Il Figlio dello Zio Vanni.

Il vecchio casolare di zio Vanni, con il suo tetto coperto di muschio e le finestre sbiadite, era sempre stato evitato da tutta la gente del borgo di San Marco. Non era difficile capire perché: lo zio Vanni abitava ai margini del paese, quasi ai confini dei campi di grano, e si mostrava sempre taciturno, poco incline a chiacchierare.
Il suo aspetto lo confermava: era curvo, trasandato, vestito di una camicia a quadri impolverata e di pantaloni mimetici rattoppati. I capelli, arruffati e ormai bianchi, incorniciavano una faccia segnata dal vento. Stranamente, lo zio Vanni non beveva mai una goccia.
Il giovane Giacomo, di dieci anni, temeva lo zio Vanni. Sua madre, sospirando, diceva:
 Era un uomo bravo una volta, mani doro! Tutti invidiavano Lidia, la sua moglie, chiedendosi che tipo di marito avesse preso!
Il padre confermava:
 Quando andò a caccia, sei anni fa, fu tutto un disastro!
 Quando il figlio morì, lui impazzì! ribatté la madre.
Maddalena, amica della zia Luisa ex moglie di zio Vanni ricordava sempre, quando veniva a trovarli:
 Povera me, non posso più vivere così. Non è bastato che Tino morisse, poi Vanni mi ha infilato un coltello alle spalle!
Non si sapeva mai cosa avesse fatto di preciso lo zio Vanni, nemmeno a Maddalena, sua più cara amica. La zia Luisa aveva dovuto sopportare la perdita del suo unico figlio di tre anni, ma per lo zio Vanni quella fu una ferita ancora più profonda.
Si correva voce di ogni sorta: che lo zio Vanni avesse iniziato a bere, che fosse stato lodio per il bambino morto a scatenare il divorzio, o che fosse stato avvistato vicino alla sua casa uno strano essere, simile a un uomo ma molto magro, curvo, dalla pelle grigiastra e dalle braccia lunghe e sottili.
 Raccontami, cosa ha fatto? chiedeva qualcuno.
 Non mi hai lasciato scelta, Luisa sospirava la zia. Poi taceva.
***
Quellestate era stata insolitamente calda e secca. Giacomo, Vittorio e Antonio, per la prima volta, si avventurarono in bicicletta fino al fiume Arno senza la scorta degli adulti. Trascorrevano intere giornate sulla riva: si bagnavano, pescavano e, quando il pesce abbondava, lo facevano seccare al sole. La sera, invece dei soliti semi di girasole, sgranocchiavano i carpe essiccati, così Giacomo beveva più volte un bicchiere dacqua prima di coricarsi.
Il sentiero che conduceva al fiume passava accanto al terreno di zio Vanni, invaso da erbacce e da un acero selvatico. La sua dimora appariva decadente: il tetto verdeggiato di muschio, le persiane scrostate, lunica prova di occupazione la parabola satellitare che spuntava ridicola davanti al degrado.
I ragazzi conoscevano tutti i ragionamenti e le dicerie sullo zio Vanni e cercavano di non voltarsi indietro quando attraversavano il suo recinto.
***
 Giacomo, hai sentito cosa si dice su zio Vanni? domandò Vittorio, mentre sistemava lamo.
 Ne parlano tutti, e dicono cose diverse rispose Giacomo, togliendosi dalla lingua il ronzio di una mosca e tirando fuori dal fagotto un panino col lardo.
 E del uomo grigio, avete sentito? intervenne Antonio, lanciando in un secchio una carpa grassa.
 Sì, qui la gente sente parlare di occhi che si riempiono di lacrime e poi compaiono esseri grigi o verdi! rise Vittorio.
Quel pomeriggio il tempo era sorprendentemente bello e i tre si persero così nella pesca da non accorgersi del tramonto che tingeva il cielo di rosso. Sulla superficie dellacqua si riflettevano le nuvole cremisi, i grilli cantavano, le rane gracchiavano melodie notturne.
 Dobbiamo tornare, i genitori si preoccupano! si agitò Giacomo, guardando il cielo che si oscurava.
Mentre raccoglievano le attrezzature, il sole già era sparito dietro lorizzonte e una tiepida penombra estiva avvolgeva il paesaggio. I ragazzi correvano verso casa, ma proprio di fronte alla casa dello zio Vanni la catena della bicicletta di Vittorio si slacciò.
 Aspettate, Giacomo, Antonio! gridò Vittorio, scendendo di corsa.
Si chinò per ricollocare la catena quando, tra i cespugli, si udì un fruscio e i rami scricchiolarono.
 Avete sentito? bisbigliò Antonio, spaventato.
 Qualcosa di grosso sussurrò Giacomo, sentendo un brivido correre lungo la schiena Vittorio, aiutami, via da qui!
Il fruscio si ripeté, più vicino. Con le mani tremanti, i due faticarono a sistemare la catena e, al medesimo istante, tra i cespugli emerse una figura.
Un essere magro, di colore grigio, vagamente umano, con una piccola testa quasi scalza, alto circa quanto un bambino di dieci anni, braccia allungate e dita affusolate come artigli. I suoi occhi neri, enormi, fissavano i ragazzi. Emise un suono simile a crepitio, mostrando denti piccoli e affilati; al posto del naso aveva due aperture rotonde per respirare.
