Caro diario,
la vita di Vincenzo Rossi è partita con un rifiuto, senza motivo alcuno. La sua mamma, nel cuore della notte, lo ha partorito, si è asciugata per quasi unora e, senza guardare se il piccolo respirava, lo ha avvolto in un panno logoro e ha ordinato al compagno di gettarlo nel bidone dei rifiuti.
Domani il camion passa, non lo troviamo più. Fai in fretta e sparisci prima che qualcuno si svegli!
Fortunatamente per il piccolo, gli abitanti di via Garibaldi si alzano davvero presto. Il compagno di casa, un uomo di poche pretese ma dal cuore più grande del suo cervello, non ha voluto aprire il cestino. Lha messo accanto, lo ha coperto con un vecchio cappotto di lana dimenticato da qualcun altro, così Vincenzo non ha subito il gelo.
Il mattino è arrivato, e la vicina, la zia Livia, portava fuori la sua cagnolina, una barboncetta di nome Briciola. Briciola, scossa da un bisogno improvviso, ha cominciato a abbaiare così forte da far tremare le finestre. Livia, disperata, ha afferrato il naso bagnato della piccola e, tra un salto e laltro in accappatoio e pantofole, ha cercato di calmare la bestiola, mentre il marito, Marco, si lamentava perché il regalo per il suo cinquantesimo non era abbastanza serio.
Briciola, felice di essere libera, ha corso in cerchio nel cortile, facendo il suo affare e poi si è fermata, ignorando la zia Livia che la rimproverava:
Dove credi di andare, bestia! A chi stai chiamando?
Ma la cagnolina non si è fermata. È corsa verso il bidone, ha girato attorno al pacchetto dove giaceva Vincenzo, e ha iniziato a latrire così forte che la zia Livia ha avuto un colpo al cuore.
Signore! Che cosa è quella? Aiutatemi!
Il marito, zio Michele, era un dormiveglia incallito. Niente rumore, per quanto intenso, lo svegliava: nemmeno il trapano dei vicini, che usa solo il fine settimana, né le pulizie di Livia. Lunica cosa che lo scuoteva era il pianto della moglie.
Livia, sto arrivando!
Svegliatosi in mutande decorate, il giorno prima comprate da Livia, è precipitato fuori, senza capire cosa stesse succedendo, ma certo di una cosa: la moglie aveva bisogno di aiuto.
Quello che ha visto lo ha fatto scattare di nuovo. Ha dimenticato il suo appuntamento con la suocera, ha lasciato la sua birra e, dopo aver ingurgitato un panino con salame, ha preso il piccolo avvolto nel cappotto e, con la sua coperta di lana, lha avvolto di nuovo.
Calmati, togli il vestitino!
Michele, non litigare! Altrimenti congelerà!
Vincenzo, ancora ignaro di quale ruolo avrebbe avuto questuomo nella sua vita, ha emesso un flebile pianto, un suono più simile a un richiesto che a un vero grido. Michele, sorprendente di sé, lha avvolto con la coperta e ha corso verso lascensore, sbattendo su Briciola:
Andiamo a casa!
Lambulanza è arrivata in pochi minuti e lo hanno portato via. Livia ha pianto a lungo sulle spalle di Michele, poi si è messa a preparare la colazione, offrendo a Briciola quasi tutta la salsiccia rimasta in dispensa, per compassione.
Non si sa se Livia piangeva più per il cucciolo, per il piccolo o per sé stessa; il mistero è rimasto dentro di lei.
Pensavo che fosse tutto finito, che non ci fosse più nulla da fare per quel bambino abbandonato, ma il destino è un burlone. Gli è piaciuto quel piccolo che si aggrappava alla vita più di quanto a volte lo facciano gli adulti.
Io, nella stanza dospedale, guardavo il soffitto bianco, mangiavo a sazietà, dormivo profondamente, e le infermiere mi sorridevano per la mia tranquilla indifferenza.
Che dono incredibile! Non piange quasi mai. Gli altri piangono a dirotto, ma lui solo quando serve davvero.
Non sapevo di avere una madre, né un padre. Il padre, che non voleva sapere nulla dei suoi figli sparsi per lItalia, era come unombra. Le persone che hanno incrociato la mia vita sono svanite, e il nome mi è stato dato dallinfermiera, mentre il cognome lha deciso il tribunale per affidamento: Rossi, come tutti i rifiuti che passano di qua e di là.
A casa della piccola, mi hanno trattato bene, mi hanno coccolato perché non facevo scenate, non chiedivo nulla, ma aspettavo pazientemente che qualcuno si avvicinasse.
Lo prenderanno presto, è bello e sano. Chissà, forse troverà dei genitori. bisbigliavano le bambine.
Il fato, però, ha voluto unaltra svolta. Dopo sei mesi, la nuova mamma ha fatto i conti, ha deciso che non era pronta a crescere un figlio di altri e mi ha restituito al luogo da dove era arrivato, come un giocattolo che non piace più.
Il nuovo papà non ha protestato; era felice allidea di diventare di nuovo padre, ma i medici gli avevano detto che non sarebbe stato possibile, che la natura era contro di lui.
