Il marito infedele nascondeva il suo cellulare, ma la memoria gli ha giocato un brutto scherzo

Ciao, ti devo raccontare questa cosa che è successa a una che conosco, si chiama Martina Ferri. Davvero, sembra una storia uscita da un film, ma a volte la realtà fa anche peggio.

Allora, sai come si dice che ogni uomo ha i suoi piccoli segreti? Cè chi si infila i contanti nei calzini, chi dice che va a pesca e invece vabbè, lasciamo perdere. Ma il marito di Martina, Lorenzo Gaspari, lui aveva questa fissazione col telefono. Sempre, ovunque, lo metteva a faccia in giù. Tipo, a tavola, sul comodino, al ristorante, pure dai suoi suoceri: sempre lo schermo sotto. Mai una volta che lo lasciasse visibile.

Martina allinizio non ci aveva fatto caso, poi sì, lo notava. E ci pensava su, eh, ma poi provava a scacciarla, sta cosa, dalla testa, tipo il pensiero che ti viene quando sai che non ti farà bene starci troppo sopra. Immagina: matrimonio normale, senza grandi sussulti ma anche senza litigi. Lei lavora, lui lavora. Fine settimana passati a fare spesa, guardare una serie in casa, qualche cena con amici.

Quelli di sempre: Davide con Alessia. Davide è amico storico di Lorenzo, ormai da una vita, hai presente quelle amicizie universitarie che resistono a tutto? Alessia, sua moglie, è una che entra in una stanza e si sente: solare, rumorosa, con quellautostima che a Martina faceva quasi venire il mal di testa, però faceva buon viso a cattivo gioco.

Insomma, tutto ok, se non fosse per questo maledetto telefono.

Martina, lo giuro, lo vedeva sempre girato. E si diceva: Beh, chissene, magari è una sciocchezza, tipo una fissa che non amo… però, un giorno, mentre lui era a tavola e lei stava passando per prendere il sale, lo urta per caso e il telefono cade. E per la prima volta in secoli, lo schermo rimane rivolto verso lalto.

Lorenzo scatta prima ancora che lei riesca a vedere qualcosa, ci mette proprio la mano sopra. Gelo. Silenzio.

Scusa, fa lei.

Tutto ok, lui.

E avanti, ognuno con la sua maschera, perché quando cè qualcosa che non quadra è quello che si fa, no? Si finge niente.

Martina mica è scema, tuttaltro: è pure troppo sveglia, ed è proprio quello il suo guaio.

Non è una che litiga per un telefono: osserva, si segna tutto in testa, tipo una tabella: colonna dei fatti, colonna delle giustificazioni. E finché trova una scusa plausibile, se la tiene per sé.

E andava avanti così da mesi, con la tabella mentale che si riempiva. Un fatto qui, una scusa là… ma alcune cose non tornano.

Prima: Lorenzo ha cominciato a fare tardi in ufficio. Prima al massimo alle otto era a casa, ora anche alle nove e mezza, una volta pure alle undici. Sempre con la storia che cera il bilancio di fine trimestre, il cliente di Milano…

Poi: era distratto, assente. Guardava la tv senza guardarla. Se gli parlavi, rispondeva in differita, tipo con la connessione lenta.

Terzo: si agitava tantissimo quando chiamava Davide. Ed è stranissimo: dopo ventanni di amicizia, di solito rispondeva ridendo e si mettevano a parlare per mezzora. Invece ora, appena vedeva il nome sullo schermo, aveva un lampo che cambiava tutto. Forse solo per un attimo, ma Martina se ne accorgeva.

A un certo punto glielha pure chiesto:
Tutto ok tra te e Davide?
Tutto benissimo. Perché?
Non so, ti vedo strano quando chiama lui.
Ma figurati, e si riprende in mano il suo telefono.

Un paio di giorni dopo chiama Alessia, la moglie di Davide, così, per scambiare due chiacchiere come capita tra donne ogni tanto si sentono, senza i mariti di mezzo, una tazza di tè e via, puro cazzeggio.

Come stai? le fa Alessia.
Tutto bene, Lorenzo è ancora a lavoro.
Eh, classico, il lavoro… risponde. Troppo sbrigativa, però.

La settimana dopo i quattro si ritrovano da Martina come sempre di venerdì. Davide e Alessia portano una bottiglia di vino buono, Lorenzo cucina la carne e fa finta di essere felicissimo. Martina prepara la tavola e intanto studia latmosfera.

Cè qualcosa di strano tra Lorenzo e Alessia.

Di solito se la chiacchieravano, ora invece sembra che evitino pure di rivolgersi la parola, neanche una frecciatina per caso.

Davide racconta del lavoro, occhi spenti e voce piatta. Martina lo guarda, si domanda se abbia capito anche lui che cè qualcosa che non quadra, se fa finta, se sospetta come ha fatto lei… o se invece si sta solo facendo viaggi inutili.

Dopo che sono andati via, Lorenzo la guarda serio:
Perché sei così taciturna?
Sono stanca.
Allora vai a dormire presto.
Mh.

Va a letto, fissa il soffitto. Oltre la parete si sente appena la tv, Lorenzo non è ancora salito. Il telefono, come sempre, sta sul suo comodino, schermo giù.

Martina si volta dallaltra parte. Intanto cerca ancora di darsi delle spiegazioni che non la facciano troppo male.

Sabato mattina, Lorenzo dice che deve portare la macchina a fare il tagliando. Un paio dore, al massimo tre. Martina si fa un caffè, legge qualcosina, poi si mette a pulire. Pulisce qua e là, sistema qualche scaffale. Finché in salotto, proprio sul cuscino del divano, trova il telefono di lui. Schermo rivolto in su, acceso.