 Mamma, che cosè? urlò Vittorio mentre i tre ragazzi saltarono sulle biciclette e fuggirono, dimenticando il secchio pieno di pesci.
Giacomo si girò per un attimo e vide la creatura, goffa, avvicinarsi al secchio, infilare le mani artigliate e afferrare il pesce. Poi udì la voce di zio Vanni, a cui il mostro si voltò obbediente, emettendo un suono simile a un lamento umano e tornando verso la sua casa.
***
Prima di tornare alle proprie abitazioni, i ragazzi decisero di non avvicinarsi più al fiume passando per il terreno di zio Vanni. Naturalmente, ognuno di loro ricevette una bella spinta per il ritardo.
***
Dalla cucina si levava laroma di frittelle appena fatte; la madre canticchiava piano. Giacomo si avvicinò alla porta, ascoltando. Se la madre non fosse stata troppo arrabbiata, sarebbe stato più facile uscire, soprattutto dopo quel profumo invitante.
La porta dingresso si aprì: era il padre, guardiano di una fattoria, tornato dal turno di notte.
 Ciao, Luisa, Giacomo sta ancora dormendo? sentì il ragazzo la voce eccitata del padre.
 Sì, Michele, che succede? Perché quellaria spaventata? rispose la madre con nonchalance.
 Hanno trovato Sante al fiume, lhanno scassato, qualche bestia lha ucciso.
 Madonna! esclamò la madre.
 La polizia è arrivata, stanno interrogando i testimoni; i pescatori notturni hanno sentito urla, hanno visto una figura simile a un uomo ma non era un uomo, magro, piccolo, grigio.
Il cuore di Giacomo batté allimpazzata. Lessere che avevano visto il giorno prima accanto alla casa di zio Vanni era lo stesso! Decise allora di raccontare tutto ai genitori.
Uscì dalla sua stanza e disse:
 Mamma, papà! Ieri, noi tre, siamo stati vicino alla casa di zio Vanni e abbiamo visto quella creatura. Non era un uomo, era qualcosa di terrificante.
***
Gli eventi successivi si susseguirono rapidamente. Il padre di Giacomo chiamò i genitori di Antonio e Vittorio, che avvisarono gli altri uomini del borgo. Ben presto quasi tutto il villaggio si radunò davanti alla casa di zio Vanni.
Quando adulti e bambini si avvicinarono, udirono intorno al terreno di zio Vanni stridenti lamenti non umani, poi il frastuono di pistole di cacciatori e, infine, lultimo grido di zio Vanni.
Nessuno notò i ragazzi, così curiosi, avvicinarsi al luogo della macabra scena. La folla si accalcò attorno a una macchia di sangue sul terreno, sangue umano, rosso come il vino. Zio Vanni, in lacrime, si chinò sopra il corpo:
 Figlio mio! Perché…?
 Che figlio? È Sante, il ragazzino! disse stanco il padre di Giacomo.
 Non poteva farlo da solo! Forse lo ha provocato. Io lavevo trovato durante una battuta di caccia, sono andato, ho sentito un pianto, una tana, e ho pensato che un bambino si fosse perso. Il mio cuore era ancora ferito per la morte di Tino. Quando ho guardato, cera un piccolo, proprio come Tino, che correva fra una creatura e laltra. Sembrava che i genitori fossero lì. Si è avvicinato a me, piangendo, con braccia sottili Lho preso, mi ha stretto, spaventato, infine ha iniziato a parlare a suon di balbettii, amava i dolci, i film, le favole per bambini, i cartoni
Lo zio Vanni, con voce rotta, continuò:
 Era un adolescente, proprio come il tuo Giacomo, Michele! si rivolse al padre E voi lo giudicate senza nemmeno una indagine!
 È un mostro! intervenne la zia Luisa, arrivata sul luogo Perché non lo avete lasciato lì? Forse i suoi simili lavrebbero trovato?
 Guardate! rise zio Vanni Siamo noi gli mostri, non loro! Abbiamo spazzato via le foreste, inquinato i fiumi, riempito i campi di rifiuti! Non resta più un filo di terra dove nascondersi. Dove fuggire? Solo uomini, uomini, uomini! E loro? Niente! Che fine hanno fatto i loro genitori?
Tutti guardavano attoniti lo zio piangere il suo figlio mentre il corpo della creatura giaceva a terra, le braccia allungate, gli occhi neri fissanti verso il cielo.
 Permettetemi di seppellirlo, se non siete bestie implorò zio Vanni, asciugandosi le lacrime.
Giacomo provò a sentirsi dispiaciuto per lo zio Vanni e per quel figlio. Anche per Sante, strappato dalle grinfie dellessere. Era tutti diventati vittime. Nessuno poteva davvero dire chi fosse il colpevole. Giacomo, un attimo, rimpiangeva di aver raccontato tutto ai genitori.
***
Il mostro non fu più sepolto da zio Vanni. Arrivò la polizia, cacciò via tutti, poi comparvero uomini in uniforme militare, che perquaratarono le case, ordinando il silenzio sotto pena di reclusione. Nessuno sapì dove portarono il corpo dellessere strano. E zio Vanni morì lanno dopo, senza aver vissuto neanche un anno intero dopo la morte della creatura a cui si era affezionato come a un figlio. La sua casa crollò infine, inghiottita da una fitta di erbacce.

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