Fiorenza, 30 anni, non poteva credere alle proprie orecchie quando Michele entrò di corsa con una valigia in mano, diretto verso la casa della madre a Firenze.
Che pentola? la sua domanda fu un lampo di sorpresa genuina.
La bolletta dellacqua, la luce, il cibo, il bucato, la pulizia quanto pensi di mettere ogni mese? ribatté lamica di Fiorenza, Margherita, con tono di chi già aveva calcolato il conto.
Il sguardo smarrito di Michele tradiva che non aveva intenzione di contribuire.
Intorno a Fiorenza le notizie erano sempre provenute da fuori: mariti infedeli, mogli traditrici, figli scapestrati e suocere ipercritiche. Nel suo piccolo mondo, però, tutto era diverso. La sua casa era un rifugio dove le tensioni non avevano spazio, persino la suocera era una presenza gentile.
Quella serenità durò finché non colse Alberto, il marito, in compagnia di una sua vecchia amica, Tiziana, nel momento più inopportuno e nel luogo più sbagliato. Scoprì così che una casa, se visitata al momento sbagliato, può trasformarsi in un luogo proibito. La scena era disgustosa, vile, un tradimento compiuto con la stessa freddezza di un colpo di scena inatteso. Nessuno dei due laveva prevista.
In un batter docchio Fiorenza perse tutto: la famiglia stabile, luomo che amava e la migliore amica. La sera prima aveva preparato una soglia di sgombro al forno, croccante dorato su un letto di carote e cipolle arrostite. Un piatto che, a suo dire, era una bomba di sapore: il pesce avvolto per mezzora in una miscela di senape, maionese, miele e spezie, poi cotto in carta stagnola e infine dorato. Alberto, architetto che lavorava spesso da casa, aveva assaggiato la prelibatezza e ne era rimasto rapito.
Nel salotto, Margherita e Alberto mangiavano lo sgombro ridendo, lui in mutande, lei con una camicia aperta labbigliamento non era importante, solo linganno. Nella camera da letto il letto era smontato, un quadro triste che ricordava un film di serie B. Margherita si imbarazzò, Alberto balbettò una frase senza senso: Tiziana è qui, ma tu non ci sei!
Fiorenza, furiosa, chiese:
Hai accettato di aspettare senza mutande? disse, mordente.
Perché senza mutande? Sono solo slip! replicò Alberto, rivelando che sapeva tutto dellavventura segreta della sua amica.
Con un gesto di rabbia afferrò una pila di biancheria, la scaraventò sul tavolo dove ancora splendeva il pesce grasso, e gridò: Andatevene via! con la stessa veemenza dei classici eroi del cinema italiano.
Mentre la porta della cucina sbatteva, sentì il rumore di passi affrettati. Alberto rientrò, cercando di riparare:
Che stai facendo, davvero? Non ho ancora sistemato il letto, ho un progetto!
Allora spogliati, fa caldo! Sei tu a essere qui! lo rimproverò Fiorenza.
Lui, con il volto contrito, si allontanò verso il treno della sua vita, che ormai correva verso una destinazione sconosciuta. La suocera, un tempo buona, ora era solo una voce lontana. Il tradimento era irreparabile, e Fiorenza non poteva più fingere di accettare le regole di un gioco di potere.
Ricordò come, la mattina prima, aveva coperto il cuscino con una coperta sulla sua metà del letto, mentre lui dormiva ancora. Ora la coperta giaceva sul pavimento, simbolo di un legame spezzato.
Alberto, con un ultimo saluto, prese la valigia e andò a vivere con la madre: la casa di Fiorenza rimase vuota, ma la suocera, con la quale Fiorenza aveva sempre avuto ottimi rapporti, rimase una presenza distante, quasi irreale.
Nel frattempo, un giovane di ventotto anni, Michele, un amico di famiglia, apparve alla porta con unaltra valigia. La mamma di Michele, una donna dal cuore doro, lo aveva ormai messo al centro della sua vita, tra carote e sorrisi. Tuttavia, la loro convivenza non poteva più sostenere i vecchi schemi.
Fiorenza passò quasi un anno senza guardare gli uomini. Aveva solo due anni di matrimonio e ventiquattro anni di vita. Il tempo, però, iniziò a sciogliere il ghiaccio; un altro uomo, Dario, più giovane di un anno, entrò nella sua vita. Si incontrarono nello stesso appartamento dove Fiorenza viveva, e Dario cominciò a passare notti lì, chiedendo di trasferirsi per sempre.
Ci amiamo, voglio svegliarmi accanto a te, cara! le disse con dolcezza.
Fiorenza, però, non era pronta. Un matrimonio felice per lei era quello in cui uno dei due russa ma laltro non sente. E Dario, a differenza del suo precedente compagno, russa come una sega, lancia le gambe fuori dal letto e le posa sul suo corpo come se fosse una danza di una famosa ballerina.
