Il mio amico, 42 anni, ha finalmente trovato moglie: dice che è una bravissima casalinga e un’ottima cuoca, e per il resto non gli importa nulla

Il mio amico, ormai uomo di quarantadue anni, trovò infine moglie. Diceva sempre che era una bravissima donna di casa e una cuoca eccezionale, e il resto, a suo dire, non gli importava molto.

Conosco Alessandro sin da quando eravamo ragazzini. Abitavamo nello stesso cortile a Firenze, e inevitabilmente la nostra amicizia si fece stretta. Negli anni delladolescenza, ci raccoglievamo spesso con un gruppo di amici e ci avventuravamo in centro, tra il Duomo e le piazze assolate. Passeggiavamo a lungo, oppure ci sedevamo sulle panchine a ridere e scherzare. I primi amori venivano vissuti con leggerezza, quasi più come una sfida tra di noi, che per sincero sentimento. Più importante era la nostra reputazione col gruppo: nessuno voleva mai perdere la faccia, si sa comè a quelletà.

Poi io partii per il servizio militare, come si faceva allora, mentre Alessandro trovò il modo di evitarlo. Tornato dallesercito, trovai lavoro e mi sposai poco dopo. Ho vissuto con mia moglie dieci anni; insieme abbiamo avuto due figli. Ma col tempo ci accorgemmo, con rammarico, di essere diventati estranei. Le liti divennero sempre più frequenti e comprendemmo che tenere insieme ciò che si era ormai spezzato non aveva più senso. Così finimmo per separarci.

Passati due anni dalla separazione, ormai abituato a camminare da solo, incontrai per caso Alessandro, che nel frattempo era cambiato molto: si era appesantito e portava sul volto i segni degli anni. Sedemmo insieme in una storica caffetteria di piazza della Repubblica, tra le parole di un tempo e il rumore argenteo dei cucchiaini, e mi raccontò di aver anche lui divorziato. Cercava una nuova compagna, ed io facevo altrettanto. Dopo qualche tempo, trovai una donna con cui risposarmi.

Qualche mese dopo rividi Alessandro, che ormai aveva anchegli una moglie nuova. Dico la verità, la donna non mi fece una grande impressione: era robusta, di statura imponente, ma per nulla raffinata.

Cosa ti ha colpito di lei? gli chiesi, un po sorpreso.

Alessandro, con il suo sorriso bonario, mi disse: Guarda, è una donna che tiene la casa come uno specchio e in cucina sa fare miracoli. Ma la cosa più bella, sai qual è? Mi lascia in pace. Posso godermi una birra e guardare il calcio, o uscire la sera con gli amici al bar senza storie. Una donna così è perfetta: non mi mette mai fretta, né mi fa pesare i miei svaghi.

Quella risposta mi lasciò interdetto. Io, invece, ho sempre pensato che una donna dovesse essere qualcosa di più nella vita di un uomo. Che, certo, saper cucinare bene e mantenere una casa in ordine sono doti preziose, ma che la cosa più importante rimane la complicità, lamore, il sentirsi vicini.

Ci sono uomini per cui la tranquillità domestica e un buon piatto di tortellini contano più di tutto. Ma io ho sempre desiderato, e desidero ancora oggi, che tra me e la mia compagna ci sia unintesa vera, che si cammini insieme, che si condividano passioni ed emozioni. Ritengo prezioso quando una coppia trova piacere nello stare insieme, anche nelle cose semplici: cucinare a quattro mani, riordinare la casa tra una chiacchiera e laltra. Sono piccoli riti che rafforzano il nostro legame.

Una volta mio nonno diceva: Due persone che pedalano la stessa bicicletta, se spingono insieme nella stessa direzione, arrivano più lontano. Mi ha sempre fatto riflettere: la felicità, forse, sta proprio nello scegliere ogni giorno di pedalare accanto a chi si ama.

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