Il giorno in cui la mia ex suocera venne a prendersi persino la culla di mia figlia.
Quando ho detto allex suocera che stavo lasciando suo figlio, non ha nemmeno battuto ciglio. Con quel tono chirurgico che solo certe suocere italiane sanno sfoderare, ha sentenziato:
Allora domani veniamo a prendere le cose di Gabriele.
E così è stato come una minaccia mantenuta con puntualità milanese. È arrivata con lui, mio ex, il fratello e un amico tuttofare: la Triade dello Sgombero Rapido. Io, con la piccola Bianca stretta in braccio, li guardavo svuotare la casa con una dedizione degna dei veri professionisti. Manco stessi subendo una rapina in banca.
Ti prego, lasciami almeno la televisione, lho supplicato, stringendo mia figlia quasi fossi la Madonna con Bambino.
È per la bambina le piace guardare i cartoni
Mi ha guardata come se gli avessi chiesto un rene di ricambio.
Quella È LA MIA televisione, mi ha detto e si è messo a staccare i cavi con tutta la teatralità di un attore di telenovela.
Hanno portato via TUTTO. Letto, tavolo, sedie, perfino lo specchio del bagno (e già era mezzo scollato). Talmente vuota era la casa che la mia voce faceva leco. Sono rimaste solo la culla di Bianca, una sedia traballante e io che cercavo di non piangere per non farmi vedere in pezzi dalla bambina.
E poi: il colpo di teatro! Quando il furgoncino era già carico fuori, lui torna dentro, vede la desolazione, mi fissa io, la naufraga della casa.
Dimmi solo di non andare via, sussurra con gli occhi da cucciolo abbandonato.
Lho fissato, ho fatto un bel respiro e, con la poca dignità che mi era rimasta, ho detto:
No.
Se ne sono andati con praticamente tutto. Beh, quasi: hanno lasciato le sedie vecchie e la cucina a gas, quella che avevamo comprato insieme. Oh, che generosità.
Quella notte ho pianto davanti ai muri nudi, sì. Ma ORGOGLIOSA piuttosto morta che chiedergli anche solo una forchetta.
Un anno dopo…
Suona il campanello. Era lei: la ex suocera, venuta a vedere la nipotina (certo, e io sono Sophia Loren). Apro la porta con il mio più smagliante sorriso da soap opera.
Prego, signora Anna, le dico amabilmente, facendola entrare.
E OH, LA FACCIA CHE HA FATTO!
La casa era PIENA. Sofà nuovi vabbè, prestati dai miei genitori, ma lei che ne sa, tavolo da pranzo, mobile del soggiorno, un GRANDE televisore a schermo piatto dove la piccola guardava i cartoni animati in HD, tende nuove, tappeti, perfino qualche quadro alle pareti.
Vedo che ti sei sistemata, mormora, bocca spalancata come a San Pietro per la Pasqua.
Sì, signora Anna, rispondo mentre le verso un tè nel MIO servizio nuovo.
Un anno basta per fare tanto, quando non si deve più mantenere nessun ubriacone.
Ha tossito col tè di traverso. IO AVEVO VINTO.
Perché, mentre sopportavo per anni suo figlio e le sue sceneggiate dopo pranzi di famiglia, da sola, con Bianca neonato in braccio, mi sono riempita questa casa con amore, fatica e mobili che nessuno potrà più portarmi via.
Bianca giocava allegra sul tappeto con i suoi nuovi giochi. Lex suocera guardava tutto come se fosse entrata in una realtà alternativa. Io sorseggiavo il mio tè pensando:
Grazie per avermi portato via tutto mi avete dato il miglior motivo per dimostrare davvero di che pasta sono fatta.
Ora dimmi, tu hai mai avuto quel momento di suprema soddisfazione quando qualcuno che ti aveva sottovalutato ti vede non solo sopravvivere senza di lui ma sbocciare proprio?