Lorenzo in tre anni non aveva mai dimenticato il telefono, mai. Si era scordato le chiavi, il portafoglio, una volta pure il giubbotto che era tornato a casa in novembre solo con la giacca ma il cellulare, mai.

Martina resta lì col panno in mano.

Il telefono lampeggia, illumina il cuscino.

Martina lascia cadere il panno, si avvicina, e vede che cè una notifica. Poche parole che, giuro, non legge, perché non è una che spiava le cose sue. Non perché si fidasse ciecamente, ma proprio perché era convinta che ognuno debba avere un po di privacy. Era una cosa in cui credeva. Giusta, magari, ma scomoda solo per lei.

Non legge il messaggio, ma vede la foto del contatto che lha mandato.

Un cerchietto piccolo, come compare su WhatsApp o su Telegram. Volto di donna, capelli scuri, sorriso. Alessia.

Sapeva bene riconoscere quel sorriso. Era proprio lei.

Martina resta a fissare questa icona, cinque secondi. Lo schermo si spegne, Martina è immobile.

Poi va in cucina, si versa un bicchiere dacqua.

Alessia, la moglie di Davide. Amica… almeno di quelle che hai perché sono le mogli degli amici di tuo marito. Quelle con cui passi i venerdì sera, che sai a memoria che è allergica agli agrumi, che il compleanno è il 22 marzo. Martina se lo ricordava bene, ogni anno loro due facevano il regalo insieme.

Era successo anche lanno prima.

Rientra in salotto, e il telefono torna a brillare un altro messaggio. Non lo legge nemmeno questa volta.

Martina capisce che se apre e legge, cambia tutto. Finché non legge quel messaggio, un piccolo margine di dubbio, un briciolo di speranza che Alessia stesse solo chiedendo qualcosa di innocente, in fondo resiste. Magari un augurio, una domanda su Davide, chissà. Magari era solo uno sbaglio. Anche se, nei messaggi, non sbagli mai persona: ci sono i nomi.

Sa benissimo che non è così.

Si siede vicino al telefono spento. Sembra quasi vivo, come qualcuno che sa troppo e quindi sta in silenzio.

E in testa, le cose che ha accumulato in tutti questi mesi si mettono al loro posto: i ritardi di Lorenzo, la distrazione, la tensione quando telefonava Davide, il modo strano in cui lui e Alessia non si parlavano più quella sera, e la risposta troppo pronta di lei sulla scusa del lavoro.

Chiaro come il sole: non solo Alessia sapeva; Alessia era il problema.

Martina se ne accorge ora, si sente quasi sollevata mentre la verità si sistema dentro di lei.

Davide era il migliore amico di Lorenzo da ventanni.

Ma allora, Davide lo sapeva? Magari sospettava, magari anche lui fingeva, come lei, perché è una persona intelligente.

Porta che si apre, passi sulle scale.

Lorenzo è tornato prima. O forse si è ricordato del telefono dimenticato.

Martina rimane dovè, seduta sul divano.

Lorenzo entra, la vede subito. Poi nota il telefono accanto a lei. Il suo volto cambia, ma solo per mezzo secondo. Dopo mesi che studi qualcuno, lo noti.

Me lo sono dimenticato, dice, cenno distratto verso il telefono, come se niente fosse.

Eh sì, ho visto, risponde Martina.

Si alza, passa in cucina. Beve il secondo bicchiere dacqua che aveva preparato.

Silenzio.

Martina, fa lui.

Non adesso, risponde lei, calma. Non sono pronta.

E davvero non lo era. Non per discutere, piangere, urlare, cercare spiegazioni che ormai non avevano più nemmeno un senso. Era pronta solo per la verità che aveva davanti. Che era sufficiente.

Il resto del discorso è arrivato la sera dopo, domenica, seduti in cucina senza sceneggiate, senza piatti rotti, senza la trama tragica che Martina si aspettava e temeva.

È stato Lorenzo a iniziare: aspettava forse che lei chiedesse, ma non ce la faceva più.

Non so come spiegarlo, dice lui.

Non devi spiegare nulla, lei. Ho capito tutto dalla foto.

Silenzio lunghissimo. Poi:

Lo sapevi?

Lo sospettavo. Mi ero data mille spiegazioni.

E adesso che succede?

Non lo so cosa succede a te. Io devo pensare al divorzio.

Alessia lha saputo quella stessa sera: Martina lha chiamata. Il dialogo più breve della sua vita.

Ascolta, lo so. Non devi spiegare niente. Di quello che vuoi a Davide, a me non interessa. Però basta, non chiamarmi più.

Dallaltra parte solo silenzio. Poi qualcosa che suonava come Marti… e Martina ha riattaccato.

Davide lo ha saputo il giorno dopo. Martina non ha voluto sapere come. Solo che Lorenzo quella sera è tornato cupo, si è seduto in poltrona, ha fissato il vuoto e poi:

Ha chiamato Davide.

Ok, ha risposto lei.

Fine. Nientaltro da dire.

Tre anni di matrimonio, ventanni di amicizia, unicona con un sorriso sbagliato, e due case che crollano come castelli di carte. In silenzio, dignitosamente. Senza drammi teatrali.

Una settimana dopo Martina fa le valigie: libri, vestiti, qualche utensile per la cucina che era suo anche prima. Lorenzo sta nella stanza a fianco, sente appena che si agita sulla poltrona.

Lei si ferma sulla porta. Il telefono sul tavolo, schermo a faccia in giù.

Martina esce e chiude la porta dietro di sé.

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