Il mio amico mi dice che mi ama, ma non mi ha mai scelta.
Sono già tre anni che va avanti così. Tre anni a vederci di nascosto. Tre anni a sentire le stesse promesse sussurrate fra le ombre dei vicoli di Milano, mentre il Duomo sembra sciogliersi come cera nei miei sogni. Tre anni a vivere una relazione che esiste solo quando la sua moglie, Antonella, non è nei paraggi, come se io fossi la statua invisibile in una piazza sempre chiusa per restauri.
Non sono entrata nella sua vita sapendo che era sposato. Lho scoperto dopo qualche mese, quando ormai ero prigioniera dei miei stessi sentimenti, come se fossi stata rapita da un gondoliere senza volto per i canali segreti di Venezia. Loro continuavano a vivere come una coppia normale, a dividere il pane carasau e a pianificare vacanze in Puglia. Ma ormai io c’ero dentro.
Fin dallinizio tutto aveva regole strane, come nei sogni in cui siedi a una tavolata sproporzionata in una trattoria senza porte. Ci vedevamo solo in precise ore: i pomeriggi di pioggia, le mattine in cui i tram si perdevano nella nebbia. Sempre in posti sconosciuti, dove nessuno poteva mai riconoscere me, Sofia Bellini. Lui non poteva mai restare a dormire. Mai prendere insieme un treno, mai comprare due gelati alla vaniglia in piazza Navona. Io non potevo fotografare unombra dei nostri incontri. Nemmeno la punta di una scarpa.
Se gli scrivevo la sera e non rispondeva capivo il perché.
Se spariva nei fine settimana sapevo già tutto.
La sua vera vita era altrove, forse in riva allArno, e la mia si muoveva tra i vuoti che mi lasciava.
Molte volte lho guardato negli occhi e chiesto, come si chiede al mare una risposta: Lascerai tua moglie? Sempre la stessa risposta. Sì, ma non ora. Aspetta il momento giusto. Non è semplice. Ci sono cose da sistemare. Lei dipende da lui. Non vuole farle del male. Questa frase, sentita così tante volte nelle strade di Roma notturna, mi ha stancata come lo squillo monotono di una campanella che non smette mai. Nuove scuse. Nuove attese. Nuove illusioni.
Io ero quella che si adattava.
Cambiavo orari. Rinunciavo a cene. Ho imparato a non fare domande, a non cercare tempeste. Quando partiva con Antonella: silenzio. Quando festeggiavano anniversari con Champagne e tartufi: io fingevo che quell’eco non fosse la mia. Quando arrivava da me dopo un litigio, lo consolavo con carezze leggere come pasta sfoglia.
Ero quella che ascoltava.
Che comprendeva.
Che attendeva.
Eppure, mai quella scelta.
Ci sono stati attimi in cui sentivo che, stavolta, sarei andata via davvero. Lui una volta disse che aveva parlato con un avvocato, come se la sacralità del matrimonio potesse sbloccarsi con una firma e un caffè amaro. Io gli ho detto di nuovo che non ero felice. Ho cercato un nuovo appartamento in affitto. Ho sperato ancora. Ho puntato tutto, anche gli ultimi euro della mia speranza.
Ma poi arrivava sempre qualcosa lavoro, famiglia, soldi, non è il momento.
E io rimanevo, congelata in una storia che non cammina mai.
Mentre la mia vita proseguiva.
Le amiche si sposano, si spostano a Bologna, fanno progetti pieni di sole.
Io mentivo. Dicevo che ero sola. O che avevo una storia senza etichette, come i vini di piccole osterie. La verità mi pesava in bocca come gnocchi crudi, perché sapevo cosa avrei sentito. Eppure, sono rimasta. Non per ingenuità. Ma per amore, o forse per la nostalgia di quello che avevo creduto fosse amore. A volte non lo so più.
La cosa più dolorosa non è stata che non lasciasse la moglie.
La cosa più dolorosa è stata che non è mai stato dalla mia parte.
Se lei sospettava qualcosa lui si allontanava.
Se cera tensione in casa io sparivo.
Se doveva scegliere tra uno sguardo a me e il sembrare irreprensibile davanti a lei vinceva sempre lei.
Non ero una scelta.
Ero la soluzione demergenza. Quella che può aspettare come un autobus notturno che non passa mai.
Sono ancora con lui. Ma non sono più la stessa.
Lo desidero, ma sono stanca.
Stanca di capire.
Di aspettare.
Di accontentarmi delle briciole del suo tempo, delle monete avanzate del suo amore.
Mi serve un consiglio, una parola definitiva.
Succede anche ad altre?
Cosa direste a questa donna, se fosse davanti a voi ora?




