Il giorno in cui andai a chiedere il divorzio, vestita da sposa.
Quando mio marito mi disse che voleva lasciarmi, aprii larmadio e tirai fuori il mio abito da sposa.
«Ma che stai facendo?» mi chiese lui, confuso e un po spaventato.
«Lo indosserò per andare in tribunale», risposi, scuotendo il vestito per togliere un po di polvere.
«Sei impazzita? Non si va a firmare il divorzio vestiti da sposa!»
«Certo invece che sì. E tu ti metti il completo da sposo. Se vestito così mi hai giurato amore eterno, vestito così puoi giurarmi il divorzio.»
Lo osservai cercare un motivo per rifiutare la mia idea, ma non lo trovò. Ventanni fa, venti minuti dopo, rovistava nellarmadio borbottando mentre cercava lo smoking.
Quando arrivammo al tribunale di Firenze, le guardie rimasero di sasso. Una signora gridò «Auguri!», ma venne subito zittita dallamica: «Sciocca, vedi che stanno divorziando?»
Il giudice quasi cascò dalla sedia quando ci vide entrare. Io, tutta vestita di bianco, con il velo e i guanti. Lui, in smoking con cravattino e scarpe lucidate.
«Signora», tentò di trattenere il sorriso il giudice, «posso domandare come mai siete vestita da sposa oggi?»
«Perché, Vostro Onore», spiegai con la schiena dritta, «questuomo mi ha promesso finché morte non ci separi proprio vestito così. E siccome non è la morte a separarci, ma qualcosa che nemmeno io capisco, se vuole rompere il patto, che almeno lo faccia guardandomi come mi ha guardata il giorno che mi ha promesso tutto.»
Mio marito mi guardò con gli occhi lucidi.
«Io non ti ho mai mentito. Ti ho amata davvero in quel giorno.»
«E adesso?» chiesi, e la voce mi tremò.
Il giudice si schiarì la gola.
«Sapete cosa penso? Vi do trenta minuti di pausa. Andate a fare due passi, parlate. E se al ritorno siete ancora convinti, vestiti così, io procederò. Ma il mio istinto mi dice che due che si presentano qui così hanno ancora tanto da dirsi.»
Uscimmo nel corridoio. Lui aggiustò il mio velo, che era un po storto.
«Sei bellissima», mi disse. «Come allora.»
«Anche tu non sei male», gli ammisi. «Sei solo un gran testardo.»
Restammo lì, nel mezzo del tribunale, vestiti come due novelli sposi, senza parole.
«E se invece di divorziare andassimo a mangiare una fetta di torta nuziale e ripensassimo a cosa ci ha fatto innamorare?» mi propose, timido.
Chissà, forse il vero amore è proprio questo: vestirsi da sposi anche per firmare il divorzio oppure siamo semplicemente due italiani pieni di drammi, incapaci di fare qualcosa a metà.