Io, nella mia breve e turbolenta esistenza, non ho capito nulla, ma mi è dispiaciuto che non mi cantassero più ninnenanne. Ho dimenticato presto quel vuoto, come si dimenticano le cose brutte più facilmente di quelle belle.
Così ho continuato a fissare il soffitto, a mangiare la mia minestra, a gioire quando qualcuno mi accarezzava la testa, anche se non era il gesto più gradito.
A volte la vita è una corsa senza mani per prendere, ma bisogna comunque fare il lavoro, non lamentarsi.
Due anni dopo, quando avevo appena compiuto tre, ho detto al signore che voleva essere il mio papà:
Io sono Vova! ho dichiarato, tendendo la mano.
Luomo, sorpreso, ha alzato un sopracciglio e ha chiesto alla moglie, una donna bella come una cartolina, È un bambino strano? Noi vogliamo un figlio sano, questo non va bene.
Non sapevo che avrei voluto condividere le piccole scoperte della mattina con la tata, che mi mostrava il vetro del balcone e diceva:
Vincenzo, è lautunno! Piove, le foglie disegnano un tappeto. È la tua amica!
Forse il destino, ascoltando quelle parole, ha deciso di allontanare gli estranei. Il giorno dopo non ho più pensato a loro, ma la tata, curiosa, ha toccato di nuovo il vetro sporco e ha deciso di occuparsi della felicità del suo nipotino.
È tornata al cortile dove una volta avevano trovato me. Lì ha incontrato di nuovo Livia, che portava Briciola al mattino, guardando i bidoni e sospirando, come se il destino stesso le parlasse.
Livia era una giovane donna di umili origini, sempre pronta a sorridere nonostante le difficoltà. Sognava un grande amore, anche se non aveva laspetto da favola. La madre la incoraggiava a credere nei propri pregi: Hai i capelli folti, gli occhi belli, la vita ti premierà se ti ami.
Livia ha finito gli studi, ha trovato lavoro, ha comprato una vecchia utilitaria che la portava al mercato, perché i mezzi pubblici in paese erano quasi inesistenti. I genitori la sostennero, portando la pianta di pomodoro in campagna in primavera e ritirandola a ottobre.
Con un po di coraggio ha imparato a guidare, trovando un meccanico di fiducia: il signor Marco. Il loro amore è nato piano, tra fiori, cioccolatini e cene con i genitori. Quando hanno deciso di sposarsi, tutti hanno brindato:
Valentina, sei fortunata! Marco è un uomo buono, vi starete bene!
Anni dopo, i dottori hanno detto a Valentina e Marco che non avrebbero avuto figli. Si sono guardati, hanno sospirato, si sono stretti la mano e hanno detto:
Andrà bene, finché siamo insieme.
Il dolore è svanito col tempo, e la loro casa ha accolto Briciola. Ma quel giorno, quando Briciola ha abbaiato al ritorno di Vincenzo al mondo, Valentina ha avuto un sogno ricorrente: un autunno fresco, foglie che cadono, una voce di bambino che la chiamava. Si svegliava in sudore, sentendo il marito accanto a sé, chiedendole se il sogno fosse brutto.
Per la prima volta Valentina ha tenuto il suo timore per sé. Non voleva dire a Marco di quella piccola mano sullavambraccio, di come lui avvolgesse il bambino nella sua camicia. Il segreto le pesava, ma lui, temendo di turbare la moglie, taceva.
Poi, un giorno, Briciola è sparita. Valentina lha portata fuori, lha lasciata fare i suoi bisogni, poi è tornata a raccogliere le feci e ha scoperto che la cagnolina non era più nel cortile. Ha corso nei giardini vicini, ha chiamato sotto ogni cespuglio, ha chiamato Marco, ma Briciola era svanita come acqua nel fiume.
Due giorni e due notti di pianto, di ricerca, e al terzo giorno Briciola è tornata, sporca, bagnata dalla pioggia, ma viva.
Briciola, gioia mia! lha afferrata Valentina, mentre la coda vibra.
Il piccolo muso di Briciola le ha ricordato quello del neonato che aveva tenuto per pochi istanti tra le mani.
Michele! ha esclamato Valentina, ma Michele era già a fianco, pronto a sentirla.
Quella sera Valentina ha raccontato tutto a lui: le sue paure, i suoi sogni, il bambino che appariva ogni autunno.
Pensi che lo abbiano già preso? ha chiesto, asciugandosi le lacrime con un tovagliolo.
Non lo so, ma possiamo provare a scoprire. Se lo hanno preso, ringraziamo il cielo; se no ha risposto Michele, accarezzandola la spalla.
Poi, come diceva sempre sua madre, andiamo a dormire, domani sarà un altro giorno.
Sei mesi dopo, Vincenzo, ormai grande, incontrerà una donna che non ricorderà più, gli porrà la mano a un uomo robusto e dirà:
Io sono Vova.
E Michele, con dolcezza, stringerà la sua mano e guarderà sua moglie:
Basta piangere, cara, torniamo a casa.
Questo è tutto, caro diario. La vita è un intreccio di abbandoni e ritrovi, di pianti e di silenzi, ma anche di piccoli attimi di luce che ci ricordano che, anche quando tutto sembra perduto, qualcosa di prezioso può sempre tornare.






