se sì, ci vedremo direttamente in tribunale.
Esigerò che venga dato conto di ogni centesimo destinato a Emanuele, tagliò corto Caterina, che di restare in quellambiente non aveva nessuna voglia. Era doloroso assistere a quanto poco affetto una madre potesse mostrare al suo stesso figlio Sono certa che il giudice non sarà molto tenero con te.
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Il tribunale, recitò il giudice, decide di accogliere solo parzialmente la richiesta di Marina Lipari. Si riconosce che Arturo Malini è padre di Emanuele Lipari, e si ordina la registrazione del nuovo stato civile di Emanuele. Si respinge la richiesta di assegno di mantenimento per Emanuele Lipari. Si accoglie la contro-richiesta di Arturo Malini per laffidamento e la residenza del minore
Caterina sorrise soddisfatta: lobiettivo era stato raggiuntoEmanuele avrebbe vissuto con loro. Qualcuno avrebbe forse pensato che avevano sottratto un figlio a sua madre, ma lei sapeva di aver fatto la cosa giusta. Tutti i vicini di Marina avevano raccontato, allunisono, che a lei del figlio non importava nulla; urlava spesso contro di lui, non esitava a sculacciarlo anche in presenza di altri. Lo stesso psicologo infantile che aveva seguito Emanuele parlava della necessità di toglierlo da quella casa. Persino gli insegnanti e le vecchie maestre testimoniavano in quella direzione.
Ora Emanuele avrebbe avuto una camera spaziosa tutta sua, giochi, un computer Ma, cosa più importante, avrebbe finalmente conosciuto lamore di una famiglia, quello amore che gli era sempre mancato, visto che sia Arturo sia Caterina in pochissimo tempo si erano sinceramente affezionati a quel ragazzino straordinario.






