Il marito è scappato in Germania con unaltra. Quello che Maria è riuscita a costruire da sola per i suoi due figli ti lascerà a bocca aperta.
Maria non è mai stata una donna legata alla città. Il suo cuore apparteneva al terreno umido dopo la pioggia, al profumo della paglia appena falciata e alla quiete delle sere in cui si sentivano solo le cicale e qualche cane a latrare in lontananza.
Quando si è sposata con Luca, ha immaginato una vita semplice e tranquilla: una casetta di campagna, duetre figli, tanto lavoro, ma anche quelle serate dove Luca, stanco dal campo, mangiava e poi si sedeva con i bimbi a raccontare barzellette.
Sono arrivati i bambini: prima il maschietto, Alessandro, poi la piccolina, Ludovica. Sono cresciuti con le ginocchia sbucciate, le mani piene di terra e i sorrisi larghi. Maria li osservava dormire e sentiva il suo cuore colmandosi damore. Per loro avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Poi sono arrivate le bollette, il prezzo del gas, linverno più rigido. Luca, sempre più pensieroso a tavola, ha detto:
Vado in Germania, cara, a guadagnare un po di soldi.
Maria ha sentito un nodo allo stomaco, ma è rimasta in silenzio. Aveva paura, non della distanza, ma del cambiamento. Lha aiutato a fare le valigie, ha messo in fondo allo zaino una piccola icona e una foto di loro tre sul portico.
Non dimenticarti di noi, gli ha detto, mentre Luca indossava la giacca.
Luca è partito. Allinizio telefonava, raccontava che era dura, che lavorava tanto, ma che andava bene. Poi le chiamate sono diventate sempre più rare: Non ho avuto tempo, Ero stanco, Non cera segnale. Maria sentiva, ad ogni pausa più lunga, qualcosa spezzarsi dentro di sé.
Fino al giorno in cui non ha più sentito la sua voce.
Nel villaggio hanno cominciato a girare voci: che Luca è stato visto con unaltra, che vive in Germania con una nuova famiglia. Maria ha scoperto la verità in un messaggio freddo, secco come carta stropicciata:
Mi dispiace, Maria. Non torno più. Prenditi cura dei bambini. Ti mando soldi quando posso.
I soldi non sono mai arrivati.
Quella sera Maria ha pianto più di quanto avesse mai pianto. Non per la vergogna del paese, né per la nostalgia di Luca, ma per la paura terribile: Che fine faranno i miei figli?
Li ha guardati dormire, uno in un letto, laltro nellaltro, e ha asciugato le lacrime con il dorso della mano. In quel momento ha capito una cosa: nessuno verrà a salvarla. Non cè principe sul cavallo bianco, né miracolo. Cè solo lei, una semplice donna di campagna, e due bambini che hanno bisogno di lei come dellaria.
Il giorno dopo si è alzata prima dellalba. Ha messo lacqua a bollire, ha preparato dei panini poveri per i figli, ha fatto il segno della croce sulla fronte e li ha mandati a scuola.
Imparate, ha detto. Arriverete più lontano di quanto io sia mai arrivata.
Le giornate correvano tra i campi e la casa: raccoglieva fieno, tagliava legna, lavava, faceva la spesa per gli anziani del villaggio per qualche euro in più. La sera, quando gli altri si riposavano, lei impastava pane, faceva marmellata, cuciva o riparava vestiti.
Le mani le si screpolavano, la schiena le faceva male, ma non si lamentava mai. Lunico suo piccolo lusso era guardare, prima di andare a letto, i quaderni dei bambini: vedere i voti, leggere le loro composizioni. Il cuore le si scaldava ogni volta che trovava un Bravo! cerchiato in rosso.
A volte Alessandro la sorprendeva alla finestra, con lo sguardo perso.
Mamma, sei stanca? gli chiedeva.
No, figli miei, non è stanca, rispondeva. Stanca sarei senza di voi.
Con gli anni la casetta di campagna è cambiata. Mattone dopo mattone, Maria ha messo finestre nuove, ha rifatto il tetto, ha aggiunto un piano per dare ai figli le proprie camere. Ogni pietra raccontava una giornata di lavoro, un sacrificio, una lacrima nascosta per non far piangere i bambini.