Le notti divennero un tormento, e quando Dario propose di stabilirsi definitivamente, Fiorenza, esasperata, lo rifiutò. Lo cacciò fuori, dicendogli di trovare un altro posto dove stare, e lui, umiliato, sparì con il suo zaino.
Poi arrivò Michele, un ragazzo di trentanni, bravo a letto ma incapace di gestire le faccende domestiche: il lavandino si riempiva di piatti sporchi, non sapeva accendere la lavatrice e viveva di soldi affittando lappartamento dei genitori. I genitori gli davano trentaquattromila euro al mese, che spendeva per sé e per la figlia che aveva, meno gli alimenti per la madre.
Michele chiese di trasferirsi da Fiorenza:
Voglio dormire e svegliarmi con te, Fiorenza!
Va bene, ma stabilisci un budget, quanti euro metti nel nostro pentolone mensile? rispose Fiorenza.
Nel pentolone? Ma che pentolone? rimase perplesso Michele.
Fiorenza, con un sorriso ironico, gli mostrò il suo armadio vuoto, pronto ad accogliere la sua biancheria, perché il detersivo era già pronto.
Micheletto non voleva sposarsi, e Fiorenza gli chiese se fosse una proposta di matrimonio. Se ci sfioriamo, rispose lui. Il se implicava che non ci sarebbero stati intoppi, ma il loro rapporto non si fece strada.
Michele scomparve, lasciandola con una frase: Sei cattiva!
Fiorenza replicò: Come la prima moglie o peggio? con una punta di sarcasmo.
Poi arrivò Silvano, un uomo affascinante e bevitore, con cui Fiorenza abitò per un po. Puliva finestre, pavimenti, stendeva i panni con cura; sembrava che la fortuna fosse finalmente arrivata. Ma Silvano sparì improvvisamente, presentandosi allufficio anagrafe per chiedere il divorzio prima del matrimonio un sgancio tempestivo che le risparmiò spese.
La suocera chiamò in lacrime: Accettalo, il Signore ti aiuterà!. Fiorenza, però, non era più disposta a sacrificarsi per gli altri. A trentanni, con il suo fascino e intelligenza, rimaneva sola. La madre la pungolava: Quando avremo nipotini?. Le amiche la prendevano in giro, chiedendole se fosse davvero così difficile trovare qualcuno.
Fiorenza, stanca, adottò un gatto di strada, Micio, un piccolo felino che divenne il suo confidente: ascoltava i suoi lamenti senza giudicare, rispondendo solo con un miagolio.
Poi entrò nella sua vita Valerio Ippolito, proprietario di diverse farmacie, ricco, indipendente e senza figli. Il loro amore sembrava unavventura finale, un finale dolce-amaro. Valerio la invitò a cena nella sua lussuosa duecamere vicino al centro di Roma. Il tavolo era apparecchiato, le luci soffuse, il futuro sembrava brillante.
Ma durante una pausa, Valerio, infastidito, calciò Micio. Il gatto non si ferì, ma il gesto fu lultima goccia. Fiorenza rimase pietrificata, incapace di credere che un uomo così raffinato potesse compiere una tale bruttezza. Valerio rise, trattando il gesto come uno scherzo.
Allora è colpa di un gatto se tutto è finito? chiese Fiorenza, cercando di non piangere.
Sì, è il nostro destino, un po come una barzelletta rispose Valerio, poi se ne andò, lanciando: Non avrei mai pensato che saresti così una donna di merda!
La nonna, ormai anziana, commentò: Manda a quel ragazzo a fare la vita con i gatti, non con le donne! e aggiunse: Se ami le ciliegie, impara a sputare i noccioli.
Fiorenza, dopo aver chiuso la porta, decise di ripulire la sua vita e ricominciare a cercare un compagno serio. Alcuni dicevano fosse solo una ricerca; altri la chiamavano disperazione. Lei sapeva che il suo cuore era come quello di una grande attrice, pronto a innamorarsi di nuovo.
Alla fine, trovò Nicola, quaranta anni, divorziato, attraente e con una buona stabilità economica. Aiutava in casa senza che le venisse chiesto, portava fuori la spazzatura, faceva la spesa. La sua presenza era un barlume di speranza: anche Micio ladorava.
Un test di gravidanza mostrò due righe: il sogno di diventare nonna era più vicino. Nicola, entrando nella sua casa, lasciò una piccola pozzanghera sul pavimento. Fiorenza, con un sorriso ironico, la asciugò: Sarò presto mamma e nonna, vedrete!
E così, in una Roma che non smette mai di respirare, Fiorenza, la donna che ha vissuto tradimenti, amicizie, separazioni e sogni infranti, si rialza. Con un gatto sul grembo, un futuro incerto e una nuova speranza, guarda dritta verso lorizzonte, pronta a scrivere il prossimo capitolo della sua vita.






