Il figlio non vuole portare la madre a vivere con lui perché in casa cè già una sola padrona, e quella sono io.
Non è possibile! Ma è pur sempre sua madre! Potrebbe sistemarla nella sua casa! Le parole dei parenti di mio marito risuonano ancora nelle mie orecchie. So che anche i miei amici la pensano così, ma nessuno ha mai il coraggio di dirmelo in faccia. Tutto questo nasce dalla complicata situazione con mia suocera.
Lucia ha ottantatré anni e pesa ben più di cento chili. È spesso malata.
Ma perché non vi prendete Lucia a casa vostra? mi domandò qualche anno fa una cugina Va bene che la aiutate tutti i giorni, ma se succede qualcosa di notte? Le è pesante stare da sola. Tuo Federico ormai è tutto quello che le resta.
È scontato che una nonna venga accudita dal suo unico figlio, da sua unica nuora e dallunico nipote. Negli ultimi cinque anni Lucia non ha mai lasciato lappartamento. Le gambe le fanno male e il peso la blocca. Ma tutto iniziò trentanni fa, quando mia suocera era ancora giovane, energica e piena di autorità.
Ma chi mi hai portato, Federico? mi accolse la mamma del mio futuro marito Per questa ho sacrificato tutta la mia vita?
Dopo quelle parole, me ne andai senza dire niente, salii sullautobus in silenzio. A quel tempo Lucia viveva in una zona residenziale elegante vicino Firenze, in una bella casa grande. Suo marito aveva una posizione di rilievo, e Lucia visse per anni con tutti gli agi, anche dopo la sua morte. Quel giorno Federico corse da me e tornò con me. Sono stata fortunata con mio marito: non si è mai fatto comandare ciecamente dalla madre, ma porta rispetto agli anziani. Mi consolava, mi ripeteva che era solo la natura difficile di sua mamma.
Dopo il matrimonio abbiamo iniziato a risparmiare per comprare una casa nostra. Federico partiva spesso per lavoro e restava fuori anche per sei mesi di fila. Dopo qualche anno siamo riusciti ad acquistare una villetta e a sistemarla. Non andavamo spesso a trovare Lucia. Lei già aveva sparso voci su di me, sia a Federico che a tutti i conoscenti. Vedi, la mia nuora non mi lascia aiutare mia mamma. Ma come non glielo permette? E avanti così.
Lucia decise di trasferirsi in città, ma il ricavato della casa non bastava. Ci propose di aggiungere la differenza, promettendo che avrebbe lasciato lappartamento in eredità a nostro figlio, suo unico nipote. Ma dal notaio improvvisamente cambiò idea, dicendo che doveva intestarsi la casa a suo nome, perché unamica le aveva detto che così le nonne spesso rimanevano senza niente. Poi aggiunse che avrebbe lasciato la casa a chi si sarebbe preso cura di lei in vecchiaia. Voleva rimanere padrona assoluta! Diceva che lavremmo imbrogliata e lasciata sul lastrico.
Sono passati quasi ventanni da quel giorno. Tutti nello studio notarile udirono le sue lamentele e noi ci sentimmo profondamente a disagio. Decidemmo di lasciar perdere. Lucia si trasferì quasi subito e non ci permise nemmeno di fare qualche piccolo lavoro. Ha vissuto lì per quasi un mese e poi ha iniziato a lamentarsi che tutto era vecchio, che cadeva a pezzi e si rompeva. Mia suocera dava sempre la colpa a me: avevo trovato una sistemazione pessima solo per imbrogliarla.
Lucia ha sempre amato i figli di sua cugina, ma ha ignorato il suo vero nipote. Fingeva perfino di non ricordare la sua data di nascita. Qualche anno fa Lucia si è ammalata. È ingrassata così tanto da non riuscire quasi a muoversi in casa. Le portavo da mangiare seguendo le prescrizioni del medico. Ma Lucia mi insultava e rifiutava il cibo, sostenendo che solo la cugina la nutrisse e che io la facessi morire di fame.
Lo scorso anno mio marito ha iniziato a insistere perché la prendessimo a vivere con noi. Secondo lui, sua madre aveva capito tutto e sapeva che doveva ascoltare i dottori.
Va bene ho acconsentito Ma a una condizione: la cucina è solo mia, cucino io e decido cosa si mangia. E niente parenti che vengano qui senza avviso.
La suocera si indignò. Non voleva venire, convinta che sarebbe stata lei a dirigere tutto in casa nostra. Ma da noi cè una sola padrona di casa! E sono io! Sono costretta ad andare da lei, a fare le pulizie, a cucinare, persino a dormire lì di tanto in tanto. La cugina preferita si interessa solo telefonicamente.
Mia suocera si lamentava al telefono che la tenevo a stecchetto: niente dolci o salsicce affumicate. Chiedeva che la cugina venisse a portarle una torta. Ma quella, sempre impegnata, rimandava la visita, anche se abitava tre volte più vicino di me. Arrivava solo una volta al mese, con qualcosa di proibito, mentre io mi occupavo di tutto ogni santo giorno.
Un giorno Lucia chiamò la cugina e le raccontò che erano spariti una collana e una croce. Disse che quel giorno sia io che la cugina lavevamo visitata, ma era convinta che fossi stata io a prenderli.
Senza dire niente, le ho servito il pranzo, poi ho raccolto la collanina e la croce da sotto il comodino dove erano caduti. A casa ho raccontato tutto a Federico e ho deciso che da lì in avanti io non sarei più andata da Lucia. Ho proposto che la mandassimo in una casa di riposo. Federico ha accettato.