Alessandro è entrato alluniversità in città. Maria ha venduto una parte del terreno per permettergli di pagare laffitto e i libri. Quando è salito sul treno con il suo vecchio zaino, ha guardato indietro con gli occhi lucidi.
Mamma, se non ce la faccio?
Ce la farai, gli ha detto. Sei stato cresciuto a non arrenderti.
Un anno dopo, anche Ludovica è partita per luniversità. Maria è rimasta sola in una casa che sembrava troppo grande senza le loro voci. Nelle sere dinverno preparava una tazza di tè, si sedeva vicino al focolare e guardava le foto alle pareti. I figli crescevano, diventavano più belli, più lontani.
A volte sentiva la loro mancanza così forte da uscire in cortile e guardare il cielo.
Dio, fa che stiano bene, sussurrava.
Il tempo è passato, come passa per tutti. I capelli di Maria sono diventati bianchi alle tempie, le rughe si sono approfondite, le mani, segnate dal lavoro, erano la prova degli anni di sacrificio. Ma gli occhi gli occhi erano ancora gli stessi: caldi, teneri, pieni damore.
In un pomeriggio dautunno, quando le foglie si tingevano doro, i figli sono tornati a casa. Non erano più bambini, ma adulti. Alessandro, alto, con le spalle dritte e lo sguardo sicuro. Ludovica, una giovane donna dal sorriso caldo, vestita con eleganza, con una borsa di pelle a tracolla.
Mamma! hanno esclamato quasi allo stesso tempo, entrando nel cortile.
Maria è uscita dalla casa, pulendosi le mani dal vecchio grembiule. In un attimo, il cortile si è riempito di abbracci, risate e lacrime.
Che bella casa, ha detto Ludovica, guardandosi intorno. Hai fatto dei miracoli, mamma.
Voi li avete fatti, le ha risposto Maria. Ho fatto tutto per voi.
Sono rimasti a lungo sulla panchina davanti alla casa, hanno mangiato una fetta di torta al formaggio e aneto, hanno bevuto succo e raccontato. Alessandro ha detto che lavora in una grande azienda e che è rispettato. Ludovica ha raccontato di essersi trasferita in una bella città, di aver fatto nuove amicizie e di sentire di aver trovato la sua strada.
Mamma, ha detto Alessandro a un certo punto, sai che senza di te non saremmo arrivati a niente, vero?
Che stai dicendo, figli miei? Ho fatto quello che fa qualsiasi madre.
No, mamma, non qualsiasi madre, ha intervenuto Ludovica. Hai cresciuto due figli da sola, hai lavorato fino a romperti in due, non ti sei mai lamentata. Quando gli altri hanno mollato, tu non hai mai mollato noi.
Maria ha sentito un nodo alla gola.
Io non sapevo fare diversamente, ha sussurrato. Non avevo molto da dare, ma quello che avevo lho dato a voi.
Allora Alessandro lha abbracciata forte, quasi a stritolare il suo cuore con laffetto. Ludovica si è avvicinata, premendo la guancia contro quella della madre. Sono rimasti così, tutti insieme, davanti alla casa con il nuovo piano che Maria aveva costruito mattone dopo mattone.
La vicina di casa, che li aveva osservati, ha sorriso. Era un abbraccio che diceva tutto: Grazie, mamma. Senza di te non saremmo qui.
In quel momento Maria ha capito che non era mai stata sola. Ogni giorno duro, ogni calla nelle mani, ogni lacrima nascosta sotto il cuscino avevano avuto uno scopo. I suoi figli erano la prova vivente che lamore, per quanto semplice, può costruire interi mondi.
E, per la prima volta dopo tanto tempo, ha permesso a se stessa di respirare con leggerezza. Ha guardato la casa, il cortile, i suoi figli e ha sentito una profonda pace nel petto: ce laveva fatta.
Non una vita perfetta, ma un rifugio costruito con il suo cuore. E per i suoi due figli, questo era tutto ciò che contava davvero.






